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domenica 17 agosto 2014

Puglia, schiavi nelle miniere di pomodoro

E' un tema scabroso di cui nessun organo di informazione del nostro Paese ha mostrato finora di volersi occupare: il lato oscuro del pomodoro, ovvero la storia dello sfruttamento degli immigrati e della completa distruzione di una florida filiera in Ghana, Africa, sono invece gli argomenti affrontati in una coraggiosa inchiesta condotta dai giornalisti Stefano Liberti e Mathilde Auvillain.

Il dossier ci racconta di come, tolti nel 2000 i dazi d'importazione dall'Europa, diversi stati africani tra cui il Ghana furono invasi da milioni di tonnellate di pomodoro in scatola prodotto in Italia, venduto a prezzi stracciati grazie alle sovvenzioni garantite dai sussidi europei: con che risultato? Lo svuotamento dei campi ghanesi e l'immigrazione irregolare di migliaia di ex contadini africani nel sud del nostro Paese, per essere arruolati in qualità di braccianti senza diritti.

Molto spesso sono pagati a cottimo, 3,5 euro in cambio della fatica di riempire di pomodori un cassone da 300 chili, vale a dire meno di 20 euro al giorno per un lavoro effettivamente massacrante: queste persone sgobbano senza contratto di lavoro, né copertura sanitaria e alla mercè dei cosiddetti “caporali”, per poi rientrare la sera in alloggi fatiscenti dove hanno affittato un materasso su cui riposare per poche ore.

Da questa situazione emerge un dato economico piuttosto rilevante: ogni anno, infatti, il solo Ghana importa circa 50mila tonnellate di pomodoro concentrato, con il risultato d'aver ridotto gran parte del continente africano da produttore a consumatore, con un mercato dai volumi d'affari piuttosto interessanti per l'Italia che, in tale contesto, se la gioca ad armi pari persino con la Cina.

Tanto che nel loro reportage Liberti ed Auvillain giungono ad affermare che, nel 2013, l'industria italiana del pomodoro trasformato ha raggiunto i 1,127 milioni di tonnellate di conserve esportate, corrispondente ad un fatturato di 846 milioni di euro, in un mercato che ha fatto registrare una crescita dell'8,32%, solo nell'ultimo anno.

Ciò non bastasse, c'è un'altra nota poco edificante: se è vero che i container partono dalla Campania alla volta dell'Africa, viceversa la produzione agricola è stata invece delocalizzata in Puglia, dal momento che i rigogliosi e fertili suoli dell'agro napoletano sono stati man mano divorati da un'urbanizzazione insensata e selvaggia, oltre che dai veleni come per decenni è avvenuto nella Terra dei Fuochi.

Così, la piana della Capitanata nel foggiano, un tempo fiore all'occhiello delle culture cerealicole, si è oggi trasformata in un'immensa miniera a cielo aperto per la produzione di “oro rosso”, causa principale di questa ondata di colonizzazione mercantile che ha generato nuovi schiavi.

L'indagine di Liberti ed Auvillain si conclude, infine, con i seguenti dati “L'Italia, terza potenza agricola europea, dopo Francia e Germania, si contende con la Spagna il primato della produzione di ortaggi: negli ultimi 10 anni, secondo i dati forniti da Oxfam, d'altro canto l'Unione europea avrebbe sovvenzionato la produzione totale di pomodoro in Europa per circa 34,5 euro a tonnellata, tanto da coprire addirittura il 65% del prezzo di mercato del prodotto finale”.

Un tanto per chi fosse ancora convinto che alle centinaia di clandestini, che arrivano quotidianamente sulle nostre coste provenienti dall'Africa, rimangano forse parecchie alternative  per poter restare e poter sopravvivere nel loro Paese.