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martedì 5 agosto 2014

Aumentano i pendolari, cala l'uso dei mezzi pubblici

Nel corso degli ultimi dieci anni, in Italia, sono aumentati di circa 2,1 milioni i residenti che ogni giorno sono obbligati a spostarsi per raggiungere il posto di lavoro o di studio: a rivelarlo, un'indagine condotta dall'Istat, secondo cui i pendolari nel nostro Paese ammonterebbero a quasi 29 milioni di persone (48,6% dei residenti), due terzi delle quali effettuano trasferimenti quotidiani per motivi di lavoro, il rimanente terzo per raggiungere la scuola o l'università.

Per recarsi al posto di lavoro o nel luogo di studio ben 8 italiani su 10 dichiarano di utilizzare un mezzo di trasporto, con l'automobile che rimane, purtroppo, ancor oggi la scelta più diffusa, essendo usata dal 44,9% dei residenti come conducente e dal 15,9% come passeggero: soltanto il 13,4% usufruisce di mezzi di trasporto collettivi, quali treno, autobus, tram, metropolitana, con il 3,5% che ricorre ai mezzi a motore su due ruote, mentre solo il rimanente 3,3% va in bicicletta.

Se chi deve spostarsi per motivi di lavoro percorre generalmente più strada degli studenti, che si muovono prevalentemente all'interno dello stesso comune, per entrambi risultano invece essere aumentati i tempi destinati alla mobilità: l'Istat ha registrato, in proposito, un sensibile calo della quota di chi impiega “fino a 15 minuti” per raggiungere il luogo di lavoro o studio, a fronte di un progressivo incremento di coloro che hanno tempi di percorrenza tra i 16 e i 30 minuti, e oltre i 45 minuti.

Ad utilizzare più assiduamente i mezzi pubblici sono le donne (6,3% contro il 3,1% dei maschi), che dichiarano altresì di preferire la bicicletta allo scooter (4,1%, 3,5% per gli uomini): rispetto al 2001, infine, oggi l'auto si usa maggiormente come passeggero, risultano aumentati i city bikers, nel mentre si palesa un calo per quanto riguarda l'uso dei mezzi pubblici, di moto e motorini, oltre che del muoversi a piedi.  

mercoledì 11 settembre 2013

Trasporti: potenziare in 4 mosse le vie navigabili europee

Forse pochi sanno che, in Europa, ogni anno più di 500 milioni di tonnellate di merci (l'equivalente di 25 milioni di mezzi pesanti) sono trasportate attraverso fiumi e canali.

Si tratta, in effetti, di vie navigabili più sicure, con meno traffico e, quel che più conta, più ecologiche rispetto alle modalità di trasporto su gomma o ferrovia.

Basti pensare, in proposito, che le emissioni di CO2 e il consumo di carburante di un grande battello per la navigazione interna, secondo i dati forniti dalla Commissione europea, sono solamente un terzo di quelli prodotti dal trasporto su strada.

Secondo Bruxelles, inoltre, le chiatte rappresenterebbero il mezzo di trasporto più sostenibile per l'ambiente ed energeticamente efficiente, nonché in grado di sfruttare il potenziale ancora inutilizzato della rete di 37.000 Km di vie navigabili interne.

Proprio con l'obiettivo di aiutare il trasporto sulle vie navigabili a diventare, pur a lungo termine, un settore ad alta qualità di prestazioni, la Commissione europea ha predisposto un piano in 4 mosse, volto ad eliminare le cause ostative di questo auspicabile sviluppo.

Innanzitutto andranno modernizzate la conche, i ponti e i canali di navigazione interni, prevedendo al contempo la realizzazione dei collegamenti mancanti come, ad esempio, quello tra i sistemi fluviali della Senna e della Schelda.

Nel quadro generale degli orientamenti per la TEN-T, la Commissione ha addirittura deciso di dare priorità a nuove opportunità di finanziamento a favore delle vie navigabili interne.

Per non tacere del fatto che la Commissione europea ha deciso di consentire, per la navigazione interna, l'utilizzo di motori alimentati a gas naturale liquido, garantendo oltremodo il proprio sostegno economico a favore di investimenti in tecnologie a basse emissioni.

Un'altra delle 4 mosse decise da Bruxelles, è quella indirizzata alla modernizzazione dei collegamenti tra le vie navigabili interne, la strada e la ferrovia, attraverso il miglioramento degli impianti di movimentazione delle merci e la drastica riduzione delle formalità amministrative.

Infine, poiché il settore delle vie navigabili non può prescindere da una manodopera qualificata, la Commissione prevede ci potrà essere un maggior riconoscimento delle qualifiche e delle carriere, che contribuirà a migliorare l'accesso al mercato del lavoro delle nuove generazioni.

Ora: con i suoi 2.400 Km di canali navigabili, il nostro Paese si colloca tra le prime nazioni europee (37° posto al mondo) che potrebbero trarre grandi vantaggi dalle nuove direttive, ma: la classe politica che ci governa sarà all'altezza di cogliere la sfida?