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sabato 23 novembre 2013

Ma l'Italia è ancora una democrazia?

Al contrario di quanto a prima vista potrebbe sembrare, il saper distinguere tra una democrazia e una dittatura non è affatto facile, nonostante qualcuno sia ancora convinto che il regolare svolgimento di consultazioni elettorali possa di per sé rappresentare un buon indicatore.

Ne è convinto, ad esempio, il Cavaliere a delinquere Silvio Berlusconi, per il quale il potere costituzionale della magistratura dovrebbe soggiacere al giudizio espresso nei suoi confronti dagli elettori, e ne sono altrettanto convinti pure l'attuale premier-nipote Enrico Letta e il suo mentore Re Giorgio, letteralmente terrorizzati dall'ipotesi di un “Grillo al 51%”.

Ma le cose non stanno così: il mondo è pieno di dittatori eletti tra i brogli o contro un'opposizione che non ha nessuna possibilità di vincere, oppure di dittature hanno persino stabilito un patto implicito con l'opposizione, per cui quest'ultima può presentarsi alle elezioni, a condizione che non si metta in testa di vincerle.

Inoltre, non bisogna dimenticare che le dittature si possono presentare in forme molto diverse: un regime totalitario che ha il controllo su tutti gli ingranaggi del potere (stato, mercato, partiti, sindacati, organizzazioni della società civile e mezzi di comunicazione), non è la stessa cosa di un regime cosiddetto autoritario, in cui esistono un simulacro di pluralismo e cittadini parzialmente indipendenti.

Infine, secondo la divisione al tempo operata da Niccolò Macchiavelli, ci sono dittatori che si accontentano di essere temuti, con ciò reprimendo gli oppositori e offrendo benefici ai propri sostenitori, e altri, più megalomani, che pretendono di essere anche amati: obiettivo, quest'ultimo, che richiede una capillare opera di propaganda e un lavaggio del cervello collettivo.

Neanche le democrazie, del resto, sono così semplici da spiegare: parecchie di queste, infatti, lo sono solo un giorno ogni quattro-cinque anni, tanto da meritare l'appellativo di democrazie “elettorali”, altre sono addirittura riuscite nel paradosso d'essere considerate democrazie, pur senza rispettare i diritti umani o il principio di uguaglianza davanti alla legge (democrazie illiberali).

Altre democrazie, come quella israeliana, sono invece tali solo per una parte della popolazione, distinguendo all'interno dello stesso territorio tra cittadini a pieno diritto e sudditi totalmente sottomessi.

Ci sono, infine, le democrazie dove questioni come l'onestà, la moralità, la legittimità, la rappresentatività o la responsabilità versano in una crisi tanto profonda, che la parola stessa “democrazia” sempre più spesso appare come una formula vuota e priva di ogni significato: ma, allora, l'Italia è ancora una democrazia?