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venerdì 5 settembre 2014

Esercito impegnato a produrre marijuana di Stato

Da anni sono ormai universalmente riconosciute le proprietà medicali della cannabis, in particolare per la cura dei sintomi di numerose e gravi malattie neurologiche, oltre che nella cosiddetta terapia del dolore per gli ammalati di Aids e di cancro: ad oggi, però, in Italia la marijuana per uso terapeutico viene ancora importata esclusivamente dall'estero, con costi decisamente elevati.

Eppure la prima legge che ne autorizzava l'uso terapeutico nel nostro Paese risale, addirittura, al 1990, l'ultima al 2007: nonostante in questi ultimi anni Puglia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana abbiano provveduto a disciplinare la materia con delibere atte a garantire l'adeguata copertura finanziaria per l'approvvigionamento della sostanza, pare che anche in quelle regioni sia molto complicato farsi prescrivere da un medico e, quindi, riuscire ad ottenere da una farmacia ospedaliera il farmaco a base di cannabinoidi.

Una speranza, in questi termini, sembrerebbe affiorare grazie all'inatteso via libera dei Ministeri della Salute e della Difesa, che hanno deciso di affidare nientemeno che all'Esercito, ovvero all'istituto farmaceutico militare di Firenze, la produzione anche per uso civile di farmaci derivanti dalla marijuana: non è da escludere che, entro il prossimo anno, i farmaci cannabis free possano già essere disponibili nelle farmacie italiane.

mercoledì 24 luglio 2013

ESERCITO | SPRECHI: ABOLIRE SUBITO LA MINI-NAJA VOLUTA DA IGNAZIO LA RUSSA

L'iniziativa denominata “Vivi le Forze Armate”, meglio nota col nome di “mini-naja”, voluta e ottenuta dall'allora Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, compie, in questi giorni, quattro anni.
Un (troppo) lungo periodo costellato da un notevole spreco di denaro pubblico, che non può certo essere più tollerato, soprattutto in questi tempi di grave crisi economica.
L'iniziativa, che in questi anni ha coinvolto migliaia di giovani volontari, ha fin da subito mostrato il suo chiaro scopo propagandistico di una cultura militarista.

Infatti, come ben spiegava il colonnello Alessandro Pinelli, Comandante del 6° Reggimento Alpini, all'avvio del progetto, era destinato “A far recepire i valori e il significato di fare il soldato, il 'cittadino soldato': valori che oggi, con la sospensione della leva obbligatoria, sono sempre meno diffusi e meno percepiti dalle giovani generazioni”.
Ma dietro questa iniziativa, non ci sono solo scopi propagandistici, non ci sono solo ragazzi e ragazze che 'giocano' a fare la guerra, con elmetto in testa e fucile in spalla.
Secondo Luca Marco Comellini (ex militare e sindacalista), Segretario del Partito dei Diritti di Militari, la mini-naja voluta dall'ex Ministro La Russa, avrebbe addirittura finalità di carattere commerciale e politico.

Il dato più banale” -spiega Comellini- “è che grazie a questa iniziativa si genera un grosso circuito di vendita dei prodotti del merchandising militare, visto che i ragazzi pagano una cauzione di 350 euro per il vestiario militare, che usano durante l'addestramento, e che poi tutti si tengono.
La cosa più grave, in tutto ciò, è il fatto che questi mini-soldati al termine del corso possono iscriversi automaticamente alle associazioni d'arma, ovvero a quelle consorterie che vivono di sovvenzioni statali, tra l'altro erogate in base al numero degli iscritti, e che manovrano cariche e voti ad ogni tornata elettorale.

Qui sta il punto: secondo voi, qual'è l'uomo politico che ci sta guadagnando di più da tutto questo? 'Diciamolo'... il suo ideatore Ignazio La Russa, che grazie alla mini-naja vede ingrossarsi a dismisura le fila dei propri adepti.
L'ex Ministro della Difesa è, infatti, nientemeno che Presidente onorario di un'associazione che raccoglie tutti i 'reduci' dell'iniziativa “Vivi le Forze Armate”.
Pur dichiarandosi 'apolitica', l'associazione dei 'balilla' di La Russa chiede ai propri membri maschi d'indossare in pubblico una 'sobria' divisa composta da basco militare, vestito nero e cravatta blu, alle femmine di 'raccogliere i capelli in un ordinato chignon', sempre ai maschi, di 'curare' la barba.

Guarda caso, uno stile che si trova in perfetta sintonia con l'invito rivolto a tutti gli appartenenti alle Forze Armate dal generale Vincenzo Lops, ex comandante del contingente italiano a Nassyria.
L'invito, in pratica, è quello di tagliare barbe e pizzetti, perché, come spigato nella circolare “un volto pulito e rasato è fondamentale dal punto di vista della marzialità, della disciplina e dell'aspetto esteriore, segno di vigore ed ordine militare”.

Roba che nemmeno ai tempi del Duce “Sono questi” -si chiede infine Comellini- “i valori fondamentali che vengono insegnati alle 'giovani marmotte' reclutate con la mini-naja?”.
C'è poco da ironizzare: qui occorre lanciare un appello al Parlamento per l'abolizione immediata della costosa e demenziale iniziativa “Vivi le Forze Armate”, con contestuale revisione dei finanziamenti di tutte le associazioni d'arma presenti sul territorio nazionale.