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mercoledì 28 agosto 2013

Credete che: “Ph'ngluimglw'nafhCthulhuR'lyehwgah'naglfhtagn1” sia una password sicura?

Nei giorni scorsi, gli sviluppatori del software ocl-Hashcat-plus (programma avanzato di recupero delle password online), hanno provveduto ad aggiornare il programma medesimo, in modo tale da poter sfidare i codici di accesso formati da ben 55 caratteri.

A scanso di equivoci, occorre qui ricordare che l'utilizzo di tale software è indicato per i cosiddetti “pentester”, oppure per i responsabili di rete che volessero controllare l'affidabilità delle password scelte dai propri dipendenti.

Viceversa, agli internauti domestici è vivamente sconsigliato di avvalersi di simili tecnologie, innanzitutto per salvaguardare la propria fedina penale, oltre che per non mettere a repentaglio gli account di amici, parenti o di ignari frequentatori dei social network.

La versione classica di questo delicato programma prevedeva, infatti, di poter scovare un gran numero di hash crittografici (ovvero le cosiddette “password mascherate”), ma solo nel caso queste ultime avessero una lunghezza non superiore ai 15 caratteri.

Secondo Jens Steube, capo sviluppatore di Hascat, con questo nuovo aggiornamento si è voluto venire incontro ad una delle caratteristiche più richieste dagli utenti, anche se “Abbiamo pensato a lungo se dotare o meno il programma di questo nuovo supporto -spiega- “perché lo avrebbe reso più lento del 15%”.

D'altro canto, bisogna pur dire che, ora, con ocl-Hashcat-plus si possono raggiungere fino ad otto miliardi di tentativi, al secondo, su un numero illimitato di password da recuperare.

Non è un segreto che, milioni di persone, si affidino oggi a password e passphrase online, lunghe e complesse, nella speranza di creare veri e propri muri impenetrabili, anche dalle tecniche del più abile degli hacker.

Ciò non ha di certo scoraggiato gli smanettoni, che hanno risposto espandendo le fonti da cui i programmi possono attingere, al fine di scovare le password.

Tanto che, qualche tempo fa, un ricercatore della sicurezza è riuscito a decifrare la password “Ph'ngluimglw'nafhCthulhuR'lyehwgah'naglfhtagn1”, grazie al fatto che quest'incomprensibile vocabolo era inserito in un articolo pubblicato su Wikipedia, a proposito della storia “The Call of Chthulhu” di H. P. Lovecraft.

Se anche una password come quella sopra riportata si è rivelata, alla prova dei fatti, inaffidabile, è davvero impossibile difenderci, allora, dagli attacchi della nuova generazione di hacker?

In effetti, qualche accorgimento, quantomeno per complicare loro la vita, ci sarebbe anche.

Come si è visto, scegliere una password più lunga di 24 caratteri potrebbe rivelarsi, oggi, non più sufficiente: più opportuno si potrebbe rivelare, invece, fare ricorso ad una buona dose di creatività.

La miglior strategia di difesa, in questi termini, è senz'altro quella di ricorrere -nel computare la password online- ad un mix di lettere (maiuscole e minuscole), numeri e caratteri speciali (punti esclamativi, interrogativi, ecc.).

Infine, è della massima importanza che la frase così ottenuta, non abbia alcun collegamento con la nostra vita privata, il più delle volte facilmente riscontrabile su Facebook.

venerdì 23 agosto 2013

La nuova carta intestata di Donna Prassede

Quando l'altro giorno in Aula il deputato leghista Gianluca Buonanno, rivolgendosi a lei, ebbe a definirla Donna Prassede, "La" Presidente della Camera, Laura Boldrini replicò stizzita “...Non riesce ad esprimersi senza insultare...”.

Alla Presidente della Camera, non è parso vero di potersi calare nella parte che le riesce meglio, ovvero quella di “vittima” di un linguaggio politico, troppo volgare per le sue delicate trombe di Eustachio (non è un'offesa, significa "orecchie"...).

Peccato che il deputato Buonanno (nomen omen?), con il suo riferimento a Donna Prassede, lungi dall'usare un linguaggio offensivo, intendesse, invece, paragonare “La” Boldrini ad un personaggio secondario dei Promessi Sposi.

Donna Prassede, che compare solo nella seconda parte del romanzo, si fa notare per il suo sfrenato desiderio di bene, dietro il quale, però, si nasconde una chiara smania di dominio, tanto che esercita una pseudo-carità con lo scopo recondito di detenere il monopolio di tutte le buone azioni.

Una vera antesignana del politically correct, la manzoniana Donna Prassede che, perlomeno sotto questo aspetto, ha di certo trovato nell'esordiente Presidente della Camera una degna pronipote.

Tanto che non si è nemmeno scomposta quando, il tarantolato Buonanno, ha rinnovato la polemica sulla sua carta intestata “Non poteva finire la carte con l'intestazione di prima 'il Presidente'?”.

Non lei, che ha deciso, alla faccia della spending review, di rinnovare totalmente il look al materiale di cancelleria di Montecitorio, mandando al macero intere risme di carta “maschilista”, spendendo soldi pubblici per farne stampare di nuova.

Come molti sapranno, Laura Boldrini non è certo la prima donna ad occupare la terza carica della Repubblica, essendo stata preceduta nell'incarico da Nilde Iotti e da Irene Pivetti.

Proprio quest'ultima, quando rivestì la carica, non pensò minimamente di cambiare l'articolo determinativo sulla carta intestata, ritenendo il termine “Presidente” di genere neutro e, quindi, ambigenere.

Che, d'altra parte, la questione stia veramente a cuore di Laura Boldrini, lo dimostra anche la sua pagina Facebook, in cui l'articolo femminile campeggia chiaramente sulla foto del profilo.

Basta poi cliccare sul sito della Camera dei Deputati -anch'esso al centro delle polemiche per i 4 milioni di euro stanziati per il suo restilyng- e subito la cosa salta all'occhio: in alto a sinistra, infatti, compare l'austera immagine della Boldrini con l'intestazione “La Presidente”.

Dovremo farcene una ragione, probabilmente per i politically correct come lei, l'articolo è davvero più importante della sostanza.