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venerdì 23 agosto 2013

La nuova carta intestata di Donna Prassede

Quando l'altro giorno in Aula il deputato leghista Gianluca Buonanno, rivolgendosi a lei, ebbe a definirla Donna Prassede, "La" Presidente della Camera, Laura Boldrini replicò stizzita “...Non riesce ad esprimersi senza insultare...”.

Alla Presidente della Camera, non è parso vero di potersi calare nella parte che le riesce meglio, ovvero quella di “vittima” di un linguaggio politico, troppo volgare per le sue delicate trombe di Eustachio (non è un'offesa, significa "orecchie"...).

Peccato che il deputato Buonanno (nomen omen?), con il suo riferimento a Donna Prassede, lungi dall'usare un linguaggio offensivo, intendesse, invece, paragonare “La” Boldrini ad un personaggio secondario dei Promessi Sposi.

Donna Prassede, che compare solo nella seconda parte del romanzo, si fa notare per il suo sfrenato desiderio di bene, dietro il quale, però, si nasconde una chiara smania di dominio, tanto che esercita una pseudo-carità con lo scopo recondito di detenere il monopolio di tutte le buone azioni.

Una vera antesignana del politically correct, la manzoniana Donna Prassede che, perlomeno sotto questo aspetto, ha di certo trovato nell'esordiente Presidente della Camera una degna pronipote.

Tanto che non si è nemmeno scomposta quando, il tarantolato Buonanno, ha rinnovato la polemica sulla sua carta intestata “Non poteva finire la carte con l'intestazione di prima 'il Presidente'?”.

Non lei, che ha deciso, alla faccia della spending review, di rinnovare totalmente il look al materiale di cancelleria di Montecitorio, mandando al macero intere risme di carta “maschilista”, spendendo soldi pubblici per farne stampare di nuova.

Come molti sapranno, Laura Boldrini non è certo la prima donna ad occupare la terza carica della Repubblica, essendo stata preceduta nell'incarico da Nilde Iotti e da Irene Pivetti.

Proprio quest'ultima, quando rivestì la carica, non pensò minimamente di cambiare l'articolo determinativo sulla carta intestata, ritenendo il termine “Presidente” di genere neutro e, quindi, ambigenere.

Che, d'altra parte, la questione stia veramente a cuore di Laura Boldrini, lo dimostra anche la sua pagina Facebook, in cui l'articolo femminile campeggia chiaramente sulla foto del profilo.

Basta poi cliccare sul sito della Camera dei Deputati -anch'esso al centro delle polemiche per i 4 milioni di euro stanziati per il suo restilyng- e subito la cosa salta all'occhio: in alto a sinistra, infatti, compare l'austera immagine della Boldrini con l'intestazione “La Presidente”.

Dovremo farcene una ragione, probabilmente per i politically correct come lei, l'articolo è davvero più importante della sostanza.