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mercoledì 25 settembre 2013

Italia in vendita: tocca a Telecom, Olè

Non ci avevano detto che gli spagnoli stavano peggio di noi? Se questo è vero, com'è che un'azienda indebitata come Telefonica può venire a fare acquisti in un settore strategico come quello della telefonia italiana, mentre noi siamo costretti a svendere anche i gioielli di famiglia?

Come bene spiega Codacons, infatti, il problema non è tanto se una società è italiana, oppure straniera, bensì il fatto che questa società, la Telecom appunto, controlla il mercato della telefonia del nostro Paese dalla posizione dominante di price maker.

Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi, altro non è che il risultato di politiche autolesioniste (se non di malaffare), attuate in spregio dei più elementari diritti dei cittadini da cinquant'anni di casta politica (ben rappresentata anche nel governo Letta), che, con la privatizzazione di Telecom, ha saputo solo trasferire i privilegi dell'ex monopolista pubblico all'oligopolista privato.

Tanto che, come si evince dai dati contenuti nell'ultima rilevazione dell'Agicom, Telecom Italia possiede il 46,7% della spesa finale degli utenti di rete fissa e telefonia mobile, quasi il cinquantuno per cento delle quote di mercato nei servizi a banda larga retail e, infine, il 64% degli accessi diretti a rete fissa, con il picco del 78,4% in provincia di Trento.

Forse è troppo tardi per intervenire, anche se, in primis le associazioni dei consumatori stanno chiedendo a gran voce alcune garanzie per i futuri utenti italiani della spagnola Telefonica.

In particolare, si chiede l'eliminazione del canone Telecom, che potrebbe essere utilizzato dallo Stato per finanziare la banda larga veloce, piuttosto che arricchire i nuovi azionisti spagnoli, oltre all'abolizione delle penali, che ancora oggi sono costretti a pagare gli utenti che abbandonano la compagnia telefonica, nonostante siano vietate dalla legge.

Nell'assenza totale di una qualsivoglia strategia governativa, rischiamo seriamente di fare la fine dell'Albania, con tutti i più importanti settori strategici controllati da soggetti stranieri.

Per tutta risposta, dalla barca dell'Inciucio, guidata a vista (?) e protetta dall'illustre concittadino di Capitan Schettino, si ribadisce l'intenzione di voler far tornare le nostre aziende in Italia: peccato che, prima con Alitalia ai francesi di Air France, ora con Telecom agli spagnoli di Telefonica, siano le nostre aziende a diventare straniere.