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giovedì 29 agosto 2013

Berlusconi: il Cavaliere a delinquere in Champions League

L'abolizione dell'Imu (?) e la qualificazione del Milan alla fase a gironi della Champions League, avvenimenti che in un Paese normale non avrebbero nulla in comune, qui da noi assumono un diverso e preciso valore: Silvio Berlusconi è vivo e vegeto come non mai.

Altro che decadenza dalla carica di senatore, altro che incandidabilità, il Cavaliere a delinquere è ancora in sella, pronto a ripartire lancia in resta per l'ennesima crociata mediatico-elettorale.

Del resto, il principe del chiagne e fotti (come amava definirlo Indro Montanelli) può anche perdere il pelo, ma non il vizio di usare cospicue dosi di vittimismo da contrapporre, al momento opportuno, ai propri successi politici o calcistici, che per lui sono la stessa cosa.

Questi giudici e questi giustizialisti del Movimento 5 Stelle -starà ora pensando il Cavaliere a delinquere- “non hanno mai vinto nemmeno una Coppa dei Campioni di calcio (e nemmeno una coppa del nonno, n.d.r.), eppure si permettono di condannare i miei comportamenti: cribbio, chi credono d'essere costoro?”

Per lui, che le Coppe dei Campioni invece le ha vinte e che, se non bastasse, gli è riuscita pure la magia (complice quell'ectoplasma del Pdmenoelle) di nascondere agli occhi degli italiani l'Imu (service tax?), i poteri dello Stato dovrebbero passare da tre a due: l'urna elettorale e la Champions League.

Pensiero unico, questo, nel quale paiono sguazzare i cosiddetti berluscones d'antan, tra cui la pitonessa Daniela Granero in Santanchè, sempre pronta a ripetere a memoria la lezioncina scritta (senza nemmeno impegnarsi troppo) dagli spin doctors di Arcore: al voto, al voto, al voto...

Il voto, come una catarsi purificatrice, il voto come l'immersione nelle acque di Lourdes, il voto che cancella ogni nefandezza: dalla truffa fiscale alla compravendita dei parlamentari, dalla prostituzione minorile alla legge Severino.

In nome degli unici due poteri dello Stato riconosciuti dal Cavaliere a delinquere, ovvero quello della cabina elettorale e quello dei tifosi (che spesso coincidono), l'idea che intende far passare è quella che l'ultima decisione sul suo destino spetta, solo e comunque, all'elettore-tifoso.

Peccato che in Italia, ogni volta che si va a votare, gli elettori siano sottoposti ad un vero e proprio bombardamento mediatico dalle sue televisioni commerciali (Rai e Mediaset) e dai suoi giornali, capaci di ridurre anche concetti alti e complessi, come ad esempio quello di democrazia, a poco più di un sondaggio tra Balotelli e Ibrahimovic.