lunedì 16 settembre 2013

Analfabetismo di ritorno: italiani popolo bue?

Si sente spesso dire che gli italiani sarebbero penalizzati, in ambito europeo e mondiale, dalla generale scarsa conoscenza delle lingue straniere: su questo fronte dobbiamo, purtroppo, prendere atto che le cose stanno addirittura peggio.

Se si dovesse, infatti, giudicare l'Italia dal livello di padronanza della propria (sottolineo propria) lingua, saremmo costretti a riconoscere che -come impietosamente emerge da una ricerca dell'Ocse- il 71% della popolazione si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà.

A ciò corrisponde un ridotto 20 per cento, in possesso delle competenze minime per orientarsi e risolvere, attraverso un uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita quotidiana.

Se non fossero sufficienti questi due dati, per parlare di vera emergenza sociale, una recente indagine ha messo in luce che, la maggior parte degli italiani, non riesce a comprendere la posologia di un farmaco: il 5% non capisce quanto scritto sul bugiardino, la metà non è in grado di capire il foglietto informativo.

Si tratta dell'analfabetismo di ritorno, che riguarda chi sa leggere, ma non sa comprendere: l'indagine denominata All Adult Literacy and Life Skills, condotta su una popolazione di età compresa tra i 15 e i 65 anni, in sette Paesi del mondo (Bermuda, Canada, Italia, Norvegia, Svizzera, Usa e Messico), ci colloca in penultima posizione, appena prima dei messicani.

Ciò che più preoccupa, al riguardo, è il fatto che oltre al tradizionale serbatoio di pensionati e casalinghe, la fascia emergente è quella che include i disoccupati dai 26 ai 35 anni: terminata la scuola, le competenze tendono a diminuire, soprattutto in assenza di percorsi formativi legati al lavoro.

Inevitabili le conseguenze per la stessa tenuta della democrazia nel nostro Paese, in cui da centocinquant'anni gli italiani votano con la pancia, ovvero con lo spirito fazioso degli ultras allo stadio, piuttosto che per scelta, libera e informata.

Del resto, all'inizio fu il fascismo a definire noi italiani popolo bue, poi toccò ai partiti della prima repubblica a rubare alle nostre spalle, ed ora è il turno del Comitato d'Affari (PDL+PDmenoelle+Re Giorgio) di sfruttare l'analfabetismo di ritorno, al punto da volerci convincere che il matrimonio tra un “nipote” e un “pregiudicato” sia l'unica strada percorribile per uscire dalla crisi (?).

Tutti quanti, infine, si sono ben guardati dal migliorare il funzionamento della scuola pubblica, consapevoli del fatto che uno sviluppo generalizzato dell'istruzione avrebbe messo a repentaglio la loro stessa persistenza nelle stanze del potere.