domenica 13 luglio 2014

M5S, in attesa di una nuova promettente vigilia

La speranza di provare a cambiare il funesto destino di noi italiani si è arenata, per il momento, nello score delle ultime elezioni europee, in quel 40,8 per cento di consensi raccolti nelle urne dal partito del premier Matteo Renzi, rafforzato altresì dal sostegno incondizionato giunto dalle folte schiere di elettori impauriti di centrodestra: anche se, a quanto risulta, il M5S non ha alcuna intenzione di abdicare, in attesa di una nuova promettente vigilia.

Sarà, ma la nostra cultura dominante ha sempre osteggiato, fin sul nascere, ogni illusione di cambiamento e di felicità: da tempo immemore nella scuola, ogni indirizzo didattico, prevede ad esempio lo studio del Sabato del villaggio di Giacomo Leopardi, con quella odiosa “donzelletta che vien dalla campagna in sul calar del sole” indicata ossessivamente come metafora del fallace momento di euforia che precede una domenica noiosa e il ritorno al lavoro del lunedì.

Come prima ancora i famigli degli imperatori romani che, durante i trionfi, avevano il compito di sussurrare all'orecchio “ricordati che devi morire”: per non dire di quasi tutte le religioni che hanno da sempre combattuto una guerra senza confini contro qualsivoglia cambiamento, imponendo il momento del digiuno e della mortificazione, o addirittura della flagellazione, dai riti di Iside alle processioni di incappucciati.

Nemmeno il moderno culto dei mercati sfugge alla regola di negare l'esistenza della vigilia di un domani diverso: “il denaro non dorme mai” dice Gordon Gekko, il simbolo cinematografico del capitalismo di Wall Street la notte che precede la riapertura delle Borse, che è l'ora del sudore e dei nervi a fior di pelle aspettando Tokyo o Shanghai.

Tutti quanti, banchieri e sacerdoti, educatori e governanti sanno, infatti, che la vigilia è in sé potenzialmente eversiva, in quanto rappresenta il regno privilegiato dl dionisiaco, dell'impulso vitale, della rivoluzione e di tutto ciò che sta sotto la definizione di stato nascente: “Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire ma sono venuto a dirvi come comincerà” sussurra Neo nel finale di Matrix, “Immaginate dove vorreste essere, perchè sarà così”, grida Russel Crowe all'inizio del Gladiatore.

La vigilia delle cose, si sa, è uno di quei motivi per cui vale la pena di vivere: non caso, da Omero a John Lennon, il “prima”, la vigilia, è il più grande tema poetico distillato dall'umanità, quello capace di trafiggere i sentimenti di ognuno di noi, lo si voglia o meno: cos'è l'Odissea se non la storia della ventennale vigilia del ritorno a casa di Ulisse? E cosa rende immortale una canzone come Imagine, se non l'eterna promessa di un domani migliore?