Visualizzazione post con etichetta Presidente della Repubblica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Presidente della Repubblica. Mostra tutti i post

lunedì 28 ottobre 2013

Repubblica in stato vegetativo

Come è stato possibile, per Pdl e Pdmenoelle, pur con l'esperta guida di Re Giorgio, aggirare i principi della Costituzione e indirizzare le scelte del Paese secondo le loro necessità e paure? La risposta è che gli italiani si sono fatti prigionieri da soli.

Dal dopoguerra in poi, infatti, incurante della densità di senso che portano con sé le parole, la maggioranza di noi ha optato per dar vita ad una sorta di rappresentazione della democrazia repubblicana, rinunciando del tutto alla sua sostanza, ovvero alla partecipazione.

Abbiamo ricevuto in dote una Carta costituzionale, il cui incommensurabile pregio avrebbe dovuto essere quello di garantire il funzionamento del sistema repubblicano ma, già al tempo della scoperta di Gladio e delle decine di piani occulti (strategia della tensione), è venuto a galla il volto impietoso di un'Italia costretta per decenni ad una sovranità limitata.

Tanto che oggi ci troviamo ancora imprigionati dal tabù mascherato dall'ipocrisia che, da destra e da sinistra, ha continuato ad aprire delle vere e proprie brecce in quel marchingegno giuridico che ha permesso al Paese di rimettersi in piedi dopo due guerre mondiali

Con la complicità delle più alte cariche politiche è stato addirittura calpestato il sistema di contrappesi e di garanzie, disegnato dalla Costituzione con la divisione dei poteri (amministrativo, legislativo e giudiziario) e la conseguente distribuzione del controllo tra i diversi organi.

Abili ipnotizzatori mediatici di regime auspicano, ora, l'avvento di nuovi attori politici (Renzie e Marina) per rinverdire i fasti degli italici dogmatismi contrapposti, per continuare a recitare litanie e vecchi salmi.

Il loro unico, inconfessato obiettivo, è infatti quello di salvare il salvabile, con ciò evitando accuratamente di porre domande semplici e fondamentali, che metterebbero in discussione la pelosa, oscena farsa recitata da quelle cariche dello Stato, augurandosi in cuor loro di ottenere future prebende e promozioni dagli stati maggiori delle Larghe Fraintese.

Seriamente: è ancora una repubblica parlamentare, nel senso più alto e funzionante del termine, quella dove un Capo dello Stato ha dato vita (negli ultimi due anni) a ben due diversi governi, entrambi sostenuti dalla stessa maggioranza, senza che questa stessa maggioranza sia  mai stata legittimata dal voto popolare?

E' il volto di una repubblica malata, che versa in uno stato vegetativo, a causa della quotidiana vessazione di quelle regole che ne dovrebbero garantire, viceversa, l'esistenza.

La richiesta di #impeachment del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rappresenta, in questi termini, un passaggio obbligato per liberarci democraticamente del neo-autoritarismo economico-finanziario che ci ha trasformati in uno Popolo a sovranità limitata.

domenica 15 settembre 2013

Politica europea: l'austerità ha aumentato le diseguaglianze

Se ne stanno accorgendo, con colpevole ritardo, anche paludate istituzioni da sempre schierate a favore delle politiche di austerity, come il Fmi, al punto da riconoscere che le misure adottate in Europa in questi ultimi anni, si sono rivelate inutili per la riduzione del debito pubblico e il deficit di bilancio.

Anzi, il perdurare della dieta dimagrante imposta in primis dalla Germania, altro non ha causato che l'aumento delle diseguaglianze, accompagnato da un pesante rallentamento della crescita economica.

Opinione condivisa anche da autorevoli economisti, come il premio Nobel Joseph Stiglitz, il quale è convinto che l'ondata di austerità economica, dilagante nel vecchio continente, rischia di compromettere seriamente il modello sociale europeo.

Secondo Stiglitz, inoltre, l'austerità ha avuto il solo effetto di paralizzare la crescita, a fronte di incrementi nelle posizioni fiscali costantemente deludenti, tanto che tale situazione sta contribuendo ad aumentare le diseguaglianze, rendendo con ciò duratura l'attuale debolezza economica.

Ciò che è peggio, è che a pagarne le conseguenze saranno i disoccupati, per parecchi anni a venire: così Oxfam Italia dipinge, nel suo rapporto, il quadro che emerge dai programmi di austerità europei, che hanno ripetuto gli stessi errori delle politiche di aggiustamento strutturale imposte in America Latina, Sud Est Asiatico e Africa Sub-Sahariana, tra gli anni 80 e 90.

Lo studio prodotto da Oxfam Italia indica, addirittura, che gli effetti di tali politiche impediranno ai più poveri di riprendersi, anche quando l'Europa tornerà a crescere, visto che la ricchezza si sta concentrando sempre più nelle mani del 10% degli europei già abbienti.

E' facile prevedere, al riguardo, che senza l'adozione urgente di politiche di stimolo per una crescita inclusiva (investimenti in servizi essenziali, lotta all'evasione ed elusione fiscale), nei prossimi dieci anni il divario esistente tra ricchi e poveri di paesi quali la Grecia, l'Italia, la Spagna o il Portogallo, potrebbe assomigliare a quello oggi esistente nel Sudan o nel Paraguay.

A proposito della situazione in cui versa il nostro Paese, Oxfam Italia rimarca il fatto che, anche da noi, le politiche di austerità dei governi Monti prima, Letta poi, hanno inciso in maniera decisamente negativa sui livelli di povertà e diseguaglianza sociale.

La povertà diffusa, infatti, lungi dall'essere un effetto scontato della crisi economica globale, è spesso causata dall'assoluta mancanza di politiche adeguate e capaci di affrontarla.

La ricetta suggerita da Oxfam Italia, in questi termini, dice che per l'Italia è necessario ed urgente adottare vere misure di stimolo alla crescita e di sostegno ai servizi educativi.

Allo stesso tempo, per evitare che un numero sempre maggiore di italiani finiscano nel baratro della povertà, andrebbero implementate, da subito, politiche attive per il lavoro, atte innanzitutto a combattere il fenomeno della disoccupazione giovanile.

Le risorse necessarie per questa manovre andrebbero, infine, recuperate dalla tassazione delle rendite finanziarie, nonché da una decisa lotta all'evasione fiscale.

Ma, prima di tutto, l'Italia avrebbe bisogno di un governo legittimato dalla volontà popolare, non certo di questo teatrino d'avanspettacolo fatto da guitti, pregiudicati e compagnia cantante, agli ordini di un bis Presidente della Repubblica, ogni giorno che passa sempre meno garante e sempre più monarca assoluto.