Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post

sabato 15 marzo 2014

Che Italia sarebbe oggi, senza il MoVimento 5 Stelle?

E' possibile chiedersi che Italia sarebbe oggi, se poco più di un anno fa il MoVimento 5 Stelle non fosse riuscito a rappresentare un terzo degli italiani in Parlamento? Sì, è possibile, senza che ciò significhi sperare in una risposta del tutto scontata: perchè si tratta di un evento talmente gigantesco da aver prodotto una ristrutturazione del nostro immaginario.

Potrebbe essere interessante ipotizzare chi, tra Pdl e Pdmenoelle, avrebbe infine prevalso grazie al Porcellum, a fronte di un presumibile tsunami di astensionismo: non che l'una o l'altra ipotesi significasse un che di diverso, ma soltanto per chiederci, se non ci fosse stato il M5S, il sindaco Renzie sarebbe mai divenuto premier senza sottoporsi a democratiche elezioni repubblicane?

Probabilmente la risposta giusta è no, con buona pace della stampa di regime che, pur di evitare lo spauracchio pentastellato dell'abolizione del finanziamento pubblico, avrebbe volentieri rinunciato a girare la ruota della fortuna, accontentandosi del grigio e ben più rassicurante Bersani il quale, grazie al suo proverbiale buonsenso, non si sarebbe lontanamente sognato di espellere Berlusconi dal Senato.

Ma tutto ciò non si è fortunatamente avverato: gli onesti portavoce del M5S hanno invaso il Parlamento, iniziando fin dal primo giorno ad armeggiare con l'apriscatole, a scardinare la falsa sacralità di quell'istituzione democratica usurpata da un'immutabile casta attorniata da viscidi lobbisti, a difendere -udite, udite- gli italiani da quei partiti ormai simili a lupi famelici impegnati a spolpare la carcassa di un Paese in agonia.

Sebbene i più alti esponenti di quel marcio sistema consociativo, a partire dall'Uomo del Colle, non si aspettassero un'onda grillina di tali dimensioni (rivedete i sondaggi di un anno fa), dovettero ben presto farsene una ragione: fino a quel giorno gli italiani erano tenuti all'oscuro di quanto realmente tramavano i capi-bastone, da lì in poi ognuno ha avuto finalmente l'opportunità di vedere.

E' anche grazie a ciò che il sociologo e filosofo Edmund Husserl avrebbe definito epochè, infatti, che oggi ogni cittadino grazie al lavoro del M5S è in grado di mettere in discussione ciò che prima dava per scontato (tutti i politici sono uguali, tutti rubano, nessuno mantiene le promesse, ecc.), individuando al contempo cause e responsabilità di ogni decisione politica che lo riguarda.

E' infine grazie a questa meritevole operazione di trasparenza e di partecipazione che ogni italiano, purchè lo decida liberamente, può permettersi di non credere più alle balle spaziali di un Renzie La Qualunque, come pure ai proclami anti-europeisti di chi, non più tardi di due anni fa, votò per l'inserimento nella nostra Costituzione del pareggio di bilancio e a favore del Fiscal Compact: provate a chiedervi, che Italia sarebbe oggi, senza il MoVimento 5 Stelle?

venerdì 14 febbraio 2014

San Valentino, scende in campo il Gran Putto di Fi-Renzie

Da troppo tempo, ormai, svolazzava sulle macerie del PD, tanto che l'abile giravolta di Matteo Renzi non è riuscita a cogliere di sorpresa nessuno, nemmeno Dudù: morto un Letta, se ne fa un altro, deve aver pensato il Gran Putto di Fi-Renzie, dopo avergli sorriso con gli occhioni grandi, mentre gli tirava un colpo in testa.

A fin di bene, perché Enrico Letta non è mai stato un leader, semmai un giovane brontosauro, inevitabilmente destinato all'estinzione: è così che il Gran Putto di Fi-Renzie ha scelto quest'anno di festeggiare San Valentino, non certo scoccando la freccia che fa scoppiare l'amore, bensì usurpando da par suo (complice Re Giorgio) quella sedia, già un tempo appannaggio d'altri demo-dereatani.

Tecnologico e televisivo da sempre, a diciannove anni fu campione per cinque puntate con Mike Bongiorno a La ruota della fortuna, dimostrando fin d'allora agli italiani che le sapeva tutte, portandosi a casa ben 48 milioni 400mila lire, ancor prima di conoscere l'ex tesoriere Lusi, quello accusato di aver prosciugato da solo le casse della Margherita.

Nonostante ciò il Gran Putto di Fi-Renzie ama presentarsi come un candido angioletto, il nuovo perenne, l'emblema di un futuro migliore sempre di là da venire, un politico sempre pronto alla discussione, spiritoso un po' per carattere un po' perché forse Berlusconi gli ha insegnato che per parlare alla pancia dell'elettorato italiano conviene.

Egli incarna perfettamente quello che ci si aspetta da un toscano, ovvero quello stereotipo condiviso che prevede che i toscani, tutti, siano sempre su di giri, con la battuta pronta, effervescenti come Roberto Benigni quando entra a passo di corsa in televisione: in più il Gran Putto di Fi-Renzie ha sempre voglia di menare le mani (in senso politico), ma anche questo è molto fiorentino, come il calcio storico in costume, dove si colpisce la palla ma non si negano due cazzotti agli avversari.

E anche ai compagni di squadra, perché quando parte la rissa l'importante è darle, senza stare a vedere se il nemico si chiama Berlusconi, Cuperlo, Letta o Verdini, se stai nell'arena, meni, lo spettacolo della politica politicante vuole questo: anche il voto popolare appare, in questi termini, del tutto superfluo, mentre si materializza sinistro agli occhi degli italiani lo spettro della fine della democrazia.

mercoledì 4 dicembre 2013

Cospirare democraticamente, per cambiare il corso della Storia

“Non c'è legge e non c'è governo”, ebbe a scrivere Lord Byron dell'Italia “ed è meraviglioso quanto le cose funzionino bene senza”: questa era l'Italia che il grande poeta e politico inglese immaginava nel 1818, dissoluto e nascosto in una gondola veneziana, forse reduce dall'incontro con una prostituta.

Il tardo XIX e il XX secolo, però, confutarono definitivamente la sua tesi: prima venne Garibaldi, che unì la nazione (ma non i cittadini che l'abitavano), poi vennero Bordiga, Gramsci e, ovviamente, Marinetti e Mussolini, seguiti da una guerra mondiale e da un'occupazione che regalarono all'Italia la mafia politica e quella criminale, ancor'oggi contigue al sistema dei partiti ed ai poteri finanziari dominanti.

Con l'aggravante di una crisi economica di proporzioni bibliche, che ha ridotto drasticamente le entrate statali, anche quelle destinate al malaffare ed alla corruzione diffusa, tanto che parecchi di coloro che ne traevano benefici, oggi non vanno nemmeno più a votare.

I cittadini onesti, viceversa, sono invece relegati ai margini delle decisioni prese da una politica che somiglia molto ad una navigazione senza terra in vista e senza possibilità di gettare l'ancora: accantonato (per ora) Berlusconi, ecco spuntare il suo clone Renzi, mentre il peggior Capo dello Stato della nostra storia repubblicana, getta la maschera lanciando il cuore (?) oltre l'ostacolo delle sue prerogative costituzionali.

Totalmente genuflessa ai dettami della Bce, quel che resta della politica italiana assomiglia sempre più ad un goffo tentativo di arare il mare, dibattuta com'è tra il desiderio di salvare dall'imminente tracollo le proprie classi dirigenti e l'inconfessata perversione di spremere ancora per qualche decennio il 'popolo bue' che l'ha fin qui supportata.

Ben consci, del resto, di essere tutti dentro al calderone del 'Partito Unico', nonché del fatto che, rebus sic stantibus, il capitalismo finanziario non necessita di una vera democrazia, semmai di una leadership di tecnocrati in grado di aprire la strada alle loro speculazioni economiche.

Proprio per il raggiungimento di questi scopi, infatti, prima con Monti ed oggi con Letta, a Bruxelles hanno deciso che le Grandi Coalizioni non sarebbero state, in fondo, una cattiva idea per l'Italia: fortunatamente le prossime Elezioni Europee sono ormai dietro l'angolo, e con esse l'irripetibile occasione per provare a cambiare il corso della Storia e dare una speranza alle future generazioni.

In alto i cuori: cospiriamo democraticamente.

giovedì 3 ottobre 2013

Politici d'avanspettacolo e i costi per il pubblico pagante

Altro che spread sotto controllo, altro che salvati dal baratro dell'instabilità politica, altro che nascita di governi deberlusconizzati, altro che nuove-vecchie-maggioranze: la verità è che siamo di fronte, purtroppo per tutti noi, all'ennesima farsa inscenata dai soliti noti dell'ignobile compagnia di guitti d'avanspettacolo.

I gemelli siamesi democristiani Enrico Letta e Angelino Alfano, separati alla nascita e ricongiunti grazie all'immoral suasion quirinalesca, assomigliano infatti sempre più ai compianti Walter Chiari e Carlo Campanini nel loro memorabile sketch intitolato“Vieni avanti, cretino!”, dove l'ultima parola è ormai sinonimo di “italiano”.

Tutto questo, mentre l'Istat (non Beppe Grillo) ci comunica che il potere di acquisto delle famiglie nel nostro Paese è sceso del 4,7% nel 2012, facendo registrare il peggior calo dal 1990, a fronte del reddito disponibile delle famiglie per il consumo, che è calato a sua volta del 2%.

Come hanno calcolato le associazioni dei consumatori, il calo del potere d'acquisto si è tradotto, in pratica, in una tanto disastrosa quanto invisibile “stangata” da 1.642 euro per una famiglia composta da tre persone, 1.809 euro per una di quattro.

Con la logica conseguenza che, come dovrebbero ben sapere i nostri due gemelli ridens, fintanto che le famiglie non avranno soldi da spendere, i commercianti non potranno vendere, gli industriali non potranno produrre e, pertanto, i disoccupati non potranno trovare lavoro.

Per non tacere del fatto che, causa il perdurante crollo del potere d'acquisto anche nel corso di quest'anno, in ciò anche alimentato dall'aumento dell'Iva, gli italiani dovranno auto-infliggersi, entro la fine del  2013, ulteriori tagli al budget famigliare.

Fino a quando saremo ancora costretti ad assistere, in qualità di pubblico pagante, al penoso teatrino dei politici d'avanspettacolo che ingrossano le fila di questa maggioranza delle rinnovate false intese e delle facili spese? Il vaso è colmo, colmo, colmo.

martedì 1 ottobre 2013

Aumento Iva: una pietra tombale per il governo Letta

Con l'aumento odierno dell'aliquota Iva, dal 21 al 22%, è del tutto prevedibile che, nei prossimi mesi, la maggior parte dei prodotti al consumo subirà dei rincari che si riveleranno ben al di là della soglia di un punto percentuale.

Come in un perverso effetto domino, infatti, la stessa Confcommercio già stima che i prezzi, tra ottobre e novembre, subiranno un aumento dello 0,4%, con effetto trascinamento anche nel 2014.

Ciò in quanto l'aumento dell'Iva verrà scaricato, in primis, sul trasporto delle merci (che da noi avvengono per la maggior parte su strada), con incrementi nell'ordine di 1,5 cent euro/litro sulla benzina, 1,4 sul diesel e 0,7 sul Gpl.

Differente sarà anche l'impatto a seconda del prezzo dei prodotti: se sulle t-shirt, sui quaderni di scuola, oppure sulla saponetta, l'aumento sarà quasi impercettibile, discorso diverso sarà per i beni più costosi, come elettrodomestici, automobili, tablet, oppure la parcella dell'avvocato.

Insomma, l'aumento dell'Iva, pur in una situazione in cui l'inflazione parrebbe essere sotto controllo e qualunque sarà l'esito della votazione sulla fiducia diventerà, di fatto, la pietra tombale sulla penosa esperienza di questo governo Letta.

Pur in una democrazia pericolosamente traballante come quella italiana, per attuare scelte coraggiose in campo economico e sociale -oltremodo urgenti per il nostro Paese- la prima cosa di cui ci sarebbe bisogno è di un governo legittimato, sostenuto e partecipato dal popolo.

In questi ultimi due anni, infatti, prima con Monti e ora con Letta (entrambi nominati da Re Giorgio e sostenuti dal Cavaliere a delinquere), agli italiani è stata sottratta la sovranità nazionale, per opera della casta del Partito Unico (PDL e Pdmenoelle), che si è letteralmente venduta ai poteri economici che dettano la politica europea.

Abbiamo bisogno di raccogliere le forze sane, oneste, competenti del nostro Paese, abbiamo bisogno di dimostrare a noi stessi e al mondo che non siamo uguali a chi ci sta governando, senza averne l'investitura popolare, abbiamo infine bisogno di far vedere all'Europa che non siamo tutti Bunga Bunga, e che sbatteremo in galera i responsabili del nostro dissesto economico.

Tutti a casa, la parola torni agli elettori il prima possibile: e questa volta, statene certi, non si tratterà dell'ennesimo referendum su Berlusconi, no, la posta sarà molto più alta.

Saremo chiamati a scegliere se voler essere protagonisti del nostro futuro con il MoVimento 5 Stelle, oppure regalare ciò che rimane dell'Italia a chi è stato capace di svenderne già gran parte.

sabato 21 settembre 2013

Giustizia malata, magistrati fortunatamente in buona salute

Ha detto bene il cittadino-portavoce del Movimento 5 Stelle, Manlio di Stefano, a proposito delle parole pseudo-pacificatrici pronunciate da Giorgio Napolitano, anche perchè in Italia non c'è nessuna guerra in atto tra pm e politici, bensì ci sono dei politici che delinquono da 50 anni, e pm che fanno il loro mestiere, che è quello di indagare.

In presenza di una giustizia malata, perennemente sotto accusa, che deve fare quotidianamente i conti con la scarsezza di risorse a disposizione, alla mercè della schizofrenia di legislatori “ad personam”, per molti magistrati sarebbe certamente più comodo stare dalla parte dei poteri forti, piuttosto che combattere il dilagante crimine politico-finanziario, vero cancro di questo Paese.

Con ciò eviterebbero, se non altro, d'essere presi a pesci in faccia da chi dovrebbe ergersi a Garante della Costituzione ma che, viceversa, altro non fa che calpestarla ogni volta che interviene a gamba tesa in difesa della sua incestuosa creatura: il pulp governissimo della sinistra, puntellato dalla mummia di un vecchio pregiudicato, per di più recidivo

Ha detto bene inoltre, Manlio di Stefano, quando ha chiesto a Giorgio Napolitano di fare un passo indietro, rassegnando le dimissioni dalla sua (bis)carica: gli italiani, mi creda signor Presidente, non sentiranno di certo la sua mancanza.

E se questo invito dovesse non bastare, si dovrà passare alle vie di fatto, chiedendo la messa in stato d'accusa del Capo dello Stato per “attentato alla Costituzione”, prima ancora che l'agibilità politica si traduca in una “grazia” concessa al condannato Berlusconi, fatto che violerebbe i principi costituzionali di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Che l'Italia necessiti di una riforma della giustizia, nessuno lo mette in dubbio, anzi, il suo pessimo funzionamento, soprattutto nel settore civile, è considerata una delle principali cause -secondo l'Ocse- dei mancati investimenti stranieri nel nostro Paese.

Ma non lasciamoci infinocchiare, i mali della giustizia non risiedono affatto nei pm e nei giudici politicizzati, come ha cercato ancora una volta di farci credere il Cavaliere a delinquere, bensì nell'incertezza del diritto, derivante da procedure farraginose e obsolete, che spesso non consentono ai processi di giungere alla loro naturale conclusione.

Gli italiani onesti dovrebbero, pertanto, schierarsi apertamente dalla parte di quei servitori dello Stato che, dribblando prescrizioni brevi e indulti vari, hanno portato a termine il proprio lavoro, che a null'altro è ispirato se non a  far prevalere, sempre e comunque, l'irrinunciabile valore sociale della giustizia.

In questi termini, la miglior cura di cui avrebbe bisogno la giustizia italiana, potrebbe essere quella d'essere governata da persone oneste e competenti, non certo da chi, come il nuovo giudice costituzionale Giuliano Amato, ha rappresentato per il Psi di Craxi, ciò che Giulio Andeotti è stato in questo Paese per la Democrazia Cristiana.

La giustizia è malata: i magistrati, per nostra fortuna, godono ancora di buona salute.

lunedì 2 settembre 2013

Politica & spinelli: Il Cavaliere in versione free joint

Alla sua tecnica di rilasciare dichiarazioni “per vedere l'effetto che fa” (per poi smentire se stesso il giorno seguente), siamo ormai da anni abituati.

Questa volta, però, il Cavaliere a delinquere ha superato addirittura se stesso, quando sabato scorso si è presentato in Largo Torre Argentina, a Roma, per apporre la sua firma sui quesiti referendari dei Radicali.

Che il suo spirito liberale fosse attirato dai referendum per una “giustizia giusta”, non avremmo dubitato, ma che dicessecon la propria firma anche alla marijuana libera e alla cancellazione del reato di clandestinità, è stato un vero coup de theatre.

Proprio lui che lanciò una battaglia di civiltà contro l'uso delle sostanze stupefacenti, sostenendo che “la lotta alla droga è prima di tutto una battaglia di libertà”.

Fu il governo da lui presieduto a partorire quell'abominio come la Legge Fini del 2006 che, eliminando la distinzione tra droghe leggere e pesanti, reintrodusse la dose minima consentita come spartiacque tra consumo e spaccio, cacciando in carcere semplici consumatori, al posto dei veri e superprotetti spacciatori.

Fu sempre un governo da lui presieduto ad introdurre il reato di clandestinità, bocciato dalla Corte di Giustizia europea, come pure i respingimenti dei barconi in alto mare, da lui definiti quali “provvedimenti più umani, rispetto alla detenzione nei centri d'accoglienza”.

Cos'è, allora, che ha fatto invertire di 360° la rotta del pregiudicato di Arcore? Altri tempi, altre emergenze, forse?

In effetti, fino ad allora il Cavaliere era sempre riuscito a sfuggire, in un modo o nell'altro, ai tentativi di una certa magistratura di estrometterlo dall'agone politico per via giudiziaria.

Ora che le cose sono cambiate, non gli resta che tentare in extremis, per via referendaria, la sua personale rivoluzione liberale della giustizia.

Quella riforma che, secondo i suoi calcoli, potrebbe portargli il tanto desiderato salvacondotto, indispensabile per la sua agibilità politica e, dunque, per non decadere dalla carica di senatore.

Siamo dunque arrivati al redde rationem, con il Cavaliere in versione free joint, pronto ad affermare che, anche su droga e immigrazione e giustizia, “i cittadini italiani hanno il diritto di dare il loro voto: o no”.

Cosa ne pensino i suoi compagni di partito come Giovanardi e Formigoni, oppure il suo alleato lombardo Roberto Maroni, al momento non è dato sapere.

sabato 17 agosto 2013

Cassazione: “italiano di merda” non è espressione razzista

E' vero, espressioni come quelle usate dal leghista Calderoli nei confronti della Ministra Cécile Kyenge, ci hanno fatto vergognare d'essere suoi connazionali.

Non trovare altri argomenti per contrastare le opinioni altrui, se non quelle del riferimento alla razza denota, infatti, non soltanto l'assoluta mancanza d'intelligenza di chi si comporta in quel modo, bensì l'appartenenza a quella cultura del razzismo, che tanto male ha procurato nel corso della storia dell'umanità.

Di parere diverso, a quanto risulta, è invece il nostro supremo organo giudiziario: la Corte di Cassazione ha ritenuto, infatti, che l'espressione ingiuriosa “italiano di merda”, a differenza di “sporco negro”, non abbia alcuna connotazione razzista.

Secondo gli ermellini, infatti, se la frase “italiano di merda” è pronunciata in un contesto che non evidenzia chiare finalità discriminatorie, ovvero sentimenti di odio riferiti ad un'esplicita inferiorità degli italiani, per la nostra legge non può essere considerata espressione razzista.

Ragion per cui, il termine “italiano”, associato ad una parola ingiuriosa (“di merda”) -sempre a quanto affermato dai giudici- deve essere letto come individuazione di una persona singola, di cui non si ha stima, piuttosto che come riferimento ad una identità etnica, in quanto la nazionalità italiana, in questo Paese, non può essere correlata a situazioni di inferiorità o discriminazione.

Ad onor del vero, occorre dire che tale orientamento, espresso dalla Corte di Cassazione (Sez. V, Sent. n. 11590/2010), non ha alcuna correlazione con i recenti episodi, che hanno avuto per protagonisti vari esponenti del Carroccio, anzi, risale a più di tre anni fa.


La sentenza della Consulta, infatti, è stata pubblicata al tempo in cui il governo era guidato da Silvio Berlusconi, con alla Giustizia Angelino Alfano ed agli Interni il leghista Maroni: non si ha memoria, al riguardo, di particolari manifestazioni di dissenso, nè del PDL nè, tantomeno, del PDmenoelle, in difesa della dignità del popolo italiano.

domenica 4 agosto 2013

Berlusconi condannato: da “martire” prenderà ancora più voti?

Se non fossi cosciente d'essere in Italia, potrei anche immaginare di vivere su di un qualche pianeta sperduto nell'Universo, dove le cose funzionano alla rovescia: chi è onesto è progredisce, i delinquenti vanno in galera, chi ha bisogno non viene lasciato indietro, chi lavora è rispettato, a chi non lavora è garantito un reddito di cittadinanza, e via dicendo.

Invece, parafrasando una delle ultime canzoni del compianto Giorgio Gaber, mi tocca ammettere -di fronte a certe cose- che “mi vergogno d'essere italiano ma per fortuna, o purtroppo, lo sono”. Esagerato?

Sentite un po', allora, cosa ha detto il noto sondaggista Nicola Piepoli intervistato da Quotidiano.net, a proposito degli orientamenti elettorali degli italiani, dopo la conferma della condanna di Berlusconi da parte della Cassazione.

Adesso che l'hanno condannato, Berlusconi è politicamente morto? “Nooo, che dice, anzi, se domani il Cavaliere decidesse di tornare a cavalcare Forza Italia, i suoi elettori lo seguirebbero in modo incondizionato; la sentenza della Cassazione lo ha fatto diventare, ai loro occhi, un martire della giustizia ingiusta e politicizzata, le sue schiere stanno addirittura aumentando”.

Dicono che, nel caso non potesse ricandidare, il nuovo leader sarà la figlia Marina... “Gli elettori gradirebbero, vedendo in ciò una sorta di passaggio dinastico, in questo cambio al vertice; Marina è poi quella, tra i figli, che somiglia più al padre, la capo-azienda, ci sta tutta la sua leadership”.

Secondo lei al momento del voto sull'autorizzazione a procedere su Berlusconi, in Senato, il PD andrà in pezzi? “Non credo, Letta in questo momento è anche il leader del Pd e il suo, secondo gli elettori di quel partito, è il miglior governo di sempre, visto che il Pd -oggi- continua a veleggiare nei sondaggi sul 25%, in pratica sugli stessi livelli del Pdl; se si votasse domani, la coalizione di centrodestra vincerebbe, seppur di misura: loro sono al 33,7%, a sinistra al 32,5%”.

Lei non fa i conti con Renzi “Guardi, in questo momento nessuno fa i conti con Renzi, semplicemente perché Renzi non c'è, non governa e non è in Parlamento, non si sporca le mani e non decide: in questo stato non può essere considerato un leader”.

Tra Renzi e Marina Berlusconi? “La nuova Forza Italia ci stupirà, chi ha dato Berlusconi per morto, è bene cominci a ripensarci”.

Detto ciò, non ci rimane che “toccarci” dove non batte il sole anche perché -tutto considerato- i sondaggi pre-elettorali del professor Piepoli, non c'avevano nemmeno azzeccato nemmeno lo scorso febbraio...

Vi ricordate, solo un mese prima, a quanto dava Piepoli il Movimento 5 Stelle? Non ricordate? Allegri, andate a ricontrollare qui.