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martedì 28 gennaio 2014

Economia digitale, Italia ferma all'anno zero

Fra poco meno di due anni, dicono al Boston Consulting Group, l'economia digitale avrà prodotto l'incredibile cifra di 4,2 trilioni di dollari, all'interno dei Paesi appartenenti al G20, al punto che se si trattasse di uno stato, sarebbe il quinto al mondo, subito dopo Stati Uniti, Cina, Giappone ed India.

Nonostante ciò, il maturare dell'economia digitale ha sempre trovato sul proprio cammino fattori che hanno contribuito in modo negativo alla sua piena diffusione tra le aziende ed i consumatori: in questi termini, secondo i dati del rapporto di BCG, l'Italia risulterebbe addirittura essere ferma all'anno zero, visto che fare impresa digitale nel nostro Paese appare sostanzialmente impossibile.

Infatti, se a livello aggregato ci piazziamo al 36mo posto su un campione di 65 paesi studiati, risultiamo purtroppo penultimi per facilità di ottenere prestiti e 61esimi nel rapporto tra investimenti stranieri e Pil, anche se la vera assenza è rappresentata dalle competenze informatiche, al punto che ancora oggi l'alfabetizzazione digitale è tutta da realizzare, sia in azienda che tra le mura domestiche.

E' come se i nostri diretti competitori giocassero in un altro campionato: non solo gli inarrivabili Paesi scandinavi, oppure la Germania, la Gran Bretagna, la Francia e la Spagna, purtroppo in questa particolare classifica l'Italia occupa una delle ultime posizioni, appena prima di Grecia e Bulgaria, ma preceduta da Panama e Ungheria.

Per non dire degli effetti dell'economia digitale sulle Pmi: secondo il BCG, è statisticamente dimostrato che quelle imprese che fanno ricorso in maniera più consistente al web, ottengono il 50% di probabilità in più di vendere i propri prodotti e servizi al di fuori della regione di appartenenza.

Le soluzioni proposte dal Boston Consulting Group, per quanto riguarda il nostro Paese, non differiscono molto da quelle già propinate due anni or sono: formazione di una forza lavoro sempre più specializzata, implementazione di investimenti a medio-lungo termine nelle infrastrutture digitali (mobile in costante crescita) e politiche governative capaci di regolare un ecosistema globale, senza però soffocare nella culla l'iniziativa dei privati che vogliono fare impresa.