mercoledì 16 luglio 2014

Matteo Salvini, guai se cambia!

Ogni volta che ascoltiamo le sfacciate parole di chi pratica il nepotismo in rassegnato silenzio, significa che diamo per scontato che così fan tutti, avvallando in tal modo la consuetudine che la cosa pubblica in Italia sia uno spazio ad uso e consumo dei politici e che il merito rappresenti semmai un impedimento.

“La mia ragazza è una delle maggiori esperte in quel campo” -così ha risposto qualche giorno fa Matteo Salvini, il rampante segretario della Lega “new wave”, a chi gli chiedeva conto dell'assunzione della sua compagna in Regione Lombardia, putacaso governata dal compagno di partito Roberto Maroni- “Cosa doveva fare, rifiutare l'incarico solo perchè è la mia donna?”

Parole che abbiamo già sentito migliaia di volte: l'assunzione in Regione Lombardia della compagna di Salvini, fino a prova contraria, non è certo un reato, anche se ragioni di opportunità indurrebbero chiunque, in casi come questi, a fornire maggiori elementi per fugare ogni dubbio, non fosse altro per non prestare il fianco ad attacchi strumentali.

Ma questa, purtroppo, non è l'usanza più praticata dai politici nel nostro Paese che, viceversa, sembra più strenuamente impegnato a mantenere il proprio livello di corruzione ai vertici delle statistiche mondiali: ciò non toglie, d'altro canto, che chiunque nel mondo detenga un potere sia quotidianamente costretto a fare i conti con un certo grado di discrezionalità, ovvero con la soglia minima su cui dovrebbe attestare il suo stesso rigore.

In particolare, nel caso questo potere abbia a che fare con lo Stato e le sue diramazioni amministrative ovvero quando, pur senza commettere reati, l'uomo politico decide univocamente di abbassare quella soglia, assumendo o contribuendo all'assunzione di un familiare, un amico, un amore o, peggio, qualcuno con cui ha contratto qualche debito.

Ed è qui che si comincia a scivolare nelle sabbie mobili dell'arroganza -vero Matteo Salvini?- volgarmente mascherata con quelle frasi “Siccome è la mia donna, non può essere anche brava?” Se davvero, davanti a queste parole non sappiamo come replicare, significa che diamo per scontato che così fan tutti: favorire i propri cari, cosa c'è di male? Se poi non si violano leggi o regolamenti, avendone la possibilità, non lo faremmo anche voi?

Da parecchi decenni, ormai, il nostro Paese affoga, nasconde, intralcia, soffoca nella culla le sue intelligenze, i talenti, coloro che, in ogni campo, non aderiscono a consorterie politiche ed economiche: se in Italia il merito fosse davvero premiato, del resto, a farne le spese non sarebbero innanzitutto le fidanzate, gli amici e i parenti del politico di turno?

E se davvero siamo convinti -guai se cambia- che questo sia l'unico modo per farsi strada in questa malandata nazione non lamentiamoci se, guardandoci allo specchio, le nostre sembianze ci sembreranno somigliare, ogni giorno di più, a quelle di un Salvini o di un Maroni qualunque.