venerdì 19 luglio 2013

POLITICA | GOVERNO | CASO SHALABAYEVA: ECCO COSA RAPPRESENTA IL KAZAKHSTAN PER L'ITALIA

Sprofondato tra i monti caucasici, ad una distanza siderale dalle soleggiate coste della nostra penisola, lo Stato del Kazakhstan dovrebbe rappresentare -storicamente e culturalmente- quanto di più alieno possa esserci dalla terra che ha dato i natali a personaggi come Virgilio, Dante, Michelangelo, ma anche a Leonardo da Vinci, Galileo e Guglielmo Marconi, solo per citare alcuni dei più grandi geni dell'umanità.
Molti italiani, con tutta probabilità, ne ignoravano la stessa esistenza, quantomeno prima dell'increscioso e grave accadimento che ha rischiato di travolgere addirittura i vertici del nostro governo.

Seppur qualche rimembranza di passate lezioni di geografia, oppure le maglie azzurre di una nota formazione ciclistica, ci avessero riportato alla mente il nome della sua capitale -Astana- pochi senz'altro erano al corrente che la nazione caucasica, guidata dal despota protosovietico Nursultan Nabarbayev, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per le strategie economico-finanziarie del nostro Paese.
Basti pensare, al riguardo, che il volume d'affari intercorrente fra Roma ed Astana ammonta alla considerevole cifra di oltre un miliardo di euro: dopo la Germania, infatti, l'Italia è il secondo partner commerciale del Kazakhstan, nonché il sesto a livello mondiale.


Imprese del calibro di Eni, Impregilo, Italcementi, Salini-Todini, Renco ed Unicredit, si sono accreditate in ruoli di primaria importanza, contribuendo all'attuale livello di interscambio.
Di più: dai dati forniti dall'Istituto italiano per il commercio estero, si evince la presenza in Kazakhstan di ben 54 aziende italiane, mentre da parte kazaka l'Italia rappresenta il secondo Paese nell'export -in particolare petrolio- di poco sotto al colosso cinese.
Per non dire del fatto che l'Unione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan, offre all'Italia l'opportunità di un giro d'affari che si aggira intorno ai 34 miliardi di euro.

Basterebbero questi dati -seppur non del tutto completi- per dare la dimensione del rapporto economico che lega il nostro Paese al despota Nabarbayev, tanto che sarebbe stato quantomeno opportuno che il nostro governo avesse tenuto il contenzioso umanitario di questi giorni, fuori dai giochi affaristici.
Come ha fatto la Gran Bretagna che, pur avendo anch'essa rapporti economici rilevanti con il Kazakhstan, concesse a suo tempo asilo politico al dissidente Mukhtar Ablyazov, ex Ministro dell'Economia di Nabarbayev, ed oggi suo nemico numero uno, tanto da essere inseguito per mezzo mondo dagli agenti dei servizi segreti del paese caucasico.

Tutto il contrario della “solerte” incompetenza (?) del nostro Ministro Angelino Alfano, che -di fatto- ha permesso si consegnasse la moglie Alba Shalabayeva e la figlioletta Alua, come ostaggi nelle mani del presidente a vita Nabarbayev che, dalla sua reggia di Astana, sa bene come proteggere i propri affari da tutte le minacce interne.
Qualcuno potrebbe obiettare che, nell'epoca della globalizzazione, non si può andare tanto per il sottile quando in campo ci sono questioni vitali come l'approvvigionamento energetico, ciò non toglie, però, che il nostro governo -incapace persino di difendere una donna ed una bambina- abbia fatto fare a tutti gli italiani la figura dello zerbino su cui pulirsi i piedi.

Temiamo si tratti, purtroppo, solo dell'ultimo episodio di una lunga serie -dal caso Battisti alla detenzione in India dei Marò, per non dire dei ripetuti baciamani di Monti, Letta e, infine, Renzi al cospetto della cancelliera tedesca Merkel- a dimostrazione di come, in questo Paese, il sacrosanto principio della sovranità nazionale sia diventato, ormai, anch'esso nient'altro che merce di scambio.