mercoledì 31 luglio 2013

Allarme inquinamento Thailandia: “marea nera” viaggia verso la costa nord-orientale del Paese

Mentre continuano incessanti le operazioni di ripulitura dell'isola di Koh Samet, un nuovo allarme incombe -questa volta- sulla costa nord-orientale del Paese asiatico.

La chiazza di petrolio, fuoriuscita sabato scorso nel golfo di Thailandia, sta infatti proseguendo la propria corsa proprio in quella direzione, con il rischio di causare pesanti danni non solo al settore turistico bensì -ancor peggio- a quello della pesca.

Le immagini che giungono attraverso le riprese aeree, mostrano che la “marea nera” -costituita da parte dei 50mila litri di greggio fuoriusciti da una tubatura che collegava una petroliera ad una raffineria sita nella provincia di Rayong- superata ormai Koh Samet, sia in procinto di raggiungere su un largo tratto della costa nord-orientale.

Intanto, sulla spiaggia di Ao Phrao, posta sul lato occidentale della popolare meta turistica, a circa 230 chilometri a sud-est di Bangkok, centinaia di militari sono ancora impegnati nelle operazioni di rimozione del liquido viscoso che, da domenica sera, sta ricoprendo la riva sabbiosa e la vicina scogliera, ove sorgono tre resort turistici.

E' opinione diffusa che, nonostante quanto annunciato dalla PTT Global Chemical -ovvero l'azienda statale responsabile della perdita del greggio- l'obiettivo di completare il lavoro i tre giorni sia del tutto utopistico.

Anche se il petrolio è stato raccolto in migliaia di secchi e sacchetti, infatti, la riva rimane nera.
In conseguenza di tutto ciò, inoltre, anche se le spiagge del settore orientale dell'isola non sono state coinvolte ne disastro ambientale, parecchi turisti hanno disdetto il soggiorno sull'isola, preferendo tornare sulla terra ferma.


Per avere un'idea del danno economico, basti pensare che Koh Samet ospita, ogni anno, più di un milione di turisti: la sua popolarità è diffusa principalmente tra i russi e i cinesi ma, grazie alla sua prossimità con Bangkok, rappresenta altresì una delle mete preferite per un weekend, anche dai residenti della capitale.

Chi dorme bene in gravidanza, avrà certamente un bambino sano

L'importanza del fattore “sonno” sugli esseri umani, anche durante il delicato periodo della gestazione, è stata recentemente ribadita da uno studio condotto presso la Pittsburg Univerity, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Psychosomatic Medicine.

Secondo i ricercatori statunitensi, infatti, dormire in gravidanza fa bene alla salute del nascituro: lo aiuta a nascere di peso normale, oltre a favorire per la gestante una gravidanza serena e senza complicanze.
Viceversa, perdere il sonno, potrebbe mettere a rischio il futuro peso del bebè.

Il sonno in gravidanza, in questi termini, riveste notevole rilievo nei confronti di un sano sviluppo del feto, tanto è vero che, soprattutto all'inizio della gestazione, fatica e sonno si fanno sentire moltissimo nella donna incinta.

Sapientemente coordinati dalla psichiatra Michele Okun, gli esperti Usa hanno osservato e studiato un campione di 170 gestanti, alla 20/ima settimana di gravidanza, analizzando il loro sonno (quantitativamente e qualitativamente), nonché il funzionamento del loro sistema immunitario.

Al termine della sperimentazione, è emerso che le gestanti che avevano disturbi del sonno, presentavano anche uno stato infiammatorio alterato, tanto da farle considerare più a rischio complicanze, come il parto prematuro o -appunto- la nascita di un bambino sottopeso.


Dunque, mamme in dolce attesa, nel caso facciate fatica a prendere sonno, ovvero ritenete di dormire male, rivolgetevi senza indugio al vostro ginecologo di fiducia per avere i giusti consigli e, del caso, le opportune prescrizioni sanitarie o farmacologiche.

martedì 30 luglio 2013

Salute: Calo ormoni sessuali maschili causa i sintomi del Parkinson

Questo è quanto afferma uno studio prodotto da un team di neurologi della Rush University, secondo cui un calo improvviso del testosterone, l'ormone sessuale maschile, può provocare sintomi simili a quelli del morbo di Parkinson.

Nel descrivere i risultati di questa ricerca sul 'Journal of Biological Chemestry”, Kalipada Pahan, responsabile del progetto, ha spiegato “Mentre molti studi sul morbo di Parkinson si concentrano sull'utilizzo di diverse tossine e su complessi approcci genetici, noi abbiamo scelto di concentrarci sul testosterone”.

Così facendo, gli scienziati statunitensi hanno scoperto che l'improvviso crollo dei tassi di testosterone, come avviene ad esempio subito dopo una castrazione, può essere sufficiente a causare sintomi analoghi a quelli del morbo, nonché l'insorgenza di una patologia come il Parkinson nei topi maschi.

Abbiamo rilevato inoltre” -ha proseguito l'esperto- “che l'integrazione dell'ormone nella forma diidrotestosterone dall'enzima 5-alfa-reduttasi, produce un'inversione della malattia nel modello murino”.


In ultima analisi -conclude Kalipada Pahan- l'attivazione di interventi mirati alla conservazione di un buon livello di testosterone nei maschi, potrebbe rappresentare un importante passo in avanti, soprattutto in termini di promozione della resistenza nei confronti del morbo di Parkinson.

Ma davvero io sono più benestante di Enrico Letta?

E' bene mettere in chiaro, fin da subito, una cosa: il premier Enrico Letta non è più povero di me, anzi.

Il fatto è che, a seguito di una circolare del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi, in ottemperanza di quanto previsto dalle normative sulla trasparenza introdotte con il Dlgs. n. 33 del 14 marzo scorso, tutti i membri del governo hanno dovuto pubblicare online i dati sulla loro situazione reddituale e patrimoniale.

Ciò che mi ha stupito vedere, al riguardo, sono stati i dati forniti dal nostro Presidente del Consiglio, in relazione al patrimonio di sua proprietà.

Probabilmente, ho subito pensato, aver fatto di mestiere il “nipote” per 26 anni, non gli ha reso poi così tanto.

Infatti, a fronte di un reddito imponibile, per l'anno 2012, di 123.893 euro lordi (?), Enrico Letta ha dichiarato di non possedere alcun patrimonio, in pratica nemmeno l'automobile.

A differenza di chi scrive, invece, che risulta proprietario (al 50% con la propria consorte) di un appartamento (gravato ovviamente da un mutuo) e di una Toyota immatricolata nel 2003.
Di fatto -quantomeno sotto il profilo patrimoniale- sono più ricco io!

Ora, non è per fare i conti in tasca al premier (anche se...perchè no?) ma, sempre a differenza del sottoscritto, Enrico Letta proviene da una famiglia nella quale il padre è stato professore all'Università di Pisa, oltre ad aver ricoperto diversi incarichi di prestigio.

Inoltre, già nel 1998, a soli 32 anni, l'attuale Presidente del Consiglio era già stato Ministro, mentre la sua prima elezione in Parlamento risale al 2001: un vero e proprio predestinato.

Ora, come tutti sanno, i parlamentari italiani sono i più pagati d'Europa (fatti salvi quelli del Movimento 5 Stelle che restituiscono gran parte delle indennità), tanto che sorge spontanea la domanda: dove avrà messo tutti i soldi finora incassati il nostro “ggiovane” premier?

La prima risposta che viene alla mente è che potrebbe averli spesi tutti, e del resto sarebbe più che lecito.
Mentre -sempre il sottoscritto- il cui papà non è stato professore universitario (avendo trascorso i suoi anni migliori a combattere per la patria), che di lavoro non fa il politico, per il solo fatto di avere un appartamento di proprietà e un'auto vecchia di dieci anni, si ritrova, invece, a dover pagare Imu, mutuo, bollo e Rc auto.

Non so, magari il cattolico Letta avrà intestato tutto alla sua seconda moglie, oppure avrà speso tutto quanto per il mantenimento dei suoi tre figli, oltre che per quello della prima moglie, tra l'altro completamente cancellata (come l'ex moglie trentina del Duce) dalle biografie che lo riguardano.

Alla fine, mi sono dovuto arrendere: è proprio vero, io sono più benestante di Enrico Letta.

lunedì 29 luglio 2013

Nuovo Codice della Strada: patente a punti per i 14enni e patenti bloccate per chi guida in stato di ebbrezza

Ci siamo abituati ormai da qualche anno, ai perenni lavori in corso estivi per riformare, aggiornare e, in definitiva, complicare sempre più il Codice della Strada.

Con un emendamento al 'decreto del fare', infatti, potrebbe fin da subito debuttare lo sconto del 30%, per chi pagherà le multe entro 5 giorni dalla loro notifica: l'obiettivo, nemmeno tanto celato, è quello di garantire un incasso veloce sia per lo Stato che per gli Enti Locali (con ciò riducendo i già ora sempre meno frequenti contenziosi), premiando al contempo chi salda in fretta il debito.

Altra modifica proposta, in questo caso dai parlamentari del Movimento 5 Stelle, è quella di estendere lo sconto di cui sopra, anche a chi intendesse pagare entro i canonici 60 giorni, purché l'automobilista non abbia subito alcuna decurtazione di punti, dalla propria patente di guida, negli ultimi due anni.

Escluse dai benefici dello sconto -sempre grazie ad un emendamento del M5S- sarebbero le sanzioni inflitte per guida in stato di ebbrezza e quelle relative alla violazione di norme che riguardano i periodi di riposo per i conducenti dei camion.

Una grossa novità riguarda l'introduzione della patente a punti per i quattordicenni, che guidano motorini e minicar.
Con il nuovo Codice, inoltre, anche i minori di 18 anni non saranno più esenti dalle sanzioni (oggi inflitte a chi detiene la potestà genitoriale), ivi compresa la sospensione e il ritiro del certificato di guida, in caso di violazioni gravi.

E ancora: in accoglimento delle richieste dell'Associazione vittime della strada, viene introdotto un meccanismo di coordinamento tra procedimento amministrativo e penale, che permetterà di tenere le patenti bloccate, in caso di violazione di norme penali, sino alla conclusione del processo.

In tal modo, chi è colto alla guida in stato di ebbrezza, ovvero sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, non potrà tornare a disporre della propria patente fino a conclusione del procedimento penale.


Infine, novità in vista anche per i ricorsi contro le sanzioni amministrative previste dal Codice della Strada: in questa materia è prevista una semplificazione burocratica, che andrà a fissare una distinzione chiara degli ambiti di competenza tra ricorsi amministrativi (dinanzi al Prefetto) e giurisdizionali (davanti al Giudice di Pace).

MAGIA | NOSTRADAMUS: FU UN VERO PROFETA O SOLO UN CIARLATANO?

Coloro che, a posteriori, cercano un riscontro a quanto scritto -secoli fa- dal famoso veggente Nostradamus, sono costretti ad eseguire un lavoro di libera interpretazione, attraverso la decodifica di simboli generici e metafore oscure, alterando in ogni caso il significato originario delle sue “profezie”.

All'epoca in cui furono scritte le sue Centurie, infatti, non era del tutto conveniente apparire chiari e diretti, soprattutto per il timore d'incappare nelle ire di fanatici religiosi.
Anche per questo, pare che l'autore oscurasse volontariamente i propri scritti, utilizzando artifici come l'uso alternato di diverse lingue (provenzale, greco, latino, italiano, ebraico e arabo), ricorrendo all'uso di simboli, anagrammi e neologismi.

Al punto che nella seguente quartina (I, 29), qualcuno ha visto addirittura l'arrivo degli extraterrestri “Quando il pesce terrestre acquatico / da forte onda sulla spiaggia sarà messo / la sua forma strana soave e orrenda / dal mare ai muri ben presto nemici....chiaro, no?

Per non dire di quello che è successo dopo gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001, dove non è mancato chi (sempre a posteriori) ha trovato profetiche le seguenti quartine Cinque e quaranta gradi il cielo brucerà / fuoco si approssimerà sulla Città Nuova / nell'istante grande fiamma espanse brucerà / quando si vedrà dei Normanni fare l'esperimento”.
Veramente suggestivo, peccato che “cinque e quaranta gradi” non è la latitudine di New York, ma di altre città quali Montreal, Ottawa, Lione, Milano o Torino...e poi, dove sarebbero finiti i Normanni?

Non mancano altri affascinanti esempi, come quello della quartina che -secondo alcuni- si occuperebbe nientemeno che di Adolf Hitler Bestie favolose di forme, traghettanti fiumi / da più parti del campo andranno incontro a Hister / in gabbie di ferro il grande le farà trascinare / quando nessuno osserverà la Germania”.
Peccato, però, che il termine “Hister” nulla abbia a che fare con Hitler: sulle mappe romane, infatti, con il nome di “Hister” o “Ister”, era indicata la regione del basso corso del Danubio.
Anche in questo caso, dunque, lo schema delle profezie di Nostradamus si rivela sempre lo stesso, improntato alla vaghezza e all'indeterminatezza, arricchite da metafore e simboli esoterici.
Così facendo, del resto, prima o poi qualcosa la si azzecca, ma solo a fatti già accaduti e a seguito di una fantasiosa -a volte bizzarra- interpretazione.

Nostradamus si guarda bene dal fornire riferimenti oggettivi e facilmente identificabili e, nei pochi casi in cui ciò avviene, le sue profezie non si sono mai avverate.
Tra queste, l'indovino avrebbe indicato la data del 1732, che avrebbe rappresentato il culmine di una lunga e sanguinosa persecuzione religiosa che, in effetti, non c'è mai stata, la distruzione totale della specie umana nel 1792 (l'umanità non si è estinta), nonché un evento catastrofico nel 1999, anno che si è distinto solo per l'eclissi solare dell'11 agosto.

Nonostante le molte evidenze dimostrino che Nostradamus non abbia, in realtà, predetto nulla nelle sue Centurie, sono ancor oggi tantissimi i seguaci ed i credenti dell'indovino in tutto il mondo.
Tra loro c'è chi non demorde, anzi, continua a sostenere che se la fine del mondo non è ancora arrivata, bisognerebbe cercare meglio in qualche altra parte delle Centurie.

Non bisogna stupirsi più di tanto: credere al magico è un bisogno “reale” della nostra sfera irrazionale, che fa anche parte della nostra cultura.
In verità: quanti di noi vorrebbero avere notizie sul futuro che li aspetta, sull'amore, sul lavoro, sapere se sarà inventata una cura per una malattia incurabile?

Non essendo in grado la scienza moderna di fornire risposte a queste domande, ecco che in molti emerge il bisogno di avere, comunque, un riscontro (vero o inventato non importa), con la conseguenza di rivolgersi a quei soggetti che “vendono” soluzioni a buon mercato: veggenti, sensitivi, guaritori, ecc., ecc.

domenica 28 luglio 2013

ASSICURAZIONI | INTERNET: DA SETTEMBRE L'ASSICURAZIONE SI PAGA SUL WEB

A far data 1 settembre 2013, i consumatori che stipulano una polizza assicurativa avranno diritto all'attivazione, nel sito web della loro impresa assicuratrice, di un'area riservata -cui accedere in modalità protetta- per consultare in tempo reale la propria posizione assicurativa, verificare le coperture in corso, nonché le scadenze dei premi, conoscere il valore di riscatto della propria polizza vita, oppure il valore dei prodotti finanziari eventualmente sottoscritti.

Potranno, infine, consultare e scaricare direttamente da casa propria l'attestazione sullo stato del rischio per quanto riguarda la polizza Rc Auto ed avere un contatto periodico con il proprio agente assicuratore di riferimento.

A stabilire tutto ciò è il provvedimento in materia di “home insurance”, pubblicato dall'Ivass (l'istituto per la vigilanza sulle assicurazioni), dando attuazione all'art. 22, comma 8, del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179.

Con tale provvedimento, l'Ivass delinea i contenuti delle aree web riservate ai clienti, nonché le relative modalità di accesso, dettando principi di correttezza e trasparenza e lasciando, al contempo, alle singole imprese assicuratrici la libertà di mettere a disposizione dei propri clienti ulteriori funzioni, come quella di procedere online al pagamento del premio assicurativo.


Con la “home insurance” si mira, in definitiva, a semplificare e velocizzare anche in Italia, mediante il ricorso ad internet, il rapporto tra il cliente e l'impresa di assicurazioni, con l'augurio che quest'ultimo possa anche divenire più immediato e trasparente, grazie proprio alla possibilità di avere accesso in qualsiasi momento alle informazioni necessarie.

SALUTE | SONNO: CON LA LUNA PIENA SI DORME MALE

Nulla a che fare con l'astrologia: è scientificamente provato, invece, che le fasi lunari possono influenzare gli ormoni che regolano il sonno, nonché la sua durata nella fase profonda.
Quelle volte che ci capita di far fatica a prendere sonno, di dormire male, oppure quando ci svegliamo ancora assonnati, e ci sentiamo poco riposati, prima di formulare qualsiasi ipotesi, apriamo la finestra e diamo un'occhiata al cielo: nel caso la Luna fosse piena, con ogni probabilità potremmo aver trovato il “colpevole” dei nostri fastidi.

E' quanto afferma uno studio pubblicato sul Current Biology, indicando i cicli lunari quali responsabili dell'influenza sull'attività cerebrale e sui livelli di ormoni nel sangue che, di fatto, contribuirebbero in larga parte a modificare la fisiologia del sonno.
La scoperta di questo legame, tra la Luna e la qualità del sonno, la si deve al team di ricercatori guidato da Christian Cajochen, della University of Basel.
Pare che gli scienziati abbiano notato che, alcune specie marine, mostravano ritmi endogeni con periodicità circalunare ma che -a dispetto di detti e credenze popolari- non vi era alcuna prova consistente a sostegno dello stesso tipo di connessione tra cicli lunari e fisiologia comportamentale umana.

Non convinti, i ricercatori del team, hanno voluto approfondire la questione analizzando il sonno di una trentina di persone, registrandone i pattern cerebrali, il movimento degli occhi (Rem) e le secrezioni ormonali, raccogliendo infine le impressioni dei soggetti sottoposti all'esperimento.
I risultati avrebbero dimostrato, inequivocabilmente, come in concomitanza della Luna piena, la qualità del sonno registrata, tenda a diminuire.
In particolare, le persone impiegavano più tempo a prendere sonno, dormendo mediamente meno che in altre fasi del ciclo lunare.
Non solo, anche i livelli di melatonina (l'ormone che regola il ritmo sonno-veglia) risultavano più bassi durante la Luna piena.

L'insieme dei risultati -hanno concluso i ricercatori- suggerisce che anche la specie umana non è immune agli effetti dei cicli lunari, pur non essendone pienamente consapevole.

Forse un retaggio, questo, di un lontanissimo passato in cui le attività e i comportamenti dell'uomo avrebbero potuto essere influenzati dai cicli lunari.

sabato 27 luglio 2013

AUTO | MOBILITA' SOSTENIBILE: ECCO COME GUIDARE IN MODO ECOLOGICO ED ECONOMICO

Un catalogo delle auto meno inquinanti, accompagnato da una serie di utili e pratici consigli da seguire nell'uso dell'automobile, ancor oggi il mezzo di trasporto più utilizzato, soprattutto nei grandi centri urbani.
Si chiama “Guida sul risparmio di carburanti e sulle emissioni di anidride carbonica delle autovetture 2013” e, come previsto dalla direttiva comunitaria 1999/94/CEE, prende in esame l'impatto che le automobili hanno sull'ambiente, stilando in proposito una graduatoria dei modelli che emettono meno anidride carbonica, suddivisi per alimentazione (benzina, gasolio, ibrida).
In tale contesto, una menzione speciale viene riservata ad alcuni modelli, che ottengono gli stessi risultati mediante l'utilizzo di GPL o metano.
Una sezione a parte, invece, è dedicata ai modelli di auto a trazione completamente elettrica (o con motore ausiliario a benzina)

Secondo il manuale, tra le automobili ibride a benzina, a minor impatto ambientale, spiccano le Toyota: la Prius Plug-in (49 g. di CO2/Km. percorso), la Yaris Hybrid (79) e l'Auris Hsd (84).
Il primo posto nella categoria delle ibride a gasolio è, invece, occupato dalla Volvo V60 Plug in Hybrid (48 g. di CO2), seguita a ruota dalle Renault Clio (83) e Twingo (85), entrambe equipaggiate con il 1.5 dCi.
Infine, la Kia Picanto è la meno inquinante delle auto a Gpl e a benzina, mentre la Fiat Panda è la migliore per benzina e metano.

Il resto della “Guida” si occupa di dare consigli pratici, come quello di evitare -in auto- quei comportamenti spesso dettati dalla fretta o dal nervosismo: come spingere continuamente sull'acceleratore al semaforo, per poi ripartire a razzo una volta tornato il verde, oppure tenere i finestrini chiusi e l'aria condizionata al massimo, solo per ascoltare la musica a tutto volume.
In questi casi, per inquinare di meno e risparmiare carburante, basterebbe veramente poco.

Tra i primi consigli, infatti, c'è quello di accelerare gradualmente, inserendo al più presto la marcia superiore; mantenere una velocità moderata ed il più possibile uniforme; guidare in modo attento e morbido, evitando frenate brusche e cambi di marcia repentini.
Stessa cosa, al contrario: rallentare in modo graduale, rilasciando l'acceleratore con la marcia innestata, spegnere il motore solo a veicolo fermo.
Ricordarsi, poi, di effettuare i controlli e le registrazioni previsti dalla casa costruttrice: in particolare, cambiare l'olio al momento giusto e smaltirlo correttamente; mantenere la pressione degli pneumatici entro i valori raccomandati.

Per limitare consumi ed inquinamento è, altresì, consigliabile togliere portasci o portapacchi subito dopo l'uso, portare nel bagagliaio solo gli oggetti indispensabili e non effettuare modifiche sul veicolo, con alettoni e spoiler.
E' importante sapere, inoltre, che il condizionatore dell'aria fa salire i consumi anche del 25 per cento, in certe condizioni d'uso: se il clima lo consente, meglio sarebbe aprire i finestrini, oppure l'areazione interna.

A quanto si apprende dall'Agenzia Europea per l'Ambiente, i dati relativi al nostro Paese parlano di una progressiva riduzione delle emissioni di anidride carbonica, tanto che già nel 2011 è stato raggiunto l'obiettivo di 130 g/Km, fissato dall'Ue per il 2015.

In generale, i dati confermano la riduzione continua dei consumi, data anche la presenza della versione ecologica dei vari modelli di autoveicoli, in quasi tutti i listini della maggiori Case automobilistiche.

venerdì 26 luglio 2013

SALUTE | ALIMENTAZIONE: COME DIMAGRIRE MANGIANDO IL PANE

Quanti sono gli italiani e le italiane che riuscirebbero a fare a meno del pane nella propria dieta alimentare quotidiana?
C'è da scommetterci che, alla prova dei fatti, il loro numero sarebbe veramente esiguo.
Il pane, infatti, molto più di altri alimenti è considerato un vero e proprio nemico da tutti coloro che si accingono ad affrontare una dieta dimagrante.
Ad onor del vero tale affermazione, pur avendo un fondo di verità, non è del tutto corretta: molto dipende, infatti, dalla qualità del pane, che può essere di diversi tipi, ognuno dei quali con proprie e ben specifiche caratteristiche.

Premesso che il primo ed indispensabile ingrediente di una dieta corretta è il cosiddetto “buon senso”, proviamo a vedere come affrontare il problema, senza dover obbligatoriamente escludere il pane dalla nostra alimentazione.
Innanzitutto evitiamo di combinare, durante lo stesso pasto, pasta e pane, riso e pane e così di seguito, perché in questo caso finiremmo per dare ragione a chi dice che non si può praticare una dieta mangiando pane.
Opportuno sarebbe, invece, conoscere meglio le varie tipologie di pane con le relative caratteristiche e calorie, nonché le quantità da assumere.

Iniziamo con quello che viene denominato pane normale, realizzato con farina di grano tenero, più o meno ricco di mollica a seconda della lavorazione del panettiere, e contenente 269 calorie per 100 grammi.
È il pane maggiormente utilizzato, lo si trova regolarmente anche nei forni artigianali, dove viene in genere cotto nei forni a legna.
C'è poi la classica rosetta, una delle più amate dagli italiani, anche perché comoda da consumare per un veloce spuntino; è però più calorica rispetto al pane normale, visto che contiene 289 calorie per 100 g, ed è pertanto sconsigliabile, a meno che non se ne consumi nella quantità di semplice panino.

Il pane di segale, invece, è quello con meno contenuto calorico in assoluto, dato che contiene solo 219 calorie per 100 g. e, per questi motivi, potrebbe certo far comodo a chi non vuol rinunciare a qualche fetta in più a tavola ma -attenzione- ha il difetto di essere particolarmente ricco di sale, per cui sarebbe opportuno evitarlo.
Veniamo ora al pane integrale, in assoluto il più consigliabile, visto che è uno dei meno calorici con le sue 224 calorie per 100 g.: questo tipo di pane possiede, inoltre, parecchi vantaggi.

In primo luogo è particolarmente saziante, grazie alla grande quantità di fibre che contiene, fibre che aiutano altresì a regolare la funzione intestinale, viceversa messa a dura prova dall'ingestione del pane normale.
Un altro tipo di pane che appartiene a pieno titolo alla categoria dei più amati, se non altro dai bambini, è il pane al latte: gustoso, soffice e morbido.
Anch'esso, però con un difetto non trascurabile: le sue 295 calorie per 100 g., che lo rendono, di fatto, sconsigliabile in una dieta ipocalorica.

Infine, ecco il pane all'olio, uno dei più apprezzati e saporiti, ma anche in assoluto il più calorico con le sue 299 calorie per 100 g.; ciò che lo frega è l'apporto dei grassi utilizzati nella preparazione, addirittura 5,8 g. per ogni etto.
Anche dal panino all'olio, dunque, è meglio stare alla larga, a patto che non si vogliano ridurre notevolmente le quantità degli altri alimenti della nostra dieta, a compensazione dell'eccesso di calorie ingerite.

In conclusione, come appare da questa pur breve carrellata, bisogna dire che c'è pane e pane, e quindi non tutto va eliminato, anche se è necessario esercitare un'opzione a favore di quello che riteniamo il più adatto alle nostre esigenze.
Nel caso di una dieta ipocalorica, a scopo dimagrante, quello che meglio si adatta è certamente il pane integrale, soprattutto per il fatto che, a fronte di uno scarso peso calorico, possiede un alto valore saziante.
Convinti? Il pane, di per sé, non rappresenta un alimento nemico della nostra dieta, basta usare moderazione, oltre all'ingrediente indispensabile di cui abbiamo detto all'inizio, ovvero: il buon senso.

AMBIENTE | ACQUA: FRA 50 ANNI NON AVREMO ABBASTANZA ACQUA PER TUTTI

L'allarme è stato lanciato, questa volta, da più di 500 ricercatori provenienti da tutto il mondo, riunitisi a Bonn (Germania) circa due mesi fa per il convegnoWater in the Anthropocene”: tempo altre due generazioni e la maggioranza della popolazione mondiale non avrà sufficiente acqua a disposizione.
I cambiamenti climatici, la cattiva gestione e l'uso eccessivo di acqua, rappresentano le serie minacce per il benessere dell'uomo sul pianeta terra.

Si badi bene, non si tratta assolutamente di previsioni apocalittiche, bensì di un semplice aggiornamento dei dati del Global Water System Project (GWSP) sul consumo di acqua a livello mondiale dal 2004, fino ai nostri giorni.
Ma tutta questa criticità, secondo gli esperti, sarebbe auto-inflitta dall'uomo e, pertanto, evitabile.
Molte sono, infatti, le influenze negative esercitate dall'uomo sul sistema idrico globale, tra cui: l'immagazzinamento dell'acqua in serbatoi, sottraendola con ciò agli ecosistemi naturali; prelevamento in eccesso dai fiumi e dalle acque sotterranee con conseguente depauperamento delle falde; inquinamento dell'acqua disponibile, con effetti negativi sulla salute delle forme di vita acquatiche; eccesso di impermeabilizzazione del territorio.


Con la Dichiarazione di Bonn, gli oltre 500 scienziati ivi riuniti hanno sottolineato con forza la necessità di costruire un nuovo modo di pensare all'acqua, una risorsa che dovrà essere – il prima possibile- organizzata e gestita a livello globale.
Il rapporto conclusivo indica le linee guida per salvare la vita del pianeta, quando questo sarà abitato da 9 miliardi di persone.

Ecco i 6 provvedimenti da mettere in atto al fine di proteggere l'acqua:

  1. Potenziare la ricerca sul sistema idrico globale;
  2. Riassumere le attuali conoscenze sul sistema “acqua” per migliorarne la protezione;
  3. Formare la prossima generazione di ricercatori specializzati nel settore idrico;
  4. Incrementare il monitoraggio dell'acqua;
  5. Trovare nuove soluzioni per salvaguardare gli ecosistemi nel caso di costosi interventi strutturali;
  6. Stimolare l'innovazione nella gestione dell'acqua.
La ricerca presentata a Bonn, infine, pur non trascurando i progressi per migliorare l'approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari che hanno portato indubbi benefici per le persone in tutto il mondo, mette allo stesso tempo in guardia sulla necessità di considerare obiettivi più ampi di sviluppo sostenibile nel contesto del sistema idrico globale.

giovedì 25 luglio 2013

VACANZE | CASA | FURTI: COME PROTEGGERE LA PROPRIA ABITAZIONE DAI TOPI D'APPARTAMENTO

Primi caldi, prime partenze per le vacanze: è proprio questo il momento giusto per mettere in sicurezza la propria abitazione, per proteggerla innanzitutto dagli attacchi dei “topi d'appartamento”.
Le migliori strategie per difendersi si rivelano spesso le più semplici, come ad esempio quella di evitare sbadataggini ed ingenuità.
A tale riguardo, Immobiliare.it -sito leader del settore immobiliare online- ha predisposto un vero e proprio vademecum, per difendere efficacemente il nostro appartamento, soprattutto durante le meritate vacanze, lontani dalla città.

Vediamolo insieme:
  1. E' possibile oggi, grazie all'ausilio di semplici webcam domotiche, tenere d'occhio -anche da remoto- cosa avviene all'interno del nostro appartamento, senza per ciò dover installare complicati e costosi sistemi di videosorveglianza.
  2. E' un dato di fatto che la tecnologia, nel corso degli ultimi anni, ha fatto passi da gigante: di ciò anche i ladri se ne sono accorti, non dimentichiamocelo, anzi cerchiamo di essere un passo avanti a loro.
    Nella scelta delle chiavi per la serratura della porta, o del portoncino blindato di casa nostra, optiamo per quelle di nuova generazione, rispetto a quelle più diffuse e conosciute; anche se sono molto costose, hanno quantomeno il vantaggio di far avvisare il proprietario nel caso di una loro duplicazione.
  3. Sempre per quanto riguarda l'argomento “chiavi”, nel caso decidessimo di lasciarle al vicino, meglio sarebbe consegnarle di persona, evitando di lasciarle sotto lo zerbino, nel vaso di fiori accanto all'ingresso, o in altri luoghi simili: difficilmente la cosa sfuggirebbe al malintenzionato che vi sta “curando” -a vostra insaputa- già da un po'.
  4. Se pensiamo di allontanarci da casa per un periodo abbastanza lungo, lasciamo detto al postino di non recapitarci la corrispondenza fino al nostro ritorno, anche perché l'accumulo di corrispondenza nella nostra cassetta delle lettere rappresenterebbe, di fatto, un chiaro indice della nostra assenza.
  5. Se nel nostro condominio le pulizie sono affidate ad un'impresa, potrebbe facilmente capitare che, una volta sollevato per pulire, lo zerbino non venga rimesso al suo posto; poiché anche questo potrebbe rappresentare un indizio della nostra assenza, mettiamoci d'accordo con chi pulisce per evitarlo.
  6. Mentre ci accingiamo a lasciare il nostro appartamento per le vacanze, evitiamo di spegnere del tutto gli elettrodomestici: mettiamo in stand by anche il solo televisore, ciò al fine di dimostrare che la corrente a casa nostra è in uso. Nei contatori di nuova generazione, infatti, una spia luminosa segnala quando non si sta consumando corrente da più di 20 minuti, e questo è un ulteriore chiaro segnale di assenza.
  7. Infine, attenzione anche ai social network: è vero, si tratta di uno straordinario strumento di condivisione...anche per i ladri, però.
    Non pubblicizziamo mai, se possibile, su Facebook, Twitter o altri social, il fatto che siamo in vacanza, che stiamo per partire il tal giorno, oppure la data in cui torneremo a casa.
    Così facendo, eviteremo di servire su di un piatto d'argento le coordinate della nostra assenza (e della casa incustodita) ai “topi d'appartamento”.
    Aspettiamo, semmai, d'essere tornati, prima di postare le foto scattate durante la nostra vacanza da sogno.
    Ed ora, non resta che augurare una buona (e sicura) partenza a tutti.

mercoledì 24 luglio 2013

Prestiti e Mutui a Tasso di usura: Come farsi restituire il denaro dalla banca con un clic

Una volta tanto, controllare il tasso applicato sul vostro mutuo può riservare piacevoli sorprese: innanzitutto è necessario armarsi di un buon paio di occhiali, meglio ancora di una lente d'ingrandimento, ed iniziare a leggere pazientemente il contratto del prestito che vi ha fatto la banca.
Sia che si tratti di un mutuo per l'acquisto della vostra prima casa, oppure di un finanziamento per una ristrutturazione, per una vacanza o per l'auto nuova, è oggi importante più che mai eseguire questa operazione, anche perché potreste scoprire che la banca vi deve restituire dei soldi.


Di cosa si tratta

La cosiddetta “sentenza mutui” della Corte di Cassazione ha stabilito, infatti, che devono essere considerati tassi al di sopra del limite di usura, non solo il tasso mensile netto, ma anche i “tassi nascosti”, come ad esempio quelli di mora che vengono applicati nel caso si sfori la scadenza del pagamento della rata, nonché tutte le spese accessorie extra, anche se previste dal contratto.
In questo caso, le banche potrebbero avervi chiesto denaro che non avrebbero avuto il diritto di pretendere.

Calcolo del tasso di usura

Il calcolo del tasso di usura è facile: le soglie dei tassi di usura vengono fissate ogni tre mesi dalla Banca d'Italia.
Ad esempio, dal 1° luglio al 30 settembre 2013 sono tassi di usura, quindi contestabili, il tasso fisso che va oltre il 10, 3625%, nonché il tasso variabile che supera l'8,6%.

Come capire se il vostro mutuo o finanziamento superano il tasso di usura

  1. Sul contratto di mutuo o finanziamento bisogna cercare le singole voci di spesa, alle quali corrispondono dei numeri con percentuale, che vanno sommati: vedere se questa somma supera o meno il tasso di usura valido al momento in cui avete firmato il contratto;
  2. ad esempio: un mutuo a tasso variabile stipulato a gennaio 2010, se complessivamente supera il 4,38%, va considerato usuraio; se, invece, fosse stato stipulato ad aprile 2012, il tasso è usuraio solo se supera l'8,57%;
  3. Controllate bene sul vostro contratto, spesso le condizioni sono scritte in piccolo, anche se devono comunque esserci.

Basti pensare, al riguardo, che una recente indagine ha messo in luce come moltissime famiglie abbiano diritto a rimborsi, in alcuni casi nell'ordine anche di 20-30 mila euro.

Come farsi restituire i soldi dalla banca

  1. Innanzitutto occorre comunicare alla propria banca, con lettera raccomandata A/R, che il proprio mutuo o prestito supera il tasso massimo di usura, invitandola a prendere i dovuti provvedimenti;
  2. Se ciò non bastasse, calcolate quanto la banca vi deve, e agite con il supporto di un commercialista, di un avvocato, o di un'associazione di consumatori.
Proprio per aiutare i consumatori per verificare immediatamente se il loro tasso sia al di sopra del livello di usura, oppure no, Aduc ha realizzato un comodo foglio di calcolo: per scoprirlo, basta cliccare qui.

GIUSTIZIA | VIOLENZA SESSUALE: LA CASSAZIONE DICE NO AL CARCERE PREVENTIVO PER GLI STUPRATORI

Decisione choc, quella presa dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 232, con riferimento al comma 3 dell'articolo 275 del codice di procedura penale, ovvero quella norma che definisce l'applicazione delle misure cautelari.
Infatti, per i giudici della Consulta, non è sufficiente che la violenza sessuale di gruppo sia, unanimemente, considerata uno dei reati più odiosi ed efferati, affinché l'applicazione delle misure cautelari in carcere scatti in automatico per i responsabili.
In altre parole, se si è accusati di violenza sessuale di gruppo -definita nella stessa sentenza come “la più intensa lesione del bene della libertà sessuale”- non è affatto obbligatorio il carcere cautelare, essendo sufficienti altre misure come gli arresti domiciliari.
Al riguardo, bisogna pur dire che l'articolo in questione recita che “la custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata, in particolare nei casi in cui ci sia pericolo di fuga, pericolo di reiterazione del reato e pericolo di turbamento alle indagini.

La violenza sessuale, sarebbe bene i giudici vi riflettessero, in effetti non riguarda solo la sfera fisica, chi la subisce è altresì devastato sia nel corpo, che nell'anima.
La vittima, in conseguenza di ciò, vive nel dolore e nel terrore, chiedendosi il perché di tanto male.
Se, poi, la violenza subita è quella di gruppo, si entra in una spirale di senso di colpa, mista a rabbia e vergogna: la violazione del proprio corpo, è già di per sé una mostruosità ma, se avviene sotto gli occhi di “spettatori istigatori”, risulta moltiplicata.

Il senso di paura delle vittime è, spesso, causato dalla mancanza dell'aiuto di cui avrebbero bisogno: ricordate i casi delle due donne uccise, pur dopo aver denunciato più volte i loro aguzzini?
Nel caso affrontato in sentenza, ci si chiede: come possono i giudici dire che chi ha guardato e istigato alla violenza, sia meno colpevole di chi l'abbia compiuta fisicamente?
Viene spontaneo chiedersi, come sia possibile combattere la piaga della violenza sulle donne, se lo stesso legislatore e gli stessi giudici, non tutelano in primis le vittime di questi reati?

Altrettanto inutile risulta, altresì, anche la ratifica da parte del Parlamento della Convenzione di Istambul contro la violenza sulle donne se, alla fine, gli strumenti legislativi si rivelano tanto fragili.
Sarebbe ora che il nostro codice penale definisse la violenza sulle donne, non solo come delitto contro la libertà sessuale, bensì come delitto, tra i più aberranti, contro la persona umana, in ogni sua espressione.

ESERCITO | SPRECHI: ABOLIRE SUBITO LA MINI-NAJA VOLUTA DA IGNAZIO LA RUSSA

L'iniziativa denominata “Vivi le Forze Armate”, meglio nota col nome di “mini-naja”, voluta e ottenuta dall'allora Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, compie, in questi giorni, quattro anni.
Un (troppo) lungo periodo costellato da un notevole spreco di denaro pubblico, che non può certo essere più tollerato, soprattutto in questi tempi di grave crisi economica.
L'iniziativa, che in questi anni ha coinvolto migliaia di giovani volontari, ha fin da subito mostrato il suo chiaro scopo propagandistico di una cultura militarista.

Infatti, come ben spiegava il colonnello Alessandro Pinelli, Comandante del 6° Reggimento Alpini, all'avvio del progetto, era destinato “A far recepire i valori e il significato di fare il soldato, il 'cittadino soldato': valori che oggi, con la sospensione della leva obbligatoria, sono sempre meno diffusi e meno percepiti dalle giovani generazioni”.
Ma dietro questa iniziativa, non ci sono solo scopi propagandistici, non ci sono solo ragazzi e ragazze che 'giocano' a fare la guerra, con elmetto in testa e fucile in spalla.
Secondo Luca Marco Comellini (ex militare e sindacalista), Segretario del Partito dei Diritti di Militari, la mini-naja voluta dall'ex Ministro La Russa, avrebbe addirittura finalità di carattere commerciale e politico.

Il dato più banale” -spiega Comellini- “è che grazie a questa iniziativa si genera un grosso circuito di vendita dei prodotti del merchandising militare, visto che i ragazzi pagano una cauzione di 350 euro per il vestiario militare, che usano durante l'addestramento, e che poi tutti si tengono.
La cosa più grave, in tutto ciò, è il fatto che questi mini-soldati al termine del corso possono iscriversi automaticamente alle associazioni d'arma, ovvero a quelle consorterie che vivono di sovvenzioni statali, tra l'altro erogate in base al numero degli iscritti, e che manovrano cariche e voti ad ogni tornata elettorale.

Qui sta il punto: secondo voi, qual'è l'uomo politico che ci sta guadagnando di più da tutto questo? 'Diciamolo'... il suo ideatore Ignazio La Russa, che grazie alla mini-naja vede ingrossarsi a dismisura le fila dei propri adepti.
L'ex Ministro della Difesa è, infatti, nientemeno che Presidente onorario di un'associazione che raccoglie tutti i 'reduci' dell'iniziativa “Vivi le Forze Armate”.
Pur dichiarandosi 'apolitica', l'associazione dei 'balilla' di La Russa chiede ai propri membri maschi d'indossare in pubblico una 'sobria' divisa composta da basco militare, vestito nero e cravatta blu, alle femmine di 'raccogliere i capelli in un ordinato chignon', sempre ai maschi, di 'curare' la barba.

Guarda caso, uno stile che si trova in perfetta sintonia con l'invito rivolto a tutti gli appartenenti alle Forze Armate dal generale Vincenzo Lops, ex comandante del contingente italiano a Nassyria.
L'invito, in pratica, è quello di tagliare barbe e pizzetti, perché, come spigato nella circolare “un volto pulito e rasato è fondamentale dal punto di vista della marzialità, della disciplina e dell'aspetto esteriore, segno di vigore ed ordine militare”.

Roba che nemmeno ai tempi del Duce “Sono questi” -si chiede infine Comellini- “i valori fondamentali che vengono insegnati alle 'giovani marmotte' reclutate con la mini-naja?”.
C'è poco da ironizzare: qui occorre lanciare un appello al Parlamento per l'abolizione immediata della costosa e demenziale iniziativa “Vivi le Forze Armate”, con contestuale revisione dei finanziamenti di tutte le associazioni d'arma presenti sul territorio nazionale.

martedì 23 luglio 2013

VACANZE: ECCO I ROMANZI NOIR CHE VI METTERANNO I BRIVIDI SOTTO L'OMBRELLONE

Non c'è vacanza che si rispetti, senza un libro sotto l'ombrellone, ancor meglio se la lettura scelta per farci compagnia, mentre ci crogioliamo pigramente al sole, appartiene ad uno dei generi che ruotano attorno al mondo del thriller, del giallo, del poliziesco o del noir.
Le proposte editoriali, in questo campo, sono veramente molteplici e variegate, tali da mettere in crisi anche il lettore più appassionato, all'atto di affrontare la scelta dei volumi da mettere in valigia.

Ecco allora qualche indicazione utile, quantomeno per provocare qualche brivido nelle calde giornate estive, con cinque romanzi noir, scelti tra quelli di ultima uscita, nei quali non mancano di sicuro omicidi, indagini, investigatori e trame mozzafiato.
Un mix perfetto per farci dimenticare la monotonia della vita quotidiana, grazie alla “comoda” lettura di storie senz'altro avvincenti e per nulla scontate.

Iniziamo da Donato Carrisi, uno degli scrittori italiani del genere, apprezzato anche all'estero.
Nato a Martina Franca 38 anni fa, laureato in giurisprudenza e specializzatosi in criminologia, ha vinto il Premio Bancarella nel 2009, con “Il Suggeritore”
Da non perdere, quest'ultima opera, intitolata “L'ipotesi del male” (Longanesi): ritorna la poliziotta Mila Vasquez, già protagonista de “Il Suggeritore”, alle prese con un'indagine ad altissima tensione e traboccante di suspense.

Per chi ama, invece, le atmosfere a tinte forti di una Madrid piena di mistero, consiglio la lettura di “Black, black, black” (Nutrimenti), un sorprendente romanzo giallo, in tre atti, della scrittrice spagnola Marta Sanz.
All'interno di un vecchio condominio della capitale iberica, si muove il detective Arturo Zarco, quarantenne omosessuale con un matrimonio alle spalle e una grande passione per la letteratura noir; una trama ipnotica, capace anche di sorprendere.

Ed eccoci ad Elmore Leonard, vero e proprio maestro della trama raccontata attraverso il dialogo tra i personaggi, noto soprattutto per la versione cinematografica di due dei suoi più noti romanzi, come Jackie Brown, portato sul grande schermo Quentin Tarantino e Out of Sight, da Steven Sodeberg.
Questa volta lo scrittore americano vuole stupirci con il suo ultimo “Raylan” (Einaudi): si tratta di un western-noir, nel quale Leonard rispolvera uno dei personaggi più amati dai suoi fans, l'U.S. Marshall Raylan Givens.

Il quarto “giallo”, che non può mancare nella nostra valigia per le vacanze, si intitola “Ricatto” (Einaudi), uscito dalla penna di un altro degli indiscussi scrittori statunitensi di polizieschi, ovvero James Ellroy.
In “Ricatto”, Ellroy torna a scoperchiare uno dei lati più oscuri della sua amata Los Angeles, attraverso le vicissitudini di Freddy Otash, investigatore privato ed ex poliziotto dal passato tutt'altro che limpido, moderno ricattatore senza scrupoli del jet set di Hollywood.

Infine, direttamente dalla patria di Maigret, mi permetto di segnalare la lettura di “La verità sul caso Harry Quebert”, di Jöel Dicker (Bompiani).
Vero e proprio caso editoriale dell'anno, il romanzo del 28enne autore elvetico, ha infatti saputo conquistare, in poco tempo, milioni di lettori in ben 25 Paesi.
E' la storia di uno scrittore in crisi, che per trovare l'ispirazione perduta trova rifugio presso il suo mentore, il professor Harry Quebert; l'isolamento, però, si rompe quando quest'ultimo viene accusato di omicidio, coinvolgendo il protagonista in un'avvincente indagine per dimostrare l'innocenza dell'amico.

lunedì 22 luglio 2013

POLITICA | SOLDI AI PARTITI: PDL E PD A BRACCETTO ANCHE CONTRO L'ABOLIZIONE DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO

La Casta, come volevasi dimostrare, fa retromarcia e si ribella a qualsiasi ipotesi di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.
Alla vigilia della discussione in Parlamento del ddl voluto dal governo Letta -anzi uno dei suoi primi punti programmatici- ecco che Maurizio Bianconi e Ugo Sposetti, rispettivamente tesorieri di PDL e PDmenoelle, agitano all'unisono lo spauracchio della 'democrazia a rischio'.
Io non ho paura per me, ho paura per la democrazia, perché questa è una legge sbagliata, ipocrita, piena di sciocchezze, siamo rimasti solo io e Peppone a pensarla così, dice Bianconi, novello don Camillo.

Peccato che, a differenza degli indimenticabili personaggi usciti dalla penna satirica del compianto Giovannino Guareschi, questi signori rappresentino non la commedia, bensì purtroppo la 'farsa' tragicomica di quello che è oggi diventata la politica italiana.
Bianconi aggiunge altresì se la gente vuole eliminare il finanziamento pubblico, lo si elimina sul serio, non si usano palliativi come il 2 per mille, e non si introducono cose che fanno morire dal ridere, come i programmi per l'accesso in tv e la sede gratis ai partiti”.

E bravo Bianconi: sul fatto che il ddl voluto da Enrico Letta, altro non rappresenti che una emerita 'bufala', concordiamo pienamente, soprattutto perché è dai tempi del referendum del 1993, che la gente ha già 'deciso', con un referendum, di eliminare del tutto il finanziamento pubblico ai partiti.
Ma lo scenario che evoca il tesoriere del PDL è decisamente apocalittico “Da una parte c'è l'opinione pubblica che, più che togliere soldi ai partiti, vuole ammazzare tutti i politici; ci vuole tutti morti, impiccati, fosse per loro chiuderebbero Camera e Senato e farebbero seimila piazzali Loreto, mica li plachi togliendoci qualche soldo” -dice- “dall'altra una legge come questa ci fa finire dritti nelle mani dei poteri ben interessati: tecnocrati e poteri economici, che vogliono indebolire una classe politica annichilita e paralizzata dalla paura”.

Ma come avrà fatto il Movimento 5 Stelle ad essere il primo partito italiano alle ultime elezioni politiche, senza aver percepito nemmeno un centesimo di finanziamento pubblico?
Ma come avranno fatto i Parlamentari del M5S a sopravvivere, finora, nella Capitale tentacolare senza trattenersi tutto lo stipendio, anzi restituendone la gran parte allo Stato?
Come sarà che i parlamentari pentastellati girano liberamente tra la gente, si fermano, discutono, ascoltano, senza avere accanto a sé uno straccio di guardia del corpo o di macchina blu, con tanto di autista, pagati dai cittadini?

Qualcuno, per favore, potrebbe spiegare tutto questo a Bianconi?
E magari anche al suo sodale Sposetti (Pdmenoelle) che, a proposito dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ha detto, testualmente, che si tratterebbe di 'una violenza alla democrazia', dichiarando al contempo d'impegnarsi nell'ardua impresa di 'far proseliti' per bloccare anche questo, seppur 'blando', disegno di legge governativo?
Non abbiamo del resto alcun dubbio che, di proseliti, all'interno di questo Parlamento i due tesorieri ne troveranno di sicuro più che a sufficienza.

SALUTE | BOTULINO: ECCO IL KILLER INVISIBILE DEL PESTO SOTT'OLIO

Il botulismo è una patologia causata da un'intossicazione alimentare, dovuta all'ingestione di sostanze nelle quali è presente la tossina del Clostridium botulinum.
Questo batterio, diffuso nel terreno, è del tutto innocuo finché si trova a contatto con l'ossigeno.
A trasformarlo in un'autentica minaccia per la vita umana, come nel caso di Genova in cui sono state ricoverate venti persone che avevano consumato del pesto in vasetti, sono -spesso- le cattive condizioni di conservazione degli alimenti.

Fortunatamente, però, ciò non avviene in ogni circostanza: la tossina viene infatti prodotta solo in mancanza di ossigeno, e quando le temperature superano i cinque-dieci gradi, mentre non si forma in ambienti molto acidi (salsa di pomodoro o aceto).
Onde evitare ogni tipo di rischio, poiché il vero nemico del botulino è rappresentato dal calore, basterebbe cuocere i cibi da conservare a 105° per due ore, oppure metterli nella pentola a pressione per dieci minuti.
In caso di cottura breve, e se i cibi sono successivamente conservati sott'olio, si corre il rischio che qualche spora possa sfuggire.

D'altra parte, non esiste alcun modo certo per riconoscere i cibi contaminati dal botulino, essendo questo batterio incolore e inodore.
Si pensi, al riguardo, che il botulismo può esprimersi in forma lieve, oppure fulminante e può portare alla morte nel giro di ventiquattro ore.
In generale, più i sintomi compaiono precocemente, più l'intossicazione è grave.
Per primi compaiono sintomi legati a disturbi della vista, con una progressiva difficoltà nel parlare, una secchezza della bocca e della faringe.

Il più delle volte si riscontrano i sintomi tipici dell'avvelenamento, con nausea e vomito e, in alcuni casi, vertigini, astenia e capogiri.
La conseguenza più grave è la paralisi dei muscoli respiratori,che può portare alla morte, se non si provvede subito alla respirazione artificiale.
Bisogna pur dire che, se con il ceppo batterico A (presente negli Stati Uniti) si ha una mortalità nel 60-70% dei casi di botulismo, qui da noi in Europa, dove è presente il tipo E, si ha una mortalità minore, del 10-30%.

In ogni caso, ciò che riveste un ruolo fondamentale nei casi di botulismo è, senz'ombra di dubbio, una diagnosi precoce, con somministrazione immediata di antitossine polivalenti: quando la persona intossicata ha superato la fase della paralisi, è lecito aspettarsi la sua completa guarigione.
Attenzione, dunque, al consumo di alimenti conservati sott'olio, soprattutto nel caso siano stati confezionati in casa, con metodi “artigianali”.

EMIGRAZIONE | ITALIANI: MAMMA MIA DAMMI MILLE EURO CHE IN AMERICA VOGLIO ANDAR...

Visti in qualche vecchia foto o documentario d'epoca, in bianco e nero, gli emigranti italiani che a fine ottocento-primi novecento partivano in nave per cercare fortuna in America, sembrano ormai appartenere soltanto ad un lontano passato di miseria e disperazione, in cui versava -da nord a sud- gran parte della nostra penisola.
Invece, pare proprio che, per molti dei nostri connazionali, il “sogno americano” sia tornato di grande attualità.
Tanto che, parafrasando il ritornello di una vecchia canzone potremmo dire "Mamma mia dammi mille euro che in America voglio andar....".

E' stata proprio questa la molla, che ha spinto la scrittrice Elena Attala Perazzini a scrivere il suo terzo libro, intitolato “Via da noi” (Barbera Editore).
Come hai potuto lasciare le meraviglie dell'Italia? Io e i miei amici sogniamo di andare a viverci, e tu sei venuta negli Stati Uniti...”.
A questa domanda, rivoltale da un giovane studente di architettura di Long Island, Elena Attala Perazzini ha voluto provare a rispondere con 16 storie di italiani, tutti come lei emigrati in America.
Elena Attala Perazzini quelle storie, del resto, le conosce bene: in sedici anni di vita a Manhattan è stata ballerina, segretaria di Oriana Fallaci, giornalista freelance, ristoratrice e -da qualche anno- scrittrice.

Alcuni dei suoi intervistati sono letteralmente scappati dall'Italia, come Angela B., moglie in carriera in cerca di una nuova vita; altri avevano già raggiunto un certo successo anche da noi, come lo chef romagnolo Gino Angelini, ora trapiantato ad Hollywood; altri ancora il successo l'hanno trovato, invece, proprio qui, come Mario Fratti che si è affermato a Broadway dopo anni di gavetta e pregiudizi (gli italiani, fino agli anni '60, erano considerati esuli fascisti, oppure comunisti).
Si tratta di storie fatte di riscatti, di memoria e di cambiamento, di vite diverse che si incontrano tutte in un punto ben preciso: la fuga da un certo modo di essere italiani.

Sono scappati dalla mancanza di meritocrazia, da una vita in cui ci si aspetta che le cose arrivino sempre dall'alto” -spiega la scrittrice al settimanale Panorama- “è la prima cosa che mi hanno confessato in ogni incontro: qui ho imparato a riguadagnarmi tutto, ogni giorno”.
Anche se ne avessero l'occasione, certamente non tornerebbero volentieri a lavorare in Italia “Dopo aver sperimentato la cultura del lavoro americana, temono che non riuscirebbero ad adattarsi a quella italiana -continua Attala Perazzini- “anche se qualcosa del Paese che hanno lasciato gli resta: dalle amicizie con gli altri espatriati, alle vacanze fatte trascorrere ai figli in Italia, per evitare che crescano nella cultura americana”.

Dai racconti raccolti nel libro “Via da noi” si evince, però, anche un cambio di tendenza importante: da alcuni anni, infatti, gli italiani che arrivano da soli dalle parti della statua della Libertà, per “fare fortuna”, sono sempre meno.
Incontro molte coppie, ad esempio, che espatriano dopo la laurea -dice ancora la scrittrice- “non provano nemmeno a cercare lavoro in Italia, vengono subito qui”.
Ecco, dunque, la fotografia più desolante dei tempi che stiamo vivendo: gli italiani non se ne vanno solo perché il mondo del lavoro li respinge, ma perchè non hanno speranze per il loro Paese, semplicemente perché non ci credono più.

domenica 21 luglio 2013

UFO | MISTERI: SONDE ALIENE INVISIBILI SONO GIA' SUL NOSTRO PIANETA

Secondo un gruppo di matematici scozzesi, sonde aliene “auto-replicanti” avrebbero già esplorato il nostro sistema solare, tanto che potrebbero essere già tra noi, seppur ancora invisibili alle nostre attuali tecnologie.
A sostenere questa teoria è uno studio pubblicato dall'International Journal of Astrobiology, a firma degli scienziati Arwen Nicholson e Duncan H. Forgan dell'Università di Edimburgo.
Stando a quanto affermano i ricercatori, questi mezzi alieni avrebbero potuto utilizzare una specie di tecnica 'a fionda', ovvero sfrecciando attorno alle stelle per acquistare una velocità tale, che ha consentito loro di viaggiare 100 volte più rapidamente.

Inoltre, sempre secondo i matematici scozzesi, le sonde potrebbero auto-replicarsi, tanto da inviare copie di se stesse da stella a stella, ripetendo questo processo, fino alla loro completa dispersione in tutto lo spazio.
Pertanto, dato lo scenario prospettato, una flotta di sonde auto-replicanti potrebbe viaggiare ad una velocità pari a un decimo di quella della luce, riuscendo così ad esplorare un'intera galassia nel tempo relativamente breve di 10 milioni di anni.
Non abbiamo trovato, finora, alcuna traccia di queste sonde negli ultimi milioni di anni” -spiega Forgan- “semplicemente perché la nostra tecnologia non è all'altezza di farlo.

Ciò non bastasse, ecco che in questi giorni, sull'argomento Ufo, è intervenuto nientemeno che Edgar Mitchell, il sesto uomo al mondo (su un totale di dodici) ad aver camminato sulla Luna, durante la missione spaziale Apollo 14.
Mitchell, oggi un anziano signore di 82 anni, ha alle spalle una lunga carriera come pilota nell'esercito americano, ingegnere aeronautico, pluridecorato.
Ha avuto, altresì, a che fare con il caso Roswell, e ritiene che i suoi contatti militari dicano il vero, quando parlano di alieni.

Sull'incidente di Roswell, ad esempio, ritiene che “inizialmente la giustificazione fosse che la popolazione non fosse pronta per una notizia del genere”.
“Ora, però, siamo ben oltre quell'epoca” -insiste Mitchell- il silenzio di chi sa, deve terminare.
Ma perché, se qualcuno sa, dovrebbe tacere? La risposta è sempre nei soldi, spiega Mitchell “Una volta il Presidente Eisenhower disse 'diffidate della struttura industriale militare', credo sia proprio lì il nodo della vicenda”.

L'ex astronauta specifica poi “C'è tutta una serie di organizzazioni che si muovono in questo senso per garantire profitti, pensate solo cosa potrebbe significare se qualcuno avesse il controllo della tecnologia degli Ufo, se rapportata al business dei viaggi nello spazio.
Ma, secondo Mitchell, la ricerca non si può fermate “Bisogna continuare a sviluppare tecnologie per portare tutta l'umanità su altri pianeti, perché prima o poi da questo pianeta dovremo andar via, il sole finirà il suo ciclo vitale e, per sopravvivere, si dovrà imparare a viaggiare oltre il nostro satellite naturale”.

sabato 20 luglio 2013

LAVORO | EMIGRAZIONE: + 40% DI ITALIANI IN FUGA VERSO LA RICCA GERMANIA

E' la Germania -non c'era del resto di che dubitarne- il Paese europeo più ambito da chi ha ritenuto di emigrare, perlomeno in questi ultimi anni, dall'Italia, ma ancor più dalla Spagna, dalla Grecia e dal Portogallo.
Secondo i dati forniti dall'Ufficio statistica tedesco, solo nel 2012 avrebbero varcato i confini teutonici ben un milione di persone, come non succedeva dal 1995.

A cercare fortuna in Germania lo scorso anno sarebbero stati soprattutto cittadini provenienti dal sud del continente europeo, mentre negli anni precedenti si trattava in massima parte di gente proveniente dall'est che, in termini assoluti, rappresentano ancora oggi la quota più rilevante.
L'immigrazione italiana -sempre a quanto mostrano i dati statistici- farebbe registrare addirittura un incremento di + 40%.

Qualche tempo fa il quotidiano spagnolo El Pais titolava “La fuga degli spagnoli verso la Germania”, cui fece eco il titolo del tedesco Handelblatt “Gli spagnoli invadono la Germania”.
Una rappresentazione, questa, di una realtà vista da fronti opposti: quello del paese di provenienza e quello del paese di destinazione.
Visione perfettamente fotografata nei anche dai crudi numeri dell'Istituto di Statistica di Wiesbadenm, che registra in totale il 13% di immigrati in più (pari a 123 mila), rispetto al 2011, per un totale complessivo di 1,081 milioni.

Per ben due terzi si tratta di immigrazione proveniente dagli stati dell'Unione: quelli che hanno fatto registrare il maggior incremento sono stati gli spagnoli con il 45% (9.238 in più, per un t greci e portoghesi con un + 43%, poi gli italiani con -appunto- il 40% in più (12.000, per un totale di 42.167).
otale di 29.910), seguiti da

In definitiva – e in questo caso i numeri dicono ben più delle parole- la risposta alle politiche europee improntate al rigore, volute in primis dalla Germania della Cancelliera Merkel, sta diventando soprattutto quella di una massiccia e disperata fuga di cittadini dai “Pigs”, un po' come a dire: “Se la montagna non viene da Maometto, sarà Maometto ad andare verso la montagna”.
Con l'augurio che i prossimi mesi, complici le elezioni in Germania e a fronte di politiche europee maggiormente improntate alla crescita, possano far registrare un'auspicabile inversione di tendenza.