Visualizzazione post con etichetta euroscettici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta euroscettici. Mostra tutti i post

venerdì 29 novembre 2013

Europee 2014, nessuna diga potrà reggere l'onda d'urto euroscettica

E' sotto i loro occhi ogni giorno, eppure, i pennivendoli di regime 'rimuovono' psicanaliticamente ciò che sta accadendo, non solo in Italia, ma praticamente in tutti i ventotto stati membri dell'Unione Europea: governanti, uomini di partito, banchieri, grandi imprenditori, sindacalisti, ostinatamente non vogliono prendere atto che, quanto è avvenuto nel nostro Paese con la fine del berlusconismo, è destinato ad avere ripercussioni più ampie, con intere classi dirigenti che saranno presto 'dimissionate' dai cittadini che le considerano il vero problema di questa crisi infinita.

Ovunque nell'eurozona, il rifiuto nei confronti delle 'elites' istituzionali è maggioritario, o sta per diventarlo, tanto che le elezioni europee 2014 si apprestano a diventare lo specchio di tale tendenza, liquidata dai media come 'nazionalista' o 'euroscettica': statene certi, questi disinformatori di massa cadranno un'altra volta dalle nuvole, dopo il voto della prossima primavera a Strasburgo, come già lo scorso febbraio, quando il MoVimento 5 Stelle si affermò come la prima forza politica italiana.

Nonostante ciò, il 'sistema' dei partiti e dei sindacati istituzionali europei ha finora conservato la propria supremazia grazie a 'legislazioni' elettorali e di rappresentanza concepite, di fatto, per escludere l'emergere di forze popolari e di opposizione (doppio turno alla francese, i quorum tedeschi, il 'porcellum' e l'inciucio all'italiana): nel caso delle elezioni europee, però, non potranno contare su queste 'dighe', per reggere l'onda d'urto.

Nel caso della consultazione continentale, infatti, il sistema elettorale è ancora proporzionale, e non artificiosamente maggioritario, tanto che, sebbene l'europarlamento abbia scarsi poteri, una vittoria complessiva degli 'euroscettici' nel 2014 non potrà non riverberarsi sulle scelte elettorali e di governo anche sul piano nazionale.

In questi termini, l'anello debole della catena, è oggi senz'altro rappresentato dalle potenti centrali sindacali: il loro compito istituzionale sarebbe quello di tutelare categorie di lavoratori ma, in un'Europa che sta mostrando la carne viva di una diffusa disoccupazione, soprattutto giovanile e di mezza età, tale rappresentanza non ha, in pratica, alcun potere contrattuale, come le piazze insegnano.

Eppure partiti come la neo-rinata Forza Italia, il Pd di renzicuperlocivati, oppure sindacati come la Cgil, si stanno buttando a capofitto su falsi programmi 'sociali' per tentare, in extremis, di recuperare il favore popolare: ma, come ben sanno, è una strategia destinata all'insuccesso, e ciò per una semplicissima ragione: se questi 'attori' perseguissero realmente obiettivi contrari alle politiche europee di austerity, i burattinai della troika Fmi-Bce-Commissione di Bruxelles toglierebbero letteralmente la sedia da sotto i loro imbolsiti deretani.

Le promesse demagogiche di una maggiore giustizia sociale, fin qui utilizzate ai soli fini elettorali, ormai non attecchiscono più, perlomeno sulla gran parte dei cittadini delusi, indignati e disillusi dagli attuali protagonisti al governo della politica e dell'economia: sarà, dunque, una corsa-boomerang quella delle classi dirigenti al potere, chiuse in una sorta di  fortino fatto di privilegi, ormai ineluttabilmente accerchiato e sul punto di capitolare.