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domenica 5 gennaio 2014

La mannaia del fisco si abbatte sul 95% delle imprese italiane

La realtà, purtroppo, è decisamente più cruda delle favole raccontate un giorno sì, un altro pure, dal premier Enrico Letta, al punto che nel 2013 l'inasprimento fiscale ha pesantemente colpito il 95% delle aziende operanti in Italia: a rivelarlo è la Cgia di Mestre, secondo la quale la mannaia del fisco ha raggiunto per queste imprese, delle percentuali che oscillano tra il 53% e il 63%.

Si tratta di un livello mai raggiunto nel passato, soprattutto per le aziende con meno di 10 addetti, per le quali nel 2014 andrà addirittura peggio: un artigiano che lavora da solo (reddito annuo di 35.000 euro), ad esempio, se nel 2013 ha versato allo Stato e agli Enti locali complessivamente 18.564 euro, quest'anno il fisco lo obbligherà a versare 1.216 euro in più di quanto già pagava nel 2011.

Dai dati della Cgia emerge, inoltre, che circa il 70% degli artigiani e dei commercianti presenti nel nostro Paese lavora da solo, oppure partecipa ad imprese di dimensioni assai ridotte: per una pmi con 2 soci e 10 dipendenti (reddito di 100.000 euro al lordo dei compensi degli amministratori, pari a 60.000 euro), ad esempio, la pressione fiscale ha toccato il 63,4%, assommando un totale di tasse e contributi per il 2013 pari a 63.424 euro, con un inasprimento di 2.016 euro, rispetto ai due anni precedenti.

Tutto ciò non bastasse, ecco che per gli onesti la pressione fiscale effettiva è ormai salita al 56%, visto che in Italia, già nel 2012, l'economia sommersa era pari al 21,6% del Prodotto Interno Lordo, ovvero il valore più elevato di tutta l'eurozona: infine, tra i quattro più importanti partner europei, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, solo nel Regno Unito l'onere fiscale gravante sui profitti da impresa ha registrato un'incidenza del gettito sul Pil (3,1%) di poco superiore a quella italiana (2,8%).

sabato 7 settembre 2013

Cgia: italiani tartassati, fisco al 53,6%

Attenzione: non si tratta di un vecchio film con Totò e Aldo Fabrizi (I tartassati), no, è tutto vero: l'Italia potrà a breve fregiarsi dell'ennesimo incredibile primato negativo: entro la fine dell'anno in corso, infatti, la pressione fiscale nel nostro Paese è destinata a raggiungere il 44% del Pil.

Questo è quanto denuncia la Cgia di Mestre, precisando, altresì, che ogni italiano verserà mediamente nel 2013 per imposte, tasse e contributi vari 11.629 euro, ovvero il 120% in più di quanto pagava, ad esempio, nel 1980 (5.272 euro, al netto dell'inflazione).

Trentatrè anni fa, inoltre, il gettito fiscale e contributivo era pari a 63,8 miliardi di euro, mentre quest'anno -secondo le stime di Cgia- entrerà nelle casse dello Stato l'incredibile cifra di 694 miliardi di euro.

Si tratta, ovviamente, di stime non ancora definitive, anche perché lo studio condotto dalla Cgia ha tenuto conto delle disposizioni fiscali introdotte dal governo Letta, ovvero quelle relative alla proroga delle agevolazioni Irpef per ristrutturazione edilizia e risparmio energetico, del differimento dell'aumento dell'Iva e, infine, della tanto sbandierata abolizione della prima rata dell'Imu.

Per il segretario della Cigia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, ci sarebbe un'ulteriore puntualizzazione da fare, ovvero che non bisogna dimenticare che, per i contribuenti onesti, la pressione fiscale reale si attesta ormai al 53,6 per cento”, tanto da poter tranquillamente affermare che “nel 2013 gli italiani hanno lavorato per il fisco sino alla metà del mese di giugno”.

Una via d'uscita possibile per ridurre le tasse -secondo Bortolussi- potrebbe essere quella di procedere, finalmente, ad una riduzione strutturale della spesa pubblica improduttiva, riprendendo con ciò in mano il federalismo fiscale che -conclude il segretario della Cgia di Mestre- rappresenta l'unico strumento utilizzabile per raggiungere tale obiettivo.

Le esperienze degli altri Paesi europei ci dicono, infatti, che gli stati federali hanno un livello di tassazione ed una spesa pubblica maggiormente ridotta, a fronte di una macchina statale più agile ed efficiente, mantenendo l'offerta di servizi ad un alto livello di qualità.

In questi termini, sarebbe bene iniziare subito, mandando a casa quella che rappresenta oggi la più ingiustificata spesa improduttiva di questo Paese: il partito unico del Pdlmenoelle, che sta impunemente governando con la benedizione del suo altolocato e degno mentore, il bis inquilino del Quirinale.