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lunedì 7 aprile 2014

Renzi-Grillo, #neresteràsoltantouno

A far data dal crollo del Muro di Berlino (9 novembre 1989), non c'è stato documento della Dc che non parlasse di “fine del consociativismo”, di Europa, delle “profonde trasformazioni” e dei “rapidi mutamenti”, di “innovazione” e dei “processi da governare” nonché, naturalmente, di risanamento della finanza pubblica, equità e nuova cultura dei diritti.

Non cè stato documento del Pci che non parlasse di “fine del consociativismo”, di Europa, delle “profonde trasformazioni” e dei “rapidi mutamenti”, di “innovazione” e dei “processi da governare” nonché, naturalmente, di risanamento della finanza pubblica, equità e nuova cultura dei diritti.

Non c'è stato documento del Psi e, dopo Tangentopoli, di Forza Italia, An, Udc, Sel, Scelta Civica, per finire con il multiforme Pd (prima Pds, Ppi, Ds, Ulivo, Margherita) che non parlasse (serve ripetere?)...

Improvvisamente i “programmi” hanno via via sostituito gli schieramenti, a partire dal livello delle amministrazioni comunali, dove è prevalso il principio che un bel parcheggio qua, una ripavimentazione là, un sottopassaggio e una grossa arteria di collegamento, fossero più importanti delle idee politiche (e degli intrallazzi) degli amministratori.

Perché, allora, anche la gente che domandava ai politici di far funzionare bene le cose, facendo lo struzzo per non veder le malefatte, è rimasta alla fine delusa? Perché alla gente non va mai bene niente? Forse perché gli italiani, in fondo, non sanno mai cosa vogliono?

Ma no, la realtà è che anche le poche scelte operate in questi ultimi vent'anni dai partiti inciucioni, tanto cari a Re Giorgio, non hanno mai fatto intravedere uno straccio di orizzonte, con ciò apparendo simili a poveri oggetti di scena senza il fondale, il più delle volte troppo impegnati a spartirsi senza ritegno il bottino.

Da quando la sinistra, ad esempio, ha abbandonato l'idea che non si poteva migliorare il mondo senza far quadrare i bilanci, ha pensato che far quadrare i bilanci “fosse” migliorare il mondo: che è esattamente ciò che pensava la destra, ciò che l'ideologia conservatrice ha da sempre teorizzato.

La sinistra, da quel momento in poi, è irrimediabilmente diventata come la destra, ha smesso di esistere, tanto che oggi si ritrova capitanata da un Renzie La Qualunque, per di più convinto che l'unica differenza in politica risieda semplicisticamente tra chi vuole “fare” (o promette di fare) e chi, come il Movimento 5 Stelle o i professoroni, “non vuole fare”.

In realtà, il vero spartiacque sta tutto fra le cose che si possono fare in un modo e le cose che funzionerebbero meglio in un altro modo, tanto che se scomparisse davvero questa differenza, scomparirebbe con lei la democrazia, il confronto, il pensiero, la libertà, il dissenso: lo scontro finale tra l'uomo di centrodestrasinistra e Beppe Grillo è ormai in atto, in Italia per l'Europa, statene certi, alla fine ne resterà soltanto uno.

domenica 9 febbraio 2014

Beppe Grillo, un vero rivoluzionario arrabbiato

Nel luglio del 1966, rispondendo a Giorgio Bocca che gli chiedeva ”Qual'è la differenza fra arrabbiato e rivoluzionario?”, Pier Paolo Pasolini rispose “La contestazione dell'arrabbiato è interna al sistema, ma perché esso viva, mentre il rivoluzionario lo nega sul piano del reale e gli contrappone una sua prospettiva utopistica”.

Pasolini continuò “Spesso il rivoluzionario dopo aver distrutto la società costituita eccede nella ricostruzione, vuole che abbia tutti gli attributi, ci riporta anche il moralismo e il perbenismo borghesi, al punto che l'arrabbiato, a volte, incide più profondamente del rivoluzionario”- concludendo così- “Però una cosa è chiara, l'arrabbiato quasi sempre non è un rivoluzionario, mentre il rivoluzionario è sempre un arrabbiato”.

Trascorso un anno dalle elezioni politiche 2013 in cui si sono registrate: la sconfitta sia della destra berlusconiana che del centrosinistra mummificato di Bersani, la morte in culla del terzo polo di Fini-Casini-Monti, ma soprattutto l'affermazione di una forza popolare e post-ideologica come il MoVimento 5 Stelle, è lecito domandarsi se la crisi economica abbia favorito gli arrabbiati o i rivoluzionari.

Inizialmente, quantomeno a livello europeo, sembrava che i rivoluzionari stessero emergendo: prima gli Indignados, a Madrid e a Puerta del Sol, poi Occupy Wall Street: tende, gruppi di discussione, voluminosi documenti, analisi, nessun leader, niente applausi ai comizi, solo muti gesti di consenso, nessuna rivendicazione, nessun programma.

Dopo gli indignati, che erano davvero rivoluzionari perché non inquadrabili in nessuna categoria, sono arrivati gli arrabbiati: in Francia il Front National di Marine Le Pen, in Grecia i neonazisti di Alba Dorata, in Italia Beppe Grillo, che arrabbiato lo è sempre stato, ma che forse sarebbe ingiusto non inserire anche nella categoria dei rivoluzionari.

Lui sì che rispetta appieno la dicotomia di Pasolini: la contestazione di Beppe Grillo e di tutto il MoVimento 5 Stelle è, infatti,  interna al sistema, come dimostra il passaggio dai VaffaDay (versione nostrana delle piazze indignate), dal blog alle candidature alle elezioni amministrative e politiche: in fondo non c'è niente di meno rivoluzionario di un consigliere comunale o di un parlamentare.

Ma, come notava sempre Pasolini, gli arrabbiati possono incidere più dei rivoluzionari: Beppe Grillo e il M5S, infatti, non hanno mai rivendicato di voler scardinare l'ordine democratico, anzi, l'obiettivo è quello di difenderlo e di rafforzarlo, tanto che di fronte alla crisi economica viene chiesta più democrazia, più partecipazione ai processi decisionali.

In Italia, il vuoto lasciato dagli agonizzanti partiti tradizionali, è stato così riempito da cittadini incensurati, sinceri guerrieri parlamentari, da boy scout e volontari ong, ingegneri e operai, da studenti, da casalinghe e da pensionati: un movimento di popolo che ha deciso di tirarsi su le maniche e di occuparsi della cosa pubblica.

Altro che populista, demagogo e pericoloso sovversivo, come continuano a dipingerlo coloro che lo vorrebbero in galera per aver rotto dei “sigilli inconsapevoli”, o per aver chiesto alle forze armate di difendere gli italiani e non, viceversa, i loro affamatori: Beppe Grillo, purtroppo per costoro, è invece un vero rivoluzionario arrabbiato, garante di quel MoVimento 5 Stelle che prova quotidianamente a salvare i cittadini dalle cazzate del regime divulgate dalla falsa informazione, e lo fa rimanendo sempre nei binari del sistema, mai deragliando.

giovedì 5 dicembre 2013

Eurostat: un cittadino italiano su tre è nel tunnel della povertà

A dirlo non è quel solito 'populista' di Beppe Grillo dalle pagine del suo Blog, bensì a parlare questa volta sono i dati pubblicati da Eurostat e relativi all'anno 2012, secondo cui nel nostro Paese quasi un cittadino su tre si troverebbe ormai nel tunnel della povertà, in ciò superati nell'eurozona solo dalla Grecia.

Nello specifico, un anno fa il 19,4% della popolazione era a rischio povertà, il 14,5% seriamente privata dei beni materiali, mentre il 10,3% viveva in una famiglia dove c'era poco lavoro, tanto che a rischio di esclusione sociale erano, in tutto, ben 18,2 milioni di nostri concittadini.

Al punto che, in tutta la zona euro, quelli di Grecia ed Italia sono risultati essere i dati peggiori: in Spagna, altro paese in difficoltà economica e con un tasso altissimo di disoccupazione è, infatti, il 28,2% dei cittadini ad essere a rischio, mentre nel confinante Portogallo la percentuale scende al 25,3%, con Cipro al 27,1% e l'Estonia al 23,4 per cento.

Sorprende, per certi versi, il dato della Germania, dove il rischio povertà si concretizza al 19,6%, a fronte del 19,1% della Francia, entrambe in ogni caso abbondantemente sopravanzate, nella classifica dei poveri stilata da Euostat, dalla Finlandia (17,2%) e dall'Olanda (15%).

Per incrociare dati peggiori di quelli di Italia e Grecia, occorre infine spostare la nostra attenzione ai Paesi fuori dalla zona euro, per trovare al top la Bulgaria (49,3%), preceduta dalla Romania (41,7%), dalla Lettonia (36,5%) e dalla Croazia (32,3%): e c'è ancora qualcuno disposto davvero a credere alle 'favole' di partiti e politicanti, a proposito dell'imminente ripresa economica?

mercoledì 23 ottobre 2013

Che strano paese, l'Italia

Che strano paese, l'Italia, dove ogni giorno il governo commette un'infinità di stupidaggini, scempi, azioni inutili e dannose, sempre in nome di quella stabilità politica che, raccontano i furbi e gli antichi maestri, tanto bene farebbe ai mercati.

E pensare che i problemi da risolvere, da più di sessant'anni, sono sempre gli stessi: il lavoro, la casa, un fisco equo, un'amministrazione statale che funzioni, una sanità decente, dei trasporti normali, e via dicendo.

L'Italia si trova, probabilmente ancora per poco, tra i G8 del mondo ma, grazie ai partiti ladri che hanno scippato la volontà popolare, non è mai stata in grado di promulgare leggi in grado di assicurare ai cittadini una vita senza traumi, in un sistema dove i fatti corrispondano alle parole.

E' forse eccessivo, rivoluzionario, offensivo, pretendere tutto ciò? Il nostro è anche il paese delle Mafie, pervaso da un flusso imponente ed incontrollato di denaro illecito, che negli anni si è diffuso in tutta la penisola, grazie alle connivenze politiche e finanziarie fino ai più alti livelli.

L'Italia è anche il paese dei sofismi, dei pirandellismi, dei mille misteri di Stato, delle Commissioni Antimafia dove far ammuffire vecchi politici in declino come Rosi Bindi, giusto roba da far tremare i polsi ai padrini ed ai loro paludati compari.

Che cosa importa che la gente sopravviva in modo precario, che le regole del gioco siano continuamente violate, che senso può avere esercitare il diritto di critica in questo paese di gomma, dove chi fa politica senza rubare, viene addirittura minacciato di morte?

Feste, farina e forca, verrebbe da dire, come si usava nella festa barocca dei re borbonici, quando al corteo di nozze dei potenti s'affiancava parallela la folla dei poveri e dei diseredati.

Che strano paese, l'Italia, un giardino incantato dove succedono le cose più buffe e più tragiche, tanto d'aver bisogno ad ogni momento dello sghignazzo di un Dario Fo, o dell'ironia incazzata di un Beppe Grillo, per sciogliere con indignazione e rabbia il perfido incantesimo delle Larghe Fraintese.

giovedì 3 ottobre 2013

Politici d'avanspettacolo e i costi per il pubblico pagante

Altro che spread sotto controllo, altro che salvati dal baratro dell'instabilità politica, altro che nascita di governi deberlusconizzati, altro che nuove-vecchie-maggioranze: la verità è che siamo di fronte, purtroppo per tutti noi, all'ennesima farsa inscenata dai soliti noti dell'ignobile compagnia di guitti d'avanspettacolo.

I gemelli siamesi democristiani Enrico Letta e Angelino Alfano, separati alla nascita e ricongiunti grazie all'immoral suasion quirinalesca, assomigliano infatti sempre più ai compianti Walter Chiari e Carlo Campanini nel loro memorabile sketch intitolato“Vieni avanti, cretino!”, dove l'ultima parola è ormai sinonimo di “italiano”.

Tutto questo, mentre l'Istat (non Beppe Grillo) ci comunica che il potere di acquisto delle famiglie nel nostro Paese è sceso del 4,7% nel 2012, facendo registrare il peggior calo dal 1990, a fronte del reddito disponibile delle famiglie per il consumo, che è calato a sua volta del 2%.

Come hanno calcolato le associazioni dei consumatori, il calo del potere d'acquisto si è tradotto, in pratica, in una tanto disastrosa quanto invisibile “stangata” da 1.642 euro per una famiglia composta da tre persone, 1.809 euro per una di quattro.

Con la logica conseguenza che, come dovrebbero ben sapere i nostri due gemelli ridens, fintanto che le famiglie non avranno soldi da spendere, i commercianti non potranno vendere, gli industriali non potranno produrre e, pertanto, i disoccupati non potranno trovare lavoro.

Per non tacere del fatto che, causa il perdurante crollo del potere d'acquisto anche nel corso di quest'anno, in ciò anche alimentato dall'aumento dell'Iva, gli italiani dovranno auto-infliggersi, entro la fine del  2013, ulteriori tagli al budget famigliare.

Fino a quando saremo ancora costretti ad assistere, in qualità di pubblico pagante, al penoso teatrino dei politici d'avanspettacolo che ingrossano le fila di questa maggioranza delle rinnovate false intese e delle facili spese? Il vaso è colmo, colmo, colmo.

lunedì 12 agosto 2013

Camera dei Deputati: dove il barbiere guadagna 136.000 euro all'anno

E' stato uno dei cavalli di battaglia di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle, nella scorsa campagna elettorale: “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”...

Detto, fatto, ecco che l'Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati -grazie, soprattutto, alle pressanti richieste in tale senso avanzate dai parlamentari del M5S- ha dato il via ad un'autentica rivoluzione, in termini trasparenza, mettendo finalmente online i dati sul trattamento economico dei dipendenti di Montecitorio.

Il primo posto di questa particolare classifica dello “scempio” di denaro pubblico, è occupato dal Segretario generale della Camera, con una retribuzione annua lorda di 406.399,02 euro, che aumenta in automatico del 2,5 per cento, ogni due anni; i vice si attestano sui 304.847,29 euro.

Scorrendo l'elenco, troviamo, a ruota, la categoria dei cosiddetti “collaboratori tecnici” (tecnici audio, riprese televisive interne), con uno stipendio iniziale di 30.619,24 euro che arriva, però, fino a 152.663,23 dopo quarant'anni di servizio.

C'è poi la nutrita schiera dei Consiglieri parlamentari che, a fronte delle “grandi” responsabilità cui sono chiamati, appena assunti ricevono una paga di 64.815,28 euro, che aumentano ad euro 144.932,51 dopo soli dieci anni, fino ai 228.609, 09 euro una volta raggiunti i 20 anni di carriera, svettando a fine carriera, dopo 40 anni, all'inverosimile cifra di 358,001,43 euro.

Un gradino sotto i Consiglieri, ecco comparire i documentaristi e i ragionieri della Camera, pure loro con progressioni economiche che vanno dagli iniziali 38.929,32 euro, fino ai 237.990,39 dopo i soliti quarant'anni di “sudata” carriera.

Infine, ecco le fasce di retribuzione più “basse”, che riguardano i commessi, elettricisti, centralinisti e -udite, udite- persino i barbieri: in questo caso le buste paga partono da poco più di trentamila euro iniziali, per raggiungere, dopo quarant'anni di servizio, i 136.120,45 euro annui.

A d onor del vero, occorre qui ricordare che ai dipendenti della Camera dei Deputati non vengono pagati gli straordinari, e che gli assunti dal mese di febbraio di quest'anno, hanno stipendi ridotti del 20%.
Viene proprio da chiedersi: come faranno ad arrivare alla fine del mese?

sabato 20 luglio 2013

POLITICA | MOVIMENTO 5 STELLE | CASALEGGIO: GOVERNEREMO DA SOLI CON IL 51% DEI VOTI

Non usa giri di parole Gianroberto Casaleggio, com'è del resto nel suo costume “In Italia, andare al governo è l'unica cosa che conta, e noi ci andremo da soli, anche grazie alla disgregazione che stanno vivendo, per motivi diversi, le altre forze politiche; ci andremo con il 51% dei consensi.
Così -stando alle anticipazioni di stampa- si sarebbe espresso il guru riconosciuto del MoVimento 5 Stelle, nell'intervista rilasciata al mensile Wired Italia, che è la versione nostrana della rivista statunitense, nota anche come la “Bibbia di Internet”, fondata in California nel 1993, da un'idea dei giornalisti Louis Rossetto e Nicholas Negroponte.

Si tratta di un'intervista faccia a faccia, realizzata dal giornalista americano -esperto di media digitali e autore di libri di fantascienza- Bruce Sterling.
Il dialogo, che sarà in edicola alla fine di questo mese, è stato realizzato a casa del guru pentastellato, che ha aperto -per la prima volta- le porte del suo studio milanese alla stampa.
Dopo essere stato per tanto tempo all'ombra del vulcanico Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio sembra, ora, aver deciso di scrollarsi di dosso quello scomodo clichè di “nerd”, timido e scontroso, che -forse- non gli appartiene del tutto.

Infatti, nel giro di qualche mese, il co-fondatore del MoVimento 5 Stelle ha dapprima rilasciato un'intervista (seppur solo via e-mail) all'inserto “Lettura” del Corriere della Sera, accompagnando poi Beppe Grillo all'incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Ed ora, questa nuova “esposizione” mediatica, nella quale Casaleggio avrebbe espresso -a ruota libera- la propria visione sul nostro Paese allo sbando ma, soprattutto, sulle cose che sarebbe necessario attuare per renderlo un posto decisamente migliore.
Dalle anticipazioni sui “contenuti”, pare che Casaleggio si sia prodotto in un'analisi della situazione politica italiana, anche alla luce degli obiettivi del MoVimento 5 Stelle.
In tale contesto, avrebbe altresì fornito la sua personale interpretazione sulle recenti elezioni amministrative, che hanno visto un calo significativo dei consensi al M5S, soprattutto se raffrontato con l'exploit delle politiche del mese di febbraio.
Era tutto previsto, abbiamo voluto perdere -spiega Casaleggio- “avremmo certamente potuto prendere più voti, aumentando il numero delle liste in campo, che potevano essere il quadruplo, tante erano le richieste che sono arrivate; ma abbiamo preferito affrontare le elezioni amministrative solo con le liste radicate sul territorio da almeno un paio d'anni.

Nel prosieguo dell'intervista, aggiunge poi che -secondo la sua idea- il governo dovrebbe essere tutto digitalizzato “L'80% della burocrazia è completamente senza senso, mentre la metà di quella necessaria potrebbe essere cancellata con l'uso della rete -sentenzia- “Il Parlamentare è l'esecutore del volere della collettività, per questo ogni decisione importante va sottoposta a referendum”.
Gianroberto Casaleggio esplicita, infine, il suo concetto di democrazia compiuta “Il potere giudiziario deve mantenere la sua indipendenza, all'interno di un sistema in cui tutti hanno gli stessi diritti civili e in cui ognuno partecipa al bene comune, e lo fa perché è giusto: se fosse così, oggi l'Italia sarebbe un paese migliore.

Entusiasta il commento finale di Bruce Sterling “Nessun altro al mondo è riuscito a fare con tanta efficacia e su scala così vasta, quello che lui ha fatto in Italia”.
Eppure, non c'è nulla di nascosto, o di segreto, in tutto questo “Anzi, il suo attivismo digitale, probabilmente, è la cosa meno misteriosa della politica italiana -conclude Sterling- Casaleggio è l'unico a dire le cose belle che la maggior parte degli elettori -di norma- vorrebbe sentirsi dire.