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giovedì 23 gennaio 2014

L'Italicum rischia già di finire su un binario morto

Sarà come dice Grillo? La profonda sintonia d' intenti tra Dorian Gray Renzie e il Cavaliere a delinquere rappresenta davvero, prima d'ogni altra cosa, la comune necessità di far fuori quei guastafeste del Movimento 5 Stelle? Basterà avere pazienza ancora pochi giorni, poi ognuno dovrà giocare a carte scoperte.

Anche se non è difficile prevedere, fin d'ora, in cosa consisterà la riforma costituzionale, di cui il tanto sbandierato Italicum rappresenta un tassello fondamentale: innanzitutto, al Presidente della nuova Repubblica Residenziale verrà attribuito il potere di formare 'a cazzo' il governo, senza l'obbligo di tener conto dell'esito elettorale.

L'attuale Presidente rimarrà in carica per una durata di vent'anni, potendosi avvalere di Negromanti statali per 'monitare' a piacimento anche dall'aldilà: il numero delle Camere sarà ridotto ad una sola, mentre nell'aula del Senato verrà trasferita la bouvette.

Il nuovo sistema elettorale 'Italicum' sarà chiaramente sproporzionale, nonché assolutamente rivoluzionario per quanto riguarda le quote rosa: il diritto di voto sarà, infatti, appannaggio esclusivo della componente femminile del Paese, purchè di aspetto gradevole (astenersi Rosi Bindi).

Inoltre, poiché i ragazzi di oggi sono molto più svegli, informati e maturi dei loro genitori, con l'Italicum si provvederà ad abbassare l'età degli aventi diritto, estendendo il diritto di voto anche alle sedicenni (soprattutto se parenti strette di Presidenti mediorientali).

Il numero dei partiti sarà limitato al massimo, tanto che per continuare sulla strada del bipolarismo, ma volendo anche abbattere la cultura dell'odio e della contrapposizione alimentata dai grillini, il Pdexmenoelle e Forza Italia apparterranno alla stessa coalizione.

Attenzione, però, a non aver fatto i conti senza l'oste: il comunista Niki Vendola già minaccia il referendum abrogativo, mentre la Lega chiede a gran voce almeno la modifica del primo articolo della nuova Costituzione in “L'Italia è unna e divisibile”.

Così, anche se l'obiettivo dell'Italicum è ambizioso e assolutamente audace, rischia già di finire su un binario morto: nonostante ciò, l'ebetino Renzie e il Cavaliere a delinquere assicurano che questa riforma rappresenterà l'ultimo tassello per una vera e completa democrazia dal basso, tanto dal basso che Silvio Berlusconi è addirittura sceso dai tacchi.

sabato 23 novembre 2013

Ma l'Italia è ancora una democrazia?

Al contrario di quanto a prima vista potrebbe sembrare, il saper distinguere tra una democrazia e una dittatura non è affatto facile, nonostante qualcuno sia ancora convinto che il regolare svolgimento di consultazioni elettorali possa di per sé rappresentare un buon indicatore.

Ne è convinto, ad esempio, il Cavaliere a delinquere Silvio Berlusconi, per il quale il potere costituzionale della magistratura dovrebbe soggiacere al giudizio espresso nei suoi confronti dagli elettori, e ne sono altrettanto convinti pure l'attuale premier-nipote Enrico Letta e il suo mentore Re Giorgio, letteralmente terrorizzati dall'ipotesi di un “Grillo al 51%”.

Ma le cose non stanno così: il mondo è pieno di dittatori eletti tra i brogli o contro un'opposizione che non ha nessuna possibilità di vincere, oppure di dittature hanno persino stabilito un patto implicito con l'opposizione, per cui quest'ultima può presentarsi alle elezioni, a condizione che non si metta in testa di vincerle.

Inoltre, non bisogna dimenticare che le dittature si possono presentare in forme molto diverse: un regime totalitario che ha il controllo su tutti gli ingranaggi del potere (stato, mercato, partiti, sindacati, organizzazioni della società civile e mezzi di comunicazione), non è la stessa cosa di un regime cosiddetto autoritario, in cui esistono un simulacro di pluralismo e cittadini parzialmente indipendenti.

Infine, secondo la divisione al tempo operata da Niccolò Macchiavelli, ci sono dittatori che si accontentano di essere temuti, con ciò reprimendo gli oppositori e offrendo benefici ai propri sostenitori, e altri, più megalomani, che pretendono di essere anche amati: obiettivo, quest'ultimo, che richiede una capillare opera di propaganda e un lavaggio del cervello collettivo.

Neanche le democrazie, del resto, sono così semplici da spiegare: parecchie di queste, infatti, lo sono solo un giorno ogni quattro-cinque anni, tanto da meritare l'appellativo di democrazie “elettorali”, altre sono addirittura riuscite nel paradosso d'essere considerate democrazie, pur senza rispettare i diritti umani o il principio di uguaglianza davanti alla legge (democrazie illiberali).

Altre democrazie, come quella israeliana, sono invece tali solo per una parte della popolazione, distinguendo all'interno dello stesso territorio tra cittadini a pieno diritto e sudditi totalmente sottomessi.

Ci sono, infine, le democrazie dove questioni come l'onestà, la moralità, la legittimità, la rappresentatività o la responsabilità versano in una crisi tanto profonda, che la parola stessa “democrazia” sempre più spesso appare come una formula vuota e priva di ogni significato: ma, allora, l'Italia è ancora una democrazia?

giovedì 29 agosto 2013

Berlusconi: il Cavaliere a delinquere in Champions League

L'abolizione dell'Imu (?) e la qualificazione del Milan alla fase a gironi della Champions League, avvenimenti che in un Paese normale non avrebbero nulla in comune, qui da noi assumono un diverso e preciso valore: Silvio Berlusconi è vivo e vegeto come non mai.

Altro che decadenza dalla carica di senatore, altro che incandidabilità, il Cavaliere a delinquere è ancora in sella, pronto a ripartire lancia in resta per l'ennesima crociata mediatico-elettorale.

Del resto, il principe del chiagne e fotti (come amava definirlo Indro Montanelli) può anche perdere il pelo, ma non il vizio di usare cospicue dosi di vittimismo da contrapporre, al momento opportuno, ai propri successi politici o calcistici, che per lui sono la stessa cosa.

Questi giudici e questi giustizialisti del Movimento 5 Stelle -starà ora pensando il Cavaliere a delinquere- “non hanno mai vinto nemmeno una Coppa dei Campioni di calcio (e nemmeno una coppa del nonno, n.d.r.), eppure si permettono di condannare i miei comportamenti: cribbio, chi credono d'essere costoro?”

Per lui, che le Coppe dei Campioni invece le ha vinte e che, se non bastasse, gli è riuscita pure la magia (complice quell'ectoplasma del Pdmenoelle) di nascondere agli occhi degli italiani l'Imu (service tax?), i poteri dello Stato dovrebbero passare da tre a due: l'urna elettorale e la Champions League.

Pensiero unico, questo, nel quale paiono sguazzare i cosiddetti berluscones d'antan, tra cui la pitonessa Daniela Granero in Santanchè, sempre pronta a ripetere a memoria la lezioncina scritta (senza nemmeno impegnarsi troppo) dagli spin doctors di Arcore: al voto, al voto, al voto...

Il voto, come una catarsi purificatrice, il voto come l'immersione nelle acque di Lourdes, il voto che cancella ogni nefandezza: dalla truffa fiscale alla compravendita dei parlamentari, dalla prostituzione minorile alla legge Severino.

In nome degli unici due poteri dello Stato riconosciuti dal Cavaliere a delinquere, ovvero quello della cabina elettorale e quello dei tifosi (che spesso coincidono), l'idea che intende far passare è quella che l'ultima decisione sul suo destino spetta, solo e comunque, all'elettore-tifoso.

Peccato che in Italia, ogni volta che si va a votare, gli elettori siano sottoposti ad un vero e proprio bombardamento mediatico dalle sue televisioni commerciali (Rai e Mediaset) e dai suoi giornali, capaci di ridurre anche concetti alti e complessi, come ad esempio quello di democrazia, a poco più di un sondaggio tra Balotelli e Ibrahimovic.

venerdì 16 agosto 2013

Ferragosto a Pontida: Bossi difende la Kyenge

Non le ha di certo mandate a dire Umberto Bossi, com'è nel suo stile, nel tradizionale comizio di Ferragosto, in quel di Pontida, proprio nello stesso giorno in cui, il suo ex alleato Silvio Berlusconi, decideva di rilanciare “Forza Italia”, con ciò rovinando la giornata festiva di milioni di vacanzieri sulle spiagge italiane.

Riapparso, dopo un lungo silenzio, alla tradizionale Festa leghista alle porte di Bergamo, di fronte a ciò che è rimasto dell'esercito del Nord, l'Umberto non s'è fatto pregare, esprimendo subito e senza tanti giri di parole, il suo pensiero sull'autocandidatura di Flavio Tosi ad eventuali primarie della coalizione di centrodestra.

Mi fa ridere, chi lo vuole Tosi?” -ha esordito il senatur- per poi affondare un attacco in perfetto stile bossiano“Sei nella Lega o non sei nella Lega? Ma vaffanculo”.

Ai giornalisti che gli chiedevano quale fosse, allora, la sua preferenza tra il Sindaco di Verona e Marina Berlusconi, ha risposto, senza alcuna esitazione, “Marina”.

Alle parole del senatur hanno fatto eco solo gli applausi di alcune decine di leghisti, schierati in prima fila, cui non ha fatto seguito il consenso di tutti i presenti, come a ribadire che il partito non è più tutto con lui.

Secondo me è tempo perso” -così Bossi ha risposto a chi gli chiedeva una previsione sulla durata del governo Letta- a suo giudizio, ha tenuto a ribadire “questo governo dura perché nessuno ha la forza di farlo cadere”, del resto è chiaro che “se costringono Berlusconi a dimettersi, è impensabile che i suoi stiano lì a votare”.

A chi gli ha chiesto se il Cavaliere, a suo giudizio, farebbe bene ad accettare la concessione della grazia, in cambio della sua uscita dalla politica, il senatur ha risposto che, per come lo conosce lui “non accetterebbe mai, sarebbe una sorta di ricatto poco democratico”.

Sono stati infine zittiti, dallo stesso Umberto Bossi, alcuni militanti leghisti che, durante il suo comizio, alla festa di mezza estate, avevano iniziato ad intonare il coro “Kyenge vaffanculo”.


Interrompendo il proprio discorso, e rivolgendosi direttamente ai facinorosi, il Presidente del Carroccio ha detto, testualmente, “No, non sono d'accordo con gli insulti”, pur ribadendo, al contempo, le sue critiche a livello politico nei confronti delle iniziative intraprese dalla Ministra per l'integrazione.

mercoledì 7 agosto 2013

Epifani: La legge è uguale per tutti, anche per Berlusconi

D'improvviso ha riacquistato il bene della parola, Guglielmo Epifani, filosofo nonché (per causa di forza maggiore) attuale Segretario del Pdmenoelle.
Ed ecco che a pagina 5 dell'edizione odierna del “Corriere della Sera”, risponde al proprio intervistatore  -a proposito della richiesta del Pdl di una "agibilità politica"- con una frase di quelle da far venire i brividi nelle vene “La legge è uguale per tutti”.

Ma no, chi l'avrebbe mai detto, soprattutto di questi tempi... in ogni caso è bene che il Segretario del primo partito della sinistra italiana se ne sia, quantomeno, ricordato: come a dire niente sconti o scorciatoie per Berlusconi, che deve accettare i fatti, e fare un passo indietro e lasciare la politica.

Da filosofo par suo, il buon Guglielmo pare voler andare addirittura oltre “Il Pd è pronto a tutto” -afferma- “perché anche le larghe intese che sostengono il governo non possono avere la precedenza sui fondamenti del diritto”.

Granitico e ferreo nei suoi principi, Epifani conclude il proprio ragionamento ribadendo che il governo deve, comunque, andare avanti, che da settembre si deve partire a tutto gas con la riforma della legge elettorale e il conflitto d'interessi, anche perché “Noi del Pd non ci facciamo tirare per il bavero” (!?!)

Apriti cielo, nemmeno avesse aperto le chiuse di una diga (che un po' d'acqua con questo caldo non farebbe neppure tanto male), ecco abbattersi un vero e proprio tsunami di reazioni, sponda Pdl.

Eccone una breve selezione: Epifani è un irresponsabile e un provocatore che cerca la crisi di governo senza intestarsela (Luca D'Alessandro); “La smetta di fare Catone il Censore perché con questo consueto atteggiamento di superiorità la sinistra, tutta tessere e manette, sta mettendo in seria difficoltà il Presidente del Consiglio espressione del suo partito(Michaela Biancofiore).

Intanto, stasera al Senato è prevista la riunione della Giunta per le elezioni, organo competente in materia di decadenza dei senatori che non rispondono ai prescritti requisti di legge: la decisione su Silvio Berlusconi, con tutta probabilità, verrà fatta slittare alla ripresa dei lavori parlamentari, dopo la pausa estiva.


Anche se, viste anche le dichiarazioni odierne di Gulglielmo Epifani, pare stia rafforzandosi l'ipotesi di una confluenza di Pd e Sel verso quanto sostenuto -fin dal loro ingresso in Parlamento- dai sentori del Movimento 5 Stelle, ovvero l'ineleggibilità di Silvio Berlusconi, ancor più alla luce della conferma da parte della Cassazione della sua condanna per frode fiscale.

venerdì 2 agosto 2013

Politica: Berlusconi dichiarato delinquente, cosa ne dicono all'estero?

La notizia, fresca-fresca, della conferma in Cassazione della condanna di Silvio Berlusconi per il “processo Mediaset”, non poteva passare certamente inosservata non solo in Italia, ma anche all'estero.
Tanto che i maggiori quotidiani e siti d'informazione online, europei e mondiali, hanno deciso di dedicare ampio spazio alla vicenda.

Non sono stati lesinati, sotto questo aspetto, né i titoli d'apertura né, tantomeno, speciali e approfondimenti sulla controversa carriera imprenditoriale e politica dell'uomo che -per vent'anni e più- ha rappresentato la principale anomalia italiana.
Va anche detto che, dalla Francia alla Spagna, dalla Gran Bretagna alla Germania, sino agli Stati Uniti, i toni sono stati piuttosto univoci.

El Pais, ad esempio, non solo ha dedicato a mister B. la notizia d'apertura della cronaca internazionale, ma anche uno speciale su tutte le vicende giudiziarie che l'hanno visto coinvolto in questi ultimi anni.
Il quotidiano spagnolo non ha voluto far mancare ai propri lettori neppure un resoconto del videomessaggio di Berlusconi, trasmesso in tv ieri sera, intitolandolo così “Sarò il martire della giustizia”.

Stessa linea adottata dal quotidiano spagnolo della capitale, El Mundo, che gli dedica un lungo pezzo dall'emblematico titolo “Un ventennio di guai con la giustizia”.
Sulle rive del Reno, la versione online del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine dedica la propria Home Page al videomessaggio del Cavaliere, titolandolo “In questo paese non c'è giustizia”, dedicando più spazio alle parole dell'ex premier contro i giudici, che non alla sentenza della Cassazione.


Gli inglesi del Guardian sono più o meno sulla stessa linea, giudicando anch'essi “sprezzante”, sia l'attacco ai giudici, che la sua dichiarazione di non volersi ritirare dalla politica.
Sempre dalle pagine del Guardian, viene altresì sottolineato il fatto che, tale verdetto, potrebbe avere effetti destabilizzanti per l'economia italiana, che potrebbe soffrire per un'eventuale caduta del governo e l'avvento di un periodo d'incertezza politica.

Negli Stati Uniti, infine, il New York Times scommette su un'imminente crisi di governo, affermando – pragmaticamente- che la decisione della Cassazione non potrà che preludere ad una caduta dell'esecutivo guidato da Enrico Letta.
Infine il Nyt spiega come Berlusconi “dopo aver navigato per anni nel labirinto della giustizia italiana, trovando sempre una via d'uscita”, abbia trovato ora una prima condanna definitiva.

In altre parole, né l'informazione europea né, tantomeno, quella d'oltreoceano hanno accolto -se non definendola “arrogante”- la tesi complottistica, propinata ieri sera agli italiani, dall'ex premier Berlusconi, anzi, gli osservatori stranieri sono tutti concordi nel ritenere impossibile il perdurare di un governo sostenuto da un delinquente.

Avranno ragione loro?