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martedì 2 dicembre 2014

Condanna Ue, 40 milioni subito e 237mila euro al giorno per discariche abusive

Non è un mistero, visto che già nel 2007 una sentenza della Corte Europea aveva sancito che l'Italia era venuta meno, in modo generale e persistente, agli obblighi imposti dalle direttive comunitarie in materia di rifiuti, rifiuti pericolosi e alle discariche di rifiuti: tanto che, nel corso del 2013, la Commissione Ue ha preso atto che il nostro Paese non aveva ancora provveduto a dare attuazione a tutte le misure contenute nel dispositivo di quella sentenza, emessa sei anni prima.

Fino al 2007, infatti, ben 218 discariche situate in 18 delle 20 regioni italiane non risultavano conformi alle direttive comunitarie, di cui 16 violavano apertamente le norme europee in materia rifiuti pericolosi e, per 5 di queste, l'Italia non era stata in grado di dimostrare che queste fossero state oggetto di riassetto o di chiusura.

Nel corso dell'attuale causa, invece, la Commissione Ue ha denunciato che sarebbero ancora 198 le discariche italiane fuori norma, di cui 14 in violazione della direttiva sui rifiuti pericolosi e 2 non rispettose della direttiva europea sulle discariche rifiuti.

Per la Corte Europea, dunque, il nostro Paese sarà ora condannato a pagare subito una somma forfettaria pari a 40 milioni di euro, nonché a versare un'ulteriore penalità di 42,8 milioni, a cadenza semestrale (circa 237mila euro al giorno), da oggi fin tanto non sarà data completa esecuzione alla sentenza del 2007.

Ciò in quanto, come rileva l'Organo di giustizia lussemburghese, “le operazioni sono state compiute con grande e non giustificata lentezza”, visto che “un numero considerevole di discariche abusive si registra tutt'oggi nella quasi totalità delle regioni italiane.

giovedì 9 ottobre 2014

Crimini ambientali, animali a rischio estinzione

Messo di fronte alle stragi quotidiane causate dai tanti focolai di guerra pericolosamente accesi sul nostro pianeta, il tema della progressiva estinzione delle specie animali potrebbe anche essere considerato, per certi versi, non meritevole di tanta attenzione: eppure, secondo un recente rapporto del Wwf, a fronte di una popolazione umana in costante aumento a partire dagli anni settanta, gli appartenenti al regno animale si sono drasticamente ridotti, con grave rischio per l'intero ecosistema nonché per la nostra stessa sopravvivenza.

Secondo gli ambientalisti, infatti, ben il 60% degli elefanti delle foreste dell'Africa centrale e occidentale denota una costante decrescita, la popolazione dei leoni del Mole National Park del Ghana è diminuita addirittura del 90%, e la stessa tragica sorte sta per toccare anche i rinoceronti, gli oranghi, gli uccelli migratori, i lupi, gli orsi e i cetacei.

Basti pensare, al riguardo, che solo nel corso dell'ultimo anno sono stati ammazzati tra i 22.000 e i 25.000 elefanti (ad una media di 70 al giorno), mentre in Sudafrica negli ultimi 7 anni si è passati da 13 agli attuali 1.004 rinoceronti uccisi: allarme rosso, poi, per un altro animale ormai pericolosamente avviato sulla china dell'estinzione come la tigre, di cui si conta la soppressione di ben 1.400 esemplari in 10 anni, su una popolazione di poche migliaia.

Questa ennesima catastrofe criminale sta ormai distruggendo non solo i sistemi naturali e le biodiversità, bensì sta letteralmente devastando l'esistenza di interi gruppi sociali autoctoni, oltre che rendere tutti, noi occidentali compresi, immensamente più poveri ed esposti ad ignoti rischi per la nostra stessa salute.

Per non dire del coinvolgimento della criminalità internazionale in questa piaga che sta minando il futuro della Terra: a tale proposito, secondo il Living Planet Report, il commercio degli animali, in particolare di quelli esotici, rappresenterebbe il quarto mercato illegale mondiale, subito dopo quello della droga, armi ed esseri umani, con un giro d'affari di 23 miliardi di dollari l'anno.

Tutto ciò, in un contesto di crimini ambientali diffusi come la deforestazione, il bracconaggio, la pesca di frodo, le estrazioni illecite, scarichi abusivi di rifiuti tossici, che contribuiscono a far lievitare il costo di tali nefandezze fino a 213 miliardi di dollari ogni anno, com'è ampiamente dimostrato dalle indagini condotte da Unep (Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente) e Interpol.


venerdì 8 agosto 2014

Ora il governo autorizza lo scarico dei rifiuti in mare

Al Dicastero retto da Gian Luca Galletti (terzo Ministro in un anno) l'hanno ribattezzato col nome di “ambiente protetto”, forse con il maldestro intento di nascondere ciò che, in effetti, si cela tra gli articoli e i commi del Decreto 91, pubblicato in Gazzetta ufficiale ed entrato in vigore già dallo scorso 25 giugno 2014: un vero e proprio regalo alle industrie con sede in Italia, che avranno ora il via libera ad inquinare.

Questo perché, grazie al provvedimento emanato dal governo, sarà consentito ai grandi poli manifatturieri di sversare oltre i limiti fino ad oggi consentiti dalla legge, ciò in proporzione alla loro capacità produttiva: in questo caso l'autorizzazione riguarda rifiuti contenenti alluminio, arsenico, cromo, ferro, mercurio, piombo, nichel, fino ai solventi organici, con una deroga allo sforamento da definirsi di volta in volta in sede ambientale.

Tra le righe del documento si annida, inoltre, un meccanismo assolutamente perverso: più elevata è la produzione di un'azienda, meno restrittivi saranno i limiti imposti alla stessa riguardo l'immissione di sostanze inquinanti a mare, tanto da far rabbrividire al solo pensiero di ciò che potrebbe accadere al petrolchimico di Porto Marghera, alla centrale di Porto Torres, al polo petrolchimico di Gela o, peggio, all'Ilva di Taranto.

E' chiaro a tutti che la “schifezza” di questa legge sta proprio nello stabilire una proporzione diretta tra volumi prodotti e quantità massime di agenti inquinanti da scaricare nelle acque marine, al punto da innescare una situazione del tutto paradossale: le piccole imprese saranno chiamate a rispettare limiti imposti a priori, mentre le grandi potranno sversare quanto e come vogliono a mare.

Non solo, con il Decreto 91 si cancellano anche i limiti di riferimento previsti per la bonifica delle aree militari (caserme, poligoni di tiro, campi di addestramento), attraverso l'innalzamento dei parametri massimi di contaminazione del suolo da sostanze tossiche e altamente cancerogene in aree che, com'è noto, sono depositarie di materiali nocivi derivanti dalle attività per cui sono destinate.

Infine, giusto per non farsi mancare niente, il governo ha deciso di introdurre nella nuova disciplina legislativa il tanto sbandierato principio del cosiddetto “silenzio-assenso”, valido anche per i piani di bonifica che saranno avviati entro il 31 dicembre 2017, concedendo appena 45 giorni di tempo agli organi amministrativi preposti per operare i dovuti controlli e, del caso, certificare la correttezza della bonifica: il che significa, viste le lungaggini della nostra burocrazia, che ogni piano di smaltimento risulterà automaticamente approvato.

martedì 8 luglio 2014

Spreco alimentare: ogni anno otto miliardi di cibo finiscono nella spazzatura

Nonostante la crisi economica, le cattive abitudini rimangono dure a morire: secondo quanto emerge dal Rapporto 2014 di Waste Watcher Knowledge for Expo (l'osservatorio attivato da Last minute market) presentato in questi giorni a Milano, nel nostro Paese finirebbero nella spazzatura ben 8,1 miliardi di euro di cibo l'anno, equivalenti a circa 6,5 euro settimanali per ogni famiglia.

Dal sondaggio condotto emerge, altresì, che il 63% delle persone intervistate si dichiara più propenso ad un'Italia vigile contro gli sprechi, prima ancora che equa, solidale, tollerante, sicura, nonché rispettosa dell'ambiente: l'81% del campione dichiara, al riguardo, di controllare se il cibo scaduto è ancora commestibile prima di gettarlo, mentre il 30% ammette di portarsi a casa le pietanze avanzate al ristorante.

La percezione della maggioranza degli italiani (60%) è che la piaga dello spreco riguardi maggiormente il cibo, più che l'acqua (37%) o l'energia elettrica (20%): in quest'ottica, viene chiesto alle istituzioni d'intervenire con una vera e propria campagna di educazione alimentare nelle scuole, oltre alla divulgazione di informazioni (considerate utili dal 94%) sul tema dello spreco e sui danni da questo provocati sull'ambiente.

Inoltre, mentre ben il 90% degli intervistati dichiara di leggere sistematicamente sulle etichette la data di scadenza dei cibi e l'83% afferma di conoscere la differenza tra “data di scadenza” (within) e “preferenza di consumo” (best before), solo poco più della metà del campione ha dimostrato viceversa di conoscerne realmente il significato.

Tra le innovazioni più auspicate primeggiano, infine, quelle relative all'introduzione della tecnologia intelligente per il confezionamento, con packing che virano colore per dimostrare la freschezza del cibo (76%), ma anche sistemi di monitoraggio delle temperature del frigorifero (75%), nonché sistemi per la pianificazione della spesa  alimentare (67%).

lunedì 30 giugno 2014

Mobilità sostenibile: AirPod, ad aria compressa e inquinamento zero

Potrebbe rivelarsi davvero una scommessa vincente per il futuro dell'industria automobilistica italiana, messa letteralmente in ginocchio dalla crisi del settore motoristico a livello mondiale: il fatto che a Termini Imerese (Palermo) l'ex fabbrica Fiat potrebbe occuparsi dell'assemblaggio di utilitarie ibride prodotte della neo costituita Grifa Spa (Gruppo italiano fabbriche automobili), rappresenta senz'altro un segnale positivo in questa direzione.

Nel frattempo a Bolotana, area economicamente depressa della Sardegna, la società Airmobility ha annunciato di essere pronta a mettere sul mercato AirPod, la prima vettura alimentata ad aria compressa, ideata dal francese Guy Nègre, titolare di Mdi (Motor development international).


Si tratta di una rivoluzionaria due posti ad aria compressa, capace di percorrere 100 chilometri ad una velocità massima di 80 Km/h con una spesa di soli 4 euro, che potrà essere rifornita di presso apposite stazioni (2,5 minuti per il pieno), oppure direttamente da una presa di corrente con un consumo pari a 10 kW (3,5 ore per un pieno): l'auto entrerà sul mercato con un modello base al costo di 7.500 euro.

L'introduzione di questa tecnologia consentirà, inoltre, un'alternativa realmente sostenibile all'uso del carburante tradizionale, proiettando la speranza verso un'era del trasporto urbano eco-compatibile e rispettoso dell'ambiente: con i suoi 280 chili di peso, AirPod è infatti realizzata interamente in un materiale composito di fibra di vetro e resina poliestere con una capacità, in caso di incidente, di assorbimento dell'urto da due a quattro volte superiore alle carrozzerie tradizionali.

martedì 24 giugno 2014

Finanziamenti Ue per la mobilità sostenibile: dov'è finita l'Italia?

Riceveranno finanziamenti fino a 7.000 euro ciascuno, i 19 progetti selezionati dal concorso europeo denominato "Do The Right Mix", al quale hanno partecipato cittadini di tutti gli stati membri dell'Ue, per la realizzazione di iniziative rivolte all'implementazione della mobilità sostenibile urbana.

Tra le tante proposte presentate, gran parte si sono concentrate sulle modalità di utilizzo della bici in città (come la App ispirata al 'Tour de France', realizzata dalla regione di Arnhem-Nijmegen, nei Paesi Bassi), oppure sullo sviluppo di 'parcheggi intelligenti', come nella città polacca di Gdynia: tali progetti selezionati potranno, inoltre, avvalersi del sostegno Ue anche nello sviluppare attività didattiche e concorsi atti a promuovere, anche a livello locale, nuovi modelli di spostamento eco-sostenibile nelle città.

A margine di questa campagna promozionale del trasporto urbano 'green', Sim Kallas, vicepresidente della Commissione europea nonché commissario ai trasporti si è così espresso “L'Europa ha dimostrato di essere incredibilmente innovativa nella creazione di una cultura della mobilità urbana sostenibile -ha detto- “ci auguriamo che questi finanziamenti possano contribuire a che l'ottimo lavoro svolto sul campo possa continuare.

Nell'elenco dei 19 Paesi vincitori, che vanno dall'Austria alla Spagna, fino al piccolo Lussemburgo, manca -ahimè- l'Italia: si tratta di mancanza di idee, ovvero dell'endemica inerzia della politica nostrana nel saper cogliere le opportunità offerte dall'Europa?

lunedì 23 giugno 2014

Ambiente: lo smog uccide la nostra memoria

Che trascorrere gran parte della propria esistenza nelle grandi metropoli, oppure nelle vicinanze di attività industriali particolarmente inquinanti, potesse comportare seri rischi per la salute abbiamo purtroppo dovuto constatarlo, ormai da parecchi anni, sulla nostra pelle.

Già nel suo ultimo rapporto l'Oms aveva lanciato un allarme sui gravi pericoli per la salute causati dai crescenti livelli d'inquinamento, rivelando che soltanto il 12% della popolazione mondiale respira aria pulita.

Nonostante ciò, la ricerca scientifica continua a svelarci nuovi particolari: da un recente studio, condotto dai ricercatori dell'University of Southern California (Los Angeles), pubblicato su The Journals of Gerontology Series, emerge infatti che lo smog sarebbe particolarmente nocivo anche per la memoria.

In questo caso, ad un campione formato da 780 persone di età superiore ai 55 anni è stato somministrato un test per valutare le funzioni cognitive, per poi confrontare i risultati con il tasso di inquinamento atmosferico delle varie località in cui risiedevano i volontari: ciò che si è potuto notare, è che ad una concentrazione di smog più elevata, corrisponde un cervello meno efficiente.

Per quanto riguarda i deficit relativi sia alla memoria che alle funzioni cognitive, si è potuto riscontrare che i più colpiti risultavano essere gli individui che abitavano in quartieri dove le polveri sottili (particelle con diametro fino a PM 2,5) avevano una concentrazione pari a 13,8 microgrammi per metro cubo d'aria, ovvero più alte del tetto massimo stabilito negli Usa di 12 microgrammi.

mercoledì 18 giugno 2014

Ambiente: il robot che produce energia pulita

Parte dalla Sicilia, più precisamente dall'Irssat di Misterbianco (CT), la nuova frontiera del riciclo dei rifiuti organici prodotti a livello domestico che, alla fine di un processo di pre-compost, saranno in grado di produrre biogas ed energia elettrica.

Il progetto, finanziato dalla Commissione europea nell'ambito del programma Life Plus e denominato No.Waste, è stato presentato nell'ambito della manifestazione “Green Week”, tenutasi recentemente a Bruxelles.

Le ricerche condotte dall'Istituto siciliano hanno permesso di mostrare che se il robot No.Waste fosse utilizzato da una popolazione di 10-15 mila persone, la resa annua in termini di produzione di energia elettrica consentirebbe addirittura un risparmio economico di circa 70-100 mila euro l'anno, secondo le attuali tariffe degli enti di gestione italiani.

L'Irssat ha realizzato un piccolo robot capace di triturare i rifiuti organici casalinghi, agevolandone al contempo la trasformazione in pre-compost: il prodotto così ottenuto, verrebbe successivamente ritirato dalle abitazioni ogni una-due settimane, per essere sottoposto ad una seconda fase di lavorazione, che porterà alla produzione di biogas.

Il gas così generato potrà, a sua volta, essere utilizzato come fonte energetica primaria, o subire un'ulteriore trasformazione in energia elettrica: la frazione residua finale del processo, sarà comunque un compost di alta qualità, ottimo come biofertilizzante da utilizzare in agricoltura.

lunedì 16 giugno 2014

Auto elettriche novità: Tesla Motors abbatte il muro e diventa open source

Si tratta di un vero e proprio atto rivoluzionario, anche se per qualche verso c'era da aspettarselo: Elon Musk, creatore della Tesla Motors, ha infatti annunciato al mondo che le sue auto elettriche saranno open source, ovvero che le tecnologie Tesla potranno essere liberamente copiate, senza correre il rischio di finire sul banco degli imputati per aver infranto il diritto di proprietà intellettuale.

L'ingegnere elettrico, inventore e fisico originario della Serbia, poi naturalizzato statunitense, Nikols Tesla, cui si devono tra la fine dell'ottocento e i primi del novecento parecchi contributi nel campo dell'elettromagnetismo, oltre ad aver scoperto la corrente alternata, fu infatti anche un accanito sostenitore dell'energia libera per tutti.

Nonostante ciò, a prevalere furono le logiche di mercato, tanto che oggi ci ritroviamo ogni bimestre a pagare la nostra bolletta, anche se, grazie alla decisione di Musk, in futuro le cose potrebbero cambiare: dal suo punto di vista, infatti, i brevetti rappresenterebbero un ostacolo alla crescita, visto che il mercato statunitense delle auto ecologiche rappresenta ancor'oggi una piccolissima nicchia.

Con l'eccezione della California, dove le leggi impongono nel triennio 2014-2017 che almeno il 14% dei veicoli venduti in quello Stato da ciascuna casa automobilistica deve essere ad emissioni zero: ciò significa che i veri competitors della Tesla Motors non sono le altre auto elettriche, bensì il grande parco macchine ancora a benzina, attualmente in circolazione.

Così, per mostrare anche in modo concreto la nuova filosofia open source, Elon Musk ha fatto letteralmente abbattere il muro che recingeva la sede centrale della fabbrica a Palo Alto, in California: grazie a questa mossa, Tesla Motors otterrà senz'altro una maggiore visibilità sul mercato, considerato altresì che si sta già ostruendo una fabbrica per batterie al litio, da 5 miliardi di dollari.


domenica 6 aprile 2014

Arriva Biofore, l'auto alimentata a legna

Tra le tante novità ispirate al concetto di eco-sostenibilità, messe in mostra all'ultimo Salone dell'automobile di Ginevra, la Biofore è l'unica concept-car che può realisticamente fregiarsi dell'appellativo “all nature”.



La sua carrozzeria, ad esempio, è stata prodotta utilizzando materiale bio-composito derivante da fibre rinnovabili, mentre il pavimento, la consolle centrale, il cruscotto ed i rivestimenti interni, sono stati ricavati da pannelli di legno termoforati con presse ad alta temperatura.

Nata dalla collaborazione tra la società finlandese UPM (United Papers Mills), ditta specializzata nella lavorazione della carta, e la Metropolitan University di Helsinki, la Biofore deve sia le proprie forme innovative, sia la scelta dei materiali costruttivi, a quattro anni di lavoro svolto da un team di studenti universitari, guidati dal noto designer Juha Tuomola.

Se si escludono i cristalli e gli indispensabili componenti elettronici, l'unico elemento della Biofore realizzato in leghe e metalli è il motore, un tre cilindri 1.2 diesel della Volkswagen, la cui alimentazione è stata sostituita con il BioVerno, un combustibile derivato dal legno estratto da alcune raffinerie nei pressi della città finlandese di Lappeenranta.

mercoledì 2 aprile 2014

Ambiente, è dell'Italia il primato europeo delle infrazioni

Al momento sono 119 i procedimenti d'infrazione inflitti dall'Europa nei confronti del nostro Paese, suddivisi in 20 settori diversi, anche se a farla da padrone in questa poco edificante classifica continentale è senza ombra di dubbio tutto il comparto relativo all'ambiente che, da solo, ne conta ben 22.

Tanto che alla fine del mese appena trascorso la Commissione europea ha comunicato ufficialmente l'avanzamento del procedimento d'infrazione contro l'Italia, cui è imputato il mancato recepimento delle normative comunitarie in materia di valutazione dell'impatto ambientale (VIA).

Al riguardo, è stato fissato un termine di 2 mesi per recepire correttamente la normativa, decorso il quale la Commissione si troverebbe costretta a proporre un ricorso alla Corte di Giustizia europea: finora l'atteggiamento adottato dalle nostre istituzioni è sempre stato quello del “tirare a campare”, nella speranza che la Commissione UE rinunciasse ai propositi sanzionatori.

La conseguenza di tale ignavia ha portato, purtroppo, il nostro Paese ad essere, in questi termini, il fanalino di coda di tutti e 28 gli Stati membri: in quest'ultimo caso, in particolare, viene contestato il fatto che finora la legislazione italiana non prescrive che i progetti (sia pubblici che privati) con un impatto ambientale potenzialmente significativo, vengano autorizzati solo dopo un'attenta valutazione dei possibili effetti sull'ambiente e sul clima.

In altre parole, la Commissione contesta il fatto che le leggi ambientali attualmente vigenti in Italia, consentirebbero delle “scappatoie” molto pericolose per la salute dell'ambiente stesso, per non dire della “nebulosità” delle norme in merito alla partecipazione del pubblico alle procedure di VIA, tali da mettere a serio repentaglio la necessaria trasparenza dell'azione amministrativa.

I tempi concessi (2 mesi) per metterci in regola sono veramente stretti, tanto che risulta estremamente difficile immaginare un lieto fine per quest'ennesima procedura d'infrazione, a meno che Speedy Gonzales Renzie non decida che anche le tematiche ambientali, come nel caso del Senato, facciano parte di un passato in attesa di rottamazione: viva l'Italia!

giovedì 27 marzo 2014

Politiche ambientali, 720 Kmq di suolo italiano mangiati dal cemento in soli tre anni

A certificare il preoccupante dato ambientale, con riferimento al consumo di suolo italiano, ci ha pensato l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) che, per la prima volta, ha provato a ricostruire l'andamento della cementificazione nel nostro Paese nel periodo compreso tra il 1956 e il 2012.

In questi termini basti pensare che, solo nell'ultimo triennio 2009-2012, nonostante la profonda crisi che ha colpito l'edilizia, sono stati mangiati dal cemento 720 Kmq di territorio, ovvero un'area corrispondente alla somma dei comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo, oltremodo perdendo terreno ad un ritmo di circa 8 mq al secondo.

Per quanto riguarda la suddivisione su base regionale, Lombardia e Veneto fanno segnare da sole il primato nazionale (10%), seguite a poca distanza da Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, che si collocano tutte tra l'8 e il 10%: le municipalità che hanno subito maggiormente il peso della cementificazione sono, invece, quelle di Napoli (62,1%), Milano (61,7%), Torino (54,8%), Pescara (53,4%), Monza (48,6%), Bergamo (46,4%) e Brescia (44,5%).

Le conseguenze di questa scellerata erosione del suolo, realizzata grazie alla complicità di amministratori espressi da una partitocrazia sempre indulgente nei confronti del remunerativo cemento, le ritroviamo purtroppo nei dati che emergono sul fronte dei cambiamenti climatici, sull'acqua e, infine, sulla capacità di produzione agricola.

In base ad uno studio del Central Europe Programme, inoltre, ogni ettaro di terreno consumato comporta mediamente una spesa di 6.500 euro (ciò solo per la pulizia di canali e fognature), mentre il costo della gestione dell'acqua non infiltrata, causa la progressiva impermeabilizzazione, è stato stimato per il nostro Paese, sempre nel triennio 2009-2012, addirittura intorno ai 500 milioni di euro.

Senza tener conto dei gravissimi danni causati al settore agricolo nazionale: se i 70 ettari mangiati dal cemento fossero stati, viceversa, tutti coltivati a cereali, in questi tre anni avremmo potuto contare su una produzione di 450.000 tonnellate di cereali, equivalenti ad un guadagno di circa 90 milioni di euro e, oltre ad una minor dipendenza italiana dalle importazioni.

sabato 1 marzo 2014

E' nata in Trentino la casa tutta in bambù

Il merito è di tre imprenditori trentini, Dino e Fabrizio Fante e Giuliano Marchi, con il prezioso contributo della Facoltà di Architettura dell'Università di Venezia, che hanno presentato il rivoluzionario progetto di una casa costruita integralmente in bambù, a seguito di una laboriosa ricerca di settore condotta da un'equipe di ingegneri della provincia di Padova.

La nuova costruzione, secondo quanto riferito dai suoi ideatori, costerà il 30% in meno rispetto ad una casa costruita in legno, non solo, come valore aggiunto consentirà di produrre autonomamente acqua potabile ed energia elettrica, grazie all'utilizzo di appositi pannelli fotovoltaici adattati alla pianta di bambù opportunamente trattata.

Una prima ipotesi d'impiego delle case costruite in bambù, ad altissima impermeabilizzazione, resistenza e risparmio energetico, è stata pensata per i mercati extraeuropei, in particolare per i villaggi turistici: il progetto può, in ogni caso, ritenersi sostenibile anche in realtà urbane che intendessero convertirsi al “Green building”.

L'idea nasce dalla semplice constatazione che la pianta di bambù rappresenta, da sempre, una risorsa del pianeta disponibile in quantità pressoché illimitata e, allo stesso tempo, mai sfruttata su larga scala: Qui, però, non c'è deforestazione -precisano gli imprenditori trentini- “la pianta (solo 40 su tutte le specie sono utilizzabili) cresce al ritmo di un metro al giorno e solo dopo quattro anni giunge a maturazione, per essere utilizzata al nostro scopo”.

Il materiale grezzo viene reperito prevalentemente in Sud America, per poi essere lavorato e trattato con uno speciale macchinario brevettato e messo a disposizione degli acquirenti per il montaggio della costruzione: i costi di produzione si aggirano, più o meno, sugli 850 euro per metro quadrato, considerato il fatto che il bambù viene utilizzato non solo per gli esterni, ma anche per il pavimento, il tetto e gli arredi.

La prima costruzione sarà realizzata entro la fine di quest'anno, anche se attualmente è ancora top secret il luogo in cui sorgerà, come pure i costi finali ed i ricavi, che saranno commisurati di volta in volta a seconda del Paese in cui approderà questo super innovativo progetto di bio-architettura completamente italiano.

giovedì 20 febbraio 2014

Terra dei Fuochi in Kosovo: rifiuti tossici nelle ex fabbriche diroccate

Prima della guerra che ha smembrato l'ex Jugoslavia, su quei 72 ettari di terreno nella zona Ovest del Kosovo sorgeva la Zastava, una fabbrica che produceva indifferentemente pezzi sia per automobili che per armi: oggi, quell'ex regione serba abitata da una maggioranza albanese, autoproclamatasi Repubblica indipendente dal 2008, si è trasformata in un'autentica polveriera.

Basti pensare, al riguardo, che soltanto nell'aerea amministrata dal contingente militare italiano della missione K-for, sono ben 5 i siti che ospitano tuttora rifiuti tossici, su un totale di 17 in tutto il Paese: al centro della vecchia fabbrica Zastava, ridotta ormai ad una discarica a cielo aperto, si trova ad esempio un capannone sgangherato, al cui interno sono stati stoccati, durante la guerra, parecchi materiali chimici di dubbia composizione.

Delle operazioni di controllo del materiale tossico, fino a quattro anni fa, si faceva carico, la missione K-for alla quale è successivamente subentrato il governo kosovaro, con la Kosovo Security Force: il team Nbc (Nucleare-batteriologico-chimico) della K-for è stato di conseguenza ridotto a soli tre membri esperti, con l'incarico di compiere ispezioni periodiche sotto la supervisione di funzionari governativi.

Nell'ultima ispezione, programmata per lo scorso 18 febbraio, cui erano presenti anche giornalisti italiani, nessuno si è però inspiegabilmente presentato, nonostante il sito dell'ex fabbrica Zastava sia considerato uno di quelli in condizioni peggiori, come spiegato da Rui Esteves, militare portoghese attualmente a capo del team Nbc “Per i materiali chimici qui stoccati è iniziato il processo di decadimento, in un capannone del tutto fuori norma, diroccato e soggetto a pericolosi sbalzi di temperatura”.

martedì 11 febbraio 2014

Rinnovabili, Italia al decimo posto in Europa per consumo di energia pulita

Secondo il recente rapporto Istat Noi Italia 2014, il nostro Paese occuperebbe solo uno sconsolante decimo posto in Europa, per quanto riguarda i consumi di energia prodotta da fonti rinnovabili: l'assenza di adeguati investimenti pubblici, nonché l'endemica lentezza della nostra macchina burocratica starebbero pesantemente condizionando, infatti, anche lo sviluppo del settore delle energie pulite.

Basti pensare che prima di noi si sono piazzati Svezia, Austria, Portogallo, Lettonia, Danimarca, Spagna, Finlandia, Romania e Slovenia, per non tacere del fatto che, entro il 2020, l'Italia dovrà essere in grado di coprire il 17 per cento dei consumi finali di energia, esclusivamente attraverso le rinnovabili, che significa ben sei punti percentuali in più, rispetto al quota del 11,5 per cento, rilevata nel corso del precedente rilevamento.

A tale proposito, risulta interessante vedere cosa accade nelle varie Regioni: la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, infatti, ha fatto registrare un forte incremento in Valle d'Aosta (265,8%) e nelle Province Autonome di Trento (102,4%) e Bolzano (199,6%), mentre tra le altre regioni del Nord solo il Piemonte (32,8 per cento) si è distinto positivamente, rispetto alla media nazionale.

Se è pur vero che al Centro la Toscana rappresenta un esempio virtuoso (33,4%), è altrettanto vero che dall'altra parte troviamo il Lazio con una scarsa percentuale del 10,5%: le cose migliorano, invece, al Sud dove si registrano le quote più alte di consumi di energia elettrica coperte con fonti pulite, come stanno a dimostrare sia il Molise con il 78,6 per cento, che la Calabria con il 58 per cento.

Infine, occorre prendere atto che l'Italia si caratterizza, purtroppo, sia per una forte dipendenza dai mercati esteri, sia per la consistente quota di energia elettrica ancora oggi prodotta da fonti termoelettriche: nel 2012 i consumi elettrici sono stati pari a 5.082,9 Kwh per abitante, con una diminuzione, rispetto all'anno precedente, del 2,4 per cento circa.

Il consumo complessivo di energia elettrica, in questi termini, ha fatto registrare un aumento nel settore agricolo (+0,3%) e nel terziario (+3,4%), mentre è sensibilmente diminuito nell'industria (-6,6%), soprattutto a causa della perdurante crisi che ha portato alla chiusura di parecchie imprese, oltre a quello domestico (-1,0 per cento).

giovedì 16 gennaio 2014

Terra dei fuochi, contaminata falda acquifera nel casertano

Secondo quanto rilevato dai tecnici intervenuti presso l'ex cava di tufo ubicata in località Masseria Monti, nel territorio del Comune di Maddaloni (Caserta), pare che in quell'area siano state sversate, nel corso di 25 anni, ben 200mila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi.

Gli inquirenti, sulla scorta delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, politici ed amministratori, hanno aperto in queste ore aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato per disastro ambientale, soprattutto in considerazione della contiguità del sito a fondi agricoli attualmente coltivati, oltre che di numerose abitazioni civili.


L'ex cava di Maddaloni, che ha un'estensione di 12.500 metri quadrati ed una volumetria stimata di circa 190mila metri cubi, sarebbe stata già da tempo classificata come discarica incontrollata: dai rilevamenti effettuati sul posto, pare siano altresì emerse emissioni continue di gas, che rilasciano nell'atmosfera sostanze tipo fenoli e benzene.

Detti gas sarebbero generati da reazioni chimiche, che si producono nel sottosuolo avvelenato dai rifiuti speciali e pericolosi, sversati in abnormi quantità: i consulenti tecnici della Procura della Repubblica, accertato che l'avvenuta contaminazione antropica ha raggiunto la falda acquifera, stanno ora passando al setaccio altre ex cave di tufo presenti sul territorio, in particolare nell'area di Valle di Maddaloni, attualmente occupata da un mercatino.

lunedì 13 gennaio 2014

Energie rinnovabili, arriva la batteria di flusso low cost

Il fatto stesso che l'energia prodotta da sole e vento, una volta trasformata in gigawatt, possa essere immessa in rete sotto forma di energia elettrica, rende sempre più importante la ricerca di modi sempre più efficaci e convenienti, per poter immagazzinare queste fonti di energia rinnovabile.

Ciò in considerazione del fatto che i problemi legati allo stoccaggio dell'energia prodotta in modo discontinuo rappresentano, ancor oggi, uno dei punti deboli che impediscono alle rinnovabili di prendere decisamente il sopravvento.

Ora, a quanto pare, le cose potrebbero cambiare: come rivela Michael Aziz, scienziato presso la Harvard University di Cambridge, in Massachusetts, infatti, la soluzione risiede tutta in una rivoluzionaria batteria di flusso low cost, capace di immagazzinare ed erogare energia ad alta densità, senza il bisogno di ricorrere all'utilizzo di metalli costosi.

Nella ricerca, pubblicata sul portale scientifico Nature, viene descritto innanzitutto il grande vantaggio di queste batterie di flusso in termini di capacità di stoccaggio di energia su larga scala: fino ad oggi, le poche decine di batterie di flusso più avanzate si affidano tutte agli ioni di vanadio, come sarà anche per la più grande del mondo, che il Giappone avrà pronta per il 2015.

Ma il problema è che il vanadio è molto costoso, tanto che negli ultimi decenni i ricercatori hanno studiato molti altri elementi chimici da utilizzare e combinare per la raccolta delle energie rinnovabili, anche se pochi di questi si sono alla fine rivelati idonei allo scopo.

Anche per questi motivi, gli studi di Michael Aziz si sono concentrati sul mondo della chimica organica, fino alla scoperta di una sostanza capace di fornire delle prestazioni molto simili a quelle del vanadio, ad un costo nettamente inferiore: il chinone.

Una siffatta batteria di flusso, infatti, avrà la capacità di conservare un kilowattora di energia prodotta, al modico prezzo di 27 dollari, ovvero ad un terzo del costo richiesto dalla batteria di flusso al vanadio: ulteriori miglioramenti, inoltre, potrebbero renderla competitiva anche per immagazzinare grandi quantità di energia, come l'aria compressa.

In conclusione, pur necessitando l'invenzione di Michael Aziz di una definitiva messa a punto, quantomeno per avvicinarsi il più possibile alle prestazioni delle batterie di flusso al vanadio, è certamente possibile affermare che ha aperto la strada per una nuova generazione di accumulatori di energia sempre più efficienti.