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martedì 9 settembre 2014

Ritorno sui banchi di scuola, tra riforme annunciate e tagli alla spesa

Non c'è che dire, le cattive notizie non arrivano mai da sole: proprio nei giorni in cui l'annunciata (sic) riforma del sistema scolastico italiano incassava più d'una bocciatura, ecco come il nuovo rapporto “Uno sguardo all'istruzione 2014: indicatori dell'Ocse” fotografa impietosamente la situazione educativa nel nostro Paese, a poche ore dal ritorno dei ragazzi sui banchi di scuola.

Il primo dato che balza agli occhi, infatti, è il calo del 4% della spesa pubblica riferita all'istruzione, che relega l'Italia agli ultimi posti tra le nazioni europee, soprattutto se consideriamo il fatto che, negli ultimi 16 anni, i vari governi che si sono succeduti sono stati gli unici nel vecchio continente a tagliare in un settore tanto cruciale.

Secondo l'Ocse l'Italia si distingue, altresì, per il suo “piatto profilo” di spesa, visto che quanto viene investito nella scuola primaria e pre-primaria, infatti, non è di molto inferiore rispetto a quanto si spende per l'istruzione terziaria: solo due anni fa le cifre impegnate per la primaria risultavano essere in media con i paesi dell'Ocse, mentre nel ciclo superiore la spesa risultava essere inferiore addirittura del 28%.

Altro dato che emerge, in modo preoccupante, da quest'ultimo rapporto è quello relativo alla difficoltà nel trovare un'occupazione, accompagnato da una progressiva demotivazione dei giovani nei riguardi dell'istruzione, come confermato dall'aumento della quota dei 15-19enni non iscritti al sistema scolastico, scesa dall'83,3% (media europea) fino all'80,8%.

In drammatico aumento di quasi 5 punti risulta, inoltre, il tasso di disoccupazione dei giovani, soprattutto tra coloro che hanno terminato la scuola media superiore, pur a fronte di un significativo aumento del livello generale d'istruzione, in particolare tra le donne, pur rappresentando valori che, anche in questo caso, rimangono ben al di sotto della media Ocse.

Da dove derivano i tagli? In questi ultimi anni, sempre secondo il rapporto, il bisturi ministeriale ha preso di mira il cosiddetto costo salariale per studente, aumentando di conseguenza il numero di alunni per docente, rispettivamente del 15% e del 22% nella scuola primaria e in quella media: mentre degli investimenti per l'edilizia scolastica e per l'acquisto di attrezzature tecnologiche non si vede, ad oggi, alcuna traccia.

Infine, nonostante il livello di competenze matematiche degli italiani di età compresa tra i 25 e i 34 anni risulti essere migliore rispetto a quanto fatto registrare dalla precedente generazione (35-44enni), purtroppo per quanto riguarda sia le competenze di lettura, che quelle matematiche, il livello medio in Italia rimane decisamente basso, se paragonato a quello di altri paesi europei.

Se si considera, ad esempio, la classifica dei risultati medi ottenuti in matematica dai 25-34enni, gli italiani si piazzano, oggi, in una poco edificante penultima posizione.

giovedì 5 settembre 2013

Scuola, ancora rimandata la rivoluzione Hi-Tech

Ad iniziare per primi l'anno scolastico 2013-2014, sono stati oggi gli studenti bilingui della Provincia di Bolzano, mentre per ultimi a ritornare sui banchi saranno quelli pugliesi, il prossimo 17 settembre.

E anche quest'anno, nonostante le assicurazioni dei precedenti Ministri per l'istruzione Maria Stella Gelmini e Francesco Profumo, l'obbligo di usare i libri digitali nelle scuole italiane ha subito un ulteriore rinvio al 2015, questa volta per mano dell'attuale Ministro Maria Chiara Carrozza.

Pare infatti che, nonostante la digitalizzazione della scuola rappresenti un obiettivo strategico per lo sviluppo e la crescita, nessuno voglia assumersi la responsabilità (?) di operare le scelte conseguenti.

Secondo il Ministro Carrozza, i problemi sarebbero sostanzialmente due: il mancato adeguamento tecnologico di gran parte della scuole (Wi-Fi) e il rischio di produrre danni economici alle case editrici.

In particolare, furono proprio gli editori a sostenere che un passaggio repentino al digitale avrebbe provocato loro perdite economiche immediate, in conseguenza della mancata vendita dei libri di testo già in magazzino.

Francamente, rimane difficile da credere che, nei magazzini delle case editrici, ci sia una quantità tale di testi scolastici, da provocare addirittura danni economici rilevanti.

Nonostante ciò, grazie alla normativa sull'autonomia scolastica, bisogna pur dire che i dirigenti dei singoli Istituti potrebbero muoversi, senza dover attendere una decisione operativa da parte del Ministero.

In altre parole, i dirigenti scolastici potrebbero introdurre l'uso degli e-book fin da oggi, al pari di altre nuove tecnologie al servizio dell'istruzione.

Anche se, proprio per via dell'autonomia scolastica risulta difficile sapere, al momento, quante e quali scuole abbiano deciso, già da quest'anno, l'adozione dei libri di testo digitali.

Ma, soprattutto, potrebbe trattarsi di un'informazione del tutto irrilevante, stando almeno a quanto riferisce Salvatore Giuliano, dirigente scolastico dell'ITIS E. Majorana di Brindisi, nonché ideatore dell'innovativo progetto bookinprogress.

Secondo Giuliano, infatti, il nocciolo della questione non è certamente rappresentato dall'adozione obbligatoria dell'e-book nella scuola italiana, oppure cosa sia meglio tra iPad e Android.

Ciò di cui ci dovremmo preoccupare, semmai, è di capire se la scuola italiana sia effettivamente in grado di compiere passi in avanti, nella direzione di una reale modernizzazione dei propri insegnamenti.

Negli ultimi vent'anni, infatti, nonostante nel nostro Paese sia avvenuta una vera e propria rivoluzione Hi-Tech, l'unica cosa che è rimasta pressoché uguale a se stessa da più di mezzo secolo è, ancora oggi, purtroppo la scuola.