sabato 13 luglio 2013

Fuga dei giovani cervelli: "Cara Italia, io torno se..."

Alcuni dati riferiscono che il numero dei giovani italiani, che si trovano attualmente fuori dal nostro Paese per motivi di studio ma, soprattutto per lavoro, è secondo in Europa solo a quello dei cittadini rumeni.

Lasciano l'Italia per rincorrere il sogno di un lavoro dignitoso, per fuggire da contratti a tempo determinato spesso umilianti e senza prospettiva di crescita, per poter decidere liberamente se poter mettere al mondo un figlio o no, senza dover dire “me lo posso permettere”?

Hanno lasciato il proprio Paese, anche se la maggior parte di loro, a quanto sembra, sarebbe disposta a tornarci anche subito, ma a “determinate” condizioni.

Qualche esempio? Eccone alcuni ripresi direttamente dal blog del giornalista freelance Antonio Siragusa (www.iotornose.it).

Io torno se i baroni si faranno da parte per dare spazio ai giovani medici, racconta Ciro Mastroianni, 39 anni di origine casertana, cardiochirurgo al Pitiè-Salpetriere di Parigi, primo centro di trapianti di cuore in Europa “avevo già visto che alcuni colleghi più anziani di me non riuscivano ad avanzare di carriera a Napoli, perché ostacolati da un sistema baronale e poco meritocratico che danneggia non solo i medici bravi, ma anche i pazienti; io qui a Parigi ho già nel mio curriculum tre trapianti di cuore, 500 interventi l'anno come chirurgo operatore o in funzione di primo aiuto, 30 espianti e 200 interventi di assistenza circolatoria effettuati tra ospedale e unità mobile”.


C'è Michela Pascucci, 27 anni, laurea in Scienze Politiche e Master in Politica internazionale, attualmente impiegata come consulente finanziario a BruxellesVorrei tornare in Italia perché la qualità della vita è migliore, per la mia famiglia, per gli amici, il mare, il clima, ma qui ho uno stipendio che nel nostro Paese mi scorderei” -racconta.

Un'altra giovane donna, la 28enne Natascia Musardo, ha deciso di trasferirsi in Germania per un dottorato in Diritto pubblico alla Johannes Gutemberg Universitat di Mainz “Io torno anche se devo guadagnare la metà” -dice- “purchè sia un lavoro dignitoso che ripaghi me e la mia famiglia dei sacrifici di una vita fatti per professionalizzarmi; io torno se per realizzarmi non sono costretta a compromessi frustranti o illegali, torno se, investendo tempo ed energia, posso raggiungere i miei obiettivi anche se non sono 'la figlia di', torno se in Italia le donne possono essere messe nella condizione di scegliere liberamente se avere un figlio oppure no”.

Nel suo blog, Siragusa ha scelto di “ribaltare il punto di vista degli emigranti", per raccontare le storie di chi vorrebbe tornare se ci fossero le condizioni per farlo.
Il giornalista freelance Antonio Siragusa ha, del resto, una storia famigliare praticamente intrisa di queste problematiche e racconta “sono l'unico rimasto in Italia, mio fratello è un fisico e si è trasferito in Germania, mio cugino lavora al Cern di Ginevra, un altro cugino vive in Francia”.

Lui viceversa ha scelto, almeno per il momento, di restare, con la speranza di poter continuare a svolgere la professione di giornalista, dopo aver frequentato l'Ifg di Urbino ed essere diventato professionista.
Il sogno che coltiva è quello di trasformare il suo blog, che sta avendo un grande successo, in una vera e propria piattaforma di idee che sappiano ispirare la politica, così da poter riportare in Italia gli ormai troppi “cervelli in fuga”.