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mercoledì 2 aprile 2014

Ambiente, è dell'Italia il primato europeo delle infrazioni

Al momento sono 119 i procedimenti d'infrazione inflitti dall'Europa nei confronti del nostro Paese, suddivisi in 20 settori diversi, anche se a farla da padrone in questa poco edificante classifica continentale è senza ombra di dubbio tutto il comparto relativo all'ambiente che, da solo, ne conta ben 22.

Tanto che alla fine del mese appena trascorso la Commissione europea ha comunicato ufficialmente l'avanzamento del procedimento d'infrazione contro l'Italia, cui è imputato il mancato recepimento delle normative comunitarie in materia di valutazione dell'impatto ambientale (VIA).

Al riguardo, è stato fissato un termine di 2 mesi per recepire correttamente la normativa, decorso il quale la Commissione si troverebbe costretta a proporre un ricorso alla Corte di Giustizia europea: finora l'atteggiamento adottato dalle nostre istituzioni è sempre stato quello del “tirare a campare”, nella speranza che la Commissione UE rinunciasse ai propositi sanzionatori.

La conseguenza di tale ignavia ha portato, purtroppo, il nostro Paese ad essere, in questi termini, il fanalino di coda di tutti e 28 gli Stati membri: in quest'ultimo caso, in particolare, viene contestato il fatto che finora la legislazione italiana non prescrive che i progetti (sia pubblici che privati) con un impatto ambientale potenzialmente significativo, vengano autorizzati solo dopo un'attenta valutazione dei possibili effetti sull'ambiente e sul clima.

In altre parole, la Commissione contesta il fatto che le leggi ambientali attualmente vigenti in Italia, consentirebbero delle “scappatoie” molto pericolose per la salute dell'ambiente stesso, per non dire della “nebulosità” delle norme in merito alla partecipazione del pubblico alle procedure di VIA, tali da mettere a serio repentaglio la necessaria trasparenza dell'azione amministrativa.

I tempi concessi (2 mesi) per metterci in regola sono veramente stretti, tanto che risulta estremamente difficile immaginare un lieto fine per quest'ennesima procedura d'infrazione, a meno che Speedy Gonzales Renzie non decida che anche le tematiche ambientali, come nel caso del Senato, facciano parte di un passato in attesa di rottamazione: viva l'Italia!

mercoledì 11 settembre 2013

Trasporti: potenziare in 4 mosse le vie navigabili europee

Forse pochi sanno che, in Europa, ogni anno più di 500 milioni di tonnellate di merci (l'equivalente di 25 milioni di mezzi pesanti) sono trasportate attraverso fiumi e canali.

Si tratta, in effetti, di vie navigabili più sicure, con meno traffico e, quel che più conta, più ecologiche rispetto alle modalità di trasporto su gomma o ferrovia.

Basti pensare, in proposito, che le emissioni di CO2 e il consumo di carburante di un grande battello per la navigazione interna, secondo i dati forniti dalla Commissione europea, sono solamente un terzo di quelli prodotti dal trasporto su strada.

Secondo Bruxelles, inoltre, le chiatte rappresenterebbero il mezzo di trasporto più sostenibile per l'ambiente ed energeticamente efficiente, nonché in grado di sfruttare il potenziale ancora inutilizzato della rete di 37.000 Km di vie navigabili interne.

Proprio con l'obiettivo di aiutare il trasporto sulle vie navigabili a diventare, pur a lungo termine, un settore ad alta qualità di prestazioni, la Commissione europea ha predisposto un piano in 4 mosse, volto ad eliminare le cause ostative di questo auspicabile sviluppo.

Innanzitutto andranno modernizzate la conche, i ponti e i canali di navigazione interni, prevedendo al contempo la realizzazione dei collegamenti mancanti come, ad esempio, quello tra i sistemi fluviali della Senna e della Schelda.

Nel quadro generale degli orientamenti per la TEN-T, la Commissione ha addirittura deciso di dare priorità a nuove opportunità di finanziamento a favore delle vie navigabili interne.

Per non tacere del fatto che la Commissione europea ha deciso di consentire, per la navigazione interna, l'utilizzo di motori alimentati a gas naturale liquido, garantendo oltremodo il proprio sostegno economico a favore di investimenti in tecnologie a basse emissioni.

Un'altra delle 4 mosse decise da Bruxelles, è quella indirizzata alla modernizzazione dei collegamenti tra le vie navigabili interne, la strada e la ferrovia, attraverso il miglioramento degli impianti di movimentazione delle merci e la drastica riduzione delle formalità amministrative.

Infine, poiché il settore delle vie navigabili non può prescindere da una manodopera qualificata, la Commissione prevede ci potrà essere un maggior riconoscimento delle qualifiche e delle carriere, che contribuirà a migliorare l'accesso al mercato del lavoro delle nuove generazioni.

Ora: con i suoi 2.400 Km di canali navigabili, il nostro Paese si colloca tra le prime nazioni europee (37° posto al mondo) che potrebbero trarre grandi vantaggi dalle nuove direttive, ma: la classe politica che ci governa sarà all'altezza di cogliere la sfida?