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venerdì 18 ottobre 2013

Questa è l'Italia che non sa più resistere

Mi raccontavano, da piccino, che la “morte bianca” era il peggior pericolo per chi aveva l'ardire di avventurarsi tra le nevi e i ghiacci delle montagne: una volta persi lassù si continuava a camminare per ore, poi i piedi si facevano pesanti come macigni e si cominciava a sentire un lieve torpore.

E' in quel momento che il pellegrino perduto decideva di sedersi sulla neve, non sentendo nemmeno più il freddo, anzi, ammirando incantato quell'enorme letto tutto bianco, vinto dal sonno, si stendeva tra quelle lenzuola accoglienti: adesso poteva dormire, per sempre.

Nei primi anni di scuola, mi feci una certa cultura e scoprii storie assai interessanti a proposito dell'assideramento, come quella dell'esploratore Scott che raggiunse il Polo, ma scoprì d'essere stato preceduto sul filo di lana dalla spedizione concorrente di Amudsen.

Sulla via del ritorno, il gelo e la fame bloccarono Scott e compagni: li ritrovarono mesi più tardi ancora “addormentati” nella tenda di ghiaccio: ed anche Amudsen fu, a sua volta, raggiunto dalla “morte bianca”, nel 1928, nel tentativo di ritrovare l'equipaggio disperso del dirigibile Italia di Umberto Nobile.

Storia e letteratura sono piene di morti assiderati: prima Napoleone, poi Hitler e Mussolini, mandarono i poveri fanti francesi, tedeschi e italiani a morire nelle steppe gelate della grande Russia: oggi al Polo non si muore più ed anche le “centomila gavette di ghiaccio” sono solo un brutto e lontano ricordo, ma la “morte bianca” no, quella è dura a morire.

Per provarne l'ebrezza non occorre più essere arditi esploratori, è sufficiente essere poveri ed avere, al posto della tenda rossa piantata sulla banchina polare, un'automobile posteggiata in cui dormire, perché il lavoro s'è perso per colpa della crisi e la casa è stata portata via da Equitalia.

E' arrivato l'inverno, bisogna fare qualcosa, o parecchie persone rischieranno veramente di dover affrontare lo spettro della “morte bianca”, nella totale indifferenza dei partiti per i quali la stabilità politica è più importante  della vita di qualche ex commerciante, cassaintegrato, esodato, o di qualche vecchio, solo e con una pensione da fame.

Costoro, infatti, altro non rappresentano che i vizi capitali di questa società malata, governata dai poteri occulti della finanza europea e mondiale, attraverso l'interfaccia di asserviti governi  fantoccio: per loro questi cittadini sono soltanto la faccia nascosta dell'euro e dello spread.

Questa è l'Italia che non sa più resistere (e perciò non esiste), che sta rischiando di morire di freddo in un Paese che si permette la spesa di 228 milioni di euro l'anno per mantenere il proprio Capo dello Stato, mentre a loro tocca arrangiarsi e sperare: nella rivoluzione, in un governo diverso o, con molto più realismo, di farcela ad arrivare alla  prossima primavera.