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domenica 20 luglio 2014

Rinnovabili, l'Uruguay di Mujica taglia le bollette elettriche

Potrebbe sembrare un paradosso ma, ad attenuare la delusione degli uruguaiani per la prematura eliminazione dai mondiali di calcio brasiliani ad opera del Costarica, ci ha pensato la buona politica, quella del presidente Pepe Mujica: a partire da questo mese, infatti, in Uruguay le famiglie avranno un taglio dei costi del 5,5% sulle bollette elettriche, mentre le piccole e medie imprese beneficeranno di un calo del 6%, un autentico sollievo in un paese in cui per anni l'energia è stata sempre parecchio costosa.

Basti pensare che, fino a non molti anni fa, per i poco meno di 3,5 milioni di abitanti dell'Uruguay, causa l'assenza di riserve di petrolio o di gas, la bolletta energetica rappresentava un costo particolarmente oneroso, tanto da costringere la maggior parte delle famiglie a fare a meno dei più comuni elettrodomestici, come la lavatrice o la lavastoviglie, considerati per questo motivo alla stregua di beni di lusso.

Fortunatamente questo scenario sta ora subendo una rapida evoluzione, come ha spiegato Ramon Mendez, direttore nazionale del settore Energia del piccolo paese sudamericano “In Uruguay stiamo perseguendo con tenacia delle politiche a lungo termine, pochi paesi al mondo lo stanno facendo come da noi: l'introduzione a pieno regime delle energie rinnovabili aumenta la nostra sovranità, si tratta della sopravvivenza stessa dell'economia”.

Dal 2008, infatti, l'Uruguay investe ogni anno il 3% del Pil per riconvertire il proprio sistema energetico: pur se parte del merito va attribuito anche al clima, con le forti piogge che facilitano l'idroelettrico, occorre prendere altresì atto che l'84% dell'elettricità uruguaiana proviene da fonti rinnovabili come vento e sole, oppure bruciando i rifiuti delle coltivazioni agricole, tanto che si calcola che l'energia pulita raggiungerà presto la soglia del 40% della produzione totale.

In questi termini il modello uruguaiano, a differenza di quanto avviene in Europa, non si basa su sovvenzioni pubbliche, bensì sull'associazione tra pubblico e privati, su aste aperte e sulla possibilità di scegliere la tecnologia più matura e conveniente per il Paese, al punto che -sempre a detta di Mendez- “Uno dei più grandi risultati si è registrato con l'installazione dell'eolico, constatato che in Uruguay il vento è più stabile della pioggia, si ripete ogni anno e rappresenta altresì un vero business finanziario”.

Così entro i prossimi 10 anni, grazie a politiche lungimiranti e ad investimenti per l'energia pulita provenienti anche da Paesi europei come la Spagna, uno tra i più piccoli stati sudamericani che fino a non molti anni fa dipendeva totalmente dalle importazioni di petrolio, potrebbe essere autosufficiente oltre che diventare a propria volta un esportatore di energia.