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lunedì 7 luglio 2014

Allarme salute: Ebola, alto il rischio pandemia

In meno di cinque mesi Ebola, il virus assassino scoperto nel 1976 dallo scienziato belga Peter Piot, ha già ucciso in Africa (Guinea, Liberia e Sierra Leone) ben 481 persone, dopo averne contagiate più di 800: a renderlo noto l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che rivela altresì trattarsi della più estesa epidemia del virus fin dall'anno della sua identificazione.

Per difendersi da Ebola non esistono, al momento, né vaccini, né trattamenti specifici anche se, secondo il portavoce dell'OMS, si ritiene di poter bloccare l'epidemia come già avvenuto nel passato, sempre a patto che vengano osservate fondamentali misure precauzionali, tra le quali la costituzione di un fondo di emergenza da 7 milioni di euro a favore dei Paesi colpiti.

Meno ottimismo si registra da parte di Medici Senza Frontiere, l'Organizzazione umanitaria che nelle scorse settimane aveva lanciato per prima l'allarme “Sono assolutamente convinto” -ha dichiarato Bart Janssens, direttore delle operazioni per MSF a Bruxelles- “che questa epidemia sia lontana dall'essere terminata, anzi, continuerà ad uccidere un sempre maggior numero di persone, rivelandosi alla fine una delle più gravi pandemie di sempre”.

In effetti, secondo quanto riportato dalle cronache provenienti dall'Africa occidentale, la situazione potrebbe aggravarsi già nel corso delle prossime settimane, soprattutto a causa della migrazione che ampi strati della popolazione sta effettuando, proprio nel tentativo di sfuggire al contagio, il che potrebbe finire col causare una pericolosa maggior diffusione del micidiale virus.

L'infezione da Ebola, stando a quanto riporta il sito epicentro.iss.it, prende il nome da quello di un fiume della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), nei pressi del quale nel 1976 si sarebbe manifestato uno dei primi focolai di contagio: la malattia che, come nel caso dell'A.I.D.S., si trasmette per via sessuale, ovvero attraverso il contatto con sangue o altri fluidi biologici infetti, si manifesta con una febbre emorragica grave e spesso fatale, sia per l'uomo che per i primati.

mercoledì 2 luglio 2014

Sport & Salute: pericoloso abuso di farmaci

Sembrerebbe una vera e propria contraddizione in termini, eppure, a fronte di una diminuzione nel 2013 di casi di doping, il consumo di medicamenti tra gli sportivi italiani risulta essere particolarmente elevato, oltre che il più delle volte non giustificato da adeguate indicazioni terapeutiche: a riferirlo è una recente relazione prodotta dal Ministero della Salute, per illustrare al Parlamento lo stato dell'arte delle normative vigenti in materia di lotta al doping.

A tale riguardo si evidenzia come, nel corso del 2013, il Ministero della Salute abbia sottoposto a controlli 1.390 atleti, dei quali solo 39 sono risultati positivi all'uso di sostanze proibite: se, per un verso, ciò rappresenta una diminuzione rispetto all'anno precedente, d'altro canto occorre viceversa registrare un considerevole aumento delle cosiddette preparazioni galeniche, realizzate dalle farmacie e contenenti principi attivi quali diuretici, agenti mascheranti, anabolizzanti e stimolanti.

Ma la vera novità del nuovo report ministeriale non riguarda i farmaci dopanti, bensì quelli consentiti, tanto che il 69,4% degli atleti sottoposti ai controlli antidoping ha ammesso di far regolarmente uso di medicinali (farmaci o prodotti omeopatici), oppure di preparati più blandi come quelli a base di vitamine, sali minerali, aminoacidi ed integratori: i prodotti più usati (40% dei casi) sono risultati essere i cosiddetti Fans (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidi).

Nonostante non rappresenti una pratica illegale, l'assunzione dei Fans può tuttavia risultare dannosa per la salute, soprattutto nel caso queste sostanze vengano assunte con modalità e dosaggi diversi da quelli terapeutici e consigliati, oltre che in concomitanza con l'attività sportiva agonistica: come sottolineano gli esperti nella relazione, l'attività fisica concorre di per sé all'aumento della frequenza cardiaca, respiratoria e del metabolismo endogeno, determinando altresì disidratazione.

Tanto che il combinarsi di queste condizioni di stress potrebbe, in determinate circostanze, provocare una pericolosa alterazione dell'effetto dei farmaci assunti, se non addirittura modificare il loro percorso all'interno del nostro organismo.

lunedì 9 dicembre 2013

Benvenuti al Med Grow Cannabis College, a scuola di marijuana

Anche in questo 'particolare' college è legalmente vietato fumare in classe, in compenso si passa molto tempo ad annusare, a discutere sui metodi di inalazione, oltre che per stabilire quale sia la pianta migliore: siate i Benvenuti al Med Grow Cannabis College, a scuola di marijuana.

Si tratta della prima scuola professionale di cannabis medica dove, guidati da orticoltori, medici e avvocati, gli studenti imparano a coltivare le piante e a proteggerle da usi illeciti: l'attività didattica è iniziata quasi cinque anni fa nella città di  Detroit, dopo che a novembre del 2008, lo stato del Michigan aveva legalizzato l'uso della droga a fini terapeutici.

L'Istituto rilascia ogni mese più di mille attestati a consumatori e a coltivatori del Michigan: la retta del corso è di 475 dollari per sei lezioni serali, anche perché, come tiene a precisare Nick Tennant, uno dei fondatori del college “Se l'uso è a scopo terapeutico, è necessario saper riconoscere esattamente le varietà e le caratteristiche di ogni specie di cannabis”.

A tale riguardo, sul muro dell'aula di orticoltura c'è un grafico che illustra le varietà di 'erba', gli effetti sulle diverse malattie, nonché i diversi sapori caratteristici: ci sono, ad esempio, la cannabis che ti fa parlare per ore e quella che ti fa accasciare sul divano, anche se entrambe non sono tra le più indicate per chi deve lavorare.

La maggior parte degli iscritti usa la marijuana per alleviare il dolore, oppure per assistere le persone sofferenti, come ad esempio un prete che gestisce una clinica per malati terminali di Aids: poi ci sono anche ragazzi come Ryan Hasbany (20 anni), studente della Facoltà di Economia e Commercio, che rivela “La coltivazione legale della cannabis rappresenta un businnes da 1,5 miliardi di dollari, visto che la marijuana per uso medico in Michigan si vende a circa 250 dollari l'oncia”.

Il Michigan è stato il quattordicesimo stato americano a legalizzare la marijuana per scopi terapeutici, dopo che ad aprire la strada della legalizzazione ci pensò la California, già nel 1996: grazie all'esito dei referendum tenutisi nel 2012, si sono attualmente aggiunti anche lo stato di Washington ed il Colorado.

Tra i pazienti che possono ottenere dal Med Grow Cannabis College un certificato per l'uso della marijuana a scopi terapeutici, si va dai malati di cancro e Aids a coloro che soffrono di dolori cronici di diversa origine come, ad esempio, postumi da intervento alla spina dorsale o per una ferita da arma da fuoco.

Dall'esperienza maturata in questi anni, si è inoltre potuto rilevare che i malati che soffrono non rischiano affatto di cadere nella dipendenza, mentre sarebbe opportuno per i consumatori abituali di cannabis trovare un'alternativa al fumo: per fare ciò, i corsi tenuti presso il Med Grow Cannabis College comprendono anche un laboratorio di cucina, con ricette che vanno dalle torte all'hashish al sushi alla marjiuana.

sabato 7 dicembre 2013

Le ricette della Banca Mondiale, per abbattere le disuguaglianze sanitarie

E' stato calcolato che, nei prossimi vent'anni, sia i Paesi poveri che quelli emergenti raggiungeranno il livello dei Paesi più sviluppati, quanto a cura delle malattie infettive e prevenzione della mortalità materno-infantile.

Tanto che circa 10 milioni di vite godranno della possibilità d'essere salvate da una fine prematura: ciò, almeno, è quanto emerge dal documento "Global Health 2035", redatto da 25 esperti di economia e salute, coordinati dal professor Lawrence Summers, dell'Università di Harvard.

In effetti, questa ricerca rappresenta una sorta di aggiornamento, dopo vent'anni, del primo rapporto sulla salute della Banca Mondiale (World Development Report, 1993), anch'esso firmato da Summers: la novità, rispetto al 1993, è che, secondo gli studiosi, non servirebbero ulteriori fondi da spremere all'asfittica voce degli aiuti umanitari: basterebbe che i Paesi che in tutti questi anni si sono affrancati dallo stato di povertà, uniformassero gli investimenti nei rispettivi sistemi sanitari, indirizzandoli al mantenimento degli standard già raggiunti.

Del resto, investire sulla sanità è conveniente -spiegano gli esperti nel rapporto- visto che ogni dollaro investito in questo settore genera un ritorno che varia tra i 9 e 20 dollari, intesi in termini di minori spese sanitarie, maggiore produttività e in anni di vita guadagnati.

Per restringere sempre più il grande divario tra ricchi e poveri, tutti i Paesi dovrebbero agire ponendosi l'obiettivo della magica tripletta del “16-8-84”, ovvero impegnarsi per far scendere la mortalità dei bimbi sotto i cinque anni a 16 per mille nati, i morti per Aids a meno di 8mila ogni 100mila persone, e ridurre i morti per tubercolosi a 4 per 100mila.

Non si può negare, d'altro canto, l'esistenza di segnali positivi circa il miglioramento della situazione sanitaria globale, anche se le performances fin qui registrate non possono essere considerate sufficienti a soddisfare i due “obietti vi del millennio” (Millenium Development Goals), che per il 2015 raccomandavano la riduzione della mortalità infantile di due terzi e quella materna di tre quarti.

Tra i Paesi poveri e a medio reddito, però, soltanto una metà dedica alla spesa sanitaria più del 10% del proprio Pil: a tale proposito il “Global Health 2035” osserva come le situazioni sanitarie più critiche si trovano sì nei Paesi più poveri, ma anche nelle zone rurali dei Paesi a medio reddito, dove del resto vive il 70% dei poveri.

Le ricette della Banca Mondiale dicono che, senza dover impegnare cifre folli, è possibile concentrare gli sforzi per aumentare i livelli di prevenzione e sanità di base, migliorare i servizi igienici, realizzare ospedali, impegnandosi al contempo per la crescita delle capacità cliniche e assistenziali per le malattie croniche.

Anche perché, con la progressiva uscita dal tunnel delle malattie infettive, questi Paesi non potranno evitare in futuro un aumento dei mali tipici dei Paesi ricchi, come obesità, diabete, malattie cardiache e tumori: una serie di tassazioni congiunte su fumo, alcol e trasporti inquinanti potrebbero, secondo gli esperti della Banca Mondiale, aiutare a ridurre i consumi nocivi e recuperare risorse da reinvestire in Piani di salute pubblica.

martedì 27 agosto 2013

Allarme salute: Trovate sostanze cancerogene anche nelle e-cig

Premesso che la cosa migliore da fare, per un fumatore, sarebbe quella di non esserlo più, bisogna pur dire che, anche grazie all'introduzione sul mercato delle cosiddette e-cig, sempre più fumatori hanno, quantomeno, iniziato a prendere in considerazione l'idea di smettere con il fumo.

Ma, a quanto pare, anche le sigarette elettroniche conterrebbero sostanze cancerogene.
A lanciare l'allarme è stata la rivista d'oltralpe "60 Millions de Consummateurs", a seguito di uno studio scientifico, pubblicato dall'Istituto nazionale del Consumo (Inc).

Come spiega il caporedattore, Thomas Laurenceau, i risultati delle analisi condotte da esperti della rivista francese, avrebbero evidenziato molecole cancerogene in quantità significative, mai riscontrate finora, nel vapore delle e-cig.

Gli stessi ricercatori avrebbero, inoltre, constatato che in 3 casi su 10, il tasso di formaldeide contenuto sia nei prodotti “con”, che in quelli “senza” nicotina, risulterebbe quantomeno pari a quello delle sigarette tradizionali.

L'analisi avrebbe rilevato, senz'ombra di dubbio, che l'acroleina (molecola particolarmente tossica) verrebbe emessa in quantità importante, nonché in percentuali a volte addirittura superiori a quelle misurate nel fumo di alcune sigarette.

Presenti, infine, nella sigaretta elettronica anche l'acetaldeide (sostanza classificata come potenzialmente cancerogena), nonché, in alcuni dei modelli esaminati, anche tracce di metalli, come cromo, nichel e antimonio.

Dalle verifiche effettuate, sono inoltre emerse discrepanze tra quanto riportato dalle etichette, ed effettiva composizione delle e-cig, in particolare per quanto riguarda la presenza e le quantità di nicotina e glicole propilenico.

Visti i risultati, alle associazioni dei consumatori non è rimasto altro da fare che avvertire le competenti autorità sanitarie, invitandole ad una maggior sorveglianza sull'evolversi del nascente e redditizio mercato delle sigarette elettroniche.

A tale proposito, nelle scorse settimane il Parlamento francese aveva già votato un emendamento per vietare l'uso delle e-cig ai minori di 18 anni, mentre il Ministro della Salute, Marisol Touraine, dopo aver deciso di vietarne l'uso nei luoghi pubblici, sta predisponendo una circolare che ne vieti anche la pubblicità, come già per le sigarette tradizionali.

Dopo parecchi annunci e relative smentite -autentico tratto distintivo dei politici che governano il nostro Paese- in Italia vige, al momento, il solo divieto di vendita di e-cig con presenza di nicotina ai minori di 18 anni: perché non vietare, anche da noi, la pubblicità di questi prodotti?

giovedì 22 agosto 2013

Salute: la dieta vegana sbarca nelle scuole milanesi

La notizia giunge direttamente da Milano Ristorazione, l'azienda che si occupa delle mense di 191 asili nido e 448 scuole pubbliche (206 dell'infanzia, 144 elementari e 61 medie), oltre a vari istituti privati, con sede nel capoluogo lombardo.

Il prossimo primo ottobre, in occasione della giornata mondiale della dieta vegetariana, a tutti gli scolari delle scuole milanesi sarà servito un menù completamente vegano.

Tale iniziativa -spiegano dall'azienda- s'inserisce in un percorso, già iniziato un anno fa, con l'introduzione nelle mense scolastiche di alcune giornate a dieta cinese, puruviana, ma, anche, di piatti tipici della cucina tradizionale lombarda.

Visto il successo riscontrato, sia tra i bimbi che i genitori, quest'anno si replicherà con “assaggi” di cucine provenienti da altre parti del mondo.

C'è da dire, al riguardo, che Milano Ristorazione offre già menù differenziati, per coloro che ne fanno richiesta, per motivi di religione o di salute, come tanti sono ormai i genitori che hanno fatto richiesta di una dieta vegetariana per i loro figli.

Attualmente in Italia, secondo i dati Eurispes 2012, ci sono oltre 2 milioni di persone che si sono dichiarate vegetariane, pari a circa il 3 per cento dell'intera popolazione: quattro su dieci, dicono d'aver fatto questa scelta per salutismo, tre in quanto animalisti, mentre solo uno su venti lo fa per contribuire alla difesa dell'ambiente.

Mentre i vegetariani non si cibano di animali, cioè non mangiano carne e pesce, i vegani rinunciano, invece, ad ogni prodotto che abbia origine animale e, pertanto, non mangiano neanche latticiniuova.

Tale scelta, che potrebbe apparire estrema, è bene dirlo subito, non comporta alcun problema in ordine alla salute di chi la pratica, tranne la carenza di vitamina B12, che può essere ovviata mediante l'assunzione di alcuni integratori alimentari.

D'altro canto, in una società come la nostra, la cui alimentazione dominante è ricca di colesterolo, grassi saturi e zuccheri raffinati, le diete vegetariana e vegana sono sempre più incoraggiate dagli stessi medici.


Infine, occorre qui sfatare un ricorrente luogo comune, a proposito di questo stile d'alimentazione: le diete vegetariane ben pianificate, infatti, vanno bene per tutti gli individui in ogni stadio del loro ciclo vitale, inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza e, persino, per chi pratica sport agonistico.

martedì 20 agosto 2013

Salute: curare il Parkinson con la crema antirughe?

Da quasi dieci anni, ormai, un gruppo di scienziati e ricercatori californiani sta analizzando, sotto ogni profilo, una famiglia italiana al cui interno si sono verificati più casi di persone affette dal morbo di Parkinson.

Da questo studio si evincerebbe che, lo svilupparsi della malattia invalidante, dipende innanzitutto dalla proteina Pink1, che degenera e muta velocemente all'interno dei soggetti che vengono colpiti dal Parkinson.

Molteplici sono stati, finora, gli sforzi degli esperti a livello mondiale per trovare un rimedio contro l'insorgere di questa terribile malattia -purtroppo senza risultati apprezzabili- tanto d'aver fatto perdere, quasi del tutto, la speranza agli stessi malati ed ai loro famigliari.

Ma ecco che ora, grazie a quest'ultima scoperta del team di ricercatori dell'Università della California, un lumicino potrebbe, quantomeno, riaccendersi.

Sembrerebbe provato, infatti, che per ottenere il rallentamento della degenerazione cellulare, con effetti visibili anche a livello comportamentale nei soggetti affetti dal morbo di Parkinson, sia sufficiente ricorrere ad un ingrediente fondamentale, fino ad oggi contenuto solo nelle creme antirughe.

Si tratterebbe, sempre secondo gli scienziati statunitensi, di un ormone vegetale, la Chinetina, conosciuto per la sua proprietà di regolare -in natura- la crescita e la differenziazione cellulare, ritardando l'ingiallimento e l'invecchiamento delle foglie e rallentando, al contempo, la maturazione dei frutti.

In campo cosmetico, peraltro, l'impiego della Chinetina ha fin da subito mostrato miglioramenti nell'iperpigmentazione, couperose e stato d'idratazione della pelle.


Che le qualità finora dimostrate da questo fitormone, in campo cosmetologico, possano rivelarsi altrettanto decisive per la cura del Parkinson, starà ai ricercatori californiani riuscire a dimostrarlo: sarà la volta buona?

lunedì 12 agosto 2013

Tumori: l'olfatto dei cani potrebbe rivelarli in anticipo

Il cane, ovvero il “miglior amico” dell'uomo, non finisce mai di stupirci: il nostro fedele animale domestico, infatti, potrebbe addirittura, essere in grado di prevenire l'insorgenza del cancro alle ovaie, grazie al suo fiuto eccezionale.
Questo, almeno, è quanto affermano i ricercatori del dipartimento di fisica e oncologia ginecologica dell'Università della Pennsilvanya.

Grazie alla preziosa collaborazione del Monell Chemical Senses Center (istituto no-profit che studia il gusto e l'olfatto) e del Pet Workin Dog Center (struttura per l'addestramento dei cani), gli scienziati stanno infatti per mettere a punto un dispositivo, che sarà in grado di diagnosticare precocemente quel particolare tipo di tumore femminile, proprio attraverso il fiuto dei cani.

L'idea ha preso vita dal fatto che le cellule tumorali, anche nello stadio iniziale della malattia, rilasciano un marcatore rilevabile che -come avviene con gli asparagi- influenzano l'odore delle urine, tanto che i ricercatori pensano di realizzare un'essenza specifica, progettando al contempo nuovi strumenti diagnostici, più economici e meno invasivi, rispetto a quelli utilizzati finora.

L'alto tasso di mortalità fatto registrare dal tumore alle ovaie, infatti, deriva soprattutto dal fatto che la malattia viene scoperta, quando ormai è in stato avanzato: secondo le previsioni dello statunitense National Cancer Institute, solo quest'anno in America il cancro ovarico ucciderà 14.000 donne, a fronte di 22.000 nuovi casi diagnosticati.

Per quanto riguarda, infine, l'impiego di unità cinofile in medicina, occorre ricordare che, già in altre circostanze l'olfatto canino si è rivelato utile come, ad esempio, nel segnalare ai diabetici quando il livello di zuccheri nel sangue sta raggiungendo la soglia di tollerabilità.

martedì 6 agosto 2013

Dentisti: basta iniezioni, ora c'è lo spray anestetico

C'è tutta una serie di credenze popolari, di opere letterarie, nonché cinematografiche, che hanno contribuito a far sì che, nell'immaginario di ognuno di noi, l'incontro con il dentista e la sua variegata strumentazione provochi un certo fastidio se non, in certi casi, addirittura un sentimento di paura.

Si tratta, ovviamente, di un condizionamento psicologico destituito di ogni legame con la realtà, ciò nonostante, molto presto le temute iniezioni del dentista potrebbero appartenere solo ad un lontano ricordo.
Tutto questo, grazie ad un ricercatore americano operante presso il Centro per gli Studi Dentali dell'Università di New York (SUNY).

Il professor Sebastian G. Ciancio ha, infatti, ideato e già sperimentato con successo, un anestetico spray per uso nasale, in grado di “addormentare” tutta l'area della mascella superiore, evitando così l'introduzione di siringhe ed aghi nel cavo orale.

Attualmente, l'invenzione del professor Ciancio è stata ammessa alla seconda fase di sperimentazione da parte della FDA (Food and Drugs Administration), ovvero l'ente governativo statunitense preposto alla regolamentazione dei prodotti farmaceutici ed alimentari.

I primi pazienti che hanno sperimentato questa nuova tecnica, hanno tutti dimostrato un'ottima tolleranza all'anestetico spray, con il vantaggio di evitare le famigerate iniezioni, prevenendo al contempo i rischi legati a possibili lesioni e infezioni batteriche, in caso di utilizzo di strumenti non perfettamente sterilizzati.

Il farmaco destinato a cambiare, in qualche modo, il rapporto tra dentista e paziente, si chiama “Kovacaine Nasal Spray”, che contiene il 3% di cloridrato tetracaina e lo 0,05% di cloridrato oximetazolina, ha avuto il medesimo esito sperimentale delle iniezioni di lidocaina.

Allo stato, il trattamento può essere applicato solo per la mascella superiore anche se, in attesa dell'ok definitivo per la produzione commerciale, saranno effettuati ulteriori approfondimenti.

Chi fosse interessato ai dettagli della ricerca, si possono trovare sulla rivista scientifica Journal of Dental Research.

mercoledì 31 luglio 2013

Chi dorme bene in gravidanza, avrà certamente un bambino sano

L'importanza del fattore “sonno” sugli esseri umani, anche durante il delicato periodo della gestazione, è stata recentemente ribadita da uno studio condotto presso la Pittsburg Univerity, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Psychosomatic Medicine.

Secondo i ricercatori statunitensi, infatti, dormire in gravidanza fa bene alla salute del nascituro: lo aiuta a nascere di peso normale, oltre a favorire per la gestante una gravidanza serena e senza complicanze.
Viceversa, perdere il sonno, potrebbe mettere a rischio il futuro peso del bebè.

Il sonno in gravidanza, in questi termini, riveste notevole rilievo nei confronti di un sano sviluppo del feto, tanto è vero che, soprattutto all'inizio della gestazione, fatica e sonno si fanno sentire moltissimo nella donna incinta.

Sapientemente coordinati dalla psichiatra Michele Okun, gli esperti Usa hanno osservato e studiato un campione di 170 gestanti, alla 20/ima settimana di gravidanza, analizzando il loro sonno (quantitativamente e qualitativamente), nonché il funzionamento del loro sistema immunitario.

Al termine della sperimentazione, è emerso che le gestanti che avevano disturbi del sonno, presentavano anche uno stato infiammatorio alterato, tanto da farle considerare più a rischio complicanze, come il parto prematuro o -appunto- la nascita di un bambino sottopeso.


Dunque, mamme in dolce attesa, nel caso facciate fatica a prendere sonno, ovvero ritenete di dormire male, rivolgetevi senza indugio al vostro ginecologo di fiducia per avere i giusti consigli e, del caso, le opportune prescrizioni sanitarie o farmacologiche.

martedì 30 luglio 2013

Salute: Calo ormoni sessuali maschili causa i sintomi del Parkinson

Questo è quanto afferma uno studio prodotto da un team di neurologi della Rush University, secondo cui un calo improvviso del testosterone, l'ormone sessuale maschile, può provocare sintomi simili a quelli del morbo di Parkinson.

Nel descrivere i risultati di questa ricerca sul 'Journal of Biological Chemestry”, Kalipada Pahan, responsabile del progetto, ha spiegato “Mentre molti studi sul morbo di Parkinson si concentrano sull'utilizzo di diverse tossine e su complessi approcci genetici, noi abbiamo scelto di concentrarci sul testosterone”.

Così facendo, gli scienziati statunitensi hanno scoperto che l'improvviso crollo dei tassi di testosterone, come avviene ad esempio subito dopo una castrazione, può essere sufficiente a causare sintomi analoghi a quelli del morbo, nonché l'insorgenza di una patologia come il Parkinson nei topi maschi.

Abbiamo rilevato inoltre” -ha proseguito l'esperto- “che l'integrazione dell'ormone nella forma diidrotestosterone dall'enzima 5-alfa-reduttasi, produce un'inversione della malattia nel modello murino”.


In ultima analisi -conclude Kalipada Pahan- l'attivazione di interventi mirati alla conservazione di un buon livello di testosterone nei maschi, potrebbe rappresentare un importante passo in avanti, soprattutto in termini di promozione della resistenza nei confronti del morbo di Parkinson.

domenica 28 luglio 2013

SALUTE | SONNO: CON LA LUNA PIENA SI DORME MALE

Nulla a che fare con l'astrologia: è scientificamente provato, invece, che le fasi lunari possono influenzare gli ormoni che regolano il sonno, nonché la sua durata nella fase profonda.
Quelle volte che ci capita di far fatica a prendere sonno, di dormire male, oppure quando ci svegliamo ancora assonnati, e ci sentiamo poco riposati, prima di formulare qualsiasi ipotesi, apriamo la finestra e diamo un'occhiata al cielo: nel caso la Luna fosse piena, con ogni probabilità potremmo aver trovato il “colpevole” dei nostri fastidi.

E' quanto afferma uno studio pubblicato sul Current Biology, indicando i cicli lunari quali responsabili dell'influenza sull'attività cerebrale e sui livelli di ormoni nel sangue che, di fatto, contribuirebbero in larga parte a modificare la fisiologia del sonno.
La scoperta di questo legame, tra la Luna e la qualità del sonno, la si deve al team di ricercatori guidato da Christian Cajochen, della University of Basel.
Pare che gli scienziati abbiano notato che, alcune specie marine, mostravano ritmi endogeni con periodicità circalunare ma che -a dispetto di detti e credenze popolari- non vi era alcuna prova consistente a sostegno dello stesso tipo di connessione tra cicli lunari e fisiologia comportamentale umana.

Non convinti, i ricercatori del team, hanno voluto approfondire la questione analizzando il sonno di una trentina di persone, registrandone i pattern cerebrali, il movimento degli occhi (Rem) e le secrezioni ormonali, raccogliendo infine le impressioni dei soggetti sottoposti all'esperimento.
I risultati avrebbero dimostrato, inequivocabilmente, come in concomitanza della Luna piena, la qualità del sonno registrata, tenda a diminuire.
In particolare, le persone impiegavano più tempo a prendere sonno, dormendo mediamente meno che in altre fasi del ciclo lunare.
Non solo, anche i livelli di melatonina (l'ormone che regola il ritmo sonno-veglia) risultavano più bassi durante la Luna piena.

L'insieme dei risultati -hanno concluso i ricercatori- suggerisce che anche la specie umana non è immune agli effetti dei cicli lunari, pur non essendone pienamente consapevole.

Forse un retaggio, questo, di un lontanissimo passato in cui le attività e i comportamenti dell'uomo avrebbero potuto essere influenzati dai cicli lunari.

venerdì 26 luglio 2013

SALUTE | ALIMENTAZIONE: COME DIMAGRIRE MANGIANDO IL PANE

Quanti sono gli italiani e le italiane che riuscirebbero a fare a meno del pane nella propria dieta alimentare quotidiana?
C'è da scommetterci che, alla prova dei fatti, il loro numero sarebbe veramente esiguo.
Il pane, infatti, molto più di altri alimenti è considerato un vero e proprio nemico da tutti coloro che si accingono ad affrontare una dieta dimagrante.
Ad onor del vero tale affermazione, pur avendo un fondo di verità, non è del tutto corretta: molto dipende, infatti, dalla qualità del pane, che può essere di diversi tipi, ognuno dei quali con proprie e ben specifiche caratteristiche.

Premesso che il primo ed indispensabile ingrediente di una dieta corretta è il cosiddetto “buon senso”, proviamo a vedere come affrontare il problema, senza dover obbligatoriamente escludere il pane dalla nostra alimentazione.
Innanzitutto evitiamo di combinare, durante lo stesso pasto, pasta e pane, riso e pane e così di seguito, perché in questo caso finiremmo per dare ragione a chi dice che non si può praticare una dieta mangiando pane.
Opportuno sarebbe, invece, conoscere meglio le varie tipologie di pane con le relative caratteristiche e calorie, nonché le quantità da assumere.

Iniziamo con quello che viene denominato pane normale, realizzato con farina di grano tenero, più o meno ricco di mollica a seconda della lavorazione del panettiere, e contenente 269 calorie per 100 grammi.
È il pane maggiormente utilizzato, lo si trova regolarmente anche nei forni artigianali, dove viene in genere cotto nei forni a legna.
C'è poi la classica rosetta, una delle più amate dagli italiani, anche perché comoda da consumare per un veloce spuntino; è però più calorica rispetto al pane normale, visto che contiene 289 calorie per 100 g, ed è pertanto sconsigliabile, a meno che non se ne consumi nella quantità di semplice panino.

Il pane di segale, invece, è quello con meno contenuto calorico in assoluto, dato che contiene solo 219 calorie per 100 g. e, per questi motivi, potrebbe certo far comodo a chi non vuol rinunciare a qualche fetta in più a tavola ma -attenzione- ha il difetto di essere particolarmente ricco di sale, per cui sarebbe opportuno evitarlo.
Veniamo ora al pane integrale, in assoluto il più consigliabile, visto che è uno dei meno calorici con le sue 224 calorie per 100 g.: questo tipo di pane possiede, inoltre, parecchi vantaggi.

In primo luogo è particolarmente saziante, grazie alla grande quantità di fibre che contiene, fibre che aiutano altresì a regolare la funzione intestinale, viceversa messa a dura prova dall'ingestione del pane normale.
Un altro tipo di pane che appartiene a pieno titolo alla categoria dei più amati, se non altro dai bambini, è il pane al latte: gustoso, soffice e morbido.
Anch'esso, però con un difetto non trascurabile: le sue 295 calorie per 100 g., che lo rendono, di fatto, sconsigliabile in una dieta ipocalorica.

Infine, ecco il pane all'olio, uno dei più apprezzati e saporiti, ma anche in assoluto il più calorico con le sue 299 calorie per 100 g.; ciò che lo frega è l'apporto dei grassi utilizzati nella preparazione, addirittura 5,8 g. per ogni etto.
Anche dal panino all'olio, dunque, è meglio stare alla larga, a patto che non si vogliano ridurre notevolmente le quantità degli altri alimenti della nostra dieta, a compensazione dell'eccesso di calorie ingerite.

In conclusione, come appare da questa pur breve carrellata, bisogna dire che c'è pane e pane, e quindi non tutto va eliminato, anche se è necessario esercitare un'opzione a favore di quello che riteniamo il più adatto alle nostre esigenze.
Nel caso di una dieta ipocalorica, a scopo dimagrante, quello che meglio si adatta è certamente il pane integrale, soprattutto per il fatto che, a fronte di uno scarso peso calorico, possiede un alto valore saziante.
Convinti? Il pane, di per sé, non rappresenta un alimento nemico della nostra dieta, basta usare moderazione, oltre all'ingrediente indispensabile di cui abbiamo detto all'inizio, ovvero: il buon senso.

lunedì 22 luglio 2013

SALUTE | BOTULINO: ECCO IL KILLER INVISIBILE DEL PESTO SOTT'OLIO

Il botulismo è una patologia causata da un'intossicazione alimentare, dovuta all'ingestione di sostanze nelle quali è presente la tossina del Clostridium botulinum.
Questo batterio, diffuso nel terreno, è del tutto innocuo finché si trova a contatto con l'ossigeno.
A trasformarlo in un'autentica minaccia per la vita umana, come nel caso di Genova in cui sono state ricoverate venti persone che avevano consumato del pesto in vasetti, sono -spesso- le cattive condizioni di conservazione degli alimenti.

Fortunatamente, però, ciò non avviene in ogni circostanza: la tossina viene infatti prodotta solo in mancanza di ossigeno, e quando le temperature superano i cinque-dieci gradi, mentre non si forma in ambienti molto acidi (salsa di pomodoro o aceto).
Onde evitare ogni tipo di rischio, poiché il vero nemico del botulino è rappresentato dal calore, basterebbe cuocere i cibi da conservare a 105° per due ore, oppure metterli nella pentola a pressione per dieci minuti.
In caso di cottura breve, e se i cibi sono successivamente conservati sott'olio, si corre il rischio che qualche spora possa sfuggire.

D'altra parte, non esiste alcun modo certo per riconoscere i cibi contaminati dal botulino, essendo questo batterio incolore e inodore.
Si pensi, al riguardo, che il botulismo può esprimersi in forma lieve, oppure fulminante e può portare alla morte nel giro di ventiquattro ore.
In generale, più i sintomi compaiono precocemente, più l'intossicazione è grave.
Per primi compaiono sintomi legati a disturbi della vista, con una progressiva difficoltà nel parlare, una secchezza della bocca e della faringe.

Il più delle volte si riscontrano i sintomi tipici dell'avvelenamento, con nausea e vomito e, in alcuni casi, vertigini, astenia e capogiri.
La conseguenza più grave è la paralisi dei muscoli respiratori,che può portare alla morte, se non si provvede subito alla respirazione artificiale.
Bisogna pur dire che, se con il ceppo batterico A (presente negli Stati Uniti) si ha una mortalità nel 60-70% dei casi di botulismo, qui da noi in Europa, dove è presente il tipo E, si ha una mortalità minore, del 10-30%.

In ogni caso, ciò che riveste un ruolo fondamentale nei casi di botulismo è, senz'ombra di dubbio, una diagnosi precoce, con somministrazione immediata di antitossine polivalenti: quando la persona intossicata ha superato la fase della paralisi, è lecito aspettarsi la sua completa guarigione.
Attenzione, dunque, al consumo di alimenti conservati sott'olio, soprattutto nel caso siano stati confezionati in casa, con metodi “artigianali”.

sabato 20 luglio 2013

SALUTE | ALIMENTAZIONE: 10 CONSIGLI UTILI PER USARE IN MODO CORRETTO IL FRIGORIFERO

Forse non tutti sanno che il primo frigorifero fu commercializzato soltanto a partire dal 1913, dando con ciò il via a quel fenomeno che gli storici hanno definito la “delocalizzazione dei gusti alimentari”, in considerazione del fatto che, da allora, alle persone fu possibile accedere cibi esotici, prodotti a migliaia di chilometri di distanza.
Come recita un famoso proverbio, però, non è tutto oro quel che luccica: anche nell'uso del frigorifero, infatti, bisogna stare molto attenti a non commettere errori che potrebbero alterare, ad esempio, gusto e proprietà di frutta e verdura.

L'elettrodomestico rifugio di cibo, prelibatezze, acqua e bibite facenti parte della nostra dieta quotidiana potrebbe, dunque, diventare addirittura il peggior nemico della nostra sicurezza alimentare, sia in casa che negli esercizi pubblici.
Tanto che mettere in frigo, ad esempio, frutta esotica ed agrumi, potrebbe farli diventare amari, mentre il pane diventa raffermo più velocemente, se esposto a basse temperature.
A stilare un vero e proprio decalogo della sicurezza nel frigorifero ci ha pensato, allora, il Ministero della Salute.
Ed ecco, di seguito, le 10 raccomandazioni da seguire.
  1. Verificare che la temperatura, all'interno del frigorifero, sia di circa 4-5 gradi a livello della mensola centrale, e che il frigo sia lontano da fonti di calore;

  2. Dato che ogni zona del frigo mantiene temperature diverse, il punto più freddo -generalmente- è in coincidenza della mensola più bassa, sopra il cassetto delle verdure;

  3. Non conservare mai gli alimenti oltre la loro scadenza;

  4. Ogni alimento ha la sua temperatura di conservazione: ad esempio, carne e pesce devono stare nella parte più fredda, solitamente nel comparto inferiore; il pesce fresco, eviscerato e lavato, va consumato entro 24 ore; la carne, se macinata, va mangiata entro 24 ore, (entro 48 ore se di pollo o tacchino), entro 3 giorni nel caso di affettati non confezionati e carne fresca; la parte centrale è idonea per uova, latticini, dolci a base di creme e panna, e per gli alimenti da conservare in frigo dopo l'apertura; le mensole all'interno della porta sono i punti più caldi del frigorifero, e devono essere destinate ai prodotti che necessitano di una leggera refrigerazione (bibite, burro);

  5. Il frigorifero non è indicato per qualsiasi alimento: frutta e verdura stanno meglio a temperatura ambiente;

  6. Non mettere mai in frigo alimenti caldi;

  7. Attenzione alle cross-contaminazioni: vanno separati gli alimenti crudi, da quelli cotti o già pronti;

  8. I contenitori devono essere puliti e chiusi;

  9. Pulire con regolarità l'interno del frigorifero;

  10. Evitare di stipare in modo eccessivo di alimenti il frigo, l'aria fredda all'interno deve poter liberamente circolare attorno al cibo.

giovedì 18 luglio 2013

SALUTE | ALIMENTAZIONE: INVENTATA LA PILLOLA PER DIMAGRIRE SENZA DOVER FARE SFORZO

Ha da poco terminato d'essere testata sui topi, la pillola che dovrebbe, in un futuro nemmeno troppo lontano, assicurarci gli stessi benefici dell'esercizio fisico, pur senza muovere nemmeno un muscolo del nostro corpo.
Tanto che l'unico movimento da fare, potrebbe essere quello di ingoiare la pillola.
Questo, perlomeno, è l'obiettivo che si sono dati i ricercatori europei ed americani, che stanno collaborando da anni al progetto, ora pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Medicine.

Quest'ultimo studio, in particolare, rappresenta l'evoluzione di una precedente ricerca con la quale, la medesima equipe di scienziati, aveva scoperto che un composto sintetico, messo a punto in laboratorio, se iniettato a topolini in sovrappeso, era in grado di attivare la rev-erb-alpha (anche nota come NR1D1), ovvero una proteina che agisce sul consumo d'ossigeno controllando, al contempo, i ritmi circadiani e l'orologio biologico interno.
Questa particolare proteina, infatti, rappresenterebbe -secondo gli scienziati- la porta da cui entrare per svelare i complessi meccanismi, che ci fanno ingrassare o dimagrire.

In questi termini, è stato evidenziato che le cavie perdevano peso, anche se venivano alimentate con cibi grassi, migliorando altresì sia il livello di colesterolo ed il metabolismo da fermi.
Ciò detto, in questa ulteriore fase della ricerca, gli scienziati hanno iniettato il medesimo composto, prima in cellule muscolari isolate, quindi direttamente nel tessuto muscolare di alcuni topini un po' particolari, definiti con il termine di “anti-atleti”, in considerazione del fatto che i loro muscoli possiedono pochi mitocondri e, pertanto, presentano ridottissimi livelli della proteina rev-erb-alpha.
Ed ecco che, trascorso poco tempo dal trattamento, i topini hanno dimostrato un sensibile aumento della loro attività.

Nella relazione alla ricerca si legge “La proteina rev-erb-alpha potrebbe rappresentare un buon target di farmaci, in particolare per ottenere il miglioramento delle funzioni muscolari ossidative, oltre che per controllare il numero e la funzione dei mitocondri”.

Thomas Burris, dello Scipps Research Institute di Jupiter, in Florida, coautore dello studio, ha inoltre commentato “La sostanza sintetica prodotta in laboratorio, sembra mimare gli identici effetti dell'esercizio fisico, tanto che è possibile ipotizzare che, in futuro, si potrà mettere a punto un farmaco che consentirà alle persone, in particolare ai disabili e a chi non può fare movimento, di migliorare la propria salute, senza sforzi”.

mercoledì 17 luglio 2013

SALUTE | ITALIA: LA SANITA' COSTA TROPPO E GLI ITALIANI NON SI CURANO PIU'

Gli italiani sono sempre più al verde e, pertanto, si curano sempre meno: è quanto emerge dall'ultimo Rapporto Pit Salute, presentato dal Tribunale per i diritti del Malato e dall'associazione Cittadinanzattiva, che raffigura la situazione decisamente allarmante nella quale versa l'intero sistema della sanità pubblica in Italia.
Liste d'attesa infinite, spese per l'acquisto di farmaci, ticket e cure intramoenia da salasso, assistenza domiciliare al lumicino, rappresentano il picco di un sistema sull'orlo del collasso, tanto che Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale per i diritti del Malato, nonché responsabile del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici, ha commentato con preoccupazione ”Non è un caso che, quest'anno, il Rapporto Pit Salute sia stato intitolato 'Meno Sanità per tutti', a dimostrazione di come, con l'aggravarsi della crisi, gli italiani rinuncino a curarsi, di fronte ad esorbitanti e gravi carenze del sistema”.

Non si può che essere d'accordo, visto che definire “infinite” le liste d'attesa per una visita nei nostri ospedali, non è certo un'esagerazione retorica: basti pensare che bisogna aspettare addirittura 13 mesi per una mammografia, 9 per una colonscopia ed 8 per un'ecografia.
Per non dire -come evidenzia il Rapporto- dei costi segnalati dai cittadini per ottenere le prestazioni sanitarie: quasi un terzo degli utenti ha rilevato una differenza enorme di costi tra i farmaci da banco e quelli 'griffati', mentre quelli affetti da patologie croniche e rare, sono costretti a pagare i farmaci in fascia C, arrivando a spendere, in media, circa 1.127 euro all'anno.
Il Rapporto Pit Salute, prende in esame, poi, l'assistenza domiciliare, giudicandola scarsa, se non addirittura insufficiente “Se in una famiglia è presente un invalido o un anziano, c'è davvero di che preoccuparsi -viene rilevato- “con strutture residenziali dai costi esorbitanti, per le quali i cittadini arrivano a pagare, in media, 13.946 euro l'anno; gli assegni di cura eliminati o inesistenti, tanto che l'insufficiente assistenza domiciliare costringe le famiglie a rivolgersi a badanti private, con relativo aggravio di costi, che arriva fino a 8.488 euro annui”.
Infine, per quanto riguarda l'assistenza protesica ed integrativa, coloro che ne hanno necessità sono costretti a spendere, in media, fino a 944 euro annui, per avere prodotti di qualità, oppure in quantità accettabili.

Il desolante quadro che emerge evidenzia, di fatto, che il Servizio Sanitario Nazionale, pubblico, equo e solidale, così come lo abbiamo sempre conosciuto, è oggi solo un lontano ricordo.
Di più, non bastasse la crisi, a peggiorare la situazione ci penserà l'imminente entrata in vigore -il prossimo 25 ottobre- della norma che permetterà a tutti i pazienti dell'Unione Europea di curarsi liberamente, in qualsiasi Paese e struttura pubblica desiderino.
In particolare, la nuova direttiva europea in materia di salute, consentirà di uniformare sia la procedure amministrative, che le tariffe, nonché a riconoscere a livello comunitario l'universalità delle prestazioni prescritte.

Nonostante il 'gaio' ottimismo, ostentato sulla questione dal (in)competente Ministro Lorenzin, la realtà è che già oggi molti italiani vanno all'estero per curarsi (chi ha i soldi per pagarsi le trasferte), mentre sono assai pochi gli stranieri che vengono a curarsi qui da noi.
Qualcuno spieghi alla Lorenzin che c'è poco da stare allegri: l'introduzione della nuova direttiva Ue, infatti, oltre a non portare all'Italia alcun beneficio, rischia altresì di aggravare i problemi di un sistema sanitario pubblico, il cui futuro sembra essere più cupo che mai.

martedì 16 luglio 2013

SALUTE | ALIMENTAZIONE | DIETE: PURTROPPO NON ESISTONO SCORCIATOIE PER PEDERE PESO

Inseguire il miraggio del dimagrimento rapido, magari incappando in una di quelle diete che promettono scorciatoie, può rivelarsi, alla fine, un vero e proprio flop.
Questa volta è l'Unione Nazionale Consumatori (Unc) a lanciare l'allarme, a proposito di possibili inganni della “gola”.
L'amara verità, purtroppo, come ci ricorda il segretario generale dell'associazione, Massimiliano Dona, è che Per dimagrire non bisogna avere fretta, ciò che va modificato sono le errate abitudini alimentari”.
Dona mette così in guardia le aspiranti taglie 40 “Attente agli stregoni: se si vuol perdere peso, ci si deve sempre rivolgere a degli esperti, evitando di seguire diete strampalate, frutto di improvvisate fattucchiere”.

Da un'indagine commissionata dall'Unione Nazionale Consumatori -precisa Dona- sono emersi consigli sul cibo, a dir poco davvero curiosi: c'è, ad esempio, chi suggerisce di nutrirsi esclusivamente di patate, chi invita a bere vodka solo perché è meno calorica del vino, mentre sono in voga, quest'anno, la dieta della luna, quella degli omogenizzati, per non dire infine di quella ipnotica.
Ora, partendo dall'assunto che una dieta equilibrata deve sempre essere adattata all'organismo di chi, poi, dovrà seguirla, ecco alcuni utili consigli -che arrivano direttamente dall'Unc- per provare a perdere, in tutta sicurezza, qualche chilo di troppo:
  1. Iniziamo i nostri pasti, possibilmente, consumando un'abbondante insalata mista, poco condita, che ci darà un senso di sazietà, fornendoci al contempo importanti principi nutritivi;
  2. Evitiamo di mangiare speciali tipologie di pane, soprattutto quelle cui vengono aggiunti grassi animali o vegetali;
  3. Riduciamo al minimo indispensabile il consumo di formaggi, dando semmai preferenza a quelli più leggeri, accanto al consumo di latte e yogurt scremati;
  4. Alterniamo il consumo di carne a quello di pesce, cucinato alla griglia o lesso, condito con solo limone o qualche goccia d'olio;
  5. Cerchiamo di consumare, preferibilmente, frutta e verdura in abbondanza;
  6. Limitiamo moltissimo il consumo di bevande alcoliche e/o zuccherate.
In conclusione -avverte Dona- “Si dovrebbe scegliere un'alimentazione varia, si dovrebbero limitare le dosi e bisognerebbe tenere sempre a mente che una vita sedentaria è nemica della linea: senza fare del moto è praticamente impossibile dimagrire.

domenica 14 luglio 2013

SALUTE | ANSIA | STRESS: E' IL LOGORIO DELLA VITA MODERNA CHE PERMETTE AL GENERE UMANO DI SOPRAVVIVERE

Contrariamente a quanto considerata nell'uso comune, la parola “stress” è tutt'altro che figlia dei nostri tempi moderni.
Questo termine, generalmente utilizzato per indicare uno stato di tensione, ansia, malessere diffuso e preoccupazione, era in voga già all'età della pietra, seppur non nella stessa accezione che oggi conosciamo.

Anche l'uomo primitivo, infatti, soffriva di emozioni e sentimenti e provava stati d'ansia, tanto che è stato proprio lo stress uno dei principali fattori che ha permesso ai nostri antenati di sopravvivere a bestie feroci e a condizioni climatiche ed ambientali, il più delle volte inospitali.
Senza provare un forte stato d'ansia, difficilmente gli uomini primitivi avrebbero potuto difendere se stessi e i loro famigliari, ad esempio, dall'attacco di tigri con i grandi denti a sciabola.
 
Ai giorni nostri, pur non essendo minacciata la nostra sopravvivenza da animali antidiluviani, altri nemici -più astuti ed invisibili- attaccano quotidianamente la nostra specie.
Dall'inquinamento all'alimentazione, dai ritmi lavorativi al traffico cittadino, i moderni moloch sono lì fuori in agguato, l'importante è non farsi trovare impreparati.
Ecco, allora, alcuni consigli utili per combattere la nostra personale guerra al logorio della vita moderna.
  • Ricordate quando eravate imbottigliati nel traffico alle sette di sera, dopo una dura giornata di lavoro, ed improvvisamente hanno trasmesso alla radio una canzone che vi ha fatto subito sentire un po' meglio? Ebbene, in quel caso, avete sperimentato il grande potere taumaturgico della musica, che può motivare, ispirare ma, soprattutto, rilassare;

  • Sforzatevi di dormire un po' di più: molti studi hanno dimostrato che il sonno possiede la capacità di rendere più attenti, di migliorare il funzionamento cognitivo e di diminuire lo stress;

  • Dedicate, senza esagerare, almeno un po' del vostro prezioso tempo all'esercizio fisico: otterrete il risultato di ridurre la produzione di ormoni che causano lo stress (come il cortisolo), aumentando al contempo quella delle benefiche endorfine;

  • Basta con quei musi lunghi: ridere fa bene, non ha alcuna controindicazione, e non costa nulla;

  • Per aiutare il buon umore, regalatevi 40 g. di cioccolato fondente al giorno, per due settimane: ridurrete, anche in questo caso, il livello degli ormoni responsabili dello stress;

  • Riflettete su quanto tempo perdete imbottigliati nel traffico, o alla ricerca di un impossibile parcheggio: poiché per l'uomo moderno il fatto stesso di possedere un'automobile, rappresenta una delle principali fonti di stress, non appena potete, salite in sella alla vostra bicicletta, un mezzo senz'altro economico ed ecologico, che vi permette di viaggiare ad impatto zero e che, come dicono parecchie ricerche, pare abbia un impatto benefico sia sull'umore, che sulla forma fisica.

venerdì 12 luglio 2013

SALUTE | BAMBINI: LE FAMIGLIE ITALIANE NON CE LA FANNO PIU' A GARANTIRE LE CURE PEDIATRICHE AI FIGLI

A lanciare il campanello d'allarme, questa volta, è il Nuovo Osservatorio nazionale sulla salute dell'infanzia e dell'adolescenza (www.paidoss.it), secondo cui la crisi economica che attanaglia il nostro Paese sta mettendo a rischio anche la tutela della salute dei più piccoli.
Secondo due indagini parallele, la prima condotta su un campione di 600 pediatri, la seconda su un campione di mille genitori italiani, emerge che ben l'80% dei genitori di bambini fra zero e 14 anni (secondo l'Istat, 8,3 milioni) ammette, infatti, di avere difficoltà economiche a garantire cure sanitarie adeguate ai propri figli.

Secondo i pediatri, d'altra parte, il 54% dei genitori ha tagliato le spese per controlli diagnostici e specialistici e, addirittura il 60%, anticipa la fase di svezzamento, per risparmiare sul latte in polvere.
A tale proposito, va segnalato come -di questi tempi- il latte artificiale è scelto (55% dei casi) unicamente in base al prezzo, piuttosto che seguire i consigli del pediatra.

Cresce dunque l'allarme tra gli addetti ai lavori, che potrebbe trasformarsi in una vera e propria emergenza, nel caso di una perdurante riduzione degli interventi legati alla prevenzione.
Anche l'accesso ai servizi soci-sanitari sta regredendo, anche e soprattutto per quei minori affetti da malattie croniche, con disabilità, per gli adolescenti “difficili” o con dipendenze, nonché per tutti quei 720 mila bambini che, nel nostro Paese, vivono nella povertà più assoluta.

I pediatri intervistati temono che l'attuale crisi possa portare con sé una riduzione dei servizi di assistenza, il peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie in età pediatrica, una diminuzione delle vaccinazioni, il taglio delle forniture di farmaci e alimenti dedicati soprattutto alle malattie rare, nonché un possibile incremento sia di malattie infettive, che del manifestarsi di disturbi comportamentali e psichiatrici.

D'altro canto i genitori, con voci unanimi nelle diverse Regioni italiane, tengono a sottolineare i costi elevati e a volte insostenibili, relativamente all'acquisto di tutto ciò che serve per i figli più piccoli.
Proprio a causa della crisi, ad esempio, i pannolini sono giudicati una spesa alta dal 57% di mamme e papà, che in questo periodo considerano pesanti per le proprie finanze anche l'acquisto di occhiali (25%), apparecchi per i denti (37%), plantari e scarpe ortopediche (21%).

Pur se non ancora non molto praticata dalle nostre parti, una buona strategia di difesa dai prezzi troppo alti di alcuni prodotti per i bambini, potrebbe senz'altro essere quella di provare con gli acquisti online, oppure farlo costituendo, allo scopo, dei gruppi di mutuo-aiuto.
Anche se, c'è da scommetterci, qualcuno di voi, ci avrà già pensato.