giovedì 30 gennaio 2014

In Italia pensioni minime da fame, se ne accorge pure l'Europa

Così recitava una battuta del grande Ettore Petrolini “Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri, che hanno poco, ma sono in tanti”, tant'è che in Italia le pensioni minime siano da fame, se ne accorge pure l'Europa, che ha altresì sottolineato come tale trattamento sia del tutto “inadeguato”, non garantendo affatto agli anziani lo stesso tenore di vita del resto della popolazione.

La cosa che salta immediatamente agli occhi, riguardo al tema delle pensioni minime, non è tanto (o non solo) l'ingiustificata sperequazione con gli assegni e i vitalizi milionari, bensì la sua palese iniquità in un Paese dove ogni anno vengono evasi qualcosa come 120 miliardi di euro.

Un Paese, il nostro, in cui il governo di Palle d'Acciaio Letta si rifiuta ostinatamente di introdurre qualsiasi forma di imposta patrimoniale (praticamente unico in tutta Europa) mentre, al contrario, si permette di regalare alle banche ben 7,5 miliardi di euro, sputando in faccia alle pensioni minime da fame.

La denuncia, questa volta, arriva dal Comitato europeo per i diritti sociali del Consiglio d'Europa, che ha evidenziato come il governo italiano stia violando ben sette norme della Carta sociale europea: in un documento di cinquanta pagine, sono state prese in esame le politiche per la lotta alla povertà, all'esclusione sociale, per il diritto alla sicurezza sui posti di lavoro, nonché quelle relative all'accesso ai servizi sanitari e all'assistenza sociale.

Il documento, da poco reso noto, è riferito al periodo che va dal gennaio 2008 al 31 dicembre 2011, mentre la Carta sociale europea, una delle convenzioni internazionali alla base dell'attività del Consiglio d'Europa, è stata firmata a Torino nel 1961 e successivamente riveduta nel 1996.

Naturale complemento alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Carta ha lo scopo di garantire l'applicazione dei diritti sociali in materia di casa, salute, istruzione, occupazione, libera circolazione, non discriminazione e tutela giuridica dei cittadini: in tale contesto, il Comitato per i diritti sociali è l'organismo paneuropeo, cui aderiscono 47 nazioni, cui è affidato il compito di verificare la compatibilità delle situazioni nazionali, con quanto enunciato nella Carta.

martedì 28 gennaio 2014

Economia digitale, Italia ferma all'anno zero

Fra poco meno di due anni, dicono al Boston Consulting Group, l'economia digitale avrà prodotto l'incredibile cifra di 4,2 trilioni di dollari, all'interno dei Paesi appartenenti al G20, al punto che se si trattasse di uno stato, sarebbe il quinto al mondo, subito dopo Stati Uniti, Cina, Giappone ed India.

Nonostante ciò, il maturare dell'economia digitale ha sempre trovato sul proprio cammino fattori che hanno contribuito in modo negativo alla sua piena diffusione tra le aziende ed i consumatori: in questi termini, secondo i dati del rapporto di BCG, l'Italia risulterebbe addirittura essere ferma all'anno zero, visto che fare impresa digitale nel nostro Paese appare sostanzialmente impossibile.

Infatti, se a livello aggregato ci piazziamo al 36mo posto su un campione di 65 paesi studiati, risultiamo purtroppo penultimi per facilità di ottenere prestiti e 61esimi nel rapporto tra investimenti stranieri e Pil, anche se la vera assenza è rappresentata dalle competenze informatiche, al punto che ancora oggi l'alfabetizzazione digitale è tutta da realizzare, sia in azienda che tra le mura domestiche.

E' come se i nostri diretti competitori giocassero in un altro campionato: non solo gli inarrivabili Paesi scandinavi, oppure la Germania, la Gran Bretagna, la Francia e la Spagna, purtroppo in questa particolare classifica l'Italia occupa una delle ultime posizioni, appena prima di Grecia e Bulgaria, ma preceduta da Panama e Ungheria.

Per non dire degli effetti dell'economia digitale sulle Pmi: secondo il BCG, è statisticamente dimostrato che quelle imprese che fanno ricorso in maniera più consistente al web, ottengono il 50% di probabilità in più di vendere i propri prodotti e servizi al di fuori della regione di appartenenza.

Le soluzioni proposte dal Boston Consulting Group, per quanto riguarda il nostro Paese, non differiscono molto da quelle già propinate due anni or sono: formazione di una forza lavoro sempre più specializzata, implementazione di investimenti a medio-lungo termine nelle infrastrutture digitali (mobile in costante crescita) e politiche governative capaci di regolare un ecosistema globale, senza però soffocare nella culla l'iniziativa dei privati che vogliono fare impresa.

lunedì 27 gennaio 2014

Elena Loewenthal: “Contro il giorno della memoria”

Ci sono anche voci fuori dal coro, come quella della scrittrice italiana Elena Loewenthal, che hanno il coraggio di mettere in discussione l'idea stessa che la memoria serva ad evitare che le tragedie come quella della Shoah si possano ripetere nella storia umana “Se non accadrà più, sarà merito del caso” -afferma- invocando l'oblio come forza vitale, per dimenticare e andare avanti.

Le sue personali riflessioni sul tema sono raccolte in un libricino intitolato "Contro il giorno della memoria" (Add editore, 93 pg, 10 euro), in cui in modo poco rassicurante e del tutto not politically correct, la Loewenthal mette in discussione molte cose, incluso l'invito a non guardare con complessi reverenziali all'odierna retorica delle commemorazioni imposte per legge.

Per i pochi sopravvissuti allo sterminio ancor oggi viventi, per chi ha avuto familiari o parenti trucidati nei campi di concentramento, per gli ebrei venuti al mondo dopo di loro, questo ricordo imposto dalle istituzioni non è di certo consolatorio per la memoria: quei fatti, in qualche modo, continuano a riemergere nei loro peggiori incubi.

E' errato, dunque, pensare che la giornata della memoria venga celebrata per loro: le tragedie della persecuzione razziale, della deportazione e dello sterminio, appartengono alla storia europea, nella quale gli ebrei hanno solo avuto il ruolo di vittime, non quello di protagonisti, al punto che dovremmo essere noi europei a ricordarle come parte imprescindibile della nostra stessa identità collettiva.

Tra le righe del suo pamphlet, Elena Loewenthal ci chiede addirittura di dimenticare il giorno della memoria, in quanto da celebrazione introspettiva si è presto trasformato in qualcosa di ben diverso: ovvero in un atto di omaggio al popolo ebraico, come a dire che “visto che siete morti così in tanti, vi ricordiamo”, aspettandoci con ciò da quello stesso popolo una qualche forma di riconoscenza o, quantomeno, di riconoscimento di questo nostro omaggio.

Poiché nulla di tutto ciò arriva (e perché mai dovrebbe?), ecco che ci tocca assistere a squallidi episodi come quello accaduto a Roma, dove tre teste di maiale sono state recapitate alla sinagoga ebraica, all'Ambasciata d'Israele e al Museo capitolino che ospita la mostra dal titolo “I giovani ricordano la Shoah – dieci anni di memoria attraverso le opere degli alunni delle scuole italiane”.

Oltre a ciò, non mancheranno certamente coloro che dalle bacheche di Facebook, o nelle timeline di Twitter, se la prenderanno con Israele, accusandolo di aver dimenticato la lezione della Shoah, paragonando le sue politiche a quelle delle SS, e fioriranno infine i post con la lista degli stermini ignorati e delle tante barbarie occultate, che l'umanità  (purtroppo) non si fa mai mancare.

Tutto questo verrà scagliato come un'arma contro gli ebrei, trasformando il giorno della memoria in una ricorrenza per rimproverare, per scaricare sacchi di merda contro l'industria della Shoah e contro la facilità con cui gli ebrei riescano a far soldi manipolando abilmente i sensi di colpa.

Il giorno della memoria -afferma la Loewenthal- in questi casi innesca il peggio, meglio sarebbe non evocarla del tutto, se non altro per non scatenare quell'inferno d'insulti: lo stesso negazionismo, del resto, non è affatto scomparso con l'istituzione per legge del Giorno della Memoria, anzi, ha ottenuto da questa circostanza quasi una legittimazione di parola, che prima gli era negata.

Forse tra il ricordo imposto per legge e la dimenticanza per andare avanti invocata dalla Loewenthal, sarebbe opportuno prendere in considerazione una terza via possibile: l'elaborazione della storia che, pur rappresentando un processo lento ed incerto, appare come l'unica soluzione in grado di far breccia nella nostra coscienza collettiva.

sabato 25 gennaio 2014

Dalla Germania il sondaggio ignorato dai media italiani: M5S al 31,3%

Proprio così, dall'Istituto tedesco RKW arriva il sondaggio sulle intenzioni di voto degli italiani, colpevolmente ignorato da tutti i media nazionali: al contrario di quanto affermano varie società demoscopiche del nostro Paese che riferiscono di un crollo dei consensi del MoVimento 5 Stelle, dalla Germania emergono dati di tutt'altro segno.

Dalla Germania il sondaggio ignorato dai media italiani: richiesta in maniera del tutto esplicita, via telefono da RKW, l'intenzione di voto ad un ampio campione rappresentativo dei nostri connazionali a proposito delle tre principali coalizioni, il M5S avrebbe raggiunto un gradimento pari al 31,3%, con un aumento di circa sei punti rispetto al dato elettorale del 25,5% ottenuto a febbraio 2013.

I dati pubblicati da RKW riferiscono al contempo di un centrosinistra spaccato che, nonostante l'effetto Renzi, appare in caduta libera al 18,6%, a fronte del 25,4% ottenuto nell'ultima tornata elettorale: quasi a conferma del fatto che lo Skywalker di Firenze sia riuscito nell'intento di resuscitare l'inquietante padre Silvio Dart Fener, ecco l'ennesimo recupero del centrodestra che si attesta al 25,4%.

E' chiaro a tutti come da questo sondaggio choc, peraltro condotto con precisione teutonica, emerga uno scenario diametralmente opposto rispetto a quanto propinatoci da istituti come Tecnè, Swg o Emg: secondo questi ultimi, infatti, il MoVimento 5 Stelle, unica opposizione parlamentare, occuperebbe attualmente addirittura la terza piazza nel gradimento degli elettori italiani.

Per scoprire la verità, ovvero per sapere esattamente se la maggioranza degli italiani deciderà di lasciarsi definitivamente alle spalle un passato ma, soprattutto un presente, fatto di politiche che nuocciono gravemente la salute, basterà attendere soltanto fino alla prossima primavera: e che la Forza sia con noi.

giovedì 23 gennaio 2014

L'Italicum rischia già di finire su un binario morto

Sarà come dice Grillo? La profonda sintonia d' intenti tra Dorian Gray Renzie e il Cavaliere a delinquere rappresenta davvero, prima d'ogni altra cosa, la comune necessità di far fuori quei guastafeste del Movimento 5 Stelle? Basterà avere pazienza ancora pochi giorni, poi ognuno dovrà giocare a carte scoperte.

Anche se non è difficile prevedere, fin d'ora, in cosa consisterà la riforma costituzionale, di cui il tanto sbandierato Italicum rappresenta un tassello fondamentale: innanzitutto, al Presidente della nuova Repubblica Residenziale verrà attribuito il potere di formare 'a cazzo' il governo, senza l'obbligo di tener conto dell'esito elettorale.

L'attuale Presidente rimarrà in carica per una durata di vent'anni, potendosi avvalere di Negromanti statali per 'monitare' a piacimento anche dall'aldilà: il numero delle Camere sarà ridotto ad una sola, mentre nell'aula del Senato verrà trasferita la bouvette.

Il nuovo sistema elettorale 'Italicum' sarà chiaramente sproporzionale, nonché assolutamente rivoluzionario per quanto riguarda le quote rosa: il diritto di voto sarà, infatti, appannaggio esclusivo della componente femminile del Paese, purchè di aspetto gradevole (astenersi Rosi Bindi).

Inoltre, poiché i ragazzi di oggi sono molto più svegli, informati e maturi dei loro genitori, con l'Italicum si provvederà ad abbassare l'età degli aventi diritto, estendendo il diritto di voto anche alle sedicenni (soprattutto se parenti strette di Presidenti mediorientali).

Il numero dei partiti sarà limitato al massimo, tanto che per continuare sulla strada del bipolarismo, ma volendo anche abbattere la cultura dell'odio e della contrapposizione alimentata dai grillini, il Pdexmenoelle e Forza Italia apparterranno alla stessa coalizione.

Attenzione, però, a non aver fatto i conti senza l'oste: il comunista Niki Vendola già minaccia il referendum abrogativo, mentre la Lega chiede a gran voce almeno la modifica del primo articolo della nuova Costituzione in “L'Italia è unna e divisibile”.

Così, anche se l'obiettivo dell'Italicum è ambizioso e assolutamente audace, rischia già di finire su un binario morto: nonostante ciò, l'ebetino Renzie e il Cavaliere a delinquere assicurano che questa riforma rappresenterà l'ultimo tassello per una vera e completa democrazia dal basso, tanto dal basso che Silvio Berlusconi è addirittura sceso dai tacchi.

martedì 21 gennaio 2014

Europa 2014, il pericolo cova sotto le ceneri della storia

Sui motivi dei disastri causati nel nostro Paese dall'euro, quasi tutti gli analisti sono concordi: l'unità monetaria è stata lasciata orfana del coordinamento delle politiche economiche e fiscali, tanto che oggi è possibile tranquillamente affermare che gli squilibri che hanno profondamente minato le fondamenta stesse dell'Europa, erano scritti nel progetto stesso dell'Unione.

Per non dire di quanto pensano e disfano dalle parti di Francoforte, come quando, nella conferenza tenuta all'Università Cattolica di Milano il 21 marzo 2011, il Presidente della Bce Mario Draghi ebbe a dichiarare solennemente “Le riforme già fatte, in particolare quella pensionistica, pongono l'Italia tra i Paesi in cui, per assicurare la sostenibilità di lungo periodo dei conti pubblici, occorre una minore correzione dei saldi di bilancio”.

Meno di quattro mesi dopo, nella famosa lettera del 5 agosto inviata all'allora governo presieduto dal pregiudicato Berlusconi, stesa a due mani con Trichet, lo stesso Draghi avrebbe invece scritto, imperturbabile “E' possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità, riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico”.

Nemmeno una parola, invece, venne spesa sull'indecenza dei privilegi di quel milione e mezzo di persone che in questo Paese vivono quotidianamente di politica, nemmeno una parola a proposito delle pensioni d'oro, delle false invalidità e dei vitalizi di un'infinità di ex parlamentari, ex consiglieri provinciali e regionali.

Poi, ovviamente, ci sono anche i problemi strutturali specifici dell'Italia: l'inadeguatezza dei governi che si sono succeduti in questi ultimi vent'anni, la perdurante e diffusa corruzione, l'evasione fiscale, la criminalità organizzata, gli imprenditori ricchi e le aziende povere, visti anche gli investimenti immobiliari fatti dalla nostra borghesia industriale.

Tutto in nome di quel feticcio chiamato stabilità che ha trasformato l'Italia, con il plauso dei principali mezzi d'informazione, avvallato dai due principali partiti responsabili dello sfascio, in una dittatura monarchico-presidenziale retta da Re Giorgio I, nonostante nove milioni di cittadini italiani con il voto al MoVimento 5 Stelle avessero mandato un chiaro segnale di cambiamento, fin qui colpevolmente ignorato.

Ma il pericolo, per l'Italia e l'Europa, cova tuttora sotto le ceneri della storia, visto che a portare Adolf Hitler al potere non fu l'inflazione del 1923, bensì le politiche deflazionistiche dei primi anni '30, attuate, in Germania e altrove, proprio per paura dell'inflazione.

A quel tempo, i politici cercarono di evitare qualsiasi cosa che minacciasse la stabilità della moneta e dei bilanci in pareggio: in Francia lo stato perseguì una rigida politica monetaristica sino al 1936, riducendo gli stipendi dei funzionari pubblici e dei dipendenti dello stato, tagliando le spese per la sanità e l'assistenza sociale, mentre nella Germania del 1932 si ebbe una serie di tagli forzosi sui salari pubblici, sulle rendite e sulle pensioni: il che, purtroppo, suona piuttosto familiare.

lunedì 20 gennaio 2014

E' italiana la prima bicicletta ad energia solare

Si chiama Solingo, ed è la prima bicicletta tutta alimentata con energia solare, che non risente tra l'altro nemmeno delle limitazioni imposte dalle ZTL cittadine: il rifornimento di energia elettrica avviene, infatti, tramite un pannello fotovoltaico montato sul bauletto posteriore della bici che ricarica costantemente la batteria di scorta, in modo tale da non farci mai rimanere a secco.

L'innovativo velocipede può garantire, inoltre, un'autonomia di percorrenza fino a 115 Km su un percorso urbano, raggiungendo al contempo una velocità pari a 35 km/h, con un consumo complessivo di soli 50 cent, ogni 100 chilometri: approfitta, inoltre, degli incentivi statali e locali per i veicoli a basse emissioni complessive (nemmeno un grammo di CO2), richiedendo altresì di pochissima manutenzione.

Dotata di un doppio motore con funzione booster, la bicicletta ad energia solare è in grado di “arrampicarsi” anche su strade con pendenze fino al 15%: ciò nonostante il suo non certo leggiadro peso di 35 Kg, senza considerare le batterie, che sono tra l'altro disponibili in cinque configurazioni differenti, per meglio adattarsi alle differenti prestazioni richieste.

Per quanto riguarda il prezzo, è bene sapere che la versione base di Solingo parte dai 1.850 euro, fino ai 3.300 euro per il cityrunner ad energia solare di più elevate prestazioni: cosa importante da sottolineare, infine, è che si tratta di una bici italiana al 100%, prodotta in quel di Bologna dalla compagnia FIVE (Fabbrica Italiana Veicoli elettrici), secondo i canoni della completa eco-compatibilità.

sabato 18 gennaio 2014

Politici e politicanti, non stupitevi quando ci saremo trasformati in lupi

Politici e politicanti, chiediamo umilmente scusa se un bel giorno, dopo esserci riuniti in branco, prenderemo la sofferta decisione di sbranarvi: per tutta risposta voi cercherete in tutti i modi di annientarci, di seppellirci sotto cumuli di false notizie fumanti come i fuochi della terra dei fuochi, oppure di narcotizzarci con i talk show, dove si esibiscono le vostre scimmie ammaestrate e lautamente pagate.

Se non riuscirete nel vostro intento, togliete allora del tutto i soldi pubblici alla cultura e rieducateci con le vostre fiction e, se riterrete di licenziarci, non scomodatevi a dircelo, non perdete tempo nelle solite pantomime con i sindacati di regime, mandateci una mail: se la vita ci ha regalato spalle forti, ci adatteremo allo stato brado, ché semmai una corda saponata non ce la negherà nessuno.

Non sciopereremo più, lo promettiamo, tanto senza lavoro non ce ne sarà più nemmeno bisogno: trascorreremo il tempo libero a manomettere i semafori, oppure a lanciare sassi dai ponti delle autostrade e, visto che ci avete insegnato che non si deve mai togliere la spina ad un malato terminale, non rompeteci i coglioni se spariamo in testa ad un ladro disarmato.

Chè se vi serve un mostro, ditelo a Bruno Vespa, noi ve lo daremo, mettendoci pure, oltre al dna, anche la faccia: tanto si sa, qui sui guardrail, ai bordi delle strade della vita dove ci avete abbandonati insieme all'immondizia, non si usa fare distinzioni sofistiche tra vittime e carnefici.

Quando vi sveglierete, una bella mattina, e sentirete un'umida bavetta scorrervi sul mento, avrete capito che è di giorno, non di notte, che inizierà il vostro incubo: noi non vi abbandoneremo, statene certi, al vostro pur dorato destino.

Come i cani quali da sempre ci avete considerato, vi saremo fedeli più dei commercialisti ma, poiché questa vostra sicumera vi avrà portato a licenziare tutti gli accalappiacani, saranno cazzi vostri, cari ingordi: non stupitevi quando ci saremo trasformati in lupi, ce ne sarà per tutti, finché di voi, politici e politicanti, non resterà neppure un osso.

giovedì 16 gennaio 2014

Terra dei fuochi, contaminata falda acquifera nel casertano

Secondo quanto rilevato dai tecnici intervenuti presso l'ex cava di tufo ubicata in località Masseria Monti, nel territorio del Comune di Maddaloni (Caserta), pare che in quell'area siano state sversate, nel corso di 25 anni, ben 200mila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi.

Gli inquirenti, sulla scorta delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, politici ed amministratori, hanno aperto in queste ore aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato per disastro ambientale, soprattutto in considerazione della contiguità del sito a fondi agricoli attualmente coltivati, oltre che di numerose abitazioni civili.


L'ex cava di Maddaloni, che ha un'estensione di 12.500 metri quadrati ed una volumetria stimata di circa 190mila metri cubi, sarebbe stata già da tempo classificata come discarica incontrollata: dai rilevamenti effettuati sul posto, pare siano altresì emerse emissioni continue di gas, che rilasciano nell'atmosfera sostanze tipo fenoli e benzene.

Detti gas sarebbero generati da reazioni chimiche, che si producono nel sottosuolo avvelenato dai rifiuti speciali e pericolosi, sversati in abnormi quantità: i consulenti tecnici della Procura della Repubblica, accertato che l'avvenuta contaminazione antropica ha raggiunto la falda acquifera, stanno ora passando al setaccio altre ex cave di tufo presenti sul territorio, in particolare nell'area di Valle di Maddaloni, attualmente occupata da un mercatino.

lunedì 13 gennaio 2014

Energie rinnovabili, arriva la batteria di flusso low cost

Il fatto stesso che l'energia prodotta da sole e vento, una volta trasformata in gigawatt, possa essere immessa in rete sotto forma di energia elettrica, rende sempre più importante la ricerca di modi sempre più efficaci e convenienti, per poter immagazzinare queste fonti di energia rinnovabile.

Ciò in considerazione del fatto che i problemi legati allo stoccaggio dell'energia prodotta in modo discontinuo rappresentano, ancor oggi, uno dei punti deboli che impediscono alle rinnovabili di prendere decisamente il sopravvento.

Ora, a quanto pare, le cose potrebbero cambiare: come rivela Michael Aziz, scienziato presso la Harvard University di Cambridge, in Massachusetts, infatti, la soluzione risiede tutta in una rivoluzionaria batteria di flusso low cost, capace di immagazzinare ed erogare energia ad alta densità, senza il bisogno di ricorrere all'utilizzo di metalli costosi.

Nella ricerca, pubblicata sul portale scientifico Nature, viene descritto innanzitutto il grande vantaggio di queste batterie di flusso in termini di capacità di stoccaggio di energia su larga scala: fino ad oggi, le poche decine di batterie di flusso più avanzate si affidano tutte agli ioni di vanadio, come sarà anche per la più grande del mondo, che il Giappone avrà pronta per il 2015.

Ma il problema è che il vanadio è molto costoso, tanto che negli ultimi decenni i ricercatori hanno studiato molti altri elementi chimici da utilizzare e combinare per la raccolta delle energie rinnovabili, anche se pochi di questi si sono alla fine rivelati idonei allo scopo.

Anche per questi motivi, gli studi di Michael Aziz si sono concentrati sul mondo della chimica organica, fino alla scoperta di una sostanza capace di fornire delle prestazioni molto simili a quelle del vanadio, ad un costo nettamente inferiore: il chinone.

Una siffatta batteria di flusso, infatti, avrà la capacità di conservare un kilowattora di energia prodotta, al modico prezzo di 27 dollari, ovvero ad un terzo del costo richiesto dalla batteria di flusso al vanadio: ulteriori miglioramenti, inoltre, potrebbero renderla competitiva anche per immagazzinare grandi quantità di energia, come l'aria compressa.

In conclusione, pur necessitando l'invenzione di Michael Aziz di una definitiva messa a punto, quantomeno per avvicinarsi il più possibile alle prestazioni delle batterie di flusso al vanadio, è certamente possibile affermare che ha aperto la strada per una nuova generazione di accumulatori di energia sempre più efficienti.

sabato 11 gennaio 2014

Imprese italiane, urge lo sviluppo di canali di finanziamento non solo bancari

Sono numeri che non lasciano scampo, quelli forniti dal Centro studi di Confindustria a proposito dei prestiti bancari alle imprese italiane: dal 2011 ad oggi, infatti, si è assistito ad una vera e propria caduta libera del credito (-10,5%), pari a -96 miliardi di euro erogati.

Non solo, questa preoccupante situazione è destinata a protrarsi anche nel corso di quest'anno, con stime che si aggirano attorno ai -8 miliardi, mentre solo nel 2015 si allenteranno i cordoni del prestito, con un probabile aumento del 2,8% (+22 miliardi).

Affinché questa inversione di tendenza possa verificarsi, però, sarà determinante che la valutazione e i test della Bce confermino la dichiarata solidità dei bilanci bancari, al punto da infondere fiducia negli istituti di credito italiani da parte degli investitori, abbassando al contempo la loro avversione al rischio.

Se, per qualche ragione, l'approfondita analisi degli uomini di Mario Draghi non sortisse esiti positivi, si potrebbe invece materializzare un ben altro e avverso scenario, con i prestiti che scenderebbero del 4,9% quest'anno (-40 miliardi) e di un altro 1,3% nel 2015 (-10 miliardi).

A fronte degli scenari prospettati, come rileva il Centro studi di Confindustria, l'andamento dei prestiti bancari alle imprese nel 2014-2015 non sarà ad ogni modo capace di soddisfare pienamente il fabbisogno finanziario creato dal pur prevedibile miglioramento sia della domanda, che dell'attività economica.

Pertanto, preso altresì atto che i prestiti delle banche alle imprese sono già diminuiti più del Pil nominale nel 2012-2013, appare oltremodo necessario che quel che resta di questo governo -piuttosto che “cinguettare” sulla ripresa- proponga al Parlamento dei provvedimenti urgenti a sostegno dello sviluppo dei canali di finanziamento non solo bancari.

venerdì 10 gennaio 2014

E' Hong Kong la capitale dei rifiuti tecnologici

Nel sud della grande nazione cinese, più precisamente nella provincia di Guangdong, si trova il grande centro di riciclaggio di Huaqing, dove circa tremila addetti lavorano incessantemente al riciclaggio degli scarti del materiale elettrico ed elettronico.

Nell'impianto di Huaqing, secondo soltanto a quello di Pechino, giacciono da anni in enormi magazzini vecchi televisori e schermi di computer, in attesa dell'ampliamento di questa struttura, con l'attivazione di uno specifico settore che si occupi di quel tipo di rifiuti.

Nonostante già a partire dal 2002 sia proibita per legge l'importazione dall'estero di rifiuti elettronici, non è certo per caso che a sole due ore di macchina, a sud dell'impianto di Huaqing, si trovi il grande porto dell'ex colonia britannica di Hong Kong.

Ogni giorno, attraverso le sue grandi banchine transitano decine di migliaia di container, ivi compresi quelli che trasportano illegalmente computer, televisori, telefoni cellulari ed ogni sorta di elettrodomestici che i paesi occidentali buttano via in quantità industriali.

Basti pensare, al riguardo che, nei soli Stati Uniti d'America, vengono mandati ogni giorno in discarica circa 150 mila computer: pur se la convenzione di Basilea vieta, da oltre vent'anni, l'esportazione di e-waste dai paesi ricchi a quelli in via di sviluppo, ancor oggi circa tre quarti dei rifiuti elettronici di Europa e America, viene caricato sulle navi e registrato come “rifiuti ferrosi”.

Nonostante l'operazione record del 2007, quando le autorità doganali di Hong Kong misero sotto sequestro 24 container illegalmente carichi di schermi TV e computer usati, per un totale di 200 tonnellate, occorre purtroppo prendere atto che la maggior parte di questi rifiuti sfugge ai controlli.

Anche perché, il più delle volte, questo genere di materiale elettronico viaggia mischiato con carichi del tutto legali, come le auto usate, per essere poi spedito in paesi in via di sviluppo, in primo luogo la Cina, oltre che in India e Africa occidentale.

giovedì 9 gennaio 2014

Crowdsourcing, il valore dell'intelligenza condivisa

Quando si è spinti dalla disperazione, si è costretti ad osare l'inosabile e, magari, decidere di andare contro le abitudini e financo le convinzioni di tutta una vita, tanto, giunti a quel punto, c'è poco o nulla da perdere: fu proprio questo che fece Rob McEwen, l'amministratore delegato dell'azienda canadese Goldcorp, quando i giacimenti minerari iniziarono a sfornare metallo giallo a singhiozzo.

Era la fine del 1999, quando McEwen decise di rivelare al mondo ciò che di più prezioso e segreto un'impresa mineraria possiede: persuaso del fatto che le migliori menti geologiche non sedessero negli uffici della società, bensì da qualche parte là fuori, il manager scelse di condividere con la rete nientemeno che i dati geologici relativi ai giacimenti d'oro di proprietà dell'azienda.

La speranza era che qualcuno, sulla base delle informazioni condivise, fosse in grado di aiutare la Goldcorp a trovare nuovi filoni di estrazione, in cambio di una cospicua ricompensa in denaro: la risposta della rete stupì lo stesso McEwen, visto che nel giro di poche settimane arrivarono suggerimenti relativi a 110 possibili nuovi siti, 50 dei quali mai presi fin ad allora in considerazione dai ricercatori della Goldcorp.

La cosa più strabiliante, fu che l'80 per cento delle aree proposte dagli utenti del web si rivelarono ricche d'oro per un valore superiore ai 3 miliardi di dollari: non solo, grazie al contributo dei geologi virtuali, l'azienda risparmiò un tempo di esplorazione stimato in due o tre anni di lavoro, cosa che aiutò la Goldcorp a diventare un autentico colosso del settore estrattivo.

Rob McEwen probabilmente non lo sapeva, ma il modello da lui adottato, di lì a qualche anno, sarebbe diventato famoso con il nome di crowdsourcing, neologismo che evoca il ricorso ad una sorta di intelligenza condivisa delle masse (crowd), attraverso il coinvolgimento dei navigatori nella ricerca di idee e soluzioni.

Dopo innumerevoli esempi, come quello classico e ancora insuperato di Wikipedia, ecco che in Italia, grazie a Grillo e Casaleggio ma, soprattutto, per merito dei cittadini portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento, il crowdsourcing ha ottenuto il proprio battesimo anche in un ambito da sempre considerato territorio esclusivo dei “professionisti” della politica, ovvero quello legislativo, con il portale "Proposte di legge parlamentari".

La via per la democrazia diretta è ormai irreversibilmente tracciata: mettere in comunicazione portavoce e cittadini, raccogliendo le energie e le esperienze dei singoli intorno a specifici provvedimenti di legge, c'è da scommetterci, non potrà che dare risultati eccellenti per tutti quanti, a partire da un rinnovato (e meno costoso) rapporto di fiducia nei confronti delle istituzioni.