mercoledì 4 settembre 2013

Crisi dell'auto: riconversione industriale e ambientale, occasione sprecata

Pare proprio che anche per gli inguaribili amanti dall'auto-ultimo-modello, dopo un'euforia durata cinquant'anni, sia arrivato il momento di abbandonare questa tendenza, per lasciar posto al poco romantico pragmatismo del valore d'uso, riferito al proprio mezzo di trasporto.

Ciò è quanto emerge da un sondaggio realizzato da SWG, su commissione della CNA, secondo il quale il 20% del campione intervistato afferma di avere un'auto con più di dieci anni di vita, mentre un altro 25% investe maggiormente sulla manutenzione, piuttosto che su un nuovo acquisto.

Questo cambio di rotta nei comportamenti degli automobilisti, trova altresì conferma nel vero e proprio boom rappresentato dalla riconversione a gas del sistema di alimentazione delle autovetture.

Secondo i dati del sondaggio, addirittura il 61% degli automobilisti italiani ha pensato, o starebbe pensando, di abbandonare per sempre benzina o diesel e di passare al gas, tanto che un terzo degli attuali possessori di auto alimentate a gas, sono proprio coloro che hanno provveduto a riconvertire i propri veicoli.

Per poter valutare, nelle giuste proporzioni, le conseguenze del calo di acquisti nel mercato delle auto nuove, basti pensare che in Italia circolano 61 automobili ogni cento abitanti, a fronte di una media europea di 51, con la Germania a quota 52, il Regno Unito a 50 e Francia e Spagna ferme a 48.

La profonda crisi in cui versa il settore automobilistico è, peraltro, confermata anche dai dati forniti da Anfia (Associazione nazionale filiera industriale automobili), secondo cui lo scorso anno sono state prodotti poco più di 670.000 veicoli, come non accadeva addirittura dagli anni sessanta.

Sarebbe bello poter affermare, a questo punto, che al calo della mobilità privata, facesse da contraltare una positiva espansione del trasporto pubblico anche nei nostri centri urbani.

Sarebbe bello ma, purtroppo, non è così: innanzitutto perché, in gran parte delle grandi città, gli autobus sono vecchi e malconci, tanto che solo pochissimi di loro rispettano le norme antinquinamento.

La cosa più grave, però, è che finora nessun governo ha voluto puntare con decisione sulla riconversione ambientale e industriale di questo Paese, unica possibile via d'uscita da tutto ciò.

La crisi economica avrebbe potuto rappresentare, in questo senso, il momento propizio per trovare una visione unitaria dell'intero sistema della mobilità, capace di coniugare le esigenze private e gli equilibri industriali.

Il tutto nell'ottica della riduzione dei consumi energetici e delle emissioni nocive, garantendo al contempo la salvaguardia occupazionale, anzi, favorendo con ciò la creazione di nuovi posti di lavoro.

Parecchio tempo è stato sprecato, nella sfida che il nostro rapporto con l'automobile e l'ambiente dovrà affrontare, al punto che, causa l'immobilismo di una classe politica inadeguata, la società italiana ha già iniziato a pagarne il prezzo.