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sabato 28 settembre 2013

Crisi infinita: da gennaio chiusi 50mila esercizi commerciali

Situazione al limite del tracollo per il nostro commercio: nei primi otto mesi dell'anno, infatti, hanno chiuso i battenti 50.000 esercizi, tra i quali 4.600 solo tra bar e ristoranti, mentre una chiusura ogni quattro riguarda negozi d'abbigliamento.

Proprio così, anche il settore della moda, che fino a non molto tempo fa sembrava quasi del tutto immune dall'onda recessiva, è letteralmente crollato: da gennaio ad oggi, infatti, a fronte dell'apertura di 3.400 nuove attività nei comparti abbigliamento e tessile, ben 8.162 hanno chiuso bottega.

Che significa un saldo negativo di 4.762 unità, ovvero che una cessazione su quattro nell'ambito del commercio al dettaglio, va riferita esclusivamente a questo comparto.

Stando ai dati forniti dall'Osservatorio di Confesercenti, le previsioni per fine anno sono addirittura peggiori, tanto da far seriamente ipotizzare la perdita complessiva di almeno 90mila posti di lavoro.

A dispetto di quanto pensano dei giovani choosey nell'ormai ex governo di Capitan Findus, nonostante il dilagante fenomeno della disoccupazione giovanile, le nuove leve italiane non hanno alcuna intenzione di arrendersi: per crearsi un posto di lavoro, diventano imprenditori.

Tanto che nel primo semestre del 2013, quattro su dieci delle nuove attività commerciali sono state avviate da under 35: ristorazione e turismo, in particolare, si sono confermati quali ammortizzatori della disoccupazione sia giovanile, che femminile.

Il problema, semmai, è che queste nuove imprenditorialità, in genere, hanno una breve durata: dopo soli tre anni, infatti, si registra una chiusura del 30% nel settore del commercio, del 40% in campo turistico.

Secondo Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti, servirebbe un cambio di mentalità a 360 gradi, anche perché, senza innovazione, in Italia non è più possibile fare impresa.

Si salva, infatti, solo il web, che ha fatto registrare il lusinghiero risultato di +24, 5% di apertura di negozi online, soltanto negli ultimi venti mesi.

Se questa è la malattia, la cura potrà mai essere l'aumento dell'Iva? Senz'altro meglio un salto nel buio a mirar le 5 Stelle, che subire un suicidio assistito per mano di questi partiti...