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venerdì 8 agosto 2014

Ora il governo autorizza lo scarico dei rifiuti in mare

Al Dicastero retto da Gian Luca Galletti (terzo Ministro in un anno) l'hanno ribattezzato col nome di “ambiente protetto”, forse con il maldestro intento di nascondere ciò che, in effetti, si cela tra gli articoli e i commi del Decreto 91, pubblicato in Gazzetta ufficiale ed entrato in vigore già dallo scorso 25 giugno 2014: un vero e proprio regalo alle industrie con sede in Italia, che avranno ora il via libera ad inquinare.

Questo perché, grazie al provvedimento emanato dal governo, sarà consentito ai grandi poli manifatturieri di sversare oltre i limiti fino ad oggi consentiti dalla legge, ciò in proporzione alla loro capacità produttiva: in questo caso l'autorizzazione riguarda rifiuti contenenti alluminio, arsenico, cromo, ferro, mercurio, piombo, nichel, fino ai solventi organici, con una deroga allo sforamento da definirsi di volta in volta in sede ambientale.

Tra le righe del documento si annida, inoltre, un meccanismo assolutamente perverso: più elevata è la produzione di un'azienda, meno restrittivi saranno i limiti imposti alla stessa riguardo l'immissione di sostanze inquinanti a mare, tanto da far rabbrividire al solo pensiero di ciò che potrebbe accadere al petrolchimico di Porto Marghera, alla centrale di Porto Torres, al polo petrolchimico di Gela o, peggio, all'Ilva di Taranto.

E' chiaro a tutti che la “schifezza” di questa legge sta proprio nello stabilire una proporzione diretta tra volumi prodotti e quantità massime di agenti inquinanti da scaricare nelle acque marine, al punto da innescare una situazione del tutto paradossale: le piccole imprese saranno chiamate a rispettare limiti imposti a priori, mentre le grandi potranno sversare quanto e come vogliono a mare.

Non solo, con il Decreto 91 si cancellano anche i limiti di riferimento previsti per la bonifica delle aree militari (caserme, poligoni di tiro, campi di addestramento), attraverso l'innalzamento dei parametri massimi di contaminazione del suolo da sostanze tossiche e altamente cancerogene in aree che, com'è noto, sono depositarie di materiali nocivi derivanti dalle attività per cui sono destinate.

Infine, giusto per non farsi mancare niente, il governo ha deciso di introdurre nella nuova disciplina legislativa il tanto sbandierato principio del cosiddetto “silenzio-assenso”, valido anche per i piani di bonifica che saranno avviati entro il 31 dicembre 2017, concedendo appena 45 giorni di tempo agli organi amministrativi preposti per operare i dovuti controlli e, del caso, certificare la correttezza della bonifica: il che significa, viste le lungaggini della nostra burocrazia, che ogni piano di smaltimento risulterà automaticamente approvato.