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venerdì 30 agosto 2013

Finanza mondiale: Paesi emergenti a rischio bolla speculativa?

La crisi internazionale che ha messo in ginocchio sia il colosso americano, che il vecchio continente, pare non abbia alcuna intenzione di risparmiare, in questo annus horribilis 2013, nemmeno i cosiddetti Paesi emergenti, ovvero Brasile, India, Turchia, Russia, Indonesia, Polonia e Bulgaria.

E' notizia di questi giorni, infatti, che Goldman Sachs ha provveduto a tagliare le sue previsioni su numerose valute di questi Stati, in particolare sulla rupia indonesiana, che in questa settimana ha subito un'ondata ribassista.

Inoltre, sulla scia del “tapering off” della Federal Reserve, del previsto ridimensionamento del piano di acquisto titoli da 85 miliardi di dollari al mese, Goldman Sachs prevede che sarà proprio la rupia indonesiana a soffrire più di tutte, almeno nel breve periodo.

Se a questo aggiungiamo le tensioni per un intervento militare americano in Siria, otterremo una miscela potenzialmente esplosiva, che sta già iniziando la sua azione erosiva rispetto alle Borse ed alle valute dei Paesi emergenti, mettendoli pertanto a rischio bolla speculativa.

Brasile: da inizio anno il real brasiliano ha perso il 20% sul dollaro e il 17% sull'euro, pur a fronte di una situazione fiscale molto buona, tanto che il Ministro delle Finanze carioca, Guido Mantega, ha affermato che l'economia del Paese resta più che solida.

India: la divisa indiana è scesa, questa settimana, fino al minimo storico di 68,80 per dollaro, facendo registrare il peggior calo dal 1995.
I timori degli investitori sono aumentati dopo l'approvazione del Food Security Bill, una misura che ha l'obiettivo di fornire cereali ai più poveri, grazie ad agevolazioni statali.

Turchia: superfluo sottolineare che il paese risente da molto vicino dell'evolversi della situazione in Siria, tanto che anche per la lira turca queste sono ore convulse, al punto che ha perso valore sia nei confronti dell'euro, salito a 2,74 lire, che del dollaro, scambiato a 2,07 lire.

Russia: i prezzi dei metalli, carbone e altre materie prime sono in calo, il che farebbe ipotizzare, a lungo termine, un calo anche del prezzo del petrolio.
Anche se il greggio, nel brevissimo periodo, potrebbe toccare quota 150 dollari al barile, in caso di problemi nelle forniture in Medio Oriente, causa il probabile conflitto bellico siriano.

Indonesia: qui gli investitori esteri hanno venduto un netto di 2,2 miliardi in azioni, in presenza di segnali di rallentamento della crescita in tutta la regione, che sarà aggravata a breve dalla decisione della Federal Reserve di tagliare gli stimoli monetari.

Polonia e Bulgaria: pur in presenza di turbolenze valutarie, lo zloty polacco e il lev bulgaro, paiono resistere piuttosto bene.
Questo accade soprattutto perchè, in questi anni di crisi, questi Paesi hanno dovuto rispettare i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles, che hanno impedito loro di accumulare pesanti passivi.

In conclusione, va considerato che l'indice generale Msci dei Paesi emergenti, riferito all'ultimo trimestre, riflette una flessione del 7,5%, al contrario del sottoindice relativo ai Paesi emergenti europei, che evidenzia una crescita dell'1,2%.

Anche se, alla fine, tutti questi scenari saranno messi alla prova del vero grande test, ovvero il tapering off della Federal Reserve, il cui inizio è previsto nelle prossime settimane, forse già in occasione del meeting di metà settembre dei governatori del Fomc (Federal Open Market Committee).

mercoledì 21 agosto 2013

Ambiente, già esaurite le risorse naturali del 2013

Per capire di cosa si tratta, basterebbe ricordare ciò che accade alla cicala, alla fine dell'estate, mentre la previdente formichina si è data da fare per affrontare, al meglio, la stagione dei tempi duri.

Oppure, come sta purtroppo accadendo in questi anni di crisi, far riferimento ad una famiglia non riesce ad arrivare con i soldi a fine mese.

Così è avvenuto anche quest'anno per la popolazione mondiale che, come ricorda il Global Footprint Network, proprio oggi 21 agosto 2013, è arrivata all'Earth Overshoot Day, ovvero al giorno in cui si è terminato di utilizzare ciò che il nostro pianeta produce in un anno, iniziando a consumare le risorse del futuro.

Lo scorso anno, come ricorda l'associazione ambientalista, il “bonus” della Terra si era esaurito il 22 agosto, mentre dieci anni fa eravamo stati capaci di conservarlo fino al 21 ottobre.

Tanto che, se i ritmi di questi ultimi anni saranno confermati anche in futuro, entro metà secolo il nostro fabbisogno di risorse sarà pari a quello di due pianeti come la Terra.

Per trovare un anno in cui il consumo è stato pari a quanto prodotto dal pianeta, bisogna risalire addirittura ai primi anni '70.

Per quanto riguarda, in particolare, l'Italia, gli esperti hanno rilevato che -dopo il picco fatto registrare nei primi anni di questo secolo- si è attualmente in presenza di una diminuzione dei consumi, pur essendo questi ultimi ancora quattro volte superiori alla biocapacità del nostro Paese.

Ma c'è chi fa di peggio, come i giapponesi che consumano più di sette volte il loro budget annuo di risorse naturali, seguiti a ruota da Qatar e Svizzera, ciò a fronte di alcuni Paesi, come il Canada, il Brasile e l'Australia che riescono -addirittura- a produrre più risorse di quante ne consumano.

In particolare gli australiani, sono certamente i più virtuosi, visto che consumano appena la metà delle risorse naturali a loro disposizione, pur erodendo anch'essi le proprie “riserve” ecologiche.

In termini globali -sottolineano gli esperti del Global Footprint Network- i costi dovuti a questi sprechi, stanno diventando sempre più evidenti, giorno dopo giorno.

I cambiamenti climatici, del resto, ne sono il segno più chiaro e preoccupante, anche se ne esistono altri: la riduzione progressiva delle foreste, la scomparsa di specie viventi, la crisi del settore ittico, i prezzi alle stelle delle materie prime e, di conseguenza, i disordini civili.

E questo, se non s'inverte quanto prima la tendenza, potrebbe essere solo l'inizio.