lunedì 28 luglio 2014

Lavoro: metà degli italiani non hanno un impiego

Questa volta non si tratta dell'ennesima profezia catastrofica attribuibile ad un qualsivoglia guru pentastellato, bensì la notizia arriva direttamente da uno studio dell'Associazione Bruno Trentin della Cgil, condotto elaborando i dati Istat della Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro: metà degli italiani in età lavorativa non hanno oggi un impiego.

Il tasso di occupazione in Italia corrisponde, infatti, al 48,7%, di poco superiore soltanto a quello della Grecia, tanto da collocarci al penultimo posto tra i Paesi dell'eurozona: in questi termini lo studio evidenzia come, a fronte di un tasso di disoccupazione allineato alla media europea (12,2% in Italia e 11,9% dei 18 principali Paesi europei, secondo i dati del 2013), corrisponda un tasso di occupazione inferiore di quasi 8 punti percentuali rispetto alla corrispondente media continentale.

La peculiarità della situazione evidenziata dal nostro Paese appare ancora più chiara, osservando i dati relativi agli altri stati europei più colpiti dalla crisi, come la Spagna, la Grecia, il Portogallo e l'Irlanda, dove è ben vero che il tasso di disoccupazione registrato un anno fa è stato superiore al nostro, ma altrettanto è avvenuto a proposito del tasso di occupazione, fatta sempre eccezione per la cenerentola Grecia.

lunedì 21 luglio 2014

Malaysia Airlines, ancora troppi misteri e poche verità

A quasi una settimana di distanza dai tragici avvenimenti dello scorso 17 luglio, i misteri su cosa sia veramente accaduto all'aereo malese nei cieli dell'Ucraina invece che diradarsi, a quanto pare si aggrovigliano e diventano meno chiari ad ogni giorno che passa: dove sono finiti e quanti sono i corpi dei passeggeri recuperati? Nessuno lo sa, almeno, stando a quanto riferito dai rappresentanti della missione Osce, la gran parte dei resti dei passeggeri del volo Malaysia Airlines si troverebbe stipata nei vagoni di un treno fermo alla stazione della città di Torez, località che dista parecchi chilometri dal luogo in cui è precipitato l'aereo.

Pur avendo potuto visionare i vagoni dotati d'impianto di refrigerazione, è stato comunque impedito agli ispettori Osce di verificare il numero dei corpi recuperati: così, se permane il mistero sui resti umani, la stessa cosa avviene per quanto riguarda la loro futura destinazione, visto che alcune frange dei ribelli filorussi hanno parlato di una prima tappa a Donetsk, mentre altre fonti indicano come meta la città di Kharkiv, al punto che anche il macchinista del convoglio ferroviario avrebbe dichiarato di non avere la minima idea di dove dovrà condurre quel treno carico di morte e orrore.

Infine, come si apprende da fonti vicine ai separatisti, pare sia stato ritrovato del materiale proveniente con tutta probabilità dalle scatole nere dell'aereo malese abbattuto in Ucraina: a confermarlo, uno dei loro leader, Alexandre Borodai, che avrebbe altresì dichiarato di non aver nulla in contrario a consegnarli agli esperti internazionali che di stanno occupando delle indagini, innanzitutto perchè tra le fila dei ribelli filorussi non sono presenti specialisti, in secondo luogo perchè non nutrono alcuna fiducia in quelli fedeli al regime di Kiev, specificando che il materiale si troverebbe, in questo momento, in una località segreta non distante da Donetsk.

domenica 20 luglio 2014

Rinnovabili, l'Uruguay di Mujica taglia le bollette elettriche

Potrebbe sembrare un paradosso ma, ad attenuare la delusione degli uruguaiani per la prematura eliminazione dai mondiali di calcio brasiliani ad opera del Costarica, ci ha pensato la buona politica, quella del presidente Pepe Mujica: a partire da questo mese, infatti, in Uruguay le famiglie avranno un taglio dei costi del 5,5% sulle bollette elettriche, mentre le piccole e medie imprese beneficeranno di un calo del 6%, un autentico sollievo in un paese in cui per anni l'energia è stata sempre parecchio costosa.

Basti pensare che, fino a non molti anni fa, per i poco meno di 3,5 milioni di abitanti dell'Uruguay, causa l'assenza di riserve di petrolio o di gas, la bolletta energetica rappresentava un costo particolarmente oneroso, tanto da costringere la maggior parte delle famiglie a fare a meno dei più comuni elettrodomestici, come la lavatrice o la lavastoviglie, considerati per questo motivo alla stregua di beni di lusso.

Fortunatamente questo scenario sta ora subendo una rapida evoluzione, come ha spiegato Ramon Mendez, direttore nazionale del settore Energia del piccolo paese sudamericano “In Uruguay stiamo perseguendo con tenacia delle politiche a lungo termine, pochi paesi al mondo lo stanno facendo come da noi: l'introduzione a pieno regime delle energie rinnovabili aumenta la nostra sovranità, si tratta della sopravvivenza stessa dell'economia”.

Dal 2008, infatti, l'Uruguay investe ogni anno il 3% del Pil per riconvertire il proprio sistema energetico: pur se parte del merito va attribuito anche al clima, con le forti piogge che facilitano l'idroelettrico, occorre prendere altresì atto che l'84% dell'elettricità uruguaiana proviene da fonti rinnovabili come vento e sole, oppure bruciando i rifiuti delle coltivazioni agricole, tanto che si calcola che l'energia pulita raggiungerà presto la soglia del 40% della produzione totale.

In questi termini il modello uruguaiano, a differenza di quanto avviene in Europa, non si basa su sovvenzioni pubbliche, bensì sull'associazione tra pubblico e privati, su aste aperte e sulla possibilità di scegliere la tecnologia più matura e conveniente per il Paese, al punto che -sempre a detta di Mendez- “Uno dei più grandi risultati si è registrato con l'installazione dell'eolico, constatato che in Uruguay il vento è più stabile della pioggia, si ripete ogni anno e rappresenta altresì un vero business finanziario”.

Così entro i prossimi 10 anni, grazie a politiche lungimiranti e ad investimenti per l'energia pulita provenienti anche da Paesi europei come la Spagna, uno tra i più piccoli stati sudamericani che fino a non molti anni fa dipendeva totalmente dalle importazioni di petrolio, potrebbe essere autosufficiente oltre che diventare a propria volta un esportatore di energia.

mercoledì 16 luglio 2014

Matteo Salvini, guai se cambia!

Ogni volta che ascoltiamo le sfacciate parole di chi pratica il nepotismo in rassegnato silenzio, significa che diamo per scontato che così fan tutti, avvallando in tal modo la consuetudine che la cosa pubblica in Italia sia uno spazio ad uso e consumo dei politici e che il merito rappresenti semmai un impedimento.

“La mia ragazza è una delle maggiori esperte in quel campo” -così ha risposto qualche giorno fa Matteo Salvini, il rampante segretario della Lega “new wave”, a chi gli chiedeva conto dell'assunzione della sua compagna in Regione Lombardia, putacaso governata dal compagno di partito Roberto Maroni- “Cosa doveva fare, rifiutare l'incarico solo perchè è la mia donna?”

Parole che abbiamo già sentito migliaia di volte: l'assunzione in Regione Lombardia della compagna di Salvini, fino a prova contraria, non è certo un reato, anche se ragioni di opportunità indurrebbero chiunque, in casi come questi, a fornire maggiori elementi per fugare ogni dubbio, non fosse altro per non prestare il fianco ad attacchi strumentali.

Ma questa, purtroppo, non è l'usanza più praticata dai politici nel nostro Paese che, viceversa, sembra più strenuamente impegnato a mantenere il proprio livello di corruzione ai vertici delle statistiche mondiali: ciò non toglie, d'altro canto, che chiunque nel mondo detenga un potere sia quotidianamente costretto a fare i conti con un certo grado di discrezionalità, ovvero con la soglia minima su cui dovrebbe attestare il suo stesso rigore.

In particolare, nel caso questo potere abbia a che fare con lo Stato e le sue diramazioni amministrative ovvero quando, pur senza commettere reati, l'uomo politico decide univocamente di abbassare quella soglia, assumendo o contribuendo all'assunzione di un familiare, un amico, un amore o, peggio, qualcuno con cui ha contratto qualche debito.

Ed è qui che si comincia a scivolare nelle sabbie mobili dell'arroganza -vero Matteo Salvini?- volgarmente mascherata con quelle frasi “Siccome è la mia donna, non può essere anche brava?” Se davvero, davanti a queste parole non sappiamo come replicare, significa che diamo per scontato che così fan tutti: favorire i propri cari, cosa c'è di male? Se poi non si violano leggi o regolamenti, avendone la possibilità, non lo faremmo anche voi?

Da parecchi decenni, ormai, il nostro Paese affoga, nasconde, intralcia, soffoca nella culla le sue intelligenze, i talenti, coloro che, in ogni campo, non aderiscono a consorterie politiche ed economiche: se in Italia il merito fosse davvero premiato, del resto, a farne le spese non sarebbero innanzitutto le fidanzate, gli amici e i parenti del politico di turno?

E se davvero siamo convinti -guai se cambia- che questo sia l'unico modo per farsi strada in questa malandata nazione non lamentiamoci se, guardandoci allo specchio, le nostre sembianze ci sembreranno somigliare, ogni giorno di più, a quelle di un Salvini o di un Maroni qualunque.

domenica 13 luglio 2014

M5S, in attesa di una nuova promettente vigilia

La speranza di provare a cambiare il funesto destino di noi italiani si è arenata, per il momento, nello score delle ultime elezioni europee, in quel 40,8 per cento di consensi raccolti nelle urne dal partito del premier Matteo Renzi, rafforzato altresì dal sostegno incondizionato giunto dalle folte schiere di elettori impauriti di centrodestra: anche se, a quanto risulta, il M5S non ha alcuna intenzione di abdicare, in attesa di una nuova promettente vigilia.

Sarà, ma la nostra cultura dominante ha sempre osteggiato, fin sul nascere, ogni illusione di cambiamento e di felicità: da tempo immemore nella scuola, ogni indirizzo didattico, prevede ad esempio lo studio del Sabato del villaggio di Giacomo Leopardi, con quella odiosa “donzelletta che vien dalla campagna in sul calar del sole” indicata ossessivamente come metafora del fallace momento di euforia che precede una domenica noiosa e il ritorno al lavoro del lunedì.

Come prima ancora i famigli degli imperatori romani che, durante i trionfi, avevano il compito di sussurrare all'orecchio “ricordati che devi morire”: per non dire di quasi tutte le religioni che hanno da sempre combattuto una guerra senza confini contro qualsivoglia cambiamento, imponendo il momento del digiuno e della mortificazione, o addirittura della flagellazione, dai riti di Iside alle processioni di incappucciati.

Nemmeno il moderno culto dei mercati sfugge alla regola di negare l'esistenza della vigilia di un domani diverso: “il denaro non dorme mai” dice Gordon Gekko, il simbolo cinematografico del capitalismo di Wall Street la notte che precede la riapertura delle Borse, che è l'ora del sudore e dei nervi a fior di pelle aspettando Tokyo o Shanghai.

Tutti quanti, banchieri e sacerdoti, educatori e governanti sanno, infatti, che la vigilia è in sé potenzialmente eversiva, in quanto rappresenta il regno privilegiato dl dionisiaco, dell'impulso vitale, della rivoluzione e di tutto ciò che sta sotto la definizione di stato nascente: “Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire ma sono venuto a dirvi come comincerà” sussurra Neo nel finale di Matrix, “Immaginate dove vorreste essere, perchè sarà così”, grida Russel Crowe all'inizio del Gladiatore.

La vigilia delle cose, si sa, è uno di quei motivi per cui vale la pena di vivere: non caso, da Omero a John Lennon, il “prima”, la vigilia, è il più grande tema poetico distillato dall'umanità, quello capace di trafiggere i sentimenti di ognuno di noi, lo si voglia o meno: cos'è l'Odissea se non la storia della ventennale vigilia del ritorno a casa di Ulisse? E cosa rende immortale una canzone come Imagine, se non l'eterna promessa di un domani migliore?

martedì 8 luglio 2014

Spreco alimentare: ogni anno otto miliardi di cibo finiscono nella spazzatura

Nonostante la crisi economica, le cattive abitudini rimangono dure a morire: secondo quanto emerge dal Rapporto 2014 di Waste Watcher Knowledge for Expo (l'osservatorio attivato da Last minute market) presentato in questi giorni a Milano, nel nostro Paese finirebbero nella spazzatura ben 8,1 miliardi di euro di cibo l'anno, equivalenti a circa 6,5 euro settimanali per ogni famiglia.

Dal sondaggio condotto emerge, altresì, che il 63% delle persone intervistate si dichiara più propenso ad un'Italia vigile contro gli sprechi, prima ancora che equa, solidale, tollerante, sicura, nonché rispettosa dell'ambiente: l'81% del campione dichiara, al riguardo, di controllare se il cibo scaduto è ancora commestibile prima di gettarlo, mentre il 30% ammette di portarsi a casa le pietanze avanzate al ristorante.

La percezione della maggioranza degli italiani (60%) è che la piaga dello spreco riguardi maggiormente il cibo, più che l'acqua (37%) o l'energia elettrica (20%): in quest'ottica, viene chiesto alle istituzioni d'intervenire con una vera e propria campagna di educazione alimentare nelle scuole, oltre alla divulgazione di informazioni (considerate utili dal 94%) sul tema dello spreco e sui danni da questo provocati sull'ambiente.

Inoltre, mentre ben il 90% degli intervistati dichiara di leggere sistematicamente sulle etichette la data di scadenza dei cibi e l'83% afferma di conoscere la differenza tra “data di scadenza” (within) e “preferenza di consumo” (best before), solo poco più della metà del campione ha dimostrato viceversa di conoscerne realmente il significato.

Tra le innovazioni più auspicate primeggiano, infine, quelle relative all'introduzione della tecnologia intelligente per il confezionamento, con packing che virano colore per dimostrare la freschezza del cibo (76%), ma anche sistemi di monitoraggio delle temperature del frigorifero (75%), nonché sistemi per la pianificazione della spesa  alimentare (67%).

lunedì 7 luglio 2014

Allarme salute: Ebola, alto il rischio pandemia

In meno di cinque mesi Ebola, il virus assassino scoperto nel 1976 dallo scienziato belga Peter Piot, ha già ucciso in Africa (Guinea, Liberia e Sierra Leone) ben 481 persone, dopo averne contagiate più di 800: a renderlo noto l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che rivela altresì trattarsi della più estesa epidemia del virus fin dall'anno della sua identificazione.

Per difendersi da Ebola non esistono, al momento, né vaccini, né trattamenti specifici anche se, secondo il portavoce dell'OMS, si ritiene di poter bloccare l'epidemia come già avvenuto nel passato, sempre a patto che vengano osservate fondamentali misure precauzionali, tra le quali la costituzione di un fondo di emergenza da 7 milioni di euro a favore dei Paesi colpiti.

Meno ottimismo si registra da parte di Medici Senza Frontiere, l'Organizzazione umanitaria che nelle scorse settimane aveva lanciato per prima l'allarme “Sono assolutamente convinto” -ha dichiarato Bart Janssens, direttore delle operazioni per MSF a Bruxelles- “che questa epidemia sia lontana dall'essere terminata, anzi, continuerà ad uccidere un sempre maggior numero di persone, rivelandosi alla fine una delle più gravi pandemie di sempre”.

In effetti, secondo quanto riportato dalle cronache provenienti dall'Africa occidentale, la situazione potrebbe aggravarsi già nel corso delle prossime settimane, soprattutto a causa della migrazione che ampi strati della popolazione sta effettuando, proprio nel tentativo di sfuggire al contagio, il che potrebbe finire col causare una pericolosa maggior diffusione del micidiale virus.

L'infezione da Ebola, stando a quanto riporta il sito epicentro.iss.it, prende il nome da quello di un fiume della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), nei pressi del quale nel 1976 si sarebbe manifestato uno dei primi focolai di contagio: la malattia che, come nel caso dell'A.I.D.S., si trasmette per via sessuale, ovvero attraverso il contatto con sangue o altri fluidi biologici infetti, si manifesta con una febbre emorragica grave e spesso fatale, sia per l'uomo che per i primati.

sabato 5 luglio 2014

Cittadini & Crisi: in 10 anni costo dei servizi pubblici alle stelle

Meglio il pubblico o il privato? Chissà quante volte, negli ultimi anni, ci è capitato di sentir riproporre quest'amletico dubbio in tema di gestione e costi dei principali servizi pubblici in Italia: un contributo alla conoscenza della verità può certamente essere considerato, in questi termini, il recente studio della Cgia di Mestre, che ha preso in considerazione l'aumento delle tariffe nel periodo intercorso dall'anno di liberalizzazione dei principali servizi, fino al 2013.

Ne risulta che, negli ultimi 10 anni, le tariffe dei principali servizi pubblici nel nostro Paese hanno subito rincari da Guinness dei primati: l'acqua, ad esempio, è aumentata dell'85%, la raccolta dei rifiuti dell'81,1%, i pedaggi autostradali di più della metà, i trasporti urbani del 49,6%, mentre solo i servizi di telefonia hanno subito un calo del 15,9%.

Sempre nel periodo preso in esame si è registrato, per contro, un aumento dell'inflazione del 23,1%: le assicurazioni sui mezzi di trasporto sono salite addirittura del 197,1% (ovvero 4 volte in più dell'inflazione), i pedaggi autostradali del 62,7%, i trasporti ferroviari del 57,4%, il gas del 53,5%, mentre i servizi postali si sono mantenuti più o meno in linea (37,8%) con il tasso inflattivo.

Solo i servizi telefonici, in questo scenario da guerra dei mondi, hanno subito un consistente calo dei prezzi: -18,8%, contro un aumento dell'inflazione del 38,5%, tanto che, come osserva il presidente della Cgia di Mestre, Bortolussi “Questi dati dimostrano che le liberalizzazioni hanno portato, in definitiva, pochi vantaggi ai consumatori, soprattutto perché in parecchi settori si è passati da un monopolio pubblico, ad un regime oligarchico che ha tradito i principi stessi delle liberalizzazioni”.

venerdì 4 luglio 2014

Economia: cala il potere d'acquisto delle famiglie italiane

Nonostante nei primi tre mesi dell'anno la pressione fiscale sia stata pari al 38,5%, risultando inferiore di 0,3 punti percentuali rispetto al medesimo periodo del 2013, d'altro canto si registrano brutte notizie riguardo il potere d'acquisto delle famiglie italiane, che nello stesso periodo preso in considerazione è tornato a calare, tenuto conto dell'inflazione, scendendo dello 0,2% su base annua.

A renderlo noto l'Istat, che precisa come per pressione fiscale si debba intendere il rapporto intercorrente tra la somma di tutte le imposte (dirette, indirette, in conto capitale, contributi sociali) e prodotto interno lordo (Pil): l'istituto nazionale di statistica ha altresì precisato che il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (acquisti di abitazioni e reddito disponibile lordo), ha purtroppo fatto registrare una diminuzione dello 0,1%, rispetto al corrispondente periodo del 2013.

Sul fronte del fisco, invece, le entrate totali nel primo trimestre del 2014 risulterebbero aumentate dello 0,4%, sempre rispetto al pari trimestre di un anno fa, mentre l'indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche a fine marzo è risultato pari al 6,6% del Pil (a fronte del 7,3% stesso periodo 2013), equivalente ad un saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) di -8.140 milioni di euro.

mercoledì 2 luglio 2014

Sport & Salute: pericoloso abuso di farmaci

Sembrerebbe una vera e propria contraddizione in termini, eppure, a fronte di una diminuzione nel 2013 di casi di doping, il consumo di medicamenti tra gli sportivi italiani risulta essere particolarmente elevato, oltre che il più delle volte non giustificato da adeguate indicazioni terapeutiche: a riferirlo è una recente relazione prodotta dal Ministero della Salute, per illustrare al Parlamento lo stato dell'arte delle normative vigenti in materia di lotta al doping.

A tale riguardo si evidenzia come, nel corso del 2013, il Ministero della Salute abbia sottoposto a controlli 1.390 atleti, dei quali solo 39 sono risultati positivi all'uso di sostanze proibite: se, per un verso, ciò rappresenta una diminuzione rispetto all'anno precedente, d'altro canto occorre viceversa registrare un considerevole aumento delle cosiddette preparazioni galeniche, realizzate dalle farmacie e contenenti principi attivi quali diuretici, agenti mascheranti, anabolizzanti e stimolanti.

Ma la vera novità del nuovo report ministeriale non riguarda i farmaci dopanti, bensì quelli consentiti, tanto che il 69,4% degli atleti sottoposti ai controlli antidoping ha ammesso di far regolarmente uso di medicinali (farmaci o prodotti omeopatici), oppure di preparati più blandi come quelli a base di vitamine, sali minerali, aminoacidi ed integratori: i prodotti più usati (40% dei casi) sono risultati essere i cosiddetti Fans (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidi).

Nonostante non rappresenti una pratica illegale, l'assunzione dei Fans può tuttavia risultare dannosa per la salute, soprattutto nel caso queste sostanze vengano assunte con modalità e dosaggi diversi da quelli terapeutici e consigliati, oltre che in concomitanza con l'attività sportiva agonistica: come sottolineano gli esperti nella relazione, l'attività fisica concorre di per sé all'aumento della frequenza cardiaca, respiratoria e del metabolismo endogeno, determinando altresì disidratazione.

Tanto che il combinarsi di queste condizioni di stress potrebbe, in determinate circostanze, provocare una pericolosa alterazione dell'effetto dei farmaci assunti, se non addirittura modificare il loro percorso all'interno del nostro organismo.