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martedì 11 marzo 2014

Allarme Istat, in Italia a crescere è solo la tassazione

Mai come ora c'è bisogno di uscire dalla maretta degli annunci fumosi di Renzusconi, come sempre amplificati dal solito acritico megafono dei media di regime, per agire concretamente verso una corposa riduzione del cuneo fiscale: l'allarme, questa volta, giunge direttamente dalle parole del Presidente dell'Istat, Antonio Golini.

L'attuale tassazione dei redditi da lavoro dipendente, sommata alla variegata gamma di gabelle nazionali e locali, secondo il numero uno dell'Istituto nazionale di statistica, avrebbe infatti causato “una caduta di intensità eccezionale del potere d'acquisto delle famiglie italiane”.

Durante la sua audizione dinanzi Commissione Finanze del Senato, Golini ha infatti riferito che “nel 2012, a fronte di una flessione del Pil del 2,4%, il potere d'acquisto delle famiglie italiane è diminuito del 4,7%”: si tratta di una caduta mai vista del potere d'acquisto, che arriva tra l'altro dopo un quadriennio caratterizzato da un inarrestabile declino.

E c'era pure chi già vedeva la luce in fondo al tunnel...

L'Istat punta dunque il dito sull'abnorme fiscalità che grava sulle spalle degli italiani, indicandola come principale causa del crollo del potere d'acquisto: mentre nella maggior parte degli altri Paesi europei la pressione fiscale è diminuita complessivamente, nel periodo, di 0,5 punti percentuali, in Italia al contrario è aumentata del 3%, raggiungendo la vetta del 43,8% del Prodotto Interno Lordo.

Alla sbarra degli imputati anche il cuneo fiscale e contributivo dei lavoratori dipendenti, che nel 2012 ha raggiunto quota 49,1% dell'intero costo del lavoro, vale a dire che i lavoratori hanno percepito mediamente 16.153 euro l'anno, costando d'altro canto ai datori di lavoro complessivamente  31.719 euro.