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mercoledì 20 novembre 2013

Ladri di biciclette e mobilità sostenibile

Sarà anche colpa della crisi ma, secondo una stima di Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta), pare che ogni anno nel nostro Paese avvengano circa 320 mila furti di biciclette, al punto da far ritenere questo (quasi) irrisolvibile problema, un vero e proprio colpo basso sferrato contro qualsivoglia piano di mobilità urbana.

Dallo studio che Fiab ha condotto grazie alla collaborazione di 60 prefetture (su 118 interpellate), diverse amministrazioni comunali e di circa 4 mila cittadini-ciclisti, cui è stato sottoposto un articolato questionario, è alla fine emerso che l'8% dei ciclisti italiani, ovvero quasi quattro milioni di persone, subisce ogni anno il furto del proprio mezzo di locomozione cittadina.

Data l'enorme evidenza, la dimensione attuale di questo pur antico fenomeno è tale da rappresentare un danno economico per l'intero Paese di circa 150 milioni di euro, derivanti in gran parte dai mancati introiti per l'industria, oltre che dalle transazioni in nero che sfuggono del tutto a qualsiasi controllo fiscale.

Dai questionari sottoposti ai ciclisti che usano quotidianamente la bicicletta per i loro spostamenti in città, si è potuto inoltre rilevare che la maggior parte dei furti è concentrata nelle aree urbane del nord e del centro-nord: basti pensare, al riguardo, che in città come Bolzano o Ferrara quasi uno spostamento su tre, avviene sulle due ruote a pedali.

Paradossalmente, ad essere penalizzata è proprio quella minoranza virtuosa che, al contrario, meriterebbe un posto centrale in ogni piano mirato alla sicurezza ed alla mobilità sostenibile: provare a contrastare i furti dovrebbe quindi rappresentare, per le amministrazioni locali, una condizione sine qua non per promuovere l'uso della bicicletta quale strumento di mobilità pratico e sicuro.

Una delle possibili soluzioni potrebbe essere, ad esempio, quella di un sistema di punzonatura pubblico di tutto il parco bici circolante, come già avviene in altri paesi europei: con una semplice e poco costosa operazione, infatti, verrebbe impresso il codice fiscale del proprietario sul telaio della due ruote, garantendo in questo modo l'identificazione del mezzo da parte delle forze di polizia.


Andrebbe infine creato, a livello nazionale, un apposito database con tute le informazioni riguardanti le biciclette ed i relativi proprietari, per il raggiungimento di obiettivi quali una più efficiente gestione delle bici sequestrate, la disincentivazione dei furti e del riciclaggio e, soprattutto, per stimolare i cittadini a denunciare il furto del proprio mezzo di trasporto urbano, senza che la segnalazione rimanga lettera morta, come purtroppo accade il più delle volte oggi.