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mercoledì 23 ottobre 2013

Che strano paese, l'Italia

Che strano paese, l'Italia, dove ogni giorno il governo commette un'infinità di stupidaggini, scempi, azioni inutili e dannose, sempre in nome di quella stabilità politica che, raccontano i furbi e gli antichi maestri, tanto bene farebbe ai mercati.

E pensare che i problemi da risolvere, da più di sessant'anni, sono sempre gli stessi: il lavoro, la casa, un fisco equo, un'amministrazione statale che funzioni, una sanità decente, dei trasporti normali, e via dicendo.

L'Italia si trova, probabilmente ancora per poco, tra i G8 del mondo ma, grazie ai partiti ladri che hanno scippato la volontà popolare, non è mai stata in grado di promulgare leggi in grado di assicurare ai cittadini una vita senza traumi, in un sistema dove i fatti corrispondano alle parole.

E' forse eccessivo, rivoluzionario, offensivo, pretendere tutto ciò? Il nostro è anche il paese delle Mafie, pervaso da un flusso imponente ed incontrollato di denaro illecito, che negli anni si è diffuso in tutta la penisola, grazie alle connivenze politiche e finanziarie fino ai più alti livelli.

L'Italia è anche il paese dei sofismi, dei pirandellismi, dei mille misteri di Stato, delle Commissioni Antimafia dove far ammuffire vecchi politici in declino come Rosi Bindi, giusto roba da far tremare i polsi ai padrini ed ai loro paludati compari.

Che cosa importa che la gente sopravviva in modo precario, che le regole del gioco siano continuamente violate, che senso può avere esercitare il diritto di critica in questo paese di gomma, dove chi fa politica senza rubare, viene addirittura minacciato di morte?

Feste, farina e forca, verrebbe da dire, come si usava nella festa barocca dei re borbonici, quando al corteo di nozze dei potenti s'affiancava parallela la folla dei poveri e dei diseredati.

Che strano paese, l'Italia, un giardino incantato dove succedono le cose più buffe e più tragiche, tanto d'aver bisogno ad ogni momento dello sghignazzo di un Dario Fo, o dell'ironia incazzata di un Beppe Grillo, per sciogliere con indignazione e rabbia il perfido incantesimo delle Larghe Fraintese.