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mercoledì 16 ottobre 2013

Debito pubblico: la Troika minaccia una patrimoniale del 10%

In un Paese come il nostro, nel quale gli unici patrimoni alla luce del sole sono quelli di lavoratori e pensionati, la proposta che il Fondo Monetario Internazionale ha inserito nel Fiscal report di ottobre, per la maggior parte delle famiglie italiane rappresenterebbe un vero e proprio default.

Nonostante l'alquanto imbarazzata smentita, affidata ad un comunicato dell'Istituto guidato da Christine Lagarde, l'ipotesi paventata nel documento anticipato da un quotidiano belga riguarderebbe il prelievo forzoso del 10%, da attuarsi in quindici Paesi dell'Eurozona (Italia compresa), al fine di abbattere il loro debito pubblico.

Proprio così, come si legge a pagina 49 del report Ridurre il debito pubblico ai livelli del 2007, richiederebbe una aliquota intorno al 10% del patrimonio delle famiglie con ricchezza netta positiva”.

Di più: lo stesso autore del box, un analista del Fmi salvo prova contraria, ammette che in passato il provvedimento non si è rivelato efficace, solo perché il ritardo nella sua attuazione, ha dato spazio ad una fuga di capitali.

Un chiaro suggerimento ad agire di sorpresa (alla faccia del popolo sovrano), proprio come fece il governo guidato da Giuliano Amato (sodale di Bottino Craxi), nella indimenticata notte tra il 9 e il 10 di luglio del 1992, quando rapinò, letteralmente, il  6 per mille dai conti correnti degli italiani.

Con il risultato che il debito pubblico, negli anni successivi, ha continuato ad aumentare fuori misura, con buona pace del dottor Sottile che -probabilmente anche per questi meriti- è stato promosso a giudice ben retribuito della Corte Costituzionale.

Ma il dossier dell'organizzazione economica di Washington, seppur frettolosamente sconfessato dai vertici del Fmi, lancia addirittura un sinistro monito: il prelievo forzoso di capitale privato, infatti, si renderebbe necessario, soprattutto al fine di scongiurare i rischi legati al ripudio del debito pubblico.

La Troika ha, dunque, iniziato a mettere le mani avanti, in vista delle prossime elezioni europee del 2014: nelle sue farneticanti ricette economiche c'è, infatti, tutta la paura della grande finanza per un risultato ampiamente negazionista di questo modello di società diseguale e retta dalle banche, con la complicità servile di classi dirigenti e politiche decisamente inette, incompetenti e corrotte.

In alto i cuori, ci vedremo a Bruxelles, sarà un piacere.