lunedì 30 giugno 2014

Mobilità sostenibile: AirPod, ad aria compressa e inquinamento zero

Potrebbe rivelarsi davvero una scommessa vincente per il futuro dell'industria automobilistica italiana, messa letteralmente in ginocchio dalla crisi del settore motoristico a livello mondiale: il fatto che a Termini Imerese (Palermo) l'ex fabbrica Fiat potrebbe occuparsi dell'assemblaggio di utilitarie ibride prodotte della neo costituita Grifa Spa (Gruppo italiano fabbriche automobili), rappresenta senz'altro un segnale positivo in questa direzione.

Nel frattempo a Bolotana, area economicamente depressa della Sardegna, la società Airmobility ha annunciato di essere pronta a mettere sul mercato AirPod, la prima vettura alimentata ad aria compressa, ideata dal francese Guy Nègre, titolare di Mdi (Motor development international).


Si tratta di una rivoluzionaria due posti ad aria compressa, capace di percorrere 100 chilometri ad una velocità massima di 80 Km/h con una spesa di soli 4 euro, che potrà essere rifornita di presso apposite stazioni (2,5 minuti per il pieno), oppure direttamente da una presa di corrente con un consumo pari a 10 kW (3,5 ore per un pieno): l'auto entrerà sul mercato con un modello base al costo di 7.500 euro.

L'introduzione di questa tecnologia consentirà, inoltre, un'alternativa realmente sostenibile all'uso del carburante tradizionale, proiettando la speranza verso un'era del trasporto urbano eco-compatibile e rispettoso dell'ambiente: con i suoi 280 chili di peso, AirPod è infatti realizzata interamente in un materiale composito di fibra di vetro e resina poliestere con una capacità, in caso di incidente, di assorbimento dell'urto da due a quattro volte superiore alle carrozzerie tradizionali.

domenica 29 giugno 2014

Politica: cara casta, ma quanto mi costi?

Ognuno è libero di pensarla come meglio crede, fatto sta che l'attuale apparato istituzionale del nostro Paese, ovvero Parlamento, Governo, Consigli regionali e comunali, nonché la marea diffusa di organismi politici territoriali, costa alle tasche di ogni italiano ben 644 euro l'anno, vale a dire quasi il doppio che in altri paesi europei, come ad esempio la Francia (384 euro) o la Spagna (389 euro).

Tradotto in termini di Pil, ciò significa che l'Italia spende complessivamente il 2,5% del prodotto interno lordo per mantenere la propria inconcludente classe politica, decisamente troppo, se paragonato all'1,3% della Francia, all'1,6% della Germania e all'1,7 della Spagna: solo quattro Paesi in Europa spendono più di noi, Cipro, Portogallo, Austria e Slovenia.

Nel dettaglio, secondo l'indagine condotta dalla Uil Lazio, in collaborazione con Eures, i costi parlamentari avrebbero raggiunto nel 2012 l'incredibile cifra di 1,5 miliardi, con un incremento complessivo di 33 milioni di euro, rispetto ai cinque anni precedenti: per quanto riguarda la Camera dei deputati, in particolare, gli aumenti sarebbero per larga parte imputabili all'impennata del 14% relativa ai costi del personale.

Anche al Senato negli anni 2007-2012 si è registrato un aumento, seppur più contenuto (+9,5%) della spesa per il personale dipendente, a fronte di una minima diminuzione dei costi “politici” del 6,9%: nonostante ciò, la Camera dei deputati ha elargito nel 2013 per indennità e rimborsi per 146,5 milioni di euro, nonché vitalizi ai parlamentari cessati per ulteriori 139,9 milioni, mentre dalle casse del Senato sono usciti 146,1 milioni di euro, di cui 82 per vitalizi.

Confrontando, infine, le spese del Parlamento italiano con il simile organo costituzionale della Francia, emergono divergenze piuttosto rilevanti: il rapporto tra “politici” e popolazione residente in Italia, ad esempio, riferisce di una percentuale dell'1,6% di parlamentari ogni 100 mila abitanti, leggermente superiore a quello francese dell'1,4%.

I costi: come abbiamo sopra detto, un miliardo e mezzo di euro l'anno per il Parlamento del nostro Paese, 870 milioni per quello transalpino, con uno squilibrio maggiore se raffrontato ai costi complessivi dei deputati italiani, rispetto ai colleghi francesi: i primi oltre un miliardo di euro, i secondi quasi la metà (527 milioni per l'Assemblée Nationale), con la conseguenza che ogni italiano spende 26 euro l'anno solo per pagare le spese parlamentari, mentre ogni francese si limita a 13,3 euro.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: dalla lista della spesa dei provvedimenti urgenti che “ce lo chiede l'Europa”, che fine hanno fatto i tagli ai costi della politica?

sabato 28 giugno 2014

Crisi del commercio: per ogni nuova impresa, due abbassano le saracinesche

Non tende ad arrestarsi, purtroppo, l'inarrestabile moria delle imprese commerciali italiane: solo nei primi cinque mesi dell'anno (gennaio-maggio), infatti, il numero di attività del terziario che hanno cessato di esistere continua ad essere di gran lunga superiore a quello delle nuove aperture.

Stando ai dati appena rilevati dall'Osservatorio demografico per le imprese per conto dell'Ufficio Studi di Confcommercio, i nuovi esercizi aperti in Italia sarebbero 57.599, a fronte dei 110.315 che hanno chiuso: il saldo rimane, quindi, pesantemente negativo, pur risultando un leggero rallentamento rispetto allo scorso anno.

La situazione più drammatica si presenta nel sud del Paese, dove si concentra quasi un terzo delle chiusure complessive: in particolare, sono le attività di alloggio e ristorazione a registrare un sensibile peggioramento del saldo, passato da -7.612 a -7.752, mentre continua il trend positivo del commercio ambulante (7.043 iscrizioni contro le 6.433 di dodici mesi fa).

In ogni caso il dato territoriale conferma l'endemica e strutturale debolezza del sistema imprenditoriale del Mezzogiorno, del tutto paragonabile ad vero proprio default commerciale, in conseguenza della pesante riduzione dello stock di imprese: 18.823 nuove iscrizioni e 36.176 cessazioni, con un saldo negativo al sud di 17.353 unità, contro le 11.426 del Centro, 9.816 del Nord Est e 14.121 del Nord Ovest.

Nel loro complesso queste cifre -fa notare Confcommercio- se da un lato confermano sia il persistere della fase di debolezza dell'intero ciclo economico, sia l'assenza di significativi segnali di ripresa, d'altro canto mettono in luce come le imprese di questo comparto, nonostante fattori negativi come la stagnazione della domanda interna, l'elevata pressione fiscale e un accesso al credito limitato, si dimostrino ancora in grado di resistere di fronte al protrarsi della crisi: per quanto ancora?

martedì 24 giugno 2014

Finanziamenti Ue per la mobilità sostenibile: dov'è finita l'Italia?

Riceveranno finanziamenti fino a 7.000 euro ciascuno, i 19 progetti selezionati dal concorso europeo denominato "Do The Right Mix", al quale hanno partecipato cittadini di tutti gli stati membri dell'Ue, per la realizzazione di iniziative rivolte all'implementazione della mobilità sostenibile urbana.

Tra le tante proposte presentate, gran parte si sono concentrate sulle modalità di utilizzo della bici in città (come la App ispirata al 'Tour de France', realizzata dalla regione di Arnhem-Nijmegen, nei Paesi Bassi), oppure sullo sviluppo di 'parcheggi intelligenti', come nella città polacca di Gdynia: tali progetti selezionati potranno, inoltre, avvalersi del sostegno Ue anche nello sviluppare attività didattiche e concorsi atti a promuovere, anche a livello locale, nuovi modelli di spostamento eco-sostenibile nelle città.

A margine di questa campagna promozionale del trasporto urbano 'green', Sim Kallas, vicepresidente della Commissione europea nonché commissario ai trasporti si è così espresso “L'Europa ha dimostrato di essere incredibilmente innovativa nella creazione di una cultura della mobilità urbana sostenibile -ha detto- “ci auguriamo che questi finanziamenti possano contribuire a che l'ottimo lavoro svolto sul campo possa continuare.

Nell'elenco dei 19 Paesi vincitori, che vanno dall'Austria alla Spagna, fino al piccolo Lussemburgo, manca -ahimè- l'Italia: si tratta di mancanza di idee, ovvero dell'endemica inerzia della politica nostrana nel saper cogliere le opportunità offerte dall'Europa?

lunedì 23 giugno 2014

Ambiente: lo smog uccide la nostra memoria

Che trascorrere gran parte della propria esistenza nelle grandi metropoli, oppure nelle vicinanze di attività industriali particolarmente inquinanti, potesse comportare seri rischi per la salute abbiamo purtroppo dovuto constatarlo, ormai da parecchi anni, sulla nostra pelle.

Già nel suo ultimo rapporto l'Oms aveva lanciato un allarme sui gravi pericoli per la salute causati dai crescenti livelli d'inquinamento, rivelando che soltanto il 12% della popolazione mondiale respira aria pulita.

Nonostante ciò, la ricerca scientifica continua a svelarci nuovi particolari: da un recente studio, condotto dai ricercatori dell'University of Southern California (Los Angeles), pubblicato su The Journals of Gerontology Series, emerge infatti che lo smog sarebbe particolarmente nocivo anche per la memoria.

In questo caso, ad un campione formato da 780 persone di età superiore ai 55 anni è stato somministrato un test per valutare le funzioni cognitive, per poi confrontare i risultati con il tasso di inquinamento atmosferico delle varie località in cui risiedevano i volontari: ciò che si è potuto notare, è che ad una concentrazione di smog più elevata, corrisponde un cervello meno efficiente.

Per quanto riguarda i deficit relativi sia alla memoria che alle funzioni cognitive, si è potuto riscontrare che i più colpiti risultavano essere gli individui che abitavano in quartieri dove le polveri sottili (particelle con diametro fino a PM 2,5) avevano una concentrazione pari a 13,8 microgrammi per metro cubo d'aria, ovvero più alte del tetto massimo stabilito negli Usa di 12 microgrammi.

sabato 21 giugno 2014

Bollette elettriche: bufala sconti per l'85% delle Pmi.

Alla fine la montagna ha partorito il solito topolino: dopo i roboanti annunci del premier Renzi sulla riduzione del costo delle bollette elettriche che ad oggi gravano, pesantemente, sulla sopravvivenza stessa delle Pmi, l'amara verità è che tale sconto non produrrà alcun beneficio per l'85 per cento delle imprese e dei lavoratori autonomi presenti in Italia.

Se l'intenzione del governo era quella di operare per una riduzione del 10 per cento dei costi energetici delle Pmi, alla prova dei fatti il cosiddetto “taglia bollette” si è rivelato un provvedimento completamente inadeguato, anzi, del tutto aleatorio: si è deciso, infatti, di abbassare la spesa elettrica alle imprese che hanno una potenza impegnata superiore ai 16,5 KW che, stando alle stime del Ministero dello Sviluppo Economico, sarebbero circa 710 mila.

Peccato, come fa notare la Cgia, che al di sotto di quella soglia operino almeno 4 milioni di imprese e lavoratori autonomi, che alla fine non godranno di alcuno sconto: tutto ciò a fronte del fatto che nel nostro Paese le Pmi pagano l'energia elettrica oltre il 68 per cento in più della media europea, superati solo da Cipro, con le piccole imprese italiane che pagano già il 61 per cento in più, rispetto ai grandi gruppi industriali.

Detto ciò, la stessa Cgia tiene a sottolineare che ben il 95 per cento delle imprese operanti in Italia ha meno di 10 addetti, e ben oltre il 70 per cento degli artigiani e commercianti lavora da solo o coadiuvato da famigliari: tutta gente che non sarà nemmeno sfiorata da questa “rivoluzionaria” scontistica, che sarà viceversa ricordata (forse) come l'ennesima bufala renziana.

mercoledì 18 giugno 2014

Ambiente: il robot che produce energia pulita

Parte dalla Sicilia, più precisamente dall'Irssat di Misterbianco (CT), la nuova frontiera del riciclo dei rifiuti organici prodotti a livello domestico che, alla fine di un processo di pre-compost, saranno in grado di produrre biogas ed energia elettrica.

Il progetto, finanziato dalla Commissione europea nell'ambito del programma Life Plus e denominato No.Waste, è stato presentato nell'ambito della manifestazione “Green Week”, tenutasi recentemente a Bruxelles.

Le ricerche condotte dall'Istituto siciliano hanno permesso di mostrare che se il robot No.Waste fosse utilizzato da una popolazione di 10-15 mila persone, la resa annua in termini di produzione di energia elettrica consentirebbe addirittura un risparmio economico di circa 70-100 mila euro l'anno, secondo le attuali tariffe degli enti di gestione italiani.

L'Irssat ha realizzato un piccolo robot capace di triturare i rifiuti organici casalinghi, agevolandone al contempo la trasformazione in pre-compost: il prodotto così ottenuto, verrebbe successivamente ritirato dalle abitazioni ogni una-due settimane, per essere sottoposto ad una seconda fase di lavorazione, che porterà alla produzione di biogas.

Il gas così generato potrà, a sua volta, essere utilizzato come fonte energetica primaria, o subire un'ulteriore trasformazione in energia elettrica: la frazione residua finale del processo, sarà comunque un compost di alta qualità, ottimo come biofertilizzante da utilizzare in agricoltura.

lunedì 16 giugno 2014

Auto elettriche novità: Tesla Motors abbatte il muro e diventa open source

Si tratta di un vero e proprio atto rivoluzionario, anche se per qualche verso c'era da aspettarselo: Elon Musk, creatore della Tesla Motors, ha infatti annunciato al mondo che le sue auto elettriche saranno open source, ovvero che le tecnologie Tesla potranno essere liberamente copiate, senza correre il rischio di finire sul banco degli imputati per aver infranto il diritto di proprietà intellettuale.

L'ingegnere elettrico, inventore e fisico originario della Serbia, poi naturalizzato statunitense, Nikols Tesla, cui si devono tra la fine dell'ottocento e i primi del novecento parecchi contributi nel campo dell'elettromagnetismo, oltre ad aver scoperto la corrente alternata, fu infatti anche un accanito sostenitore dell'energia libera per tutti.

Nonostante ciò, a prevalere furono le logiche di mercato, tanto che oggi ci ritroviamo ogni bimestre a pagare la nostra bolletta, anche se, grazie alla decisione di Musk, in futuro le cose potrebbero cambiare: dal suo punto di vista, infatti, i brevetti rappresenterebbero un ostacolo alla crescita, visto che il mercato statunitense delle auto ecologiche rappresenta ancor'oggi una piccolissima nicchia.

Con l'eccezione della California, dove le leggi impongono nel triennio 2014-2017 che almeno il 14% dei veicoli venduti in quello Stato da ciascuna casa automobilistica deve essere ad emissioni zero: ciò significa che i veri competitors della Tesla Motors non sono le altre auto elettriche, bensì il grande parco macchine ancora a benzina, attualmente in circolazione.

Così, per mostrare anche in modo concreto la nuova filosofia open source, Elon Musk ha fatto letteralmente abbattere il muro che recingeva la sede centrale della fabbrica a Palo Alto, in California: grazie a questa mossa, Tesla Motors otterrà senz'altro una maggiore visibilità sul mercato, considerato altresì che si sta già ostruendo una fabbrica per batterie al litio, da 5 miliardi di dollari.