giovedì 14 novembre 2013

Mercati finanziari e plebiscito dei Popoli europei

Le agenzie di rating sono società specializzate nel valutare quanto credito possa meritare chiunque (società private, società di proprietà pubblica, Stato, Regioni, Comuni) intenda finanziare i propri investimenti non tramite il credito bancario, bensì accedendo direttamente ai mercati finanziari.

In poche parole, le cose funzionano così: le società che vogliono finanziarsi emettono obbligazioni (nel caso del nostro Paese, ad esempio, possono essere Bot se hanno breve scadenza, oppure Btp, se hanno scadenze di rimborso più lunghe).

Questi strumenti di debito offrono, a chi li acquista, interessi più o meno alti a seconda del rischio che non vengano rimborsati, tanto che, più alto è il rischio, maggiori saranno gli interessi da pagare agli investitori: una corretta valutazione di questo rischio, sarà quindi determinante, non soltanto all'atto dell'emissione dei titoli di debito, ma anche per tutta la durata della loro vita.

Le agenzie di rating  fanno essenzialmente questo lavoro di valutazione, stimano il rischio di fallimento (o dell'incapacità di rimborso) dell'emittente le obbligazioni: le principali agenzie di rating mondiali sono tre, Standard & Poor's, Moody's e Fitch, tutte con base negli Stati Uniti.

Anche se parlare semplicisticamente di egemonia statunitense, non sarebbe del tutto corretto, visto che inizialmente Fitch aveva la propria sede in Francia ma, visto lo scarso interesse dell'Unione Europea, alla fine l'agenzia decise di trasferirsi, armi e bagagli, negli Usa e nel Regno Unito.

E' più lecito pensare, al contrario, che le critiche periodiche dei politici europei alle società di rating Usa, non siano mosse da motivazioni strategiche, ma trovino la loro unica ragion d'essere nei giudizi sgraditi che esse emettono circa la solvibilità dei vari debiti sovrani.

A questo riguardo, i media italiani hanno sempre dedicato molto più spazio alle proteste dei Paesi “degradati”, piuttosto che alle ragioni dei “degradanti”: cosa diceva, ad esempio, Standard & Poor's, al tempo del declassamento del debito sovrano di nove Paesi dell'eurozona?

Cose piuttosto interessanti, come la presa d'atto che i problemi finanziari dell'eurozona, altro non sarebbero che la conseguenza, non solo di politiche fiscali allegre, bensì di squilibri esterni e di divergenze crescenti di competitività tra i Paesi del centro-europa e la cosiddetta periferia.

Non solo, S&P's affermò a chiare lettere che un processo di riforme basato esclusivamente sull'austerity avrebbe corso il rischio di diventare controproducente, a causa di una domanda interna in calo, per via delle preoccupazioni dei cittadini sulla sicurezza del loro posto di lavoro, nonché sulla tenuta della loro capacità patrimoniale.

Ha quindi torto chi oggi chiede di interrompere lo strapotere delle agenzie di rating? Assolutamente no, anche se tale potere può essere spezzato in un unico modo: operando una decisa inversione di rotta rispetto all'idea che i mercati siano entità razionali, in grado di decidere le nostre stesse sorti.

Con le prossime elezioni europee sarà dunque della massima importanza eleggere, in particolare nei cosiddetti Pigs, una classe politica credibile e capace di far prevalere il “plebiscito dei popoli”, rispetto a quello dei mercati finanziari, ripristinando con ciò quelle fette di democrazia scippata, che nessuna agenzia di rating al mondo potrà mai declassare.