sabato 31 agosto 2013

Politica controcorrente: La lezione di Pierre Rosanvallon

Da coloro che detengono il potere, il sentimento di sfiducia, inteso come distacco e disaffezione dei cittadini dalle proprie istituzioni rappresentative, è spesso sbrigativamente liquidato con il termine di “antipolitica”.

In particolare per la nostra impresentabile classe politica, in ciò spalleggiata dai media di regime, ogni richiamo a principi quali l'onestà, la giustizia, il rispetto della Carta costituzionale e dei diritti di cittadinanza, produrrebbe addirittura effetti negativi su quella stabilità politica richiesta dai mercati (?).

Tanto da far credere a milioni di italiani che, nonostante le condanne definitive e le indagini giudiziarie in corso, non esiste alternativa a questo sistema dei partiti: ovvero, Hic Rhodus, hic salta.

Ma c'è anche chi, come lo studioso transalpino Pierre Rosanvallon, dà di tutto ciò una lettura decisamente controcorrente.

Per lui, infatti, la “sfiducia”, lungi dal rappresentare il sentimento passivo dell'antipolitica, assolverebbe alla precisa funzione di “vigilare affinché il potere eletto mantenga i suoi impegni”, alla stregua di un contro-potere, mirato a correggere l'azione politica e ad incalzare i governi a rendere conto del loro operato.

In questi termini la sfiducia, in quanto espressione dei poteri indiretti presenti nella società -secondo Rosanvallon- deve essere considerata una vera e propria forma politica, inclusa nel concetto stesso di democrazia moderna.

E questa trasformazione dell'ambito partecipativo ed espressivo ha trovato,in questi anni, un formidabile alleato nella Rete, nella sua accezione di spazio libero e generalizzato di vigilanza e valutazione del mondo.

La massima considerazione attribuita da Pierre Rosanvallon alla cosiddetta “società della sfiducia”, ha fatto sì che l'ambiente accademico lo tacciasse d'essere un'ottimista visionario.

Invece: come ampiamente dimostrato nelle recenti elezioni politiche nel nostro Paese e, in misura seppur minore, in altre realtà europee, il pensiero di Rosanvallon ha trovato più d'una conferma.

Se è pur vero, infatti, che l'obiettivo dichiarato dallo studioso francese è quello di descrivere le conseguenze della sfiducia sulla società, piuttosto che sul sistema politico-elettorale, è altrettanto vero che la sua “lezione” è, oggi, di grande utilità per comprendere la più recente storia politica europea.


Fenomeni quali, ad esempio, la centralità della dimensione della vigilanza dei cittadini nella proposta politica, oppure l'uso di Internet come luogo e forma di nuove espressioni dell'organizzazione del consenso e, infine, l'affermazione di nuovi attori (MoVimento 5 Stelle in Italia, Partito Pirata in Germania, ecc.), dimostrano l'ampia diffusione raggiunta dalla contro-democrazia popolare, ormai matura per sostituire definitivamente il corrotto sistema dei vecchi partiti.

venerdì 30 agosto 2013

Finanza mondiale: Paesi emergenti a rischio bolla speculativa?

La crisi internazionale che ha messo in ginocchio sia il colosso americano, che il vecchio continente, pare non abbia alcuna intenzione di risparmiare, in questo annus horribilis 2013, nemmeno i cosiddetti Paesi emergenti, ovvero Brasile, India, Turchia, Russia, Indonesia, Polonia e Bulgaria.

E' notizia di questi giorni, infatti, che Goldman Sachs ha provveduto a tagliare le sue previsioni su numerose valute di questi Stati, in particolare sulla rupia indonesiana, che in questa settimana ha subito un'ondata ribassista.

Inoltre, sulla scia del “tapering off” della Federal Reserve, del previsto ridimensionamento del piano di acquisto titoli da 85 miliardi di dollari al mese, Goldman Sachs prevede che sarà proprio la rupia indonesiana a soffrire più di tutte, almeno nel breve periodo.

Se a questo aggiungiamo le tensioni per un intervento militare americano in Siria, otterremo una miscela potenzialmente esplosiva, che sta già iniziando la sua azione erosiva rispetto alle Borse ed alle valute dei Paesi emergenti, mettendoli pertanto a rischio bolla speculativa.

Brasile: da inizio anno il real brasiliano ha perso il 20% sul dollaro e il 17% sull'euro, pur a fronte di una situazione fiscale molto buona, tanto che il Ministro delle Finanze carioca, Guido Mantega, ha affermato che l'economia del Paese resta più che solida.

India: la divisa indiana è scesa, questa settimana, fino al minimo storico di 68,80 per dollaro, facendo registrare il peggior calo dal 1995.
I timori degli investitori sono aumentati dopo l'approvazione del Food Security Bill, una misura che ha l'obiettivo di fornire cereali ai più poveri, grazie ad agevolazioni statali.

Turchia: superfluo sottolineare che il paese risente da molto vicino dell'evolversi della situazione in Siria, tanto che anche per la lira turca queste sono ore convulse, al punto che ha perso valore sia nei confronti dell'euro, salito a 2,74 lire, che del dollaro, scambiato a 2,07 lire.

Russia: i prezzi dei metalli, carbone e altre materie prime sono in calo, il che farebbe ipotizzare, a lungo termine, un calo anche del prezzo del petrolio.
Anche se il greggio, nel brevissimo periodo, potrebbe toccare quota 150 dollari al barile, in caso di problemi nelle forniture in Medio Oriente, causa il probabile conflitto bellico siriano.

Indonesia: qui gli investitori esteri hanno venduto un netto di 2,2 miliardi in azioni, in presenza di segnali di rallentamento della crescita in tutta la regione, che sarà aggravata a breve dalla decisione della Federal Reserve di tagliare gli stimoli monetari.

Polonia e Bulgaria: pur in presenza di turbolenze valutarie, lo zloty polacco e il lev bulgaro, paiono resistere piuttosto bene.
Questo accade soprattutto perchè, in questi anni di crisi, questi Paesi hanno dovuto rispettare i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles, che hanno impedito loro di accumulare pesanti passivi.

In conclusione, va considerato che l'indice generale Msci dei Paesi emergenti, riferito all'ultimo trimestre, riflette una flessione del 7,5%, al contrario del sottoindice relativo ai Paesi emergenti europei, che evidenzia una crescita dell'1,2%.

Anche se, alla fine, tutti questi scenari saranno messi alla prova del vero grande test, ovvero il tapering off della Federal Reserve, il cui inizio è previsto nelle prossime settimane, forse già in occasione del meeting di metà settembre dei governatori del Fomc (Federal Open Market Committee).

giovedì 29 agosto 2013

Berlusconi: il Cavaliere a delinquere in Champions League

L'abolizione dell'Imu (?) e la qualificazione del Milan alla fase a gironi della Champions League, avvenimenti che in un Paese normale non avrebbero nulla in comune, qui da noi assumono un diverso e preciso valore: Silvio Berlusconi è vivo e vegeto come non mai.

Altro che decadenza dalla carica di senatore, altro che incandidabilità, il Cavaliere a delinquere è ancora in sella, pronto a ripartire lancia in resta per l'ennesima crociata mediatico-elettorale.

Del resto, il principe del chiagne e fotti (come amava definirlo Indro Montanelli) può anche perdere il pelo, ma non il vizio di usare cospicue dosi di vittimismo da contrapporre, al momento opportuno, ai propri successi politici o calcistici, che per lui sono la stessa cosa.

Questi giudici e questi giustizialisti del Movimento 5 Stelle -starà ora pensando il Cavaliere a delinquere- “non hanno mai vinto nemmeno una Coppa dei Campioni di calcio (e nemmeno una coppa del nonno, n.d.r.), eppure si permettono di condannare i miei comportamenti: cribbio, chi credono d'essere costoro?”

Per lui, che le Coppe dei Campioni invece le ha vinte e che, se non bastasse, gli è riuscita pure la magia (complice quell'ectoplasma del Pdmenoelle) di nascondere agli occhi degli italiani l'Imu (service tax?), i poteri dello Stato dovrebbero passare da tre a due: l'urna elettorale e la Champions League.

Pensiero unico, questo, nel quale paiono sguazzare i cosiddetti berluscones d'antan, tra cui la pitonessa Daniela Granero in Santanchè, sempre pronta a ripetere a memoria la lezioncina scritta (senza nemmeno impegnarsi troppo) dagli spin doctors di Arcore: al voto, al voto, al voto...

Il voto, come una catarsi purificatrice, il voto come l'immersione nelle acque di Lourdes, il voto che cancella ogni nefandezza: dalla truffa fiscale alla compravendita dei parlamentari, dalla prostituzione minorile alla legge Severino.

In nome degli unici due poteri dello Stato riconosciuti dal Cavaliere a delinquere, ovvero quello della cabina elettorale e quello dei tifosi (che spesso coincidono), l'idea che intende far passare è quella che l'ultima decisione sul suo destino spetta, solo e comunque, all'elettore-tifoso.

Peccato che in Italia, ogni volta che si va a votare, gli elettori siano sottoposti ad un vero e proprio bombardamento mediatico dalle sue televisioni commerciali (Rai e Mediaset) e dai suoi giornali, capaci di ridurre anche concetti alti e complessi, come ad esempio quello di democrazia, a poco più di un sondaggio tra Balotelli e Ibrahimovic.

mercoledì 28 agosto 2013

Credete che: “Ph'ngluimglw'nafhCthulhuR'lyehwgah'naglfhtagn1” sia una password sicura?

Nei giorni scorsi, gli sviluppatori del software ocl-Hashcat-plus (programma avanzato di recupero delle password online), hanno provveduto ad aggiornare il programma medesimo, in modo tale da poter sfidare i codici di accesso formati da ben 55 caratteri.

A scanso di equivoci, occorre qui ricordare che l'utilizzo di tale software è indicato per i cosiddetti “pentester”, oppure per i responsabili di rete che volessero controllare l'affidabilità delle password scelte dai propri dipendenti.

Viceversa, agli internauti domestici è vivamente sconsigliato di avvalersi di simili tecnologie, innanzitutto per salvaguardare la propria fedina penale, oltre che per non mettere a repentaglio gli account di amici, parenti o di ignari frequentatori dei social network.

La versione classica di questo delicato programma prevedeva, infatti, di poter scovare un gran numero di hash crittografici (ovvero le cosiddette “password mascherate”), ma solo nel caso queste ultime avessero una lunghezza non superiore ai 15 caratteri.

Secondo Jens Steube, capo sviluppatore di Hascat, con questo nuovo aggiornamento si è voluto venire incontro ad una delle caratteristiche più richieste dagli utenti, anche se “Abbiamo pensato a lungo se dotare o meno il programma di questo nuovo supporto -spiega- “perché lo avrebbe reso più lento del 15%”.

D'altro canto, bisogna pur dire che, ora, con ocl-Hashcat-plus si possono raggiungere fino ad otto miliardi di tentativi, al secondo, su un numero illimitato di password da recuperare.

Non è un segreto che, milioni di persone, si affidino oggi a password e passphrase online, lunghe e complesse, nella speranza di creare veri e propri muri impenetrabili, anche dalle tecniche del più abile degli hacker.

Ciò non ha di certo scoraggiato gli smanettoni, che hanno risposto espandendo le fonti da cui i programmi possono attingere, al fine di scovare le password.

Tanto che, qualche tempo fa, un ricercatore della sicurezza è riuscito a decifrare la password “Ph'ngluimglw'nafhCthulhuR'lyehwgah'naglfhtagn1”, grazie al fatto che quest'incomprensibile vocabolo era inserito in un articolo pubblicato su Wikipedia, a proposito della storia “The Call of Chthulhu” di H. P. Lovecraft.

Se anche una password come quella sopra riportata si è rivelata, alla prova dei fatti, inaffidabile, è davvero impossibile difenderci, allora, dagli attacchi della nuova generazione di hacker?

In effetti, qualche accorgimento, quantomeno per complicare loro la vita, ci sarebbe anche.

Come si è visto, scegliere una password più lunga di 24 caratteri potrebbe rivelarsi, oggi, non più sufficiente: più opportuno si potrebbe rivelare, invece, fare ricorso ad una buona dose di creatività.

La miglior strategia di difesa, in questi termini, è senz'altro quella di ricorrere -nel computare la password online- ad un mix di lettere (maiuscole e minuscole), numeri e caratteri speciali (punti esclamativi, interrogativi, ecc.).

Infine, è della massima importanza che la frase così ottenuta, non abbia alcun collegamento con la nostra vita privata, il più delle volte facilmente riscontrabile su Facebook.

martedì 27 agosto 2013

Allarme salute: Trovate sostanze cancerogene anche nelle e-cig

Premesso che la cosa migliore da fare, per un fumatore, sarebbe quella di non esserlo più, bisogna pur dire che, anche grazie all'introduzione sul mercato delle cosiddette e-cig, sempre più fumatori hanno, quantomeno, iniziato a prendere in considerazione l'idea di smettere con il fumo.

Ma, a quanto pare, anche le sigarette elettroniche conterrebbero sostanze cancerogene.
A lanciare l'allarme è stata la rivista d'oltralpe "60 Millions de Consummateurs", a seguito di uno studio scientifico, pubblicato dall'Istituto nazionale del Consumo (Inc).

Come spiega il caporedattore, Thomas Laurenceau, i risultati delle analisi condotte da esperti della rivista francese, avrebbero evidenziato molecole cancerogene in quantità significative, mai riscontrate finora, nel vapore delle e-cig.

Gli stessi ricercatori avrebbero, inoltre, constatato che in 3 casi su 10, il tasso di formaldeide contenuto sia nei prodotti “con”, che in quelli “senza” nicotina, risulterebbe quantomeno pari a quello delle sigarette tradizionali.

L'analisi avrebbe rilevato, senz'ombra di dubbio, che l'acroleina (molecola particolarmente tossica) verrebbe emessa in quantità importante, nonché in percentuali a volte addirittura superiori a quelle misurate nel fumo di alcune sigarette.

Presenti, infine, nella sigaretta elettronica anche l'acetaldeide (sostanza classificata come potenzialmente cancerogena), nonché, in alcuni dei modelli esaminati, anche tracce di metalli, come cromo, nichel e antimonio.

Dalle verifiche effettuate, sono inoltre emerse discrepanze tra quanto riportato dalle etichette, ed effettiva composizione delle e-cig, in particolare per quanto riguarda la presenza e le quantità di nicotina e glicole propilenico.

Visti i risultati, alle associazioni dei consumatori non è rimasto altro da fare che avvertire le competenti autorità sanitarie, invitandole ad una maggior sorveglianza sull'evolversi del nascente e redditizio mercato delle sigarette elettroniche.

A tale proposito, nelle scorse settimane il Parlamento francese aveva già votato un emendamento per vietare l'uso delle e-cig ai minori di 18 anni, mentre il Ministro della Salute, Marisol Touraine, dopo aver deciso di vietarne l'uso nei luoghi pubblici, sta predisponendo una circolare che ne vieti anche la pubblicità, come già per le sigarette tradizionali.

Dopo parecchi annunci e relative smentite -autentico tratto distintivo dei politici che governano il nostro Paese- in Italia vige, al momento, il solo divieto di vendita di e-cig con presenza di nicotina ai minori di 18 anni: perché non vietare, anche da noi, la pubblicità di questi prodotti?

lunedì 26 agosto 2013

Senza i giovani e senza il merito, non ci sarà alcuna crescita

Non esiste settore, nella nostra malata società italiana -dalla politica all'imprenditoria- che possa continuare ad ignorare ciò che, altrove, sta rappresentando una vera ancora di salvezza.
Ovvero: senza i giovani e senza il merito, non ci sarà alcuna crescita, né oggi né, tanto meno, in futuro.

Il nostro Paese, in questo senso, è affetto da una deleteria gerontocrazia (dichiseinipote? Di zio Gianni?) che, ponendo un freno ad ogni slancio meritocratico impedisce, di fatto, il necessario ricambio generazionale nei posti di comando, sia pubblici che privati.

Mentre sono loro, i nati digitali ed esperti di tecnologia, che potranno ridare “agilità” al corpo sociale (che è tutt'altra cosa dalla “agibilità” politica, che sembra essere l'unico problema che appassiona media e partiti) e che, in definitiva, sapranno suggerire nuovi modi di lavorare.

Invece? Nel solo 2009, il 79% dei posti di lavoro cancellati dalla crisi, ha riguardato i giovani tra i 18 e i 29 anni.

Tanto che, oggi, quei giovani, in numero sempre più crescente, sono alla ricerca delle terre dell'opportunità, lungo le dorsali che conoscono bene, e che portano verso il new deal delle innovazioni tecnologiche.

Del resto, come evidenziato anche da un recente sondaggio, soltanto 54 italiani su 100 ritengono meritocratica la propria società, a fronte di 69 francesi, 74 tedeschi, 78 inglesi e 89 americani.

Per non dire di ciò che viene percepito, sempre in termini di società meritocratica, da coloro che vivono più a Oriente: Cina (93%), India (90%) e Australia (82%).

Ecco, allora, spiegato perché i giovani italiani dell'era digitale si spingono sia verso Occidente, sia in direzione degli stati ricompresi nella vasta regione dell'Asia-pacifico.

Eppure, ci sarebbe lo spazio per far decollare quegli “angeli degli affari” che, ricchi di ingegno, ma inizialmente a corto di soldi, sarebbero in grado di far partire quelle start up, che tanto scarseggiano qui da noi.

Basti pensare, al riguardo, che la ricchezza delle famiglie italiane è pari al 5,7% del Pil mondiale: 350mila euro di ricchezza, in media, per nucleo famigliare, ma quasi nessuno disposto ad investire un euro a favore dei giovani imprenditori innovativi.

Difatti, se è vero che le nostre famiglie sono poco indebitate, è altrettanto vero che è il Paese ad essere in debito d'imprenditorialità innovativa che, visti i governi di questi ultimi vent'anni, non è certo una novità.

Purtroppo, la maggioranza degli italiani farebbe sacrifici per comprare una casa per la prole, ma non per investire nel giovane figlio ricercatore disposto, magari, anche correre il rischio di una nuova idea, pur di farla accadere.

Così come avviene per la famiglia, a cascata, si comportano le banche, gli investitori privati e la politica: tutti pronti a voltare le spalle ai giovani aspiranti imprenditori dell'innovazione.

Non nella vicina Francia dove tante sono, viceversa, le agevolazioni fiscali per gli investitori in capitali di rischio, fino alla possibilità di poter tagliare del 75% le tasse sul patrimonio, in caso di investimento in start up di un importo equivalente.

Non servirebbe, dunque, nemmeno guardare troppo lontano per capire che la strada maestra per uscire dalla crisi dovrà essere, inevitabilmente, “rivoluzionaria”, nel senso di incentivare la semina di capitali di rischio, per far sviluppare giovani ed innovative risorse imprenditoriali, tutte nel segno del merito.

domenica 25 agosto 2013

La leggenda di Larrie, il mostro del Lago di Como

Non sarà certamente famoso come quello di Loch Ness, ma anche il nostrano lago di Como può vantare il suo bel mostro acquatico.

Al contrario dei molti che l'hanno dimenticato, relegandolo nell'ambito delle curiosità o, al massimo, tra gli studi di criptozoologia, a ricordarsi della sua “esistenza” è stato nientemeno che Carlo Lucarelli, il noto scrittore di gialli e conduttore televisivo.

Nel suo ultimo libro Strane Storie, edito da Skira, dedicato ai misteri del mondo, Lucarelli ripercorre, con dovizia di particolari, la storia di questo mostro dimenticato, accostandola a quella del più rinomato parente scozzese.

Nel libro viene ripercorsa la storia delle apparizioni del Lariosauro -definito confidenzialmente Larrie (in quanto sta nel lago di Como)- che si sono susseguite a partire dalla metà dell'ottocento, fino ai giorni nostri.

Anche se la leggenda del mostro acquatico nacque nell'immediato dopoguerra quando, nel 1946, il “Corriere Comasco” ebbe a scrivere di un misterioso ed enorme animale, apparso nelle acque del Pian di Spagna.

Da allora le apparizioni divennero più frequenti, tanto che nel 1954 alcuni pescatori avvistarono uno strano animale che nuotava nelle acque di fronte ad Argegno, lungo un'ottantina di centimetri, con il muso e la parte posteriore del corpo arrotondata e dotato di zampe palmate.

Ma l'episodio più eclatante, avvenne tre anni dopo, quando nel mese di agosto vene avvistata, tra Dongo e Musso, un enorme creatura, la cui presenza venne confermata, il mese seguente, da alcuni biologi che si erano immersi con una batisfera nel lago, dove videro uno strano animale somigliante ad un coccodrillo.

Trascorsi più di cinquant'anni, Larrie tornò a far parlare ancora di se nel 2003, quando alcuni pescatori riferirono d'essersi imbattuti in una specie di serpente lungo oltre dieci metri.

Già in passato qualcuno aveva ipotizzato potesse trattarsi di un discendente, chissà come sopravvissuto, del Lariosaurus Balsami, ovvero del primo rettile fossile rinvenuto nel nostro Paese, a metà dell'ottocento.

In tal caso, saremmo stati di fronte ad un rettile bonaccione, ghiotto di pesci che pescava nelle profondità del lago, circa 200 milioni di anni fa.

Il fossile più lungo di Lariosaurus Balsami è oggi custodito in Germania, nel Museo di Monaco di Baviera, ed ha una lunghezza di 90 centimetri dopo che, nei bombardamenti del 1943, finì distrutto un altro esemplare, che si trovava nel Museo di Storia Naturale di Milano, la cui lunghezza non superava il metro e trenta centimetri.

A differenza di quanto accaduto a Loch Ness, in Scozia, dove sono stati capaci di trasformare la leggenda di Nessie in un vero e proprio business, per il “cugino povero” Larrie ci si deve accontentare di labili tracce fossili e di qualche leggenda popolare, anche quella sempre più sbiadita.

venerdì 23 agosto 2013

La nuova carta intestata di Donna Prassede

Quando l'altro giorno in Aula il deputato leghista Gianluca Buonanno, rivolgendosi a lei, ebbe a definirla Donna Prassede, "La" Presidente della Camera, Laura Boldrini replicò stizzita “...Non riesce ad esprimersi senza insultare...”.

Alla Presidente della Camera, non è parso vero di potersi calare nella parte che le riesce meglio, ovvero quella di “vittima” di un linguaggio politico, troppo volgare per le sue delicate trombe di Eustachio (non è un'offesa, significa "orecchie"...).

Peccato che il deputato Buonanno (nomen omen?), con il suo riferimento a Donna Prassede, lungi dall'usare un linguaggio offensivo, intendesse, invece, paragonare “La” Boldrini ad un personaggio secondario dei Promessi Sposi.

Donna Prassede, che compare solo nella seconda parte del romanzo, si fa notare per il suo sfrenato desiderio di bene, dietro il quale, però, si nasconde una chiara smania di dominio, tanto che esercita una pseudo-carità con lo scopo recondito di detenere il monopolio di tutte le buone azioni.

Una vera antesignana del politically correct, la manzoniana Donna Prassede che, perlomeno sotto questo aspetto, ha di certo trovato nell'esordiente Presidente della Camera una degna pronipote.

Tanto che non si è nemmeno scomposta quando, il tarantolato Buonanno, ha rinnovato la polemica sulla sua carta intestata “Non poteva finire la carte con l'intestazione di prima 'il Presidente'?”.

Non lei, che ha deciso, alla faccia della spending review, di rinnovare totalmente il look al materiale di cancelleria di Montecitorio, mandando al macero intere risme di carta “maschilista”, spendendo soldi pubblici per farne stampare di nuova.

Come molti sapranno, Laura Boldrini non è certo la prima donna ad occupare la terza carica della Repubblica, essendo stata preceduta nell'incarico da Nilde Iotti e da Irene Pivetti.

Proprio quest'ultima, quando rivestì la carica, non pensò minimamente di cambiare l'articolo determinativo sulla carta intestata, ritenendo il termine “Presidente” di genere neutro e, quindi, ambigenere.

Che, d'altra parte, la questione stia veramente a cuore di Laura Boldrini, lo dimostra anche la sua pagina Facebook, in cui l'articolo femminile campeggia chiaramente sulla foto del profilo.

Basta poi cliccare sul sito della Camera dei Deputati -anch'esso al centro delle polemiche per i 4 milioni di euro stanziati per il suo restilyng- e subito la cosa salta all'occhio: in alto a sinistra, infatti, compare l'austera immagine della Boldrini con l'intestazione “La Presidente”.

Dovremo farcene una ragione, probabilmente per i politically correct come lei, l'articolo è davvero più importante della sostanza.

giovedì 22 agosto 2013

Salute: la dieta vegana sbarca nelle scuole milanesi

La notizia giunge direttamente da Milano Ristorazione, l'azienda che si occupa delle mense di 191 asili nido e 448 scuole pubbliche (206 dell'infanzia, 144 elementari e 61 medie), oltre a vari istituti privati, con sede nel capoluogo lombardo.

Il prossimo primo ottobre, in occasione della giornata mondiale della dieta vegetariana, a tutti gli scolari delle scuole milanesi sarà servito un menù completamente vegano.

Tale iniziativa -spiegano dall'azienda- s'inserisce in un percorso, già iniziato un anno fa, con l'introduzione nelle mense scolastiche di alcune giornate a dieta cinese, puruviana, ma, anche, di piatti tipici della cucina tradizionale lombarda.

Visto il successo riscontrato, sia tra i bimbi che i genitori, quest'anno si replicherà con “assaggi” di cucine provenienti da altre parti del mondo.

C'è da dire, al riguardo, che Milano Ristorazione offre già menù differenziati, per coloro che ne fanno richiesta, per motivi di religione o di salute, come tanti sono ormai i genitori che hanno fatto richiesta di una dieta vegetariana per i loro figli.

Attualmente in Italia, secondo i dati Eurispes 2012, ci sono oltre 2 milioni di persone che si sono dichiarate vegetariane, pari a circa il 3 per cento dell'intera popolazione: quattro su dieci, dicono d'aver fatto questa scelta per salutismo, tre in quanto animalisti, mentre solo uno su venti lo fa per contribuire alla difesa dell'ambiente.

Mentre i vegetariani non si cibano di animali, cioè non mangiano carne e pesce, i vegani rinunciano, invece, ad ogni prodotto che abbia origine animale e, pertanto, non mangiano neanche latticiniuova.

Tale scelta, che potrebbe apparire estrema, è bene dirlo subito, non comporta alcun problema in ordine alla salute di chi la pratica, tranne la carenza di vitamina B12, che può essere ovviata mediante l'assunzione di alcuni integratori alimentari.

D'altro canto, in una società come la nostra, la cui alimentazione dominante è ricca di colesterolo, grassi saturi e zuccheri raffinati, le diete vegetariana e vegana sono sempre più incoraggiate dagli stessi medici.


Infine, occorre qui sfatare un ricorrente luogo comune, a proposito di questo stile d'alimentazione: le diete vegetariane ben pianificate, infatti, vanno bene per tutti gli individui in ogni stadio del loro ciclo vitale, inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza e, persino, per chi pratica sport agonistico.

mercoledì 21 agosto 2013

Se il mondo fosse un villaggio di 100 abitanti

Solo pensare, soltanto per un momento, di poter catturare in un'unica fotografia le principali caratteristiche dell'intera umanità (quasi 7 miliardi di persone), sarebbe un'autentica follia.

Ma se... attraverso l'impiego dei dati statistici attuali, provassimo a ridurre l'insieme dei nostri simili ad un villaggio di soli 100 abitanti? Come saremmo? Vediamolo insieme.

Se il mondo fosse un villaggio di 100 abitanti, innanzitutto 70 di noi sarebbero adulti e 30 bambini, in 32 respirerebbero aria inquinata, mentre 68 quella pulita.

Ogni anno, per ogni abitante deceduto, nel villaggio ne nascerebbero 2, pur se soltanto 1 di loro potrà vantare, in futuro, un grado d'istruzione superiore, mentre 99 non ce l'avranno, visto che soltanto in 7 possediamo un computer, contro 93 che sono senza.

Anche perché 20 di noi abitanti il villaggio globale consumano l'80% dell'energia a disposizione, mentre i restanti 80 ne consumano solo il venti per cento.
Infatti, soltanto nelle case di 24 c'è l'elettricità, poiché agli altri 76 la corrente non arriva per nulla.

Di più: mentre 50 di noi non hanno una fonte garantita di cibo e, pertanto, soffrono sempre, o per lunghi periodi, la fame, ce ne sono altri 20 denutriti, di cui uno sta morendo d'inedia.

Solo per 30 fortunati tra noi le cose, sotto questo aspetto, vanno più che bene: hanno cibo a sufficienza, tanto che la metà di loro sono, addirittura, in sovrappeso.

L'acqua, invece, è pulita e sicura per 83 di noi, mentre gli altri 17 rischiano quotidianamente un'infezione da salmonella; qui, il cosiddetto “sesso forte”,  non è rappresentato dagli uomini (48), bensì dalle donne che sono in maggioranza (52), con un orientamento sessuale etero, per 90 di noi, mentre i restanti 10 si sono dichiarati omosessuali.

La nazionalità dei villani appare così rappresentata: 61 asiatici, 13 africani e 13 americani, 12 europei e, infine, 1 abitante proveniente dall'Oceania.

Altro che razzismo: all'interno della comunità globale soltanto 30 individui hanno il colorito roseo, mentre gli altri 70 sono di tutti i colori, fuorché bianchi.

Siamo, in maggioranza (33), di religione cristiana, ma con un alto numero di seguaci di altre fedi, oppure di atei (24), seguiti da 19 islamici, 15 induisti, 6 buddisti e 5 spiritualisti.

Le lingue parlate sono, per 17 di noi il cinese, per 9 l'inglese, per 8 l'hindi, per 4 l'arabo, per 6 il russo e, per altri 6, lo spagnolo, mentre i rimanenti 50 individui parlano, ognuno, una lingua diversa da queste.

Ciò detto, è bene sapere che 86 di noi sanno leggere, mentre solo in 14 non sono in grado di farlo, anzi, 48 di noi non possono parlare o agire secondo coscienza, perché rischiano molestie, prigione, torture o la morte; se è vero che 80 di noi non hanno paura, in 20 vivono col terrore di morire per bombardamenti, mine, stupri o rapimenti da parte di gruppi terroristici.

Un'ultima cosa: per rendere questo villaggio un posto più equo, ci sarebbe bisogno di un po' di denaro per tutti: peccato, però, che soltanto 6 di noi ne possiede il 59%, altri 74 il 39%, mentre gli ultimi 20 ne condividono un misero 2%.

Siete contenti di abitarci? Se sì, in quale di questi abitanti vi riconoscete?

Ambiente, già esaurite le risorse naturali del 2013

Per capire di cosa si tratta, basterebbe ricordare ciò che accade alla cicala, alla fine dell'estate, mentre la previdente formichina si è data da fare per affrontare, al meglio, la stagione dei tempi duri.

Oppure, come sta purtroppo accadendo in questi anni di crisi, far riferimento ad una famiglia non riesce ad arrivare con i soldi a fine mese.

Così è avvenuto anche quest'anno per la popolazione mondiale che, come ricorda il Global Footprint Network, proprio oggi 21 agosto 2013, è arrivata all'Earth Overshoot Day, ovvero al giorno in cui si è terminato di utilizzare ciò che il nostro pianeta produce in un anno, iniziando a consumare le risorse del futuro.

Lo scorso anno, come ricorda l'associazione ambientalista, il “bonus” della Terra si era esaurito il 22 agosto, mentre dieci anni fa eravamo stati capaci di conservarlo fino al 21 ottobre.

Tanto che, se i ritmi di questi ultimi anni saranno confermati anche in futuro, entro metà secolo il nostro fabbisogno di risorse sarà pari a quello di due pianeti come la Terra.

Per trovare un anno in cui il consumo è stato pari a quanto prodotto dal pianeta, bisogna risalire addirittura ai primi anni '70.

Per quanto riguarda, in particolare, l'Italia, gli esperti hanno rilevato che -dopo il picco fatto registrare nei primi anni di questo secolo- si è attualmente in presenza di una diminuzione dei consumi, pur essendo questi ultimi ancora quattro volte superiori alla biocapacità del nostro Paese.

Ma c'è chi fa di peggio, come i giapponesi che consumano più di sette volte il loro budget annuo di risorse naturali, seguiti a ruota da Qatar e Svizzera, ciò a fronte di alcuni Paesi, come il Canada, il Brasile e l'Australia che riescono -addirittura- a produrre più risorse di quante ne consumano.

In particolare gli australiani, sono certamente i più virtuosi, visto che consumano appena la metà delle risorse naturali a loro disposizione, pur erodendo anch'essi le proprie “riserve” ecologiche.

In termini globali -sottolineano gli esperti del Global Footprint Network- i costi dovuti a questi sprechi, stanno diventando sempre più evidenti, giorno dopo giorno.

I cambiamenti climatici, del resto, ne sono il segno più chiaro e preoccupante, anche se ne esistono altri: la riduzione progressiva delle foreste, la scomparsa di specie viventi, la crisi del settore ittico, i prezzi alle stelle delle materie prime e, di conseguenza, i disordini civili.

E questo, se non s'inverte quanto prima la tendenza, potrebbe essere solo l'inizio.

martedì 20 agosto 2013

Salute: curare il Parkinson con la crema antirughe?

Da quasi dieci anni, ormai, un gruppo di scienziati e ricercatori californiani sta analizzando, sotto ogni profilo, una famiglia italiana al cui interno si sono verificati più casi di persone affette dal morbo di Parkinson.

Da questo studio si evincerebbe che, lo svilupparsi della malattia invalidante, dipende innanzitutto dalla proteina Pink1, che degenera e muta velocemente all'interno dei soggetti che vengono colpiti dal Parkinson.

Molteplici sono stati, finora, gli sforzi degli esperti a livello mondiale per trovare un rimedio contro l'insorgere di questa terribile malattia -purtroppo senza risultati apprezzabili- tanto d'aver fatto perdere, quasi del tutto, la speranza agli stessi malati ed ai loro famigliari.

Ma ecco che ora, grazie a quest'ultima scoperta del team di ricercatori dell'Università della California, un lumicino potrebbe, quantomeno, riaccendersi.

Sembrerebbe provato, infatti, che per ottenere il rallentamento della degenerazione cellulare, con effetti visibili anche a livello comportamentale nei soggetti affetti dal morbo di Parkinson, sia sufficiente ricorrere ad un ingrediente fondamentale, fino ad oggi contenuto solo nelle creme antirughe.

Si tratterebbe, sempre secondo gli scienziati statunitensi, di un ormone vegetale, la Chinetina, conosciuto per la sua proprietà di regolare -in natura- la crescita e la differenziazione cellulare, ritardando l'ingiallimento e l'invecchiamento delle foglie e rallentando, al contempo, la maturazione dei frutti.

In campo cosmetico, peraltro, l'impiego della Chinetina ha fin da subito mostrato miglioramenti nell'iperpigmentazione, couperose e stato d'idratazione della pelle.


Che le qualità finora dimostrate da questo fitormone, in campo cosmetologico, possano rivelarsi altrettanto decisive per la cura del Parkinson, starà ai ricercatori californiani riuscire a dimostrarlo: sarà la volta buona?

lunedì 19 agosto 2013

Brunetta “Nimby”: sì al TAV, no alla discarica sotto casa sua

Ebbene sì, si tratta proprio di “quel” Brunetta, l'ex ministro della P.A. del governo Berlusconi, da sempre iscritto al partito dei sostenitori di quell'inutile, dannoso, costoso progetto del TAV, anzi, addirittura un propugnatore della "linea dura" contro i valsusini.

Ma ecco che, se qualcuno decide di costruire una discarica a Roma (proprio di fronte a casa sua), l'inossidabile Renatino scopre d'avere un animo ecologista, ammettendo d'essere affetto, anche lui, dalla cosiddetta sindrome Nimby (“non nel mio giardino”).

Pur avendo dichiarato pubblicamente d'avere un interesse personale in questa vicenda, l'esponente del Pdl non si è certo fatto scrupoli, approfittando del suo ruolo di parlamentare, per inviare ben sette interrogazioni ad altrettanti ministri, chiedendo loro di fermare la realizzazione della discarica romana in programma sull'Ardeatina.

L'interesse personale, per Brunetta, sarebbe rappresentato proprio dalla casa dove si è trasferito, dopo il matrimonio con Titti Giovannone, preferendola alle altre di sua proprietà, in quel di Todi, Ravello e Venezia.

C'è chi racconta, in proposito, di una casa faraonica, con un giardino di 1.300 metri quadrati, 14 vani ed una piscina, anche se lui dichiara trattarsi di un semplice “casale di campagna”, sito a circa un chilometro di distanza da dove è in programma la realizzazione della nuova discarica, proprio nell'area dove andava a giocare sua moglie, da piccola.

Pensare che di Brunetta, nonostante una pluridecennale carriera politica alle spalle, non si ricordi una, che sia una, campagna ambientalista, anzi, semmai si è distinto per non aver mai detto nulla, nemmeno di fronte ai mostri ecologici che si andavano erigendo nella sua natale Venezia.

Lui nega d'aver taciuto, si giustifica dicendo d'essersi semplicemente occupato d'altro, anche se ora si inalbera contro quella che giudica una violenza, ottusa e arrogante, perpetrata da Marino e Zingaretti, rei a suo dire, di aver aspettato il mese di agosto per far approvare, con un bliz, la nuova discarica.

Ma Renato Brunetta non intende fermarsi, preso com'è da questa sua personale battaglia ecologista, combattuta nel segno della Banana (acronimo di Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything, ovvero “Non costruire assolutamente niente in nessun posto vicino a qualunque cosa”), tanto da affermare che, non solo la discarica non deve essere realizzata vicino a casa sua, ma nemmeno da nessun altra parte.

Vuole sapere tutto, l'ex ministro pidiellino: dalle autorizzazioni, agli studi sull'impatto ambientale, sulla salute pubblica e sull'inquinamento, se sono state vagliate soluzioni alternative, nonché chiarimenti su presunte opacità societarie per la proprietà del nuovo sito.

Al punto che, solo nel caso gli saranno fornite risposte a tutte le sue richieste e se, le stesse, risulteranno soddisfacenti, sarebbe anche pronto a cambiare idea.

Ma guarda un po': non sono le stesse cose che chiedono da anni, senza mai aver ricevuto uno straccio di risposta dalle istituzioni, anche i comitati NO TAV? Succederà così anche a Brunetta?

Economia: vola l'esportazione di spumante e olio Made in Italy

Nonostante il “governo degli annunci”, nonostante la crisi che continua a mettere in ginocchio le Pmi, ecco che arriva, finalmente, una buona notizia per il nostro Made in Italy, con riferimento all'esportazione dei prodotti simbolo dell'alimentazione nazionale.

Volano, infatti, sulle tavole di tutto il mondo, lo spumante (+19%) e l'olio (+16%), mentre risultati positivi vengono registrati anche per dolci e conserve di pomodoro (+12%), frutta (11%) e pasta (+8%).

Dall'analisi di Coldiretti, effettuata su dati Ismea relativi al primo quadrimestre del 2013, si evidenzia che l'esportazione dei prodotti alimentari Made in Italy ha fatto registrare, nel complesso, un più che positivo aumento dell'8%, che significa una spinta verso lo storico record dei 34 miliardi di fatturato nel corso dell'anno.

Il prodotto più esportato, in assoluto, è il vino, seguito da frutta e ortaggi freschi, dalla pasta e dai formaggi; tra i Paesi extraeuropei che più apprezzano il Made in Italy alimentare -sempre a detta di Coldiretti- troviamo la Russia, con un incremento del 10, 1% di esportazioni dirette, seguita da Canada e Giappone (+8,6%) e, infine, dagli Stati Uniti (+8,3%).

Per quanto riguarda, invece, i nostri partner europei al primo posto, tra i richiedenti i nostri prodotti, si piazza l'Austria (+9,1%), seguita dal Regno Unito (+6,6%) e dai Paesi Bassi (+6,1%).

Dati, questi, confermati anche dalle indagini sui flussi turistici, dai quali emerge l'indiscussa leadership dell'Italia nel turismo enogastronomico, a livello mondiale, con oltre 24 miliardi di euro spesi dai turisti, nel nostro Paese, per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agroturismi, nonché per acquistare prodotti tipici.

Del resto, è comunemente risaputo, che il buon mangiare e il buon bere, rappresentano il vero valore aggiunto di una vacanza Made in Italy, tanto che, tra tutti gli elementi che costituiscono il “pacchetto vacanza”, la qualità del cibo -precisa la Coldiretti- è decisamente quella che ottiene il più alto indice di gradimento tra gli ospiti, italiani e stranieri, delle nostre innumerevoli località vacanziere.

Un successo, quello registrato anche quest'anno, che conferma ancora una volta l'eccellenza dell'agricoltura italiana, che ha scelto di non coltivare ogm, con il suo primato europeo di aziende biologiche, i suoi 4698 prodotti alimentari tipici del territorio nazionale e, infine, la leadership europea quanto ai 331 vini Doc, di cui 59 a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e 118 a indicazione geografica tipica (Igt).

sabato 17 agosto 2013

Cassazione: “italiano di merda” non è espressione razzista

E' vero, espressioni come quelle usate dal leghista Calderoli nei confronti della Ministra Cécile Kyenge, ci hanno fatto vergognare d'essere suoi connazionali.

Non trovare altri argomenti per contrastare le opinioni altrui, se non quelle del riferimento alla razza denota, infatti, non soltanto l'assoluta mancanza d'intelligenza di chi si comporta in quel modo, bensì l'appartenenza a quella cultura del razzismo, che tanto male ha procurato nel corso della storia dell'umanità.

Di parere diverso, a quanto risulta, è invece il nostro supremo organo giudiziario: la Corte di Cassazione ha ritenuto, infatti, che l'espressione ingiuriosa “italiano di merda”, a differenza di “sporco negro”, non abbia alcuna connotazione razzista.

Secondo gli ermellini, infatti, se la frase “italiano di merda” è pronunciata in un contesto che non evidenzia chiare finalità discriminatorie, ovvero sentimenti di odio riferiti ad un'esplicita inferiorità degli italiani, per la nostra legge non può essere considerata espressione razzista.

Ragion per cui, il termine “italiano”, associato ad una parola ingiuriosa (“di merda”) -sempre a quanto affermato dai giudici- deve essere letto come individuazione di una persona singola, di cui non si ha stima, piuttosto che come riferimento ad una identità etnica, in quanto la nazionalità italiana, in questo Paese, non può essere correlata a situazioni di inferiorità o discriminazione.

Ad onor del vero, occorre dire che tale orientamento, espresso dalla Corte di Cassazione (Sez. V, Sent. n. 11590/2010), non ha alcuna correlazione con i recenti episodi, che hanno avuto per protagonisti vari esponenti del Carroccio, anzi, risale a più di tre anni fa.


La sentenza della Consulta, infatti, è stata pubblicata al tempo in cui il governo era guidato da Silvio Berlusconi, con alla Giustizia Angelino Alfano ed agli Interni il leghista Maroni: non si ha memoria, al riguardo, di particolari manifestazioni di dissenso, nè del PDL nè, tantomeno, del PDmenoelle, in difesa della dignità del popolo italiano.

Iran: esclusa dalla politica perché troppo bella

Il suo nome, destinato a diventare famoso anche fuori dai confini iraniani, è Nina Siakhali Moradi, 27 anni, disegnatrice di siti web, con in tasca una laurea in architettura.

Alle ultime elezioni, tenutesi nella città di Qazvin, nel nord dell'Iran, ha raccolto quasi 10mila voti, che l'hanno portata ad essere la prima dei non eletti del nuovo Consiglio Comunale, piazzandosi al quattordicesimo posto, su 163 candidati in lizza.

Tanto che -come racconta il sito Iranwire- quando il candidato Ali Farazad, nominato sindaco, ha lasciato vacante il suo posto di Consigliere, per la Moradi era giunto il tanto atteso momento di entrare, a pieno diritto, nella vita politica della propria Comunità.

Ed ecco, invece, il colpo di scena: Nina Moradi si è vista esclusa, in quanto ritenuta “troppo bella” per poter governare.
Quasi diecimila persone mi hanno votato” -ha protestato la Moradi con i media locali- “ed è mio diritto entrare in Consiglio Comunale: ma questo non sta accadendo, perché?”.

Già durante la campagna elettorale, del resto, la Moradi non era passata inosservata, quasi un pesce fuor d'acqua, tra politici di sesso maschile, in gran parte ultraconservatori.
Tanto che, come racconta l'emittente “Al Arabiya”, un gruppo religioso aveva pesantemente inveito contro i manifesti, definiti “volgari e anti-religiosi”, della giovane donna.

Il compito di spiegare il motivo dell'esclusione della ventisettenne Nina dalla vita politica, è toccato, infine, a Seyed Reza Hossaini, rappresentante di Qazvin in Parlamento: i voti della ragazza sono stati “annullati”, perché il comitato di revisione elettorale del consiglio non aveva “approvato le sue “credenziali”.

Come a dire: nessuno vuole una modella da passerella in Consiglio Comunale.

C'è addirittura chi sostiene che la Moradi abbia raccolto così tanti consensi, solo grazie alla sua bellezza (che ora la starebbe, però, penalizzando), anche se parecchi osservatori fanno notare come la sua campagna elettorale fosse, viceversa, incentrata su due temi molto “caldi” nella politica iraniana.

Il suo slogan, infatti, era “Idee giovani, per un futuro giovane”, con il quale puntava sul riconoscimento dei diritti delle donne e su un necessario ringiovanimento della decrepita classe politica iraniana.

Per quanto riguarda il primo punto, la Moradi riteneva d'essere in perfetta sintonia con le idee del nuovo Presidente iraniano Hassan Rohani, che fin dal suo insediamento aveva promesso cambiamenti in tale direzione.

Creerò un ministero per le questioni femminili, per restituire loro i diritti calpestati”, aveva detto durante un dibattito tv, dando poi seguito alle sue parole con la nomina di una donna, Elham Aminzadeh, alla vicepresidenza.


Strano Paese, l'Iran, dove una ragazza è esclusa dalla vita politica perché considerata troppo avvenente, mentre da noi c'è stato chi le donne -in questi ultimi vent'anni- le ha candidate privilegiando quasi esclusivamente il loro aspetto fisico: mah.

venerdì 16 agosto 2013

Ferragosto a Pontida: Bossi difende la Kyenge

Non le ha di certo mandate a dire Umberto Bossi, com'è nel suo stile, nel tradizionale comizio di Ferragosto, in quel di Pontida, proprio nello stesso giorno in cui, il suo ex alleato Silvio Berlusconi, decideva di rilanciare “Forza Italia”, con ciò rovinando la giornata festiva di milioni di vacanzieri sulle spiagge italiane.

Riapparso, dopo un lungo silenzio, alla tradizionale Festa leghista alle porte di Bergamo, di fronte a ciò che è rimasto dell'esercito del Nord, l'Umberto non s'è fatto pregare, esprimendo subito e senza tanti giri di parole, il suo pensiero sull'autocandidatura di Flavio Tosi ad eventuali primarie della coalizione di centrodestra.

Mi fa ridere, chi lo vuole Tosi?” -ha esordito il senatur- per poi affondare un attacco in perfetto stile bossiano“Sei nella Lega o non sei nella Lega? Ma vaffanculo”.

Ai giornalisti che gli chiedevano quale fosse, allora, la sua preferenza tra il Sindaco di Verona e Marina Berlusconi, ha risposto, senza alcuna esitazione, “Marina”.

Alle parole del senatur hanno fatto eco solo gli applausi di alcune decine di leghisti, schierati in prima fila, cui non ha fatto seguito il consenso di tutti i presenti, come a ribadire che il partito non è più tutto con lui.

Secondo me è tempo perso” -così Bossi ha risposto a chi gli chiedeva una previsione sulla durata del governo Letta- a suo giudizio, ha tenuto a ribadire “questo governo dura perché nessuno ha la forza di farlo cadere”, del resto è chiaro che “se costringono Berlusconi a dimettersi, è impensabile che i suoi stiano lì a votare”.

A chi gli ha chiesto se il Cavaliere, a suo giudizio, farebbe bene ad accettare la concessione della grazia, in cambio della sua uscita dalla politica, il senatur ha risposto che, per come lo conosce lui “non accetterebbe mai, sarebbe una sorta di ricatto poco democratico”.

Sono stati infine zittiti, dallo stesso Umberto Bossi, alcuni militanti leghisti che, durante il suo comizio, alla festa di mezza estate, avevano iniziato ad intonare il coro “Kyenge vaffanculo”.


Interrompendo il proprio discorso, e rivolgendosi direttamente ai facinorosi, il Presidente del Carroccio ha detto, testualmente, “No, non sono d'accordo con gli insulti”, pur ribadendo, al contempo, le sue critiche a livello politico nei confronti delle iniziative intraprese dalla Ministra per l'integrazione.

mercoledì 14 agosto 2013

Lavoro ideale? Le neolaureate italiane scelgono la cooperazione

Stando a i dati che emergono da una ricerca condotta dall'associazione “Donne e qualità della vita”, su un campione di mille neolaureate italiane, tra i 22 e i 26 anni, il lavoro ideale sarebbe quello della cooperatrice internazionale, oppure quello di giornalista televisiva.

Tanto che, mentre una su cinque spera di potersi affermare come cooperatrice internazionale, il mestiere della politica si attesta solo in nona posizione, ovvero molto distante da quanto avveniva non più tardi di qualche anno fa.

Le motivazioni di questa, per certi versi inaspettata scelta, sono diverse e, in particolare, il 31% delle neo-dottoresse intervistate, ha dichiarato “maturerei più in fretta”, il 24% lo farebbe perchè “visiterei paesi nuovi e sarei a contatto con diverse culture e modi di vivere”, il 21% perchè “imparerei le lingue sul campo e non solo a livello teorico e grammaticale”, il 15% perchè “acquisterei credibilità in vista di altre opportunità lavorative e arricchirei, così facendo, il mio curriculum”, infine l'ultimo 9% semplicemente perchè “amo l'avventura e non mi va di stare ferma in ufficio”.

Tra le professioni ambite dalle giovani neolaureate italiane, al secondo posto si è piazzata quella della giornalista televisiva, con il 20% dei consensi.

I motivi di questa scelta vanno dal “aumenterebbe il mio bagaglio culturale” (12%), al “farei un lavoro che dà visibilità al grande pubblico” (9%), per finire con il più scontato “conoscerei personaggi della cultura, della politica e dello spettacolo, che altrimenti non avrei mai l'occasione di incontrare” (7%).

Scorrendo l'elenco delle altre professioni ambite dalle ragazze -a conferma del trend “social”- al terzo posto troviamo il lavoro di assistente sociale (15%), mentre sembra sia tornato di moda il mestiere di hostess, anche grazie all'offerta del mercato dovuta alle compagnie low cost, per l'11% delle intervistate.

In ambito strettamente culturale, mantiene intatto il proprio fascino la professione dell'archeologa, che conquista un lusinghiero 8%, mentre il settore del turismo attira l'interesse del 6% del campione statistico.


In fondo a questa particolare classifica, si piazzano il mestiere di interprete (5%) e il sopra menzionato “politico” (4%), soprattutto perchè -sempre a detta delle ragazze- sarebbero costrette ad “esporsi a frequenti critiche” (38%), “perdere di credibilità” (33%), nonché “dover scendere a troppi compromessi” (29%).

Che qualcosa dopo vent'anni, in questo nostro malandato Paese, stia veramente cambiando?

martedì 13 agosto 2013

Musicassetta: compie 50 anni, ma non li dimostra

Correva l'anno 1963, quando la Philips ideò le “compact cassette” che, solo due anni dopo, avrebbero letteralmente invaso il mercato, adottando il più familiare nome di “audiocassetta”, oppure semplicemente “cassetta”.

Il nuovo ritrovato tecnologico non ha dovuto impiegare molto tempo, per soppiantare del tutto i più ingombranti registratori a bobina, impossibilitati a competere sia sul piano del prezzo, che su quello delle dimensioni ridotte.

Al punto che, per oltre quarant'anni, la “cassetta” è entrata a pieno titolo tra gli oggetti di uso quotidiano nelle nostre case, soprattutto grazie alla spinta del mercato discografico che, grazie ad un'altra ingegnosa invenzione, gli walkman, ci consentiva di ascoltare i successi del momento, anche mentre stavamo facendo jogging.

Solo l'avvento del compact disc, negli anni 80' del secolo scorso, è riuscito in qualche modo a ridurne la diffusione, ma solo in parte, visto che, seppur il Cd offriva una qualità d'incisione assai migliore, il suo prezzo iniziale non era altrettanto competitivo nei confronti della “vecchia”, economica, cassetta.

L'inizio del nuovo millennio ha coinciso, di fatto, con il progressivo tramonto delle musicassette.
Ci sono voluti circa vent'anni, infatti, affinché il Compact disc riuscisse a soppiantarne quasi del tutto l'utilizzo, e ciò grazie anche all'apporto di preziosi alleati, quali i masterizzatori e i lettori Mp3.

Nel 2012 la Sony, una delle più grandi aziende produttrici, ha ufficialmente cancellato la produzione di Walkman, iniziata nel lontano 1979: a dispetto di ciò lo stesso anno, negli Stati Uniti, sono stati venduti 200.000 album musicali registrati su musicassetta, una frazione rispetto ai 316 milioni di album in totale, ma con un aumento del 645%, rispetto all'anno precedente.

Che, per qualche strana ragione, le musicassette stiano tornando di moda, basta sapere che -a livello mondiale- vengono ancora prodotte circa 100 mila cassette al giorno.

Tanto che l'americana National Audio Company inc., una delle poche aziende ancora attive nella produzione, sostiene di venderne di più oggi, di quando il nastro magnetico era in massima voga.

lunedì 12 agosto 2013

Tumori: l'olfatto dei cani potrebbe rivelarli in anticipo

Il cane, ovvero il “miglior amico” dell'uomo, non finisce mai di stupirci: il nostro fedele animale domestico, infatti, potrebbe addirittura, essere in grado di prevenire l'insorgenza del cancro alle ovaie, grazie al suo fiuto eccezionale.
Questo, almeno, è quanto affermano i ricercatori del dipartimento di fisica e oncologia ginecologica dell'Università della Pennsilvanya.

Grazie alla preziosa collaborazione del Monell Chemical Senses Center (istituto no-profit che studia il gusto e l'olfatto) e del Pet Workin Dog Center (struttura per l'addestramento dei cani), gli scienziati stanno infatti per mettere a punto un dispositivo, che sarà in grado di diagnosticare precocemente quel particolare tipo di tumore femminile, proprio attraverso il fiuto dei cani.

L'idea ha preso vita dal fatto che le cellule tumorali, anche nello stadio iniziale della malattia, rilasciano un marcatore rilevabile che -come avviene con gli asparagi- influenzano l'odore delle urine, tanto che i ricercatori pensano di realizzare un'essenza specifica, progettando al contempo nuovi strumenti diagnostici, più economici e meno invasivi, rispetto a quelli utilizzati finora.

L'alto tasso di mortalità fatto registrare dal tumore alle ovaie, infatti, deriva soprattutto dal fatto che la malattia viene scoperta, quando ormai è in stato avanzato: secondo le previsioni dello statunitense National Cancer Institute, solo quest'anno in America il cancro ovarico ucciderà 14.000 donne, a fronte di 22.000 nuovi casi diagnosticati.

Per quanto riguarda, infine, l'impiego di unità cinofile in medicina, occorre ricordare che, già in altre circostanze l'olfatto canino si è rivelato utile come, ad esempio, nel segnalare ai diabetici quando il livello di zuccheri nel sangue sta raggiungendo la soglia di tollerabilità.

Camera dei Deputati: dove il barbiere guadagna 136.000 euro all'anno

E' stato uno dei cavalli di battaglia di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle, nella scorsa campagna elettorale: “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”...

Detto, fatto, ecco che l'Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati -grazie, soprattutto, alle pressanti richieste in tale senso avanzate dai parlamentari del M5S- ha dato il via ad un'autentica rivoluzione, in termini trasparenza, mettendo finalmente online i dati sul trattamento economico dei dipendenti di Montecitorio.

Il primo posto di questa particolare classifica dello “scempio” di denaro pubblico, è occupato dal Segretario generale della Camera, con una retribuzione annua lorda di 406.399,02 euro, che aumenta in automatico del 2,5 per cento, ogni due anni; i vice si attestano sui 304.847,29 euro.

Scorrendo l'elenco, troviamo, a ruota, la categoria dei cosiddetti “collaboratori tecnici” (tecnici audio, riprese televisive interne), con uno stipendio iniziale di 30.619,24 euro che arriva, però, fino a 152.663,23 dopo quarant'anni di servizio.

C'è poi la nutrita schiera dei Consiglieri parlamentari che, a fronte delle “grandi” responsabilità cui sono chiamati, appena assunti ricevono una paga di 64.815,28 euro, che aumentano ad euro 144.932,51 dopo soli dieci anni, fino ai 228.609, 09 euro una volta raggiunti i 20 anni di carriera, svettando a fine carriera, dopo 40 anni, all'inverosimile cifra di 358,001,43 euro.

Un gradino sotto i Consiglieri, ecco comparire i documentaristi e i ragionieri della Camera, pure loro con progressioni economiche che vanno dagli iniziali 38.929,32 euro, fino ai 237.990,39 dopo i soliti quarant'anni di “sudata” carriera.

Infine, ecco le fasce di retribuzione più “basse”, che riguardano i commessi, elettricisti, centralinisti e -udite, udite- persino i barbieri: in questo caso le buste paga partono da poco più di trentamila euro iniziali, per raggiungere, dopo quarant'anni di servizio, i 136.120,45 euro annui.

A d onor del vero, occorre qui ricordare che ai dipendenti della Camera dei Deputati non vengono pagati gli straordinari, e che gli assunti dal mese di febbraio di quest'anno, hanno stipendi ridotti del 20%.
Viene proprio da chiedersi: come faranno ad arrivare alla fine del mese?