mercoledì 17 luglio 2013

SALUTE | ITALIA: LA SANITA' COSTA TROPPO E GLI ITALIANI NON SI CURANO PIU'

Gli italiani sono sempre più al verde e, pertanto, si curano sempre meno: è quanto emerge dall'ultimo Rapporto Pit Salute, presentato dal Tribunale per i diritti del Malato e dall'associazione Cittadinanzattiva, che raffigura la situazione decisamente allarmante nella quale versa l'intero sistema della sanità pubblica in Italia.
Liste d'attesa infinite, spese per l'acquisto di farmaci, ticket e cure intramoenia da salasso, assistenza domiciliare al lumicino, rappresentano il picco di un sistema sull'orlo del collasso, tanto che Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale per i diritti del Malato, nonché responsabile del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici, ha commentato con preoccupazione ”Non è un caso che, quest'anno, il Rapporto Pit Salute sia stato intitolato 'Meno Sanità per tutti', a dimostrazione di come, con l'aggravarsi della crisi, gli italiani rinuncino a curarsi, di fronte ad esorbitanti e gravi carenze del sistema”.

Non si può che essere d'accordo, visto che definire “infinite” le liste d'attesa per una visita nei nostri ospedali, non è certo un'esagerazione retorica: basti pensare che bisogna aspettare addirittura 13 mesi per una mammografia, 9 per una colonscopia ed 8 per un'ecografia.
Per non dire -come evidenzia il Rapporto- dei costi segnalati dai cittadini per ottenere le prestazioni sanitarie: quasi un terzo degli utenti ha rilevato una differenza enorme di costi tra i farmaci da banco e quelli 'griffati', mentre quelli affetti da patologie croniche e rare, sono costretti a pagare i farmaci in fascia C, arrivando a spendere, in media, circa 1.127 euro all'anno.
Il Rapporto Pit Salute, prende in esame, poi, l'assistenza domiciliare, giudicandola scarsa, se non addirittura insufficiente “Se in una famiglia è presente un invalido o un anziano, c'è davvero di che preoccuparsi -viene rilevato- “con strutture residenziali dai costi esorbitanti, per le quali i cittadini arrivano a pagare, in media, 13.946 euro l'anno; gli assegni di cura eliminati o inesistenti, tanto che l'insufficiente assistenza domiciliare costringe le famiglie a rivolgersi a badanti private, con relativo aggravio di costi, che arriva fino a 8.488 euro annui”.
Infine, per quanto riguarda l'assistenza protesica ed integrativa, coloro che ne hanno necessità sono costretti a spendere, in media, fino a 944 euro annui, per avere prodotti di qualità, oppure in quantità accettabili.

Il desolante quadro che emerge evidenzia, di fatto, che il Servizio Sanitario Nazionale, pubblico, equo e solidale, così come lo abbiamo sempre conosciuto, è oggi solo un lontano ricordo.
Di più, non bastasse la crisi, a peggiorare la situazione ci penserà l'imminente entrata in vigore -il prossimo 25 ottobre- della norma che permetterà a tutti i pazienti dell'Unione Europea di curarsi liberamente, in qualsiasi Paese e struttura pubblica desiderino.
In particolare, la nuova direttiva europea in materia di salute, consentirà di uniformare sia la procedure amministrative, che le tariffe, nonché a riconoscere a livello comunitario l'universalità delle prestazioni prescritte.

Nonostante il 'gaio' ottimismo, ostentato sulla questione dal (in)competente Ministro Lorenzin, la realtà è che già oggi molti italiani vanno all'estero per curarsi (chi ha i soldi per pagarsi le trasferte), mentre sono assai pochi gli stranieri che vengono a curarsi qui da noi.
Qualcuno spieghi alla Lorenzin che c'è poco da stare allegri: l'introduzione della nuova direttiva Ue, infatti, oltre a non portare all'Italia alcun beneficio, rischia altresì di aggravare i problemi di un sistema sanitario pubblico, il cui futuro sembra essere più cupo che mai.