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domenica 13 ottobre 2013

Primi in Europa: gli italiani pagano più di cento tasse

La Cgia di Mestre s'è presa la briga di contarle tutte e, alla fine, il risultato è stato decisamente sconfortante: sono, infatti, di più di cento le tasse e i balzelli che gravano annualmente sulle spalle degli italiani.

Soltanto le prime dieci tasse in classifica garantiscono alla macchina statale circa 413,3 miliardi di euro di introiti, a fronte di un totale di oltre 472 miliardi di entrate tributarie: le imposte che pesano di più sulle nostre tasche sono, senza alcun dubbio, Irpef (Imposta sulle persone fisiche) e Iva (Imposta sul valore aggiunto).

Entrambe garantiscono all'erario un gettito complessivo che sfiora i 260 miliardi di euro l'anno, incidendo addirittura per il 54% sul totale delle entrate fiscali.

A gravare pesantemente sulle attività produttive che ancora sopravvivono, sono invece l'Irap (Imposta regionale sulle attività produttive), che attualmente garantisce 33,2 miliardi di gettito all'anno, e l'Ires (Imposta sul reddito delle società), che porta all'incasso da parte dello Stato di ulteriori 32,9 miliardi di euro.

Combinando gli studi di Cgia e Codacons emerge, in proposito, che tra lo scorso anno e quello in corso, nel nostro Paese si sono registrati i maggiori aumenti di tasse del vecchio Continente, visto che in Europa nessuno è più tar-tassato di noi.

Solo nel 2013, infatti, ciascun italiano (ivi compresi bambini e ultracentenari) pagherà mediamente 11.800 euro, suddivisi tra imposte, tasse e contributi previdenziali, tutto ciò in cambio di servizi inadeguati e, in alcuni casi, persino scadenti o inesistenti.

Sempre più, del resto, nel momento del bisogno siamo costretti a pagare due volte per lo stesso servizio: succede, ad esempio, se dobbiamo inviare un pacco, se abbiamo bisogno di un esame o di una visita medica specialistica in tempi brevi, di doverci spostare, ma anche nel momento in cui vogliamo che la giustizia (civile e penale) intervenga in tempi ragionevoli, come sono quelli richiesti dalla società in cui viviamo.

Non solo per numero e incidenza delle tasse, anche nel campo delle tariffe (nazionali e locali) l'Italia ha conquistato il primato europeo, con aumenti più alti di tutti i Paesi membri: i trasporti (+5,3%), l'acqua potabile (+6,7%), i rifiuti (+4,7%), ma anche i taxi (+5,2%), la telefonia (+9,9%), i pedaggi autostradali (+4,1%) e le tariffe postali (+10,1%).

Un discorso a parte meritano -secondo Codacons- le tariffe di luce e gas: se è pur vero che in questo settore si sono registrate, nell'ultimo periodo riduzioni delle tariffe, è altrettanto scoraggiante constatare che continuiamo a pagare l'energia più che nel resto d'Europa: nel solo 2012, infatti, le famiglie italiane hanno visto crescere la loro bolletta elettrica dell'11, 2%, contro una media europea del 6,6%.

E' del tutto superfluo ricordare, infine, che la corsa delle tariffe ha un peso determinante nell'erosione del potere d'acquisto delle famiglie, tanto che qualsiasi rincaro delle stesse si traduce, inevitabilmente, in un ulteriore prelievo forzoso che, unito alle gabelle di cui sopra, ha ormai ridotto noi italiani ad essere, oltre che i più tartassati, anche i più poveri cittadini europei.

Sarebbero questi i risultati della tanto decantata 'stabilità', autentico totem  di chi si occupa dei problemi del Paese

mercoledì 25 settembre 2013

Italia in vendita: tocca a Telecom, Olè

Non ci avevano detto che gli spagnoli stavano peggio di noi? Se questo è vero, com'è che un'azienda indebitata come Telefonica può venire a fare acquisti in un settore strategico come quello della telefonia italiana, mentre noi siamo costretti a svendere anche i gioielli di famiglia?

Come bene spiega Codacons, infatti, il problema non è tanto se una società è italiana, oppure straniera, bensì il fatto che questa società, la Telecom appunto, controlla il mercato della telefonia del nostro Paese dalla posizione dominante di price maker.

Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi, altro non è che il risultato di politiche autolesioniste (se non di malaffare), attuate in spregio dei più elementari diritti dei cittadini da cinquant'anni di casta politica (ben rappresentata anche nel governo Letta), che, con la privatizzazione di Telecom, ha saputo solo trasferire i privilegi dell'ex monopolista pubblico all'oligopolista privato.

Tanto che, come si evince dai dati contenuti nell'ultima rilevazione dell'Agicom, Telecom Italia possiede il 46,7% della spesa finale degli utenti di rete fissa e telefonia mobile, quasi il cinquantuno per cento delle quote di mercato nei servizi a banda larga retail e, infine, il 64% degli accessi diretti a rete fissa, con il picco del 78,4% in provincia di Trento.

Forse è troppo tardi per intervenire, anche se, in primis le associazioni dei consumatori stanno chiedendo a gran voce alcune garanzie per i futuri utenti italiani della spagnola Telefonica.

In particolare, si chiede l'eliminazione del canone Telecom, che potrebbe essere utilizzato dallo Stato per finanziare la banda larga veloce, piuttosto che arricchire i nuovi azionisti spagnoli, oltre all'abolizione delle penali, che ancora oggi sono costretti a pagare gli utenti che abbandonano la compagnia telefonica, nonostante siano vietate dalla legge.

Nell'assenza totale di una qualsivoglia strategia governativa, rischiamo seriamente di fare la fine dell'Albania, con tutti i più importanti settori strategici controllati da soggetti stranieri.

Per tutta risposta, dalla barca dell'Inciucio, guidata a vista (?) e protetta dall'illustre concittadino di Capitan Schettino, si ribadisce l'intenzione di voler far tornare le nostre aziende in Italia: peccato che, prima con Alitalia ai francesi di Air France, ora con Telecom agli spagnoli di Telefonica, siano le nostre aziende a diventare straniere.