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sabato 9 agosto 2014

Senato abolito? Subito il politometro!

Si trova un po' di tutto nelle dichiarazioni patrimoniali di coloro che, con molta probabilità, saranno ricordati dai posteri come gli ultimi Senatori della Repubblica: chi colleziona auto d'epoca, chi ha aperto una catena di agriturismo e chi passa il tempo ad acquistare redditizie azioni di multinazionali in giro per il mondo, per non dire di barche, terreni, fabbricati e macchine sportive.

C'è persino chi, pur amando le automobili non sopporta il traffico, come Donato Bruno (FI), proprietario di un'Alfa 160, una Porsche, una Mercedes ed una Smart Coupè, ma anche di una Vespa, che è l'unico mezzo che gli permette di muoversi a Roma: sempre meglio del “tradimento ideologico” operato dal collega di partito Vincenzo Gibiino, presidente del Ferrari Club Italia, intestatario di una Maserati e di una Porsche.

Ma non v'è dubbio che, di questi tempi, è sempre meglio buttarsi su realtà solide come il “mattone”, come deve aver pensato anche Luciano Rossi (Ncd), già presidente della Federazione Italiana Tiro a Volo, al quale risultano intestati la bellezza di 108 tra fabbricati e terreni, oltre a 2 Mercedes e 2 Bmw: numeri, questi, da far impallidire anche Luigi Marino (Gruppo per l'Italia), 21 immobili tra case e autorimesse, o Andrea Marcucci (Pd) con i suoi 20 fabbricati e terreni, 9 partecipazioni in varie società ed incarichi in altre 12, un'Aston Martin e una barca a vela.

Anche a Nicolò Ghedini, meglio noto come l'avvocato di B., le cose non vanno di certo male, con 18 fabbricati, 5 terreni (tutti in Veneto), 3 agriturismi e l'inseparabile Audi 8: sempre meglio della "riformatrice" Anna Finocchiaro (Pd), che si accontenta di soli 10 appartamenti, 10 partecipazioni societarie e di un'Alfa Mito, ma peggio della neorenziana Emma Fattorini (Pd), proprietaria di 30 terreni tra Lipari ed Orvieto e 10 case sul litorale di Cervia.

Prima di lasciare i propri scranni a sindaci ed assessori regionali, non sarebbe il caso di sottoporre gli ex senatori al politometro? Anche perchè, giunti a questo punto, saremmo davvero molto curiosi di sapere: a quanto ammontava il loro patrimonio, qualche anno prima di intraprendere la carriera politica?

martedì 30 luglio 2013

Ma davvero io sono più benestante di Enrico Letta?

E' bene mettere in chiaro, fin da subito, una cosa: il premier Enrico Letta non è più povero di me, anzi.

Il fatto è che, a seguito di una circolare del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi, in ottemperanza di quanto previsto dalle normative sulla trasparenza introdotte con il Dlgs. n. 33 del 14 marzo scorso, tutti i membri del governo hanno dovuto pubblicare online i dati sulla loro situazione reddituale e patrimoniale.

Ciò che mi ha stupito vedere, al riguardo, sono stati i dati forniti dal nostro Presidente del Consiglio, in relazione al patrimonio di sua proprietà.

Probabilmente, ho subito pensato, aver fatto di mestiere il “nipote” per 26 anni, non gli ha reso poi così tanto.

Infatti, a fronte di un reddito imponibile, per l'anno 2012, di 123.893 euro lordi (?), Enrico Letta ha dichiarato di non possedere alcun patrimonio, in pratica nemmeno l'automobile.

A differenza di chi scrive, invece, che risulta proprietario (al 50% con la propria consorte) di un appartamento (gravato ovviamente da un mutuo) e di una Toyota immatricolata nel 2003.
Di fatto -quantomeno sotto il profilo patrimoniale- sono più ricco io!

Ora, non è per fare i conti in tasca al premier (anche se...perchè no?) ma, sempre a differenza del sottoscritto, Enrico Letta proviene da una famiglia nella quale il padre è stato professore all'Università di Pisa, oltre ad aver ricoperto diversi incarichi di prestigio.

Inoltre, già nel 1998, a soli 32 anni, l'attuale Presidente del Consiglio era già stato Ministro, mentre la sua prima elezione in Parlamento risale al 2001: un vero e proprio predestinato.

Ora, come tutti sanno, i parlamentari italiani sono i più pagati d'Europa (fatti salvi quelli del Movimento 5 Stelle che restituiscono gran parte delle indennità), tanto che sorge spontanea la domanda: dove avrà messo tutti i soldi finora incassati il nostro “ggiovane” premier?

La prima risposta che viene alla mente è che potrebbe averli spesi tutti, e del resto sarebbe più che lecito.
Mentre -sempre il sottoscritto- il cui papà non è stato professore universitario (avendo trascorso i suoi anni migliori a combattere per la patria), che di lavoro non fa il politico, per il solo fatto di avere un appartamento di proprietà e un'auto vecchia di dieci anni, si ritrova, invece, a dover pagare Imu, mutuo, bollo e Rc auto.

Non so, magari il cattolico Letta avrà intestato tutto alla sua seconda moglie, oppure avrà speso tutto quanto per il mantenimento dei suoi tre figli, oltre che per quello della prima moglie, tra l'altro completamente cancellata (come l'ex moglie trentina del Duce) dalle biografie che lo riguardano.

Alla fine, mi sono dovuto arrendere: è proprio vero, io sono più benestante di Enrico Letta.