sabato 16 novembre 2013

Si salva solo il “green”, nel tracollo della produzione italiana

Secondo la classifica stilata dall'Ufficio Studi di Confartigianato, tra il 2009 e il 2013, la palma d'oro del dinamismo imprenditoriale italiano spetta alle aziende “green”, in particolare a quelle che si occupano di manutenzione di aree verdi, pulizia di edifici e cura del paesaggio, che hanno fatto segnare il maggior aumento: 7.379 in più, con un lusinghiero tasso di sviluppo del 23,1%.

Il secondo gradino del podio dei settori economici più vitali del nostro Paese è invece occupato dal settore della riparazione e istallazione di impianti industriali: in questi ultimi quattro anni è stato incrementato da 5.074 nuove aziende, con una crescita del 36,2%.

Infine, medaglia di bronzo per il comparto alimentare che, nonostante la crisi, ha visto nascere 485 imprese in più (+1,2%), ciò a fronte delle profonde sofferenze registrate, all'altro capo della classifica, da settori storicamente trainanti della  nostra economia, quali l'edilizia, l'autotrasporto e le produzioni metalliche.

In questi termini, la sola edilizia ha perso nell'ultimo quadriennio ben 17.209 imprese (-12,7%) nel settore della costruzione di edifici e altre 16.445 (-3,7%) in quello delle costruzioni specializzate, con una diminuzione complessiva di 33.654 imprese, colpite dal blocco quasi totale delle compravendite immobiliari, dai ritardi nei pagamenti e dai rialzi dei tassi d'interesse bancari.

La stagflazione ha colpito profondamente anche gli autotrasporti, con 11.303 imprese in meno (-10,9%), soprattutto a causa del calo dei consumi, il rincaro del prezzo dei carburanti e la concorrenza sleale dei vettori stranieri.

Tra i comparti che hanno visto scomparire il maggior numero di aziende (8.602), c'è infine quello della fabbricazione di prodotti in metallo, messo fuori mercato dalla concorrenza internazionale, nonché dalla volatilità del prezzo dei metalli medesimi.

Sulla questione, ad intervenire con parole dure nei confronti del governo è lo stesso Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti “I nostri dati- sottolinea- “mostrano i pesanti effetti della crisi, aggravati peraltro da decisioni politiche penalizzanti, come nel caso dell'autotrasporto che, in base a quanto previsto dalla legge di stabilità, si vedrà aumentare di 400 milioni il costo del gasolio per uso professionale”.

I piccoli e i medi imprenditori che ancora resistono, si sforzano di innovare, investire in nuovi settori come ad esempio quello caratterizzato dal “green”, ma chi guida il Paese ha il sacrosanto dovere di sostenerli, evitando di aggiungere all'impatto generalizzato della crisi, gli effetti di misure ingiuste ed oltremodo penalizzanti.