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martedì 25 febbraio 2014

Governo Napolitano III, la Caporetto della casta

C'è una battaglia, in particolare, che viene ancor oggi ricordata per definire una delle sconfitte più clamorose della Storia italiana: iniziata il 24 ottobre 1917, alle 2 del mattino, la battaglia di Caporetto ha infatti rappresentato, al di là dell'onta militare, un drammatico esempio dell'assoluta disgregazione in cui si consuma una sconfitta, nell'incapacità di gestire un'emergenza, nella totale dispersione di un mondo e di coloro che fino ad allora lo hanno rappresentato.

Quando le armate italiane in ritirata giunsero sulle rive del Tagliamento e del Piave, tutto si trasformò in un indescrivibile groviglio di uomini, carri, cavalli uccisi, colonne bloccate per decine di chilometri: non sarebbe andata così, se i comandi fossero stati capaci di organizzare la circolazione stradale, la trasmissione delle notizie e i rifornimenti, tanto che la disfatta di Caporetto costò la morte di 11.000 italiani, 19.000 feriti, 300.000 prigionieri, 400.000 fra disertori e sbandati.

In quella scena risiedono molte delle cose che, purtroppo, si sono ripresentate nella nostra storia, anche in epoche diverse da quelle attraversate da eventi bellici: è una scena che fa da prototipo, ad esempio, anche all'Italia attuale, caratterizzata da istituzioni ostaggio di poteri economici estranei, che tirano le fila di una sparuta (ma coriacea) casta di politici-burattini senza parte né anima.

Per gli italiani rischia di ripetersi la scena dei ponti sul Tagliamento e sul Piave: una massa di cittadini allo sbando, privati di ogni radicamento e smarriti in un territorio all'interno del quale si muovono “alla cieca”, lasciando sul campo ciò che resta delle loro vite, parecchi con la speranza di poter un giorno “ritornare a casa”, di liberarsi per sempre di questi comandanti incapaci di garantire loro la men che minima protezione sociale.

Alcuni potranno forse dissentire sui metodi e sugli obiettivi dell'unica forza di liberazione rappresentata, oggi, dal MoVimento 5 Stelle: non si può, viceversa, dissentire sulla necessità di questa lotta e sull'opportunità di contribuire ad essa partecipando ed impegnandosi in prima persona, affinchè questo Governo Napolitano III rappresenti, una volta per tutte, la Caporetto della casta.