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giovedì 27 marzo 2014

Politiche ambientali, 720 Kmq di suolo italiano mangiati dal cemento in soli tre anni

A certificare il preoccupante dato ambientale, con riferimento al consumo di suolo italiano, ci ha pensato l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) che, per la prima volta, ha provato a ricostruire l'andamento della cementificazione nel nostro Paese nel periodo compreso tra il 1956 e il 2012.

In questi termini basti pensare che, solo nell'ultimo triennio 2009-2012, nonostante la profonda crisi che ha colpito l'edilizia, sono stati mangiati dal cemento 720 Kmq di territorio, ovvero un'area corrispondente alla somma dei comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo, oltremodo perdendo terreno ad un ritmo di circa 8 mq al secondo.

Per quanto riguarda la suddivisione su base regionale, Lombardia e Veneto fanno segnare da sole il primato nazionale (10%), seguite a poca distanza da Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, che si collocano tutte tra l'8 e il 10%: le municipalità che hanno subito maggiormente il peso della cementificazione sono, invece, quelle di Napoli (62,1%), Milano (61,7%), Torino (54,8%), Pescara (53,4%), Monza (48,6%), Bergamo (46,4%) e Brescia (44,5%).

Le conseguenze di questa scellerata erosione del suolo, realizzata grazie alla complicità di amministratori espressi da una partitocrazia sempre indulgente nei confronti del remunerativo cemento, le ritroviamo purtroppo nei dati che emergono sul fronte dei cambiamenti climatici, sull'acqua e, infine, sulla capacità di produzione agricola.

In base ad uno studio del Central Europe Programme, inoltre, ogni ettaro di terreno consumato comporta mediamente una spesa di 6.500 euro (ciò solo per la pulizia di canali e fognature), mentre il costo della gestione dell'acqua non infiltrata, causa la progressiva impermeabilizzazione, è stato stimato per il nostro Paese, sempre nel triennio 2009-2012, addirittura intorno ai 500 milioni di euro.

Senza tener conto dei gravissimi danni causati al settore agricolo nazionale: se i 70 ettari mangiati dal cemento fossero stati, viceversa, tutti coltivati a cereali, in questi tre anni avremmo potuto contare su una produzione di 450.000 tonnellate di cereali, equivalenti ad un guadagno di circa 90 milioni di euro e, oltre ad una minor dipendenza italiana dalle importazioni.