sabato 13 luglio 2013

ECONOMIA | BANCHE | SONDAGGIO: 15 MILIONI DI ITALIANI NON SI FIDANO DEGLI ISTITUTI DI CREDITO

Ammonterebbe al ragguardevole numero di 15 milioni, il numero di italiani che non depositano i propri soldi in una banca.
A rivelare questa notizia è uno studio commissionato dalla Cgia di Mestre, secondo il quale nessun altro Paese europeo può contare un così elevato numero di cittadini che non posseggono un conto corrente.
Non sono di certo poche” -dice il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi- “le persone che diffidano delle banche perché ritengono che le spese di gestione di un conto corrente siano troppo elevate.

Un'accusa, questa, che i nostri istituti di credito respingono sempre, attribuendone semmai la colpa all'eccessiva tassazione vigente in Italia, peso che non è riscontrabile in nessun altro paese d'Europa.
In questa particolare classifica, subito dopo l'Italia troviamo la Romania e la Polonia.
Questo record europeo -spiega ancora Bortolussi- “è riconducibile altresì a ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro Paese; non possiamo disconoscere , ad esempio, che persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso, preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca”.

Sempre secondo lo studio commissionato dalla Cgia di Mestre, in Italia sarebbe molto diffuso il pagamento in contanti e, pertanto, coloro che ricorrono a questa modalità hanno bisogno di avere soldi sempre a portata di mano.

A fronte di una percentuale del 29% per gli italiani over 15, i cosiddetti “unbanked” britannici e francesi raggiungono a malapena il 3%, mentre in Germania la soglia di coloro che non detengono un conto corrente si abbassa a poco più di un milione e quattrocentomila persone, pari al 2%.
La mancanza di fiducia degli italiani nei confronti delle banche si è andata decisamente acuendo in questi anni di crisi finanziaria, ma ci sono anche le responsabilità del governo Monti che, pur con il lodevole intento di fare la guerra all'evasione fiscale, ha di fatto demolito il segreto bancario.

A partire da quest'anno, infatti, tutti i rapporti bancari sono aperti all'occhio vigile dell'Agenzia delle Entrate che, così facendo, potrà analizzare e valutare non solo le spese ingiustificate ma anche -in palese violazione del diritto costituzionale alla riservatezza proprio di ogni cittadino- lo stile di vita e le abitudini di ogni contribuente.

Infine si è potuto constatare che, nel corso di un paio d'anni a questa parte, c'è stata la chiusura di parecchi conti correnti italiani a favore di un'apertura di conti all'estero, proprio per evitare che l'occhio indiscreto del fisco potesse vedere come, quando e perché si spendono i propri soldi, ma anche nel timore che prima o poi allo Stato italiano non venga la malsana idea di effettuare un prelievo forzoso dai depositi bancari, come accaduto qualche mese fa nell'isola di Cipro.