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domenica 29 giugno 2014

Politica: cara casta, ma quanto mi costi?

Ognuno è libero di pensarla come meglio crede, fatto sta che l'attuale apparato istituzionale del nostro Paese, ovvero Parlamento, Governo, Consigli regionali e comunali, nonché la marea diffusa di organismi politici territoriali, costa alle tasche di ogni italiano ben 644 euro l'anno, vale a dire quasi il doppio che in altri paesi europei, come ad esempio la Francia (384 euro) o la Spagna (389 euro).

Tradotto in termini di Pil, ciò significa che l'Italia spende complessivamente il 2,5% del prodotto interno lordo per mantenere la propria inconcludente classe politica, decisamente troppo, se paragonato all'1,3% della Francia, all'1,6% della Germania e all'1,7 della Spagna: solo quattro Paesi in Europa spendono più di noi, Cipro, Portogallo, Austria e Slovenia.

Nel dettaglio, secondo l'indagine condotta dalla Uil Lazio, in collaborazione con Eures, i costi parlamentari avrebbero raggiunto nel 2012 l'incredibile cifra di 1,5 miliardi, con un incremento complessivo di 33 milioni di euro, rispetto ai cinque anni precedenti: per quanto riguarda la Camera dei deputati, in particolare, gli aumenti sarebbero per larga parte imputabili all'impennata del 14% relativa ai costi del personale.

Anche al Senato negli anni 2007-2012 si è registrato un aumento, seppur più contenuto (+9,5%) della spesa per il personale dipendente, a fronte di una minima diminuzione dei costi “politici” del 6,9%: nonostante ciò, la Camera dei deputati ha elargito nel 2013 per indennità e rimborsi per 146,5 milioni di euro, nonché vitalizi ai parlamentari cessati per ulteriori 139,9 milioni, mentre dalle casse del Senato sono usciti 146,1 milioni di euro, di cui 82 per vitalizi.

Confrontando, infine, le spese del Parlamento italiano con il simile organo costituzionale della Francia, emergono divergenze piuttosto rilevanti: il rapporto tra “politici” e popolazione residente in Italia, ad esempio, riferisce di una percentuale dell'1,6% di parlamentari ogni 100 mila abitanti, leggermente superiore a quello francese dell'1,4%.

I costi: come abbiamo sopra detto, un miliardo e mezzo di euro l'anno per il Parlamento del nostro Paese, 870 milioni per quello transalpino, con uno squilibrio maggiore se raffrontato ai costi complessivi dei deputati italiani, rispetto ai colleghi francesi: i primi oltre un miliardo di euro, i secondi quasi la metà (527 milioni per l'Assemblée Nationale), con la conseguenza che ogni italiano spende 26 euro l'anno solo per pagare le spese parlamentari, mentre ogni francese si limita a 13,3 euro.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: dalla lista della spesa dei provvedimenti urgenti che “ce lo chiede l'Europa”, che fine hanno fatto i tagli ai costi della politica?

sabato 15 marzo 2014

Che Italia sarebbe oggi, senza il MoVimento 5 Stelle?

E' possibile chiedersi che Italia sarebbe oggi, se poco più di un anno fa il MoVimento 5 Stelle non fosse riuscito a rappresentare un terzo degli italiani in Parlamento? Sì, è possibile, senza che ciò significhi sperare in una risposta del tutto scontata: perchè si tratta di un evento talmente gigantesco da aver prodotto una ristrutturazione del nostro immaginario.

Potrebbe essere interessante ipotizzare chi, tra Pdl e Pdmenoelle, avrebbe infine prevalso grazie al Porcellum, a fronte di un presumibile tsunami di astensionismo: non che l'una o l'altra ipotesi significasse un che di diverso, ma soltanto per chiederci, se non ci fosse stato il M5S, il sindaco Renzie sarebbe mai divenuto premier senza sottoporsi a democratiche elezioni repubblicane?

Probabilmente la risposta giusta è no, con buona pace della stampa di regime che, pur di evitare lo spauracchio pentastellato dell'abolizione del finanziamento pubblico, avrebbe volentieri rinunciato a girare la ruota della fortuna, accontentandosi del grigio e ben più rassicurante Bersani il quale, grazie al suo proverbiale buonsenso, non si sarebbe lontanamente sognato di espellere Berlusconi dal Senato.

Ma tutto ciò non si è fortunatamente avverato: gli onesti portavoce del M5S hanno invaso il Parlamento, iniziando fin dal primo giorno ad armeggiare con l'apriscatole, a scardinare la falsa sacralità di quell'istituzione democratica usurpata da un'immutabile casta attorniata da viscidi lobbisti, a difendere -udite, udite- gli italiani da quei partiti ormai simili a lupi famelici impegnati a spolpare la carcassa di un Paese in agonia.

Sebbene i più alti esponenti di quel marcio sistema consociativo, a partire dall'Uomo del Colle, non si aspettassero un'onda grillina di tali dimensioni (rivedete i sondaggi di un anno fa), dovettero ben presto farsene una ragione: fino a quel giorno gli italiani erano tenuti all'oscuro di quanto realmente tramavano i capi-bastone, da lì in poi ognuno ha avuto finalmente l'opportunità di vedere.

E' anche grazie a ciò che il sociologo e filosofo Edmund Husserl avrebbe definito epochè, infatti, che oggi ogni cittadino grazie al lavoro del M5S è in grado di mettere in discussione ciò che prima dava per scontato (tutti i politici sono uguali, tutti rubano, nessuno mantiene le promesse, ecc.), individuando al contempo cause e responsabilità di ogni decisione politica che lo riguarda.

E' infine grazie a questa meritevole operazione di trasparenza e di partecipazione che ogni italiano, purchè lo decida liberamente, può permettersi di non credere più alle balle spaziali di un Renzie La Qualunque, come pure ai proclami anti-europeisti di chi, non più tardi di due anni fa, votò per l'inserimento nella nostra Costituzione del pareggio di bilancio e a favore del Fiscal Compact: provate a chiedervi, che Italia sarebbe oggi, senza il MoVimento 5 Stelle?